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l' Uomo in bianco e nero


Diario


10 giugno 2005

Perché voterò ai referendum di domenica e lunedì

Da questo punto di vista aderisco al Ferrara-pensiero-nobile (è un ossimoro ma posso azzardarlo): se la questione dell’embrione qualcuno e non qualcosa è di principio (pur con tutte le riserve del caso sull'identità assoluta tra persona ed embrione) la battaglia va combattuta sul piano culturale, proprio perché il tema si pone in quanto antropologico. Allora non si capisce perché astenersi e non votare in un referendum in cui evidenziare una linea, anche se perdente (ma chi lo ha detto che andrebbe per forza in questo modo?),  marcando una presenza democratica consistente.

Il problema a mio parere, e qui sono malizioso, è che il tema non sia quello sollevato dalla CEI ma il timore della Chiesa Italiana di perdere peso nel gioco politico. E' questo l'errore grossolano della linea del cardinale Ruini, che avrà l'effetto sgradito e sgradevole di radicalizzare la separazione tra cattolici e laici, reclutando alla causa gli opportunismi elettoralistici degli atei devoti, senza portare nulla alle argomentazioni che si intenderebbe difendere. E' una colossale sciocchezza che annuncia una levigata new age cristiana. Non spostando di un millimetro i temi, seri, che vorrebbe proporre all'attenzione generale: vale a dire nel caso referendario la difesa del non nato e la sua dignità di soggetto di diritto, su cui credo anche un laico dovrebbe trovarsi d’accordo. Il referendum poteva essere il banco di prova di questo confronto, sulla base di argomentazioni etiche di altissimo profilo. Ma mai da agitare come una clava, sostituendo al crocifisso un bastone. Qui vi intravvede un pregiudizio confessionale che va sotto il titolo di “Teoria dell’economia religiosa”, sulla quale non mi dilungo, che ritiene che la forza dell’identità possa sostituire il dono della fede. L’esito prevedibile è che si scaccia la fiducia nell’azione dello Spirito Santo e nella potenza lieve, discreta, della Parola di Dio per sostituirvi dinamiche tutte umane, vagamente fondamentaliste, col risultato di pervenire ad una sorta di new age cristiana: credere senza appartenere o il suo contrario, appartenere senza credere. La religione civile cara all’ex-liberale e (pessimo) presidente del Senato in carica, il filosofo (?) Marcello Pera.

Nel merito, qualora mancasse il quorum, l’effetto politico e giuridico sarebbe nullo. Il non ottenimento del quorum non implicherebbe l’immodificabilità successiva della legge, molto discutibile per non dire barbara ad esempio sul punto dell’obbligo di reimpianto dell’embrione in presenza di madre dissenziente: o la procreazione è un atto d’amore o non è. Se non lo è non c’è divieto o diritto dell'ovulo fecondato che tenga: può prevalere il diritto negativo della madre, che qualcosa in più dell’embrione senz’altro lo è.
Parimenti con l’indicazione referendaria, vincente o perdente che fosse, la legge tornerebbe in ogni caso in Parlamento per essere modificata e quindi potrebbe avvalersi di un censimento reale delle opinioni prevalenti nell’elettorato cattolico ed in quello, altro, sensibile all’avanzamento della cosiddetta questione antropologica, come correttamente la individua il cardinale Camillo Ruini. La cosa che lascia perplessi, in questa analisi pur raffinata, è che si pretenderebbe di sostituire la logica mercantile che domina tutta la nostra esistenza di cristiani occidentali, dalla culla alla bara, solo sul piano della ricerca biomedica, dimenticando che è precisamente questo il paradigma su cui si basa il peggior mercantilismo (non scientismo) che scade nel catalogo di oggi e di domani: vale a dire l’ignorante (perché non v’è certezza del risultato e difficilmente potrà esservi anche domani, come per una volta ha brillantemente argomentato Vittorio Feltri su Libero) predeterminazione dei caratteri genetici del nascituro sotto le categorie ariane, alto, bello, biondo e sano, magari con gli occhi azzurri. Inclinazione non solo stupida ma anche intrisa di quello spirito del tempo in cui l'unico motore delle azioni è il desiderio senza responsabilità, nella declinazione fornita da Hannah Arendt.

Confortante appare da questo punto di vista il richiamo di Benedetto XVI fatto a braccio nell’udienza generale di mercoledì 1’ giugno:
«Il potere, la ricchezza, il prestigio” non sono i “valori superiori della nostra vita” perciò dobbiamo “aprire il nostro cuore, portare con l’altro il peso della nostra vita e aprirci al Padre con obbedienza e fiducia per essere liberi». Così Benedetto XVI, interrompendo la lettura del testo ufficiale per spiegare il senso delle sue parole a commento della Lettera di San Paolo ai Filippesi sul tema “Cristo servo di Dio”. Un inno cristologico “breve ma denso”, ove si delinea la “paradossale spogliazione del Verbo divino, che depone la sua gloria e assume la condizione umana”. “Cristo incarnato e umiliato nella morte più infame, quella della crocefissione, è proposto come un modello vitale per il cristiano”, che deve assumere quei “sentimenti di umiltà e donazione, di distacco e generosità che furono in Cristo Gesù”. Ma non c’è espressione di potere, grandezza, nella natura divina di Gesù, ha spiegato il Santo Padre:
«Cristo non usa il suo essere pari a Dio, la sua dignità gloriosa e la sua potenza come strumento di trionfo, segno di distanza, espressione di schiacciante supremazia. Anzi, egli ‘spogliò’, svuotò se stesso, immergendosi senza riserve nella misera e debole condizione umana»
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Anche qui senza fondamentalismi, senza imporre stili di vita ma proponendoli alla maniera delle comunità cristiane delle origini descritte nella lettera “A Diogneto”, che venne richiamata proprio dal Cardinale Ratzinger nella Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica il 24 novembre 2002. O negli Orientamenti pastorali CEI per il primo decennio del Duemila: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, del 29 giugno 2001. Essere sale, essere lievito della Terra, non legionari di Cristo militarizzati ed ignari, magari un po’ superstiziosi in quanto a devozionismo.
Mi auguro che passata la fola referendaria si possano seriamente porre queste questioni anche nell’agenda del dialogo confessionale, provando ad uscire dallo spirito settario e poco cristiano cui si assiste in questi giorni. Recuperando lo spirito delle beatitudini e la mitezza propria di quell’Uomo Integrale a cui il dono della fede ci sospinge.




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