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Diario


2 febbraio 2006

Una Storia Italiana

Oltre gli "anonimi" flussi finanziari, c'e' un altro mistero da svelare. Un impero di prestanome.

Caro Silvio, perche' li ha usati dal '68 all'84?

di Max Parisi per La Padania, l’8 luglio 1998


L'altra faccia della medaglia. Signor Berlusconi, ora vengo ad affrontare con lei un'altra questione - per nulla marginale - che sta alla base dei sospetti di riciclaggio su cui i magistrati palermitani stanno indagando. Nella sua scalata all'empireo dell'imprenditoria nazionale c'e' una costante che sconcerta, anzi, allarma: e' l'inconcepibile, continuo, inarrestabile uso di prestanome che lei ha fatto dal primo giorno della sua carriera imprenditoriale.
 

Vuole che le rinfreschi la memoria?
 

Mi spieghi il senso, tanto per cominciare, della nascita della sua prima societa', costituita il 29 settembre 1968 a Milano. Col nome di "Edilnord centri residenziali Sas di Lidia Borsani & C.", laddove la signorina Borsani - se non dico male una sua cugina, signor Berlusconi - era il socio d'opera, mentre il socio di capitale era la "Aktiengesellschaft fur Immobilienanlagen in Residenzzentren Ag" di Lugano che infatti forni' i 50.000 franchi svizzeri del capitale, prese vita l'impresa che di li' a poco sborsera' piu' di 3 miliardi per comprare l'area dove verra' costruita la citta' satellite di Milano2 nel Comune di Segrate. Era una bellissima iniziativa imprenditoriale, signor Berlusconi. Un'iniziativa di cui andare fieri, che qualsiasi altro imprenditore avrebbe firmato col proprio nome a caratteri cubitali. Lei no [ma oggi sembrerebbe aver cambiato idea, la rivendica ovunque, nda]. Lei rimase nell'ombra, tanto quanto restarono nell'ombra i veri fornitori di quei primi 3 miliardi in contanti del 1968. Una bella somma, sa? Oggi [luglio 1998, nda] varrebbero piu' di 32, proprio il numero che segna gli anni che lei aveva quando questa gigantesca fortuna fini' nelle sue mani.


Ecco, se questo fu il primo caso di prestanomi al suo servizio, i successivi che la riguardano denunceranno uno stile che rimarra' costante per almeno 10 anni, i suoi primi 10 anni d'attivita', signor Berlusconi. Ricorda? La Italcantieri Srl, uno dei suoi bracci operativi nell'edilizia, nasce il 2 febbraio 1973 a Milano avendo come soci Renato Pironi, un giovane praticante notaio, ed Elda Brovelli, una casalinga senza alcuna occupazione o titolo di studio inerente l'attivita' della societa' che va a fondare e per la cui "opera" percepira' solo 600.000 lire. Eppure lei usa questi due perfetti sconosciuti - nonche' incompetenti - per far muovere un'impresa che dovra' affrontare un progetto colossale: l'edificazione e l'ultimazione di Milano2. Perche'? Inoltre, mi permetta signor Berlusconi, i due suddetti - la casalinga e il praticante notaio - nell'atto di costituzione della Italcantieri risultano essere rappresentanti di due potenti quanto discutibili societa' svizzere: rispettivamente la "Eti Ag Holding" di Chiasso per la signorina Brovelli, e la Cofigen Sa per il giovane Pironi.

I suoi due prestanome, signor Berlusconi, a loro volta rappresentavano i finanziatori?

Lei non puo' non sapere chi si celasse dietro la Eti Holding e la Cofigen, due societa' finanziarie svizzere
. Dica, faccia i nomi, perche' altrimenti rimane solo quello di Ercole Doninelli, finanziere elvetico primo fondatore della famigerata Fimo Sa di Chiasso, societa' di riciclaggio di capitali di mafia, che proprio nella Italcantieri - in seguito - entrera' in rapporti e affari.
Anche la Sogeat Sas, che lei certamente conosce perche' vantava un credito nei suoi confronti - che immagino lei pago' - di 22,5 miliardi nel 1978 [101,5 miliardi al valore del luglio 1998, nda], e' un altro soggetto finanziario inquietante, mi permetta. Come fu possibile che ad amministrare la Sogeat Sas di Walter Donati & C., fondata il 4 luglio 1972 con un capitale di 400.000 lire, fu messo appunto il signor Donati, ovvero un suo impiegato, signor Berlusconi? E poi: chi forni' al signor Donati 1 miliardo,999 milioni e 600.000 lire per finanziare l'aumento di capitale della Sogeat deliberato ed attuato non molto dopo la fondazione?

Guardi che stiamo parlando di una somma che oggi equivarrebbe a oltre 22 miliardi, mica noccioline. Fu un prestanome al fulmicotone, questo signor Donati. Gli ballavano in tasca i miliardi come a me le monetine. Tra l'altro, signor Berlusconi, eviti di dire - casomai - che della Sogeat sa poco e nulla, perche' se Walter Donati fu il socio d'opera, l'altro socio, il finanziatore, documenti alla mano fu l'avvocato Renzo Rezzonico di Lugano, lo stesso che amministrava le due finanziarie svizzere di cui sopra. Insomma, un personaggio che lei conosce e conosceva benissimo. Ora intendiamoci bene. Seppure possa sembrare irrazionale, la sua scelta di tenere costantemente per piu' di 10 anni un profilo imprenditoriale cosi' basso da risultare inesistente potrebbe essere giustificata da un riserbo caratteriale, da innata timidezza e modestia di cui pero' dal 1980 per tutto il tempo a venire fino a oggi non si trovera' piu' traccia
[men che meno in questi giorni, nda].

Una storia italiana, biografia gratuita e distribuita a tute le famiglie italiane in formato di rotocalco popolare e recapitata a casa come Postalmarket


D'accordo, proviamo a prendere per buona questa ipotesi. Se e' cosi' signor Berlusconi, mi usi la cortesia di spiegare all'opinione pubblica la "faccenda Berruti". Quale? Le rammento i fatti. Il 12 novembre 1979, a Milano, il capitano della Guardia di Finanza Massimo Maria Berruti si presento' negli uffici di Foro Bonaparte della sua Edilnord, signor Berlusconi, e interrogo' proprio lei sui complicati giri societari e finanziari - farciti di prestanome, come abbiamo visto - che le avevano permesso di edificare Milano2. Certo ricorda, signor Berlusconi, che lei rispose al capitano Berruti a questo modo: "Non sono il proprietario della Edilnord e tanto meno della Sogeat. Io sono un semplice consulente esterno".


Nella relazione su questa ispezione, scritta e firmata da Berruti, risulta cosi'. Formalmente, la sua, fu una risposta ineccepibile, ma nella sostanza una menzogna tonante. Perche', signor Berlusconi, nego' l'evidenza? Di chi e che cosa ebbe paura? Non certo di Berruti, visto che pochi mesi dopo si dimettera' dalle Fiamme Gialle e presto diventera' consulente della Fininvest. Le ripeto la domanda: perche' sostenne di essere un "semplice consulente" delle societa' che avevano appena finito di edificare Milano2?
[oggi dice il contrario e lo sbandiera con orgoglio, come si legge dalla sua storia esemplare raccontata sul suo sito, o da Vespa ieri l’altro ad esempio, nda] A quale retroscena temette di essere associato? Forse si spavento' pensando che qualcuno avrebbe potuto domandarle chi realmente si celasse dietro i formidabili flussi finanziari arrivati dalla Svizzera alla Edilnord e alla Sogeat?Se non e' cosi', spieghi, dica come stanno le cose. Anche perche', vede, l'allora capitano Berruti (e attuale deputato Berruti di Forza Italia) nel pomeriggio di quel 12 novembre 1979 torno' a cercarla nei suoi uffici, signor Berlusconi, e le pose una domanda spiazzante.

Berruti le chiese di spiegare come mai lei, che si era appena dichiarato "consulente esterno della Edilnord e della Sogeat", ovvero dell'intero affare Milano2, viceversa aveva garantito personalmente - tramite fideiussioni a diverse banche per importi monumentali - la solidita' di entrambe quelle societa'
. Ma come, le fece notare la Gdf, i soci di capitale della Edilnord e della Sogeat erano ufficialmente svizzeri, cioe' i loro capitali erano svizzeri, e per loro garantiva un italiano, Berlusconi?


D'altra parte i fatti erano questi e cosi' la Gdf sospetto' - ma per poco, fintanto che Berruti non si dimise per mettersi a lavorare per lei, Cavaliere - che in realta' dietro le finanziarie elvetiche c'era ancora lei, Berlusconi. Sospetto piu' che legittimo direi, visto che ancora oggi non si sa, e appunto vengo a domandarle, chi c'era dietro le varie Eti Holding, Cofigen, Aktiengesellschaft & company. Capisce che se le Fiamme Gialle erano in qualche modo convinte che alle spalle di quelle sigle spuntava ancora lei, signor Berlusconi, la questione si complica, e di molto. Si', perche' a questo punto l'intera rete finanziaria da cui lei ricevette qualcosa come 200 miliardi in contanti quasi 30 anni fa
[l'articolo fu pubblicato nel luglio 1998, oggi sarebbero quasi 40 anni, nda], anziche' in Svizzera va collocata in Italia.

E' cosi'? Dica, e' cosi' o si tratta di una mera fantasia? Non penso di poter tollerare il suo silenzio su questo punto centrale, perche' altrimenti entrerebbero in scena ben altri personaggi e situazioni. D'improvviso si materializzerebbero i fantasmi che circondano Marcello Dell'Utri, sotto processo a Palermo per mafia. Lugubri scenari che lei ha un solo modo per cancellare: raccontare tutto, nome per nome.

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