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l' Uomo in bianco e nero


Diario


7 marzo 2007

Sandro Magister Vitae

Nel suo discorso, riportato più sotto, Ruini riassume accuratamente le posizioni di Habermas e le sue critiche alla lezione di Ratisbona, prima di analizzarle e contestarle.

Qui basti aggiungere che Habermas definisce così la molla che lo ha spinto a studiare un nuovo rapporto tra ragione e fede: "il desiderio di mobilitare la ragione moderna contro il disfattismo che le cova dentro".

Questo "disfattismo della ragione", Habermas lo vede all'opera sia nello "scientismo positivistico", sia in quelle "tendenze di una modernizzazione deragliata che sembrano ostacolare più che favorire gli imperativi della sua morale di giustizia". Una lezione laica che ha molto da insegnare ai cattolici ammaliati dalla moderna razionalità.

Ecco dunque, leggermente abbreviato e con titoli redazionali, il discorso del 2 marzo 2007 in cui il cardinale Ruini critica le critiche di Habermas a Benedetto XVI

Camillo Ruini sorride...

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Il limite di Sandro Magister è nella sua storia personale di cattolico conciliare entrato in stretto contatto con la monocultura ruiniana, sciaguratamente impressa a parte del clero italiano. Il tema non è la fascinazione per la modernità, che non è prevalente nelle controparti che Magister interpreta male, né rappresenta un idolo per alcuno, quanto nel dialogo che occorre mantenere con quanti non sono toccati dall’antropologia cristiana, semplicemente perché non la conoscono o la rifiutano.

Ruini ha scommesso su un cattolicesimo non forte di comportamenti concreti, e pertanto riconoscibile nella pratica quotidiana, quanto su un cattolicesimo di stato, per non dire di status. Che è esattamente l’atteggiamento che ha franato nell’incontro tra Chiesa e modernità, come dimostra la vicenda iberica almeno quanto quella italiana: se fosse sufficiente lo status non si capisce come, nel volgere di un trentennio, la fede popolare sia evaporata. O non esisteva prima e quindi era già esile, o se esisteva agiva nel limite del conformismo più anticristiano che si possa immaginare.

D’altra parte è stato per primo il Gesù cristiano a diffidare di quanti si nascondono dietro una comoda sottana per eludere nella sostanza il messaggio, rimuovendolo dai comportamenti, sulla base di un rapporto di potere e non di ascolto profondo. Tantomeno di insegnamento, ovvero di accompagnamento, di compassione per la fragilità delle basi dell’agire umano.

Quelle fragilità, cha attraversano i cristiani quanto gli agnostici pratici e gli atei che non abbiano la profondità di pensiero di un Habermas, sono esattamente il deserto, la croce o la vigna da coltivare, secondo il linguaggio cui ci si sente più vicini. E non si nutrono di vuote rappresentazioni embedded, che mostrino la corazza di un pensiero compatto e privo di crepe speculative per nascondere [nascondersi] il rischio dell’incontro. Un altro logo non attrae nessuno: la comunicazione è piena di casi di successo che realizzano brand di mercato.

Matteo 7,22-23: "Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità."

Ma il
cristianesimo non è un posizionamento nel mercato, tra le offerte à la carte di modelli di vita. Perché non ha normato, come l’ebraismo, condotte preferibili alle altre. È la mensa che crea relazioni di prossimità, non determinando divisioni in base a doveri esterni ed astratti. È invece la ricerca che spinge ad abbandonare le comode certezze di un’esistenza rassicurante anche quando tormentata, per comprendere il dono della unicità di ciascuna vita. Come per la Gelsomina della Strada di Fellini: una donna che pensava di valere niente e scopre di essere, a partire dalla relazione che costruisce con l’indifferenza più ottusa di Zampanò.

Anthony Quinn e Giulietta Masina


Ma questa traiettoria non si codifica dall’alto, si realizza nell’incontro fecondo con l’
alterità, qualunque matrice abbia. Senza la pretesa di vincere, costi quel che costi.

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Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



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