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Diario


12 aprile 2009

LVA1 Il potere crocifisso

Olivier Clément

Della divino-umanità

LVA1 Qiqajon, Comunità di Bose, 1999


Poeti e suonatori dicono tutte le sorgenti sono in te canta il Salmo 87. Sentiamo che comincia a sciogliersi la neve che ricopre le cose che appaiono e che queste apparenze, in realtà, sono delle epifanie. In questa prospettiva, evocherò dapprima la nuova situazione del cristianesimo che, sempre di più, mi sembra si stia delineando. Poi gli itinerari da tracciare. Per poter infine mostrare che, nella luce di Cristo che scende agli inferi perché gli inferi stessi divengano luogo della pentecoste, i veri poeti sono dei profeti.

Ri-collocare il cristianesimo

Il cristianesimo del XXI secolo non sarà più, non si presenterà più come una
religione omologabile alle altre [tranne che in alcuni ghetti integristi, veri e propri fossili viventi]. Esso si svelerà, si affermerà come la religione dello Spirito e della libertà nello spazio dell’umanità di Cristo che i filosofi religiosi russi - quei profeti - chiamavano, a partire da Vladimir Soloviev, la divino-umanità. La divino-umanità è la meta stessa della creazione. Il divenire del cosmo che la abbozza - come sottolineano oggi alcuni astro fisici -, e poi il dinamismo della storia: tutto si ricapitola e si apre sull' avvenire con l'incarnazione, la croce nuovo albero di vita, la risurrezione e la pentecoste. In Cristo, sotto il soffio e i fuochi dello Spirito, l’uomo trova pienamente la sua vocazione di creatore creato. La divino-umanità riguarda l'umanità intera. La chiesa è la parte emersa dell’iceberg, un popolo di re, di sacerdoti e di profeti che testimoniano e pregano perché nel Cristo veniente risplendano le fiammelle ovunque presenti dello Spirito santo, Soffio che sorregge i mondi, le culture, le religioni. Noi sappiamo dov'è il cuore della chiesa, nell’evangelo e nell’eucaristia, ma non ne conosciamo i confini: essa costituisce la profondità di ogni esistenza umana ed è in essa che le costellazioni descrivono le loro orbite e i mandorli fioriscono alla fine dell'inverno.

Il cristianesimo del XXI secolo non sarà né un moralismo, né un pietismo, ma l’annuncio - che chiama a una santità creatrice - della vittoria di Cristo sulla morte e sull’inferno. Non potremo più evitare quella che Léon Bloy chiamava
la pericolosa pedagogia dell’abisso. È forse la sola via che ormai possa essere insegnata agli innumerevoli eredi [anche se inconsapevoli] di Dostoevskij e di Nietzsche, agli insofferenti sempre delusi che si inoltrano nell'inferno della droga, dell’erotismo, del terrorismo, della follia. Questi uomini e queste donne, che sono discesi nelle regioni più tenebrose dell’abisso, lacerati nella carne viva, saranno raggiunti, rianimati dai gemiti dello Spirito, dalle sue grida di gioia pasquale. Lo Spirito li farà entrare non nel mondo della salvezza e della morale, ma nel mondo della risurrezione e della trasfigurazione - una trasfigurazione totale dell’uomo e dell’universo -.

Perciò saranno chiamati non a quella mistica che s’immerge nel divino come una mosca nel miele, ma a una profezia creatrice, quella del regno che, dice Gesù, è nel contempo tra di voi e in voi. Regno la cui forza, luce, parresia possono fecondare nei loro fondamenti autentici la storia e la cultura dell’umanità. Che importanza ha qui contarsi? Come ha detto Kazantzakis, in questa prospettiva,
un uomo può salvare l’intero universo. L0 studio dei movimenti del sottosuolo c’insegna che uno spostamento di alcuni millimetri negli strati profondi della scorza terrestre provoca un terremoto in superficie! Una spiritualità creatrice - in base alla quale più ci si immerge in Dio, più si diventa responsabili degli uomini - costituisce la vera infrastruttura della storia [per riprendere, capovolgendolo, il vocabolario marxista].

Nella
divino-umanità, il divino non assorbe e non schiaccia l’umano, così come anche l’umano, per affermare se stesso, non ha bisogno di eliminare il divino. Per riprendere la grande affermazione dei padri greci, Dio si è fatto uomo perché l’uomo possa diventare Dio, cioè uomo in pienezza, capace di amare e di creare in pienezza. Dio si è rivelato in un volto di uomo, affinché ogni volto d’uomo possa trovare il proprio compimento in Dio. Nella divino-umanità si incontreranno l’occidente e l’oriente cristiani, il primo contraddistinto da un’accentuazione dell’amore attivo, del servizio al prossimo, il secondo dalla deificazione come autentico fine della salvezza. Nella divino-umanità soprattutto si incontreranno gli umanesimi, gli anti-umanesimi, le ribellioni e le scoperte che caratterizzano la modernità, così come le forme di meditazione, le teofanie, il grande appello all'interiorità dell’oriente non cristiano, dell’oriente tradizionale. Le negazioni tipiche dell’ateismo saranno integrate nell’approccio negativo e antinomico al mistero. In antropologia, come in economia politica, il fattore residuale svelerà il carattere irriducibile della persona, il suo enigma, e infine luomo come microcosmo e mikrotheos [come diceva Gregorio di Nissa], cioè l’uomo immagine di Dio. I sapienti dell’oriente che a occhi chiusi s’immergono in un’insondabile interiorità potranno, senza che questa si dissolva, aprire gli occhi per scoprire, irriducibile anch’essa, l’alterità dell’altro.

A poco a poco capiremo che un cristianesimo del genere non è un’ideologia che aspira ad essere imposta con la forza dello stato: è invece la rivelazione della persona - in comunione -, e dell’essere come qualcosa che sgorga dall’abisso senza fondo della persona e della comunione. La laicità come libertà dello spirito è nata dal movimento messo in atto dall’evangelo stesso. I mezzi del potere sono estranei al cristianesimo. Questo sarà sempre di più un fermento, una luce, un esempio, che non impone nulla, che si presenta nell’umiltà; una profezia capace nel contempo di contestare gli idoli e di aprire delle vie all’avvenire, testimoniando del senso, offrendo all'uomo la capacità di padroneggiare, nello Spirito, il suo stesso potere.

Perciò nella
divino-umanità, si comunicherà agli uomini il mistero della divinità che è l’amore - unità totale e diversità totale, inseparabilmente -. Dio è Mistero e Amore, diceva Dionigi l’Areopagita, quindi ogni uomo è mistero e amore, tanto più misterioso quanto più lo si conosce. Lacerati senza sosta dal nostro accecamento, unificati senza sosta da Cristo, noi uomini siamo in realtà un solo Uomo in una moltitudine di persone e quindi, poiché queste sono altrettante dimensioni delle persone, in una moltitudine di lingue, di culture, di tradizioni umanistiche o religiose. La spiritualità dell' avvenire non sarà solo divino-umanità, sarà trinitaria, e continuerà a trasformare Babele in una pentecoste. Al di là dell’opposizione attuale a un’unificazione tecnica del pianeta e delle inevitabili reazioni identitarie, la rivelazione dell’Uni-Trinità profetizza l’unità diversificata degli uomini... e noi potremo dire, come Hadewijch di Anversa: Allora io compresi tutte le lingue che si parlano in settantadue modi.

Itinerari

È necessario tornare a interrogarsi sull’uomo - e dirgli che si può rispondere a quest’interrogativo! -.
Un interrogativo, molti interrogativi.

Perché la bellezza?
Se il rosaio fosse solo una macchina efficiente, non avrebbe bisogno di tanti fiori. La bellezza è una profusione inutile, la gratuità d'essere, un sentimento trascendente della gioia di esistere. La macchia purpurea della rosa buca lo spazio, buca la luce a volte grigia e piatta, verso quale altrove?

Perché la morte?
O piuttosto perché siamo consapevoli del fatto che moriremo? Gli animali non lo sanno, la scimmia più intelligente si trascina il figlio morto, cerca di nutrirlo, fino a che questa cosa non le si affloscia tra le braccia. Solo l’uomo sa che morirà e intuisce la morte come qualcosa contro natura. Se la morte, per lui, non è naturale, è perché non ne è completamente prigioniero, perché intuisce un altro stato, una vita più forte della morte. La sua nostalgia, il suo desiderio, e persino il suo furore trasgressivo e parossistico cercano un altrove, quale altrove?

E perché l'amore
, e non solamente il sesso?
Perché la passione tragica o l’umile e buona fedeltà e non soltanto, come diceva un philosophe del XVIII secolo, l’incontro di due fantasie e il contatto di due epidermidi? Perché la tenerezza, ogni tanto, al di là del desiderio, o le metamorfosi del desiderio nel linguaggio della tenerezza? Quale altrove paradisiaco si lascia intuire quando l’incontro dei corpi prolunga solo la comunione tremante degli sguardi?
 
Scriveva John Donne:

«Ai corpi dunque ci volgiamo, che i deboli
possano contemplare rivelato l'amore:
i misteri d'amore crescono nelle anime
ma il nostro corpo è il libro dell'amore».

Tuttavia non ci sono soltanto domande, ci sono anche risposte. L’altrove viene a noi, si rivela. L’amore al di là del desiderio, la bellezza al di là dell’utile, il carattere innaturale della morte ci aprono alle rivelazioni dell’altrove.

Sarà dunque importante approfondire, alla luce dello Spirito santo, il significato dell’eros, del cosmo, della morte. Di fronte alla miserevole banalizzazione dell’eros, alla smania di mostrare tutto e di vedere tutto, ricorderemo che l’eros può diventare il linguaggio di un vero incontro tra due persone. Forgeremo una poetica rinnovata per l’amore e per la donna.

Scriveva Rilke:
«Un giorno, la donna sarà. E questa parola la donna non significa più soltanto il contrario dell’uomo, ma qualche cosa di particolare, che ha valore in sé. Non più un semplice complemento, ma una forma completa della vita, la donna nella sua autentica umanità». Allora, aggiunge il poeta, l’amore diventerà due solitudini ... che s’inchineranno l’una davanti all’altra.

LVA1 di 2 Della divino-umanità | continua




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