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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


3 gennaio 2009

I had a dream

[ click | Photo taken on 03 November 2007 of South African apartheid activist Helen Suzman posing during an interview with AFP in her home in Johannesburg. Suzman, who for years was the sole white lawmaker opposed to minority rule, died on January 1, 2009 at the age of 91 ]

Helen Suzman addresses a rally in the 1970s

Helen Suzman, attivista sudafricana anti-apartheid, è deceduta il 1’ gennaio a 91 anni.

Sua figlia Francesca Jowell ha riferito che è morta serenamente a casa, a Johannesburg. La famiglia propenderebbe per un funerale privato, nel fine settimana, seguito da un memoriale pubblico nel mese di febbraio. È  certo che Nelson Mandela, che è attualmente in Mozambico, vi parteciperà.

Helen Suzman ha avuto un posto speciale nella storia del Sudafrica, essendo generalmente riconosciuta come la più efficace parlamentare combattente contro l'apartheid [all'epoca i negri non erano rappresentati nell'assise razzista sudafricana, ndr]. Per 13 anni - dal 1961 al 1974 - è stata l'unica rappresentante in Parlamento del Partito Liberale Progressista, precursore del Partito Democratico.

Desmond Tutu stesso definì il Sudafrica "rainbow nation", nazione arcobaleno, lanciando il sogno di una terra molto più varia e ricca e colorata di un semplice ribaltamento di potere fra il bianco e il nero. Miriam Makeba era e rimane la voce di quel sogno. Se c'è un conforto nella sua tragedia si può dire che non è morta lontano. Ma è morta vicina, vicina alla sua gente, tra gli africani della diaspora arrivati qui a migliaia e che hanno reso propri questi luoghi, lavorandoci, vivendoci, dormendo insieme, sopravvivendo nelle case abbandonate nel Villaggio Coppola, costruendoci dentro una loro realtà che viene chiamata Soweto d'Italia

Link map: helen|afp|raimbow nation|nelson|i have a dream|makeba|watershed


31 dicembre 2008

We [noi]

[ click | TIME’s Person of the Year '08 ] 

Barack Obama is Person of the Year not just for what he's done but also for what he's moving quickly to do next

Fin troppo banale indicare in Obama il personaggio dell’anno 2008. Una svista del più noto tra i settimanali americani, Time, che nel 2006 aveva visto lungo, incoronando me, e te, e loro, i naviganti del web, singolarmente presi, quali icone dell’anno: You.

Sarebbe bastato declinare You [tu, voi] in
We [noi] per interpretare come un’impronta digitale il senso stesso dell’elezione di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca. Primo presidente veramente designato da un collegio elettorale globale, per procura ai cittadini iscritti nelle liste dei 50 stati USA chiamati alle urne.

We
[noi], non singolarmente presi, ma come individui che formano una comunità più larga. Più di un social network, ben più di una rete. Di cui ci si accorge. Da cui non è semplice distogliere lo sguardo.



Link map
: it's time|obama's nation of hope|you|bho|watershed|accorgendosi


29 dicembre 2008

Community organizer | Saul Alinsky

[ clicca sulle immagini | Saul Alinsky was born in Chicago in 1909 to Russian Jewish immigrant parents, the only surviving son of Benjamin Alinsky's second marriage to Sarah Tannenbaum Alinsky. He started at the University of Chicago in 1926, and eventually received a graduate fellowship in sociology, but didn't complete it ]

Obama ha cominciato la sua carriera politica come community organizer nei ghetti di Chicago, seguendo gli insegnamenti di un radicale non marxista come Saul Alinsky, nella foto appaggiato alla sua munitissima biblioteca

L’elemento che in Italia è stato analizzato poco o niente - allo scopo di farne tesoro - è quello del modello organizzativo della vittoria di Obama.

Mentre i partiti italiani si cesarizzano o si polverizzano, in America si procede a un’europeizzazione del sistema dei partiti, sempre più distinti nelle opzioni culturali e ideologiche, sempre più organizzati su una base di stabilità e continuità di lavoro tra un’elezione e l’altra [fino a poco tempo fa i partiti erano mere agenzie di sostegno elettorale a imprenditori politici che utilizzavano il franchising repubblicano o democratico].

Lo stesso Howard Dean aveva detto delle presidenziali:
«Bisogna far finta che sia un’elezione diretta». Intendendo dire che ogni voto conta, che bisogna essere presenti ovunque anche dove non c’è speranza di prendere lo Stato e i relativi grandi elettori [negli Stati Uniti chi vince lo Stato, porta a casa tutti i delegati, tranne in uno]. E poi, cosa importante per uno che ha fatto le primarie del 2004 usando benissimo il web e le nuove tecnologie, Dean ha detto «Basta Tv, facciamo il porta a porta». Non esattamente il modello di politica americana che noi immaginiamo, dove il lavoro organizzativo di base è stare nei quartieri, esserci, parlare.

Obama ha cominciato la sua carriera politica come
community organizer nei ghetti di Chicago, seguendo gli insegnamenti di un radicale non marxista come Saul Alinsky. Laddove il rapporto con la politica si riduce al voto di scambio o non esiste, le reti sociali di un quartiere o di una città vanno ricostruite su basi nuove: non bastano [o non sono credibili, o non esistono…] i partiti, servono persone inserite o capaci di inserirsi nei tessuti sociali, tecniche per farlo, educazione politica, continuità di lavoro, strumenti culturali per leggere la società nella quale si vive.

Obama vuole nazionalizzare questa sua esperienza locale: ha costantemente spronato il suo staff affinché costruisse
la migliore organizzazione politica degli Stati uniti. A causa del colore della sua pelle la sua candidatura è stata una scommessa, vinta grazie all’organizzazione ancor prima che al messaggio: al di là del chiacchiericcio mediatico, i simboli che non hanno gambe e sostanza [o che non parlano più alle persone] durano molto poco.

Saul Alinsky: «Il più grande nemico della libertà individuale è l'individualismo in se stesso» [dal prologo a "Rules for Radicals", di cui è pubblicata la copertina all'edizione del 1971]

La sostanza è tanto nell’organizzazione e nelle tecniche che la determinano, quanto in un profilo culturale che riscopre parole dordine ed elementi culturali che hanno sempre fatto parte della tradizione democratica e liberal. È come se si fosse cercato di risvegliare il progressista dormiente - e il suo orgoglio - in ogni elettore democratico americano. In questo modo Barack Obama ha saputo dare uno sbocco al disagio sociale e all’insofferenza di questi ultimi anni, ha saputo mobilitare milioni di persone, come i piccoli finanziatori della campagna, le centinaia di migliaia di volontari [5 milioni di volontari | 3 milioni di singoli finanziatori, pari all'1% della popolazione USA].

Sul successo di questa campagna, sul suo mix di modernità e lavoro territoriale di base occorrerebbe davvero riflettere: che sia un progetto vero, ingenuo, oppure di semplice opportunismo,
Barack Obama rappresenta oggi un movimento che va in senso contrario al ciclo della shock economy, verso l’inclusione sociale e politica. Un’impresa molto difficile perché, va ricordato, la democrazia più antica del mondo è la più scrupolosa nel rendere impraticabili i diritti dei propri cittadini.

Link map: saul alinsky|jimmy wales|democrazia in america|how this happened


28 dicembre 2008

Community organizer | Jimmy Wales

[ click | Il 15 giugno 2001 Jimmy Wales e Larry Sanger, suo caporedattore, crearono Wikipedia ]

Una copertina taroccata di Time Magazine mostra Jimmy Wales "Uomo dell'anno", come fosse stato indicato dalla rivista americana

Immagina un mondo in cui ciascuno possa avere libero accesso a tutto il patrimonio della conoscenza umana.


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Wikipedia è differente. È la più grande enciclopedia della storia, scritta da volontari. Proprio come in un parco naturale o in una scuola, crediamo che la pubblicità non dovrebbe essere presente su Wikipedia. Vogliamo mantenerla libera e forte, ma abbiamo bisogno del sostegno di migliaia di persone come te.

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Grazie,

Jimmy Wales

Link map: jimbo|time rank|anderson|social media lab|donate


15 dicembre 2008

La scarpata

Durante la conferenza stampa con il premier iracheno, Al Màliki, un giornalista iracheno, Muntazer al-Zaidi, sciita, ha tirato le sue scarpe contro mr. President, George Walker Bush che è riuscito a schivarle.

L'uomo, portato via dalle forze di sicurezza, era seduto in terza fila e, mentre i due leader si stringevano le mani davanti alle telecamere, si è alzato in piedi e prima del lancio ha gridato: questo è il tuo bacio d'addio, cane. Sull'evento Bush ha commentato: «Tutto quello che posso dire è che si trattava di un numero 42».



L’epilogo inglorioso di un’Amministrazione da non dimenticare. Ma la china non è più scoscesa.

Link map: bush=arbusto|shock and awe|welcome to obama world|no taxation


5 dicembre 2008

november 5th, 2008 | watershed

[ Il primo post dedicato al futuro presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Hussein Obama, data l’8 gennaio 2008 | clicca sulle immagini ]

Barack Obama, Sasha, Malia [le figlie] e Michelle [la moglie], ringraziano la sterminata folla di supporter riunita a Grant Park, il 5 novembre scorso

Chi frequenta questo blog sa della netta preferenza espressa, fin dalla vittoria alle primarie Dem in Iowa, per Barack Hussein Obama. Sa soprattutto che non considero la sua elezione un evento tra gli altri, ma proprio il momento che gli storici individueranno per tracciare la cesura tra il novecento ed il XXI secolo.
Un primo approccio ai cambiamenti tecnosociali che vedrà chi vivrà, nemmeno tanto a lungo termine, il III millennio.

In qualche occasione mi sono spinto ad ipotizzare un salto evoluzionistico della specie umana. Determinato dalla crescita di quanto il gesuita
Pierre Teilhard de Chardin avrebbe forse attribuito al concetto di noosfera. Ovvero la progressiva connessione tra sistemi di pensiero:

I
. accelerata dalla miniaturizzazione degli apparati tecnologici [sempre più simili a sinapsi cerebrali]

II. indotta dalle profonde trasformazioni che interverranno grazie alle biotecnologie ed alla lotta alla malattia condotta a livello di biotessuti [conseguente alla progressiva decodificazione della doppia elica del DNA, ed alle applicazioni che ne seguiranno, che vieppiù richiederanno un surplus di responsabilità in capo ai sistemi di interessi che ne possiederanno i brevetti ed il know how]

III. spinta dall’influenza che gli ambienti di social networking eserciteranno sulla struttura del pensiero umano, sulla sua sedimentazione in sequenze di apprendimento ed in relazione alla propria espansione nelle prassi organizzative [parliamo di oggi e di un domani già in fieri o, secondo il neologismo che propongo, di weltansharing].

Il paleontologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin

Questo spartiacque [watershed] coinciderà simbolicamente con la data del
5 novembre 2008, prequel della presidenza Obama. Non per i poteri taumaturgici attribuiti ai re medievali, ma per effetto di transizione, del primo switch-off tra dinamiche sociali analogiche e movimenti evolutivi incorporati dallecologia delle reti.

Né senza contraddizioni e spinte contrastanti. Non appianando magicamente le
fossé temporel, come immaginate da Joël de Rosnay [il gap creato dall'accelerazione delle economie avanzate].

Link map: social media lab|grassroot watershed|homo noeticus|re taumaturghi|fossé temporel


1 dicembre 2008

Dream team




Non la squadra presentata ieri da BHO. No. Se non per la rilevante discontinuità di un nero ministro della Giustizia. Si può immaginare cosa significhi, se si pensa che le fasce di popolazione più a disagio sono quelle maggiormente perseguite, spesso per carenza di difesa legale a fronte della pubblica accusa, non solo per statistica.

No. Il dream team di Obama è dislocato nel giacimento di 300.000 curriculum pervenuti dal sistema di social networking già all’opera, anche a supporto del transition team.

Sono pronto ad una scommessa: il nuovo think thank presidenziale emergerà dalla connessione di queste energie grassroot. 8.000 entreranno direttamente nell’Amministrazione. Gli altri saranno allertati per valutare, integrare, sondare politiche e soluzioni. Con le logiche proprie del knowledge management applicate all’economia della conoscenza, per spinta dall’ecosistema delle reti
.

Link map: welcome to obama for america|holder|security cabinet|social media lab|grassroots cv|wired


11 novembre 2008

Barragan non va alla guerra

[ Barack Obama's acceptance speech, click ]

Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la Salute

Alla domanda sul rapporto tra scienza e fede, Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la Salute ha risposto:
 
«In linea di massima non c’è nessuna contraddizione tra scienza e fede. Se noi consideriamo che ogni persona ha una grande dignità, mai si può prendere una persona per un mezzo. Il principio fondamentale è questo: ciò che costruisce l’uomo è buono, quello che lo distrugge è cattivo. Nessun uomo può essere usato come mezzo per far vivere un altro. È eticamente inaccettabile» [ Sul principio credo sia difficile dissentire: bene fa la chiesa cattolica a non cedere, ndr ].

E' la posizione del Vaticano, espressa dal cardinale Barragan, alla domanda se il Vaticano è preoccupato per la posizione di Barack Obama sul tema del finanziamento pubblico USA alle ricerche sperimentali che impieghino cellule staminali embrionali 
[ Posizione di principio, in quanto il contributo pubblico alla ricerca scientifica e tecnologica - eccettuato il comparto militare - negli Stati Uniti è del tutto residuale: mai la chiesa cattolica ha chiesto all’Amministrazione Bush di interporre regolamentazioni restrittive alla ricerca privata - come la legge 40 per intenderci -, larghissimamente soverchiante il contributo pubblico, ndr ].

«Le cellule staminali sono veramente da considerare secondo i progressi della scienza attuali. Gli scienziati lo dicono chiaramente - ha detto Barragan - : allo stato dell’arte le cellule staminali embrionali non servono a nulla e finora non c’è mai stata una guarigione. Quelle che invece hanno una valenza positiva sono quelle del cordone ombelicale e le cellule staminali adulte» [ Chi può dire se è vero? È un’affermazione fondata o fuorviante? In base a quali elementi sarebbe falsa? ndr ].

Infine, Barragan ha messo in guardia da una mentalità malthusiana.
«Non si vuole controllare la demografia, ma eliminare la nascita specialmente nei paesi poveri». Sono troppi, secondo il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, i neonati che muoiono ogni anno entro i primi 26 giorni di vita: sono circa 4 milioni - ha detto il porporato presentando la Conferenza Internazionale sul tema La Pastorale nella cura dei Bambini malati, promossa dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari dal 13 al 15 novembre in Vaticano.

«Occorre fare ogni sforzo per salvarli - ha aggiunto Barragan - assicurando loro la massima assistenza, sanitaria e spirituale». Il porporato ha inoltre elencato alcuni dati significativi:
 
«Nello scorso decennio oltre due milioni di bambini sono stati uccisi nel corso di conflitti armati, 6 milioni sono rimasti invalidi, decine di migliaia sono stati mutilati dalle mine antiuomo, mentre, di recente, sono stati reclutati 300. 000 bambini soldato. Oltre 4 milioni e 300. 000 bambini sono morti di Aids, ogni giorno, solo in Africa - ha aggiunto - settemila sono colpiti dal virus, e si contano già in oltre 14 milioni gli orfani a causa di questa malattia. La povertà resta la causa principale delle malattie dell’infanzia. Un miliardo e duecento milioni di persone vivono con meno di un dollaro al giorno. Perfino nei Paesi più ricchi, un bambino su sei vive sotto il livello di povertà [ Difficile ipotizzare divaricazioni sensibili su questi temi rispetto al pensiero del Presidente Obama, in carica del 20 gennaio 2009, ndr ]. Il problema della droga, poi, si è esteso in proporzioni allarmanti anche agli stessi centri scolastici infantili. Il 30% dei bambini con meno di cinque anni soffrono la fame o sono mal nutriti, mentre il 50% di tutta la popolazione dell’Africa sub-sahariana non ha accesso all’acqua potabile» [ Chi altri, non malthusianamente - cioè attraverso politiche rispettose delle culture autoctone da accompagnare verso dinamiche di contenimento di lungo periodo -, se ne fa carico? ndr ].

Link map: una settimana fa|primo post del blog|il mio voto|motivazione|spesa militare|a more perfect union|barragan|veluti si deus daretur 


9 novembre 2008

Social Media Lab

[ click | Il primo post dedicato al futuro presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Hussein Obama, data l’8 gennaio 2008, esattamente 11 mesi fa. Lo ripropongo ]


Questo logo è stato realizzato con un semplice logobama creator, reso disponibile dalla campagna di Obama a scopo di autofinanziamento su www.logobama.com [ogni utente può personalizzarlo inserendovi un'immagine di proprio gradimento]


[ Barack Hussein Obama vince nei caucus dell'Iowa ]


Barack Hussein
:

come trasformare un nome ingombrante in

un messaggio elettorale dotato di appeal.

A lezione di comunicazione politica, nell’uso dei social media. 

Forniva una delle chiavi per comprendere - allora - l’alba del fenomeno Obama: che rovesciava sistematicamente tutti i temi della paura inoculata dall’assonanza Osama|Obama ed Hussein|islamismo, secondo le strategie consolidate della destra repubblicana; in elementi neutri, armi spuntate o addirittura in punti di forza. Lui, un mutt, un incrocio di razze, come sono io - afferma oggi, sdrammatizzando con una parola sola tutta la retorica debordante del nero alla Casa Bianca -.

Nei prossimi giorni proverò a spiegare perché, dal mio punto di vista, non fallirà. C’entra molto la cultura grassroots. La formazione del consenso dal basso, possibile grazie al social networking, e ad una visione del mondo diversa - weltansharing, l’ho definita - basata sull’intelligenza rizomatica. Che ha consentito al 44° presidente eletto degli USA di svincolarsi dall’abbraccio mortale delle lobby delle armi e della guerra, o delle assicurazioni e della finanza rapace. Raccogliendo a suon di microfinanzamenti - taglio medio 100 $ canalizzato dalla rete - poco meno di 700.000.000 di $: il più alto importo di sempre nelle campagne elettorali presidenziali, per il più alto numero di volontari - 3.000.000 - che sul territorio hanno bussato molte volte molte porte. Decidendo l’esito finale delle campagne elettorali, contro l’establishment democratico clintoniano prima e quello repubblicano, poi
 ]


Link map: welcome to obama for america|iowa|wikipedia|social media lab|myspace|grassroots|weltansharing|speaking to u.s.


8 novembre 2008

Mutt, un incrocio di razze

Non attribuisce alcuna importanza, Silvio Berlusconi, al fatto che Obama abbia parlato con alcuni leader europei prima di farlo con lui: «Non ho ancora avuto il tempo di cercarlo, ho avuto molti impegni internazionali, ieri a Mosca, oggi qui, ma tutta questa è una storia ridicola, di solito mi si dà dell'americano con il k*, ora invece mi si imputa una mancata telefonata».

*
Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio.

[ click | Il futuro presidente che sa prendersi in giro - sè stesso, non gli altri -, promette di regalare alle bambine un cagnolino senza pedigree, un mutt, un incrocio di razze, come sono io, sdrammatizzando con una parola sola tutta la retorica debordante del nero alla Casa Bianca. E ricordarci, sorridendo, che tutti, al mondo, siamo mutt, incroci di razze diverse, come lui ]

Per un'intera giornata tiene banco l'attesa della telefonata con Obama. In Italia l'opposizione attribuisce il ritardo all'aggettivo speso e rivendicato dal capo del governo, quell'«Obama abbronzato» che ha fatto il giro del mondo e suscitato tante polemiche. Poi, dieci di sera ora italiana, c'è finalmente il contatto diretto fra il Cavaliere e il nuovo inquilino della Casa Bianca.

Con l’uomo negro alla casa bianca, subito gli straordinari per Forattini.

Il coordinamento dei comitati di redazione della Poligrafici editoriale [Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno] ha espresso in una nota «fermo e totale dissenso nei confronti della vignetta pubblicata dai giornali del Gruppo a firma Giorgio Forattini e dedicata alla elezione di Barack Obama. La satira è un'espressione di democrazia e di libertà quando non infrange i principi di civiltà e il rispetto dei diritti - ha ricordato il Coordinamento -. Ciò, in questa occasione, purtroppo non è stato, travalicando quei limiti che ogni giornale, quale sia la sua posizione politica, dovrebbe rispettare».

Ma perché questa feccia è così spaventata dall’uomo negro?

Link map: arriva l'uomo nero|bar sport berlusconi|bar sport gasparri

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basta capovolgere il senso delle parole
comunicate in pubblico,
per comprendere i suoi obiettivi privati


War is peace
La guerra è pace

Freedom is slavery
La libertà è schiavitù

Ignorance is strenght
L'ignoranza è forza



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La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
giorni
ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






[ charis community ]

FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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