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Diario


22 luglio 2008

Dismorfofobia

Per Danielle Nulty, 26 anni, di Stafford, l’incubo invece non passa mai.

Bionda, pelle di velluto e fisico mozzafiato, Danielle non ha nulla che non va. Eppure, guardandosi allo specchio, vede riflesso un mostro. Rughe profonde e zampe di galline le segnano il volto facendola somigliare
«alla strega di Biancaneve», almeno è questo il paragone che lei usa sulle pagine del «Daily Mail». Solo dopo undici anni di sofferenze e pensieri suicidi, le è stato diagnosticato il disturbo di dismorfismo corporeo o dismorfofobia.

Ora è in cura con antidepressivi, non è guarita ma riesce ad avere una vita normale:
«Finalmente - dice - ho imparato ad accettarmi per quella che sono».

Nercisse ambigramme: il segno grafico tracciato da un ambigrammista forma una scritta [logotipo] che può essere letta in più di un modo. Sono ambigrammi, ad esempio, parole che possono essere lette anche se riflesse in uno specchio [cioè leggendole da sinistra a destra e viceversa], sia assumendo il medesimo significato per entrambi i versi di lettura [come per i palindromi] sia assumendo differente significato.

[ clicca anche sulle immagini ]

L’acedia fa crollare l’edificio della propria persona e, in particolare, provoca un’enorme insofferenza verso lo spazio in cui si vive, a partire da quello del proprio corpo: non si sa più dove mettersi, si vorrebbe cambiare pelle.

I sette peccati capitali, secondo Hieronymus Bosch.

Link mapdanielle nulty|i care|accidia|paralisi dell’anima|akedía|i vizi di bosch


2 gennaio 2008

Abbrivo al 2008|1

Sfogliava l’agenda conoscendola a memoria. Gli impegni della settimana intensi, solo il venerdì pomeriggio una pagina bianca: quasi l’orrore per quel foglio privo di annotazioni. Gli suggerii di prendere tempo per sé. Lui, un volontario di lungo corso, di quelli che hanno costruito esperienze associative importanti, non più giovane, mi ascoltava sorpreso. Quasi stupito del mio invito, in luogo di un incontro che in qualsiasi momento avrebbe potuto recuperare. Forse l’età accorcia il tempo e lo rende bene da non sciupare. Elemento vero in assoluto, dall’age quod agis in avanti, ed indietro.

Ma la sua obiezione silenziosa non riusciva a scalfire la mia obiezione palese. Mi sembrava un approccio aziendalistico all’idea di utilità. Utilità del tempo. In luogo di un’utilità del tempo dedicato al difficile discernimento di un “attivismo puramente secolarizzato”, come lo aveva definito
parlando ai suoi gesuiti Hans-Peter Kolvenbach, il papa nero. Certo c’era tutta la dedizione all’altro in quella intenzione. Nemmeno l’ombra di un sentimento negativo. Eppure vi avevo intravisto il timore di fermarsi. Fermarsi per riprendere il cammino, intendevo io, non affondare in un ozio confinante con l’acedia, che è un cattivo rapporto con lo spazio e con il tempo.

La mia obiezione non nasceva per ostilità al principio del learning by doing ed a tutte le pagine di
Harvard Business School ma dal non confondere i piani. Quello che è bene per un’azienda non è necessariamente bene per un individuo, o per una comunità d’individui dediti alla gratuità, né per una comunità tout court. E constatare che anche un uomo certamente dedito al bene relazionale fosse pervaso in fondo, magari inconfessabilmente, da quest’idea di necessità mi interrogava. Provocando un’interrogazione.

Bisogna stare con la mente nel cuoresuggeriscono i padri della chiesa orientale e gli startsi russi.

Ovvero esercitare in pieno le facoltà che ogni persona custodisce. Secondo
Boris Vyseslavcev, il cuore è il centro non soltanto della coscienza ma dell'inconscio, non soltanto dell'anima ma dello spirito, non soltanto dello spirito ma del corpo, non soltanto di ciò che è comprensibile ma di ciò che è incomprensibile; in una parola, è il centro assoluto [dell'essere umano].

Bisogna dunque essere irragionevoli per
stare con la mente nel cuore? È questo il prezzo da pagare per uscire da una cultura facilmente utilitaristica? È questa la porta stretta da attraversare?

Non c’è questa eventualità, perché non esiste l’alternativa secca. I confini sono più sfumati e chi è dedito profondamente all’attività che svolge, profit e non, informale o strutturata, esercita il proprio talento secondo norme esterne. Il punto è invece comprendere quanto radichiamo in convincimenti profondi le scelte che adottiamo, le abitudini che alimentiamo, perfino gli errori ed il male che pure commettiamo. 

Link map: abbrivo|age quod agis|hans-peter kolvenbach|acedia|cuore|horror vacui

[ 1, continua ]

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Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



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Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
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Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
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6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

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La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






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FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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