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Diario


14 gennaio 2008

3|3 Un’ipotesi di lavoro per il Mezzogiorno

Di Mario Parente | continua

Ora sbaglierebbe chi pensa che tutto ciò è la riproposizione o la continuazione di una sorta di Mezzogiorno arcaico, sempre simile a se stesso e sempre sprofondato nell’antinferno del sottosvilippo e dell’arretratezza. No, Niente di tutto questo. Ciò di cui parliamo è il Mezzogiorno attuale e questa sua struttura configura paradossalmente i termini di una sua specifica ed inedita modernità. Una modernità civilmente sterile. Un Mezzogiorno non paralizzato, fermo: tuttaltro. C’è in esso un dinamismo che va analizzato, indagato, capito bene ed a fondo. Una sorta di equilibrio dinamico. L’equilibrio è tra i vari livelli, istituzionale, politico, sociale economico, culturale ed i vari soggetti e tale equilibrio è il cemento del patto che gestisce la “ricchezza del Mezzogiorno”.

Il Mezzogiorno allora è e, come si usa dire, fa sistema. Insomma è un area con una sua propria autonomia, basata sulla distruzione di ogni forma di autonomia dei vari soggetti in essa presenti. Tale sistema per organizzarsi e riprodursi ha bisogno del massimo possibile di consenso e del minimo possibile di partecipazione e controllo. E’ qui il terzo paradosso: contemporaneamente l’espropriazione della democrazia come forma di governo e la necessità della democrazia come meccanismo di legittimazione del potere.

Il problema non è, voglio ripeterlo, prioritariamente economico ma è prioritariamente problema di potere, di governo e quindi di democrazia. Qualsiasi ipotesi di lavoro per il Mezzogiorno , qualsiasi progetto di sviluppo, programma di intervento non può prescindere da ciò pena il ridursi ad essere l’ennesima e studiata manovra per garantire la ricchezza del Mezzogiorno e con essa, insieme, il sistema di potere e complessivamente la sua dinamica e moderna inciviltà.

Dobbiamo avere, allora, la capacità di elaborare alcune prime proposte per la crescita democratica e civile del Mezzogiorno, non facendoci prendere dalla sensazione personale o peggio ancora non facendoci condizionare dai sempre pronti e codificati giudizi dei tanti e troppi colti e ben pagati “pianificatori” di questo Mezzogiorno malato. E se è questa la scelta che intendiamo e vogliamo fare, da dove partire?

Io penso che bisogna partire dal rapporto che si è venuto a creare tra individuo e struttura di questo sistema territoriale, tra individuo ed organizzazione dello Stato a tutti i livelli.

Ed allora entriamo, anche se sinteticamente, nel merito. Se io oggi intendo solo discutere delle mie idee o credo sia necessario modificare l’attuale stato delle cose, fare proposte, rivendicare tutela e diritti, denunciare sprechi e collusioni, lottare prepotenze e soprusi, dove e come lo posso fare? Sempre se mi è permesso poterlo fare. Nei partiti politici, nei sindacati, nelle organizzazioni professionali, in quelle culturali o religiose, nelle istituzioni, dove? Se proprio questi soggetti collettivi sono diventati strumenti organizzati della dominanza e del potere reticolare e vivono di una propria e privata democrazia di comodo e di margine.

E se non si è d’accordo su tale democrazia e la conseguente gestione di tali soggetti, quale è la possibilità di poterli modificare, cambiare? Come ed in che modo è garantito il confronto ed il conflitto, a chi? In che modo è regolato tale confronto e definito l’esito?

Se non esiste, come non esiste, tale possibilità ciò che allora è essenzialmente compromessa è la libertà del singolo, la possibilità di potere e volere essere “cittadino” e cioè titolare di diritti e del potere di scelta.

Senza possibilità di scelta la libertà non esiste. E’ vuota. Ecco perché un sistema che limita tale possibilità, che cancella e schiaccia il necessario ventaglio delle opportunità, finisce con il funzionalizzare il ruolo della “legge” al mantenimento di tale riduzione delle libertà e delle chances. Perché in tale contesto la legge non regola il rapporto tra individuo e poteri, in senso positivo, ma regola e giustifica talvolta proprio il rapporto di dominanza dei poteri sull’individuo. Una dominanza che è fatta di riduzione delle opportunità, minimizzazione delle scelte e produce una costante sottrazione di libertà e di democrazia ed una assoluta centralità dell’appartenenza. L’appartenenza come prima e talvolta unica scelta praticabile.

Quale è allora la libertà di un ragazzo o di un giovane delle periferie metropolitane o dei quartieri suburbani come dei desertificati piccoli paesi, e che cosa è per loro la democrazia? Quale e cosa è la libertà per migliaia e migliaia di giovani senza alcuna possibilità di scelta di lavoro e di vita, diversa o alternativa che sia? Cosa è la libertà per chi aspira o e imprenditore? E cosi via. Per i giovani ricercatori, le ragazze laureate o no, i lavoratori. Se non ci sono possibilità di scelta su cui esercitare libertà e costruire democrazia non resta che “lo sviluppo” che ti impongono. Quell’insieme nuovo e perverso di conveniente rinuncia ad essere cittadino e l’accettazione di un territorio la cui legge più forte è quella data dal codice materiale dell’appartenenza.

Non a questo o a quel potere soltanto. No. Ma al dominio dell’oggi. Del giorno per giorno. Che è la distruzione non di ogni vecchia o nuova ideologia, ma più semplicemente e tragicamente di ogni forma di utopia. E cioè la costruzione del tempo che viene come dimensione umana e civile del tempo che si vive. Ed allora, al lavoro, con umiltà, con intelligenza, senza melmose mediazioni. Fuori e contro questa opprimente palude che è il Mezzogiorno.

3 di 3 Una ipotesi di lavoro per il Mezzogiorno

Link map: mario parente|
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13 maggio 2007

La buona autonomia di un partito a due piazze

No. La migliore di ieri non è stata la piazzata di Berlusconi che interviene con tutto il peso del suo curriculum, a difesa della Famiglia [che nel suo caso non si sa mai quale perimetro o concetto criminologico associ]. E a difesa della chiesa, contro la [presunta] aggressione laicista in atto. Lautamente ammorbidita dall’ottopermille peraltro. Se c’è attacco è tutto sommato munifico e da gran signori, mosso più dalle mariedefilippi che non da canaglie conclamate [somiglia molto a quello subito dalle sue aziende, i suoi affetti più cari, nell’ultimo ventennio].

No. La migliore di ieri l’ha ripetuta Fabio Mussi, icasticamente:

«Il PD - ha detto – è un partito a due piazze».

Verità sacrosanta.
Che dovrebbe garantirgli un certo successo.

Se sarà declinata con l’
autonomia che la politica con la P maiuscola deve mantenere, difendendosi dall’abbraccio mortale che viene mosso da P&P, dalla piazza & dai poteri. La buona politica ascolta, apre i canali della partecipazione e decide in autonomia, senza accodarsi o schiacciarsi su posizioni precotte quanto indigeste, o faziose, o indigeribili.

È questa la missione della politica con la P maiuscola.

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Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
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Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
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- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

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Questo blog aderiva alla campagna
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Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



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La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






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FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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