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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


25 dicembre 2009

Incarnationis Mysterium. Tempo di Natale 2009.


4 agosto 2009

Jean-Marie Vianney, nella cordialità dell'ascolto

[ click | Nel 150° anniversario dalla morte - dies natalis, nascita al cielo - del curato d'Ars, Jaen-Marie Vianney, si celebra il dono di questo parroco di campagna, profondamente capace di ascolto e com-pàssus, mosso dal cuore, nel confessionale e nella vita feriale ]
 

Giovanni Maria Vianney, curato d'Ars


Link map: com-pàssus|còrdis|jmv|sacerdotii nostri primordia|fileîs-me


19 giugno 2009

Suscepit nos Dominus in sinum et cor suum

Cari fratelli e sorelle,

 

nell'antifona al Magnificat tra poco canteremo: Il Signore ci ha accolti nel suo cuore | Suscepit nos Dominus in sinum et cor suum. Nell'Antico Testamento si parla 26 volte del cuore di Dio, considerato come l'organo della sua volontà: rispetto al cuore di Dio l'uomo viene giudicato. A causa del dolore che il suo cuore prova per i peccati dell'uomo, Iddio decide il diluvio, ma poi si commuove dinanzi alla debolezza umana e perdona.

 

C'è poi un passo veterotestamentario nel quale il tema del cuore di Dio si trova espresso in modo assolutamente chiaro: è nel capitolo 11 del libro del profeta Osea, dove i primi versetti descrivono la dimensione dell'amore con cui il Signore si è rivolto ad Israele all'alba della sua storia: Quando Israele era fanciullo, io l'ho amato e dall'Egitto ho chiamato mio figlio [v. 1]. In verità, all'instancabile predilezione divina, Israele risponde con indifferenza e addirittura con ingratitudine. Più li chiamavo - è costretto a constatare il Signore -, più si allontanavano da me [v. 2]. Tuttavia Egli mai abbandona Israele nelle mani dei nemici, perché, cosí dice il versetto 8, il mio cuore - osserva il Creatore dell'universo - si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione.

 

Il cuore di Dio freme di compassione! Nell'odierna solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, la Chiesa offre alla nostra contemplazione questo mistero, il mistero del cuore di un Dio che si commuove e riversa tutto il suo amore sull'umanità. Un amore misterioso, che nei testi del Nuovo Testamento ci viene rivelato come incommensurabile passione di Dio per l'uomo. Egli non si arrende dinanzi all'ingratitudine e nemmeno davanti al rifiuto del popolo che si è scelto; anzi, con infinita misericordia, invia nel mondo l'Unigenito suo Figlio perché prenda su di sé il destino dell'amore distrutto; perché, sconfiggendo il potere del male e della morte, possa restituire dignità di figli agli esseri umani resi schiavi dal peccato.

 

Tutto questo a caro prezzo: il Figlio Unigenito del Padre si immola sulla croce: Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine [cfr Gv 13,1]. Simbolo di tale amore che va oltre la morte è il suo fianco squarciato da una lancia. A tale riguardo, il testimone oculare, l'apostolo Giovanni, afferma: Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue ed acqua [cfr Gv 19,34].

 

Cari fratelli e sorelle, grazie perché, rispondendo al mio invito, siete venuti numerosi a questa celebrazione con cui entriamo nell'Anno Sacerdotale. Saluto i Signori Cardinali e i Vescovi, in particolare il Cardinale Prefetto e il Segretario della Congregazione per il Clero con i loro collaboratori, ed il Vescovo di Ars. Saluto i sacerdoti e i seminaristi dei vari seminari e collegi di Roma; i religiosi e le religiose e tutti i fedeli. Un saluto speciale rivolgo a Sua Beatitudine Ignace Youssef Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri, venuto a Roma per incontrarmi e significare pubblicamente l'ecclesiastica communio che gli ho concesso.

 

Cari fratelli e sorelle, fermiamoci insieme a contemplare il Cuore trafitto del Crocifisso. Abbiamo ascoltato ancora una volta, poco fa, nella breve lettura tratta dalla Lettera di san Paolo agli Efesini, che Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatti rivivere con Cristo... Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù [Ef 2,4-6].

 

Essere in Cristo Gesù è già sedere nei Cieli. Nel Cuore di Gesù è espresso il nucleo essenziale del cristianesimo; in Cristo ci è stata rivelata e donata tutta la novità rivoluzionaria del Vangelo: l'Amore che ci salva e ci fa vivere già nell'eternità di Dio. Scrive l'evangelista Giovanni: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna [3,16]. Il suo Cuore divino chiama allora il nostro cuore; ci invita ad uscire da noi stessi, ad abbandonare le nostre sicurezze umane per fidarci di Lui e, seguendo il suo esempio, a fare di noi stessi un dono di amore senza riserve.

 

Se è vero che l'invito di Gesù a rimanere nel suo amore [cfr Gv 15,9] è per ogni battezzato, nella festa del Sacro Cuore di Gesù, Giornata di santificazione sacerdotale, tale invito risuona con maggiore forza per noi sacerdoti, in particolare questa sera, solenne inizio dell'Anno Sacerdotale, da me voluto in occasione del 150° anniversario della morte del Santo Curato d'Ars. Mi viene subito alla mente una sua bella e commovente affermazione, riportata nel Catechismo della Chiesa Cattolica dove dice: Il sacerdozio è l'amore del Cuore di Gesù [n. 1589].

 

Come non ricordare con commozione che direttamente da questo Cuore è scaturito il dono del nostro ministero sacerdotale? Come dimenticare che noi presbiteri siamo stati consacrati per servire, umilmente e autorevolmente, il sacerdozio comune dei fedeli? La nostra è una missione indispensabile per la Chiesa e per il mondo, che domanda fedeltà piena a Cristo ed incessante unione con Lui; esige cioè che tendiamo costantemente alla santità come ha fatto san Giovanni Maria Vianney.

 

Nella Lettera a voi indirizzata per questo speciale anno giubilare, cari fratelli sacerdoti, ho voluto porre in luce alcuni aspetti qualificanti del nostro ministero, facendo riferimento all'esempio e all'insegnamento del Santo Curato di Ars, modello e protettore di tutti i sacerdoti, e in particolare dei parroci. Che questo mio scritto vi sia di aiuto e di incoraggiamento a fare di questo anno un'occasione propizia per crescere nell'intimità con Gesù, che conta su di noi, suoi ministri, per diffondere e consolidare il suo Regno, per diffondere il suo amore, la sua verità. E pertanto, sull'esempio del Santo Curato d'Ars - così concludevo la mia Lettera - lasciatevi conquistare da Lui e sarete anche voi, nel mondo di oggi, messaggeri di speranza, di riconciliazione, di pace.

 

Lasciarsi conquistare pienamente da Cristo! Questo è stato lo scopo di tutta la vita di san Paolo, al quale abbiamo rivolto la nostra attenzione durante l'Anno Paolino che si avvia ormai verso la sua conclusione; questa è stata la meta di tutto il ministero del Santo Curato d'Ars, che invocheremo particolarmente durante l'Anno Sacerdotale; questo sia anche l'obiettivo principale di ognuno di noi. Per essere ministri al servizio del Vangelo, è certamente utile e necessario lo studio con una accurata e permanente formazione pastorale, ma è ancor più necessaria quella scienza dell'amore che si apprende solo nel cuore a cuore con Cristo. E' Lui infatti a chiamarci per spezzare il pane del suo amore, per rimettere i peccati e per guidare il gregge in nome suo. Proprio per questo non dobbiamo mai allontanarci dalla sorgente dell'Amore che è il suo Cuore trafitto sulla croce.

 

Solo così saremo in grado di cooperare efficacemente al misterioso disegno del Padre che consiste nel fare di Cristo il cuore del mondo"! Disegno che si realizza nella storia, man mano che Gesù diviene il Cuore dei cuori umani, iniziando da coloro che sono chiamati a stargli più vicini, i sacerdoti appunto. Ci richiamano a questo costante impegno le promesse sacerdotali, che abbiamo pronunciato il giorno della nostra Ordinazione e che rinnoviamo ogni anno, il Giovedì Santo, nella Messa Crismale. Perfino le nostre carenze, i nostri limiti e debolezze devono ricondurci al Cuore di Gesù. Se infatti è vero che i peccatori, contemplandoLo, devono apprendere da Lui il necessario dolore dei peccati che li riconduca al Padre, questo vale ancor più per i sacri ministri. Come dimenticare, in proposito, che nulla fa soffrire tanto la Chiesa, Corpo di Cristo, quanto i peccati dei suoi pastori, soprattutto di quelli che si tramutano in ladri delle pecore [Gv 10,1ss], o perché le deviano con le loro private dottrine, o perché le stringono con lacci di peccato e di morte? Anche per noi, cari sacerdoti, vale il richiamo alla conversione e al ricorso alla Divina Misericordia, e ugualmente dobbiamo rivolgere con umiltà l'accorata e incessante domanda al Cuore di Gesù perché ci preservi dal terribile rischio di danneggiare coloro che siamo tenuti a salvare.

 

Poc'anzi ho potuto venerare, nella Cappella del Coro, la reliquia del Santo Curato d'Ars: il suo cuore. Un cuore infiammato di amore divino, che si commuoveva al pensiero della dignità del prete e parlava ai fedeli con accenti toccanti e sublimi, affermando che dopo Dio, il sacerdote è tutto!... Lui stesso non si capirà bene che in cielo [cfr Lettera per l'Anno Sacerdotale, p. 2]. Coltiviamo, cari fratelli, questa stessa commozione, sia per adempiere il nostro ministero con generosità e dedizione, sia per custodire nell'anima un vero timore di Dio: il timore di poter privare di tanto bene, per nostra negligenza o colpa, le anime che ci sono affidate, o di poterle - Dio non voglia! - danneggiare. La Chiesa ha bisogno di sacerdoti santi; di ministri che aiutino i fedeli a sperimentare l'amore misericordioso del Signore e ne siano convinti testimoni.

 

Nell'adorazione eucaristica, che seguirà la celebrazione dei Vespri, chiederemo al Signore che infiammi il cuore di ogni presbitero di quella carità pastorale capace di assimilare il suo personale io a quello di Gesù Sacerdote, così da poterlo imitare nella più completa auto-donazione. Ci ottenga questa grazia la Vergine Madre, della quale domani contempleremo con viva fede il Cuore Immacolato. Per Lei il Santo Curato d'Ars nutriva una filiale devozione, tanto che nel 1836, in anticipo sulla proclamazione del Dogma dell'Immacolata Concezione, aveva già consacrato la sua parrocchia a Maria concepita senza peccato. E mantenne l'abitudine di rinnovare spesso quest'offerta della parrocchia alla Santa Vergine, insegnando ai fedeli che bastava rivolgersi a lei per essere esauditi, per il semplice motivo che ella desidera soprattutto di vederci felici. Ci accompagni la Vergine Santa, nostra Madre, nell'Anno Sacerdotale che oggi iniziamo, perché possiamo essere guide salde e illuminate per i fedeli che il Signore affida alle nostre cure pastorali.

 

Amen!


Link mapcom-pàssus|fileîs-me|epistole|apertura dell'anno sacerdotale


22 febbraio 2009

II Sliding slope | la discesa scivolosa

di Benedetto XVI | 2 - continua

Ogni essere umano, dunque, è molto di più di una singolare combinazione di informazioni genetiche che gli vengono trasmesse dai genitori. La generazione di uomo non potrà mai essere ridotta a una mera riproduzione di un nuovo individuo della specie umana, così come avviene con un qualunque animale. Ogni apparire nel mondo di una persona è sempre una nuova creazione. Lo ricorda con profonda sapienza la parola del Salmo: Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre... Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto [139,13.15].

 

Se si vuole entrare nel mistero della vita umana, quindi, è necessario che nessuna scienza si isoli, pretendendo di possedere l'ultima parola. Si deve condividere, invece, la comune vocazione per giungere alla verità pur nella differenza delle metodologie e dei contenuti propri a ogni scienza.

 

Il vostro convegno, comunque, non analizza solamente le grandi sfide che la genetica è tenuta ad affrontare; ma si estende pure ai rischi dell'eugenetica, pratica non certamente nuova e che ha visto nel passato porre in essere forme inaudite di autentica discriminazione e violenza. La disapprovazione per l'eugenetica utilizzata con la violenza da un regime di stato, oppure frutto dell'odio verso una stirpe o una popolazione, è talmente radicata nelle coscienze che ha trovato espressione formale nella Dichiarazione universale dei diritti delluomo.

 

Nonostante questo, appaiono ancora ai giorni nostri manifestazioni preoccupanti di questa pratica odiosa, che si presenta con tratti diversi. Certo, non vengono riproposte ideologie eugenetiche e razziali che in passato hanno umiliato l'uomo e provocato sofferenze immani, ma si insinua una nuova mentalità che tende a giustificare una diversa considerazione della vita e della dignità personale fondata sul proprio desiderio e sul diritto individuale. Si tende, quindi, a privilegiare le capacità operative, l'efficienza, la perfezione e la bellezza fisica a detrimento di altre dimensioni dell'esistenza non ritenute degne. Viene così indebolito il rispetto che è dovuto a ogni essere umano, anche in presenza di un difetto nel suo sviluppo o di una malattia genetica che potrà manifestarsi nel corso della sua vita, e sono penalizzati fin dal concepimento quei figli la cui vita è giudicata come non degna di essere vissuta.

 

È necessario ribadire che ogni discriminazione esercitata da qualsiasi potere nei confronti di persone, popoli o etnie sulla base di differenze riconducibili a reali o presunti fattori genetici è un attentato contro l'intera umanità. Ciò che si deve ribadire con forza è l'uguale dignità di ogni essere umano per il fatto stesso di essere venuto alla vita. Lo sviluppo biologico, psichico, culturale o lo stato di salute non possono mai diventare un elemento discriminante. È necessario, al contrario, consolidare la cultura dell'accoglienza e dell'amore che testimoniano concretamente la solidarietà verso chi soffre, abbattendo le barriere che spesso la società erige discriminando chi è disabile e affetto da patologie, o peggio giungendo alla selezione ed al rifiuto della vita in nome di un ideale astratto di salute e di perfezione fisica. Se l'uomo viene ridotto ad oggetto di manipolazione sperimentale fin dai primi stadi del suo sviluppo, ciò significa che le biotecnologie mediche si arrendono all'arbitrio del più forte. La fiducia nella scienza non può far dimenticare il primato dell'etica quando in gioco vi è la vita umana.

 

Confido che le vostre ricerche in questo settore, cari amici, possano continuare con il dovuto impegno scientifico e l'attenzione che l'istanza etica richiede su problematiche così importanti e determinanti per il coerente sviluppo dell’esistenza personale. È questo l’auspicio con cui desidero concludere questo incontro. Nell’invocare sul vostro lavoro copiosi lumi celesti, imparto a voi tutti con affetto una speciale Benedizione Apostolica.


21 febbraio 2009

Sliding slope | la discesa scivolosa

di Benedetto XVI

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri Accademici,
Gentili Signori e Signore!

Mi è particolarmente gradito potervi ricevere in occasione della XV Assemblea ordinaria della Pontificia Accademia per la Vita. Nel 1994 il mio Venerato Predecessore Papa Giovanni Paolo II la istituiva sotto la presidenza di uno scienziato, il professor Jerôme Lejeune, interpretando con lungimiranza il delicato compito che avrebbe dovuto svolgere nel corso degli anni. Ringrazio il Presidente, mons. Rino Fisichella, per le parole con le quali ha voluto introdurre questo incontro, confermando il grande impegno dell'Accademia a favore della promozione e difesa della vita umana.

Da quando, nella metà dell'Ottocento, l'abate agostiniano Gregorio Mendel, scopri le leggi dell'ereditarietà dei caratteri, tanto da essere considerato il fondatore della genetica, questa scienza ha compiuto realmente passi da gigante nella comprensione di quel linguaggio che sta alla base dell'informazione biologica e che determina lo sviluppo di un essere vivente. È per questo motivo che la genetica moderna occupa un posto di particolare rilievo all'interno delle discipline biologiche che hanno contribuito al prodigioso sviluppo delle conoscenze sull'architettura invisibile del corpo umano e i processi cellulari e molecolari che presiedono alle sue molteplici attività.

La scienza è giunta oggi a svelare sia differenti meccanismi reconditi della fisiologia umana sia processi che sono legati alla comparsa di alcuni difetti ereditabili dai genitori come pure processi che rendono talune persone maggiormente esposte al rischio di contrarre una malattia. Queste conoscenze, frutto dell'ingegno e della fatica di innumerevoli studiosi, consentono di giungere più facilmente non solo a una più efficace e precoce diagnosi delle malattie genetiche, ma anche a produrre terapie destinate ad alleviare le sofferenze dei malati e, in alcuni casi, perfino a restituire loro la speranza di riacquistare la salute. Da quando, inoltre, è disponibile la sequenza dell'intero genoma umano anche le differenze tra un soggetto ed un altro e tra le diverse popolazioni umane sono diventate oggetto di indagini genetiche che lasciano intravedere la possibilità di nuove conquiste.

L'ambito della ricerca rimane anche oggi molto aperto e ogni giorno vengono dischiusi nuovi orizzonti ancora in larga parte inesplorati. La fatica del ricercatore in questi ambiti così enigmatici e preziosi richiede un particolare sostegno; per questo la collaborazione tra le differenti scienze è un supporto che non può mai mancare per approdare a risultati che siano efficaci e nello stesso tempo produttori di autentico progresso per l'umanità intera. Questa complementarità permette di evitare il rischio di un diffuso riduzionismo genetico, incline a identificare la persona esclusivamente con il riferimento all'informazione genetica e alle sue interazioni con l'ambiente. È necessario ribadire che l'uomo sarà sempre più grande di tutto ciò che forma il suo corpo; egli, infatti, porta con sé la forza del pensiero, che è sempre tesa alla verità su di sé e sul mondo.

Ritornano, cariche di significato, le parole di un grande pensatore che fu anche valente scienziato, Blaise Pascal: L'uomo non è che un giunco, il più debole nella natura, ma è un giunco pensante. Non occorre che l'universo intero si armi per schiacciarlo; un vapore, una goccia d'acqua è sufficiente per ucciderlo. Ma quand'anche l'universo intero lo schiacciasse, l'uomo sarebbe pur sempre più nobile di ciò che lo uccide, perché egli sa di morire e conosce la superiorità che l'universo ha su di lui; l'universo invece non ne sa nulla [Pensieri, 347].

1 - continua


16 febbraio 2009

II L'etica di fronte alla vita vegetale

Di don Vito Mancuso | 2 - continua

A questo punto però sento la voce di Benedetto XVI che rimprovera questa mia prospettiva di
relativismo in quanto privilegia la libertà del singolo a scapito della verità oggettiva.

È mio dovere cercare di rispondere e lo faccio ponendo una domanda: Dio ha voluto oppure no l’incidente stradale del 18 gennaio 1992 che ha coinvolto Eluana? A seconda della risposta discende una particolare teologia e una particolare etica. Io rispondo che Dio non ha voluto l' incidente. L’incidente, però, è avvenuto. In che modo allora il mio negare che Dio abbia voluto l’incidente non contraddice il principio dell’onnipotenza divina? Solo pensando che Dio voglia sopra ogni cosa la libertà del mondo, e precisamente questa è la mia profonda convinzione. Il fine della creazione è la libertà, perché solo dalla libertà può nascere il frutto più alto dell’essere che è l’amore. Ne viene che la libertà è la logica della creazione e che la più alta dignità dell’uomo è l’esercizio della libertà consapevole deliberando anche su di sé e sul proprio corpo.

È verissimo che la vita è un dono di Dio, ma è un dono totale, non un dono a metà, e Dio non è come quelli che ti regalano una cosa o ti fanno un favore per poi rinfacciartelo in ogni momento a mo' di sottile ricatto. Vi sono uomini di Chiesa che negano al singolo il potere di autodeterminazione. Perché lo fanno? Perché ospitano nella mente una visione del mondo all' insegna non della libertà ma dell' obbedienza a Dio, e quindi sono necessariamente costretti se vogliono ragionare [cosa che non sempre avviene, però] a ricondurre alla volontà di Dio anche l’incidente stradale di Eluana.

Delle due infatti l’una: o il principio di autodeterminazione è legittimo perché conforme alla logica del mondo che è la libertà [e quindi l’incidente di Eluana non è stato voluto da Dio]; oppure il principio di autodeterminazione non è legittimo perché la logica del mondo è l'obbedienza a Dio [e quindi l’incidente è stato voluto da Dio]. Tertium non datur. Per questo io ritengo che la deliberazione della libertà sulla propria vita non solo non sia relativismo, ma sia la condizione per essere conformi al volere di Dio.

Il senso dell’esistenza umana è una continua ripetizione dell’esercizio della libertà, a partire da quando abbiamo mosso i primi passi, con nostra madre dietro, incerta se sorreggerci o lasciarci, e nostro padre davanti, pronto a prenderci tra le sue braccia. In questa prospettiva ricordo alcune parole del cardinal Martini: «È importante riconoscere che la prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignità umana, dignità che nella visione cristiana e di molte religioni comporta una apertura alla vita eterna che Dio promette all’uomo. Possiamo dire che sta qui la definitiva dignità della persona... La vita fisica va dunque rispettata e difesa, ma non è il valore supremo e assoluto».

Il valore assoluto è la dignità della vita umana che si compie come libertà. Sarebbe un immenso regalo a questa nazione lacerata se qualche esponente della gerarchia ecclesiastica seguisse l'esempio della saggia scuola democristiana di un tempo esortando gli smemorati politici cattolici dei nostri giorni al senso della laicità dello stato. Li aiuterebbe tra l’altro a essere davvero quanto dicono di essere, il partito della libertà. Che lo siano davvero e la garantiscano a tutti, così che ognuno possa vivere la sua morte nel modo più conforme all'intera sua vita.


15 febbraio 2009

L'etica di fronte alla vita vegetale

Di don Vito Mancuso

Se le circostanze non fossero tragiche, si potrebbe dire alla Chiesa gerarchica dei nostri giorni, con una leggera ironia e una pacca sulla spalla: Dio esiste ma non sei tu, rilassati. Il problema infatti è anzitutto nervoso. Riguarda il controllo dei sentimenti e delle passioni. Un controllo che la direzione spirituale sapeva insegnare agli uomini di Chiesa di un tempo, e che invece oggi sembra smarrito.

Assistiamo allo spettacolo di una Chiesa isterica: che non è amareggiata ma arrabbiata, che non parla ma grida, anzi talora insulta, che non suggerisce ma ordina, che non critica ma impone alzando la voce, o facendo pressioni su chi tiene il bastone del comando. Non discuto la buona intenzione di combattere per la giusta causa, mi permetto però di dubitare sullo stile e più ancora sull'efficacia evangelizzatrice di tale battaglia. L’unico cardinale che ha pronunciato parole sagge e coraggiose è stato Giulio Andreotti, quando ha giudicato il decreto governativo un’indebita invasione nella sfera privata delle persone. Andreotti è uno dei rari cattolici che ancora ricorda e pratica la capitale distinzione tra etica e diritto, che è, a mio avviso, il punto decisivo di tutta la questione.

Personalmente ero contrario all'interruzione dell’idratazione di Eluana. Se mi trovassi io a vivere una condizione del genere [o peggio ancora uno dei miei figli] vorrei che mi si lasciasse al mio posto di combattimento nel grande ventre della vita anche con la sola vita vegetale: nessun accanimento terapeutico, ma vivere fino in fondo la vita lasciandomi portare dall'immenso respiro dell'essere, secondo la tradizionale visione della morale della vita fisica non solo del cattolicesimo ma anche delle altre grandi tradizioni spirituali. Chissà poi che cosa significa
vita vegetale: da precisi esperimenti è risaputo che anche le piante provano emozioni, e reagiscono con fastidio a un certo tipo di musica e con favore a un altro [dicono che la preferita sia la musica sacra indù della tradizione vedica]. La vita vegetale è una cosa seria, ognuno di noi la sta vivendo in questo momento, basta considerare la circolazione del sangue, il metabolismo, il sistema linfatico.

Il fatto, però, è che non si trattava di me, ma di Eluana, e che ciò che è un valore per me, non lo era per lei. Una diversa concezione della vita produce una diversa etica, e da una diversa etica discende una diversa modalità di percepire e di vivere le situazioni concrete, così che ciò che per uno può essere edificazione, per un altro si può trasformare in tortura. Si pensi alla castità, alla clausura, al martirio e ad altri valori religiosi, che per alcuni non sono per nulla valori ma un incubo spaventoso solo a pensarli. Il padre di Eluana ha lottato per liberarla da ciò che per lei era una tortura, ed è probabile che la conoscesse un po' meglio del ministro Sacconi e del cardinal Barragan. Grazie allo stato di diritto, alla fine l’ha liberata. Io non sono d' accordo? È un problema mio, non si trattava di me, ma di lei. Tutto molto semplice, come sempre è semplice la verità.

Ora aspettiamo una legge sul testamento biologico, e io penso che il compito dello Stato sia precisamente quello di produrre, a partire dalle diverse etiche dei cittadini, una legge ove tutti vedano riconosciuta la possibilità di vivere e di morire secondo la propria concezione del mondo. Se lo Stato fa questo, realizza la giustizia, che, com’è noto, consiste nel dare a ciascuno il suo. La distinzione tra etica e diritto è decisiva.

1 - continua


12 febbraio 2009

Eluana ancòra

[ click | ”Se non si avverte una cocciuta e divampante resistenza come parte della tragedia, se i cristiani sono costretti dalla parte dello spettatore o consegnati a un florilegio di retoriche o a una presenza orante ma non potente, sono guai.


Questa frase - non vi dico di chi è, per ora -, al netto di successive considerazioni che l'autore fa sulla forza della
invisibilità cristiana, e intendendo qui con potente non tanto il potere della gerarchia e dell'istituzione, quanto quello della promozione culturale, della persuasione anche pubblica, dello sforzo educativo e della capacità di condizionamento che ne proviene, mi ha fatto riflettere e subito pensare a voi ]


A Paluzza, un momento dei funerali di Eluana Englaro, celebrati con rito cattolico

In una notte
ingentilita dal suono di campane
che non parlavano di morte
ti ho vista… nascere.

Goccia fra gocce
libero fiume… che sgorga
partorito… ancòra …dal ventre puro, della terra.

I tuoi salti
cascate… che …lasciavano in alto
olezzi di ipocrisie che sbarravano la via;
la tua gioia cercava e trovava
prati infiniti
illuminati da un sole che stringeva a due mani
e l’amore di tuo padre, di nuovo -
                    ancòra
ti donava la vita!

Due sollecitazioni alla riflessione, nel giorno della tumulazione del corpo simbolico di Eluana. Entrambe da cattolici né svogliati, né adulti [l’insulto che coglie i non allineati ad un certo clericalismo deteriore e stucchevole].

Il secondo, quello dei versi, cui si deve il titolo del post, è un parkinsoniano tra i più combattivi.

Link mapil simulacro|il feretro|ero mors tua, o mors|cattolici|magister


29 gennaio 2009

Memoria della memoria

Io credo che le camere a gas non siano mai esistite... penso che dai 200mila ai 300mila ebrei siano morti nei campi di concentramento, ma nessuno nelle camere a gas, ha detto Richard Williamson, uno dei quattro vescovi consacrati dal dissidente ultratradizionalista mons. Marcel Lefebvre, durante un programma della tv pubblica svedese.



E lei cosa ne pensa? Delle camere a gas, intendo
[domanda Laura Canzian al trevigiano don Floriano Abrahamowicz, ndr]

Non lo so davvero. Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.

Nell’omelia pronunciata in occasione della solenne inaugurazione del mio Pontificato dicevo che è "esplicito" compito del Pastore "la chiamata all’unità", e commentando le parole evangeliche relative alla pesca miracolosa ho detto: "sebbene fossero così tanti i pesci, la rete non si strappò", proseguivo dopo queste parole evangeliche: "Ahimè, amato Signore, essa – la rete - ora si è strappata, vorremmo dire addolorati". E continuavo: "Ma no – non dobbiamo essere tristi! Rallegriamoci per la tua promessa che non delude e facciamo tutto il possibile per percorrere la via verso l’unità che tu hai promesso…. Non permettere, Signore, che la tua rete si strappi e aiutaci ad essere servitori dell’unità".

[ click | Il vescovo Richard Williamson, appartenente alla Fraternità San Pio X - il gruppo fondato da monsignor Lefebvre in dissenso con le riforme del Concilio Vaticano II su libertà religiosa, ecumenismo e liturgia - è al centro di una polemica in Germania e in Svezia per aver negato, in un’intervista tv, la realtà dell’Olocausto, l’esistenza delle camere a gas naziste e per aver ridotto il numero degli ebrei uccisi a 300 mila, anziché 6 milioni: sabato 24 aveva ricevuto il “perdono” pontificio ]

Matteo
10,11-16

«In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città. Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe».

Link map: perdono pontificio|lefebvreiani|auschwitz-birkenau, 28 maggio 2006|paterna misericordia|memoria|leggi la seconda comunicazione, dopo i saluti|spezzare il tempo


15 agosto 2008

Umanità trasfigurata

[ click: “Dormitio virginis”, Arnolfo di Cambio | Opera del duomo di Firenze ]

“Dormitio virginis” secondo Arnolfo di Cambio [1240/45-1302/10], Opera del duomo di Firenze

«Va detto anche qualcosa del materialismo che sta a monte della visione del corpo umano cosi facilmente identificato con la materia. Il corpo non è materia che si oppone allo spirito. San Paolo parla di corpo spirituale e tanti autori moderni [ad esempio Sergej Bulgakov] hanno meditato in modo splendido sulla dimensione spirituale del corpo che fonda la fede nella sua risurrezione. Identificare il corpo con la materia rende difficile capire i più grandi dogmi del cristianesimo, rende cioè incomprensibile la teologia e la spiritualità dell'Incarnazione, della Trasfigurazione e, ovviamente, della Risurrezione».

Link maptrasfigurazione|scultura|dormitio|arnolfo|mir|assunzione BVM

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Il profilo di Giuseppe Nenna
Profilo Facebook di Giuseppe Nenna
  

In fondo è semplice decifrare BIP®™:
basta capovolgere il senso delle parole
comunicate in pubblico,
per comprendere i suoi obiettivi privati


War is peace
La guerra è pace

Freedom is slavery
La libertà è schiavitù

Ignorance is strenght
L'ignoranza è forza



Use OpenOffice.org




La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
giorni
ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






[ charis community ]

FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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