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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


10 gennaio 2009

Il mercato d'azzardo

L'80% dei gruppi finanziari italiano ha intrecci personali e azionari fra concorrenti, una percentuale senza paragoni in Europa. La denuncia arriva dall'Antitrust tramite l'indagine conoscitiva su banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio, rilevando che l'80% dei gruppi esaminati ha nei propri organismi soggetti con incarichi in concorrenti. Secondo il garante, quindi, serve «un’attenzione alta sulla corporate governance» e occorre rivedere la governance per aumentare la trasparenza e recuperare la fiducia necessaria per superarare la crisi.

L'anomalia è tutta italiana, rivela l'Antitrust. È inesistente per le imprese quotate in Spagna e Olanda, interessa solo il 26,7% di quelle quotate a Parigi, il 43,8% di quelle tedesche e il 47,1% delle quotate a Londra.

La situazione, potremmo convenire con Ennio Flaiano, è grave ma non è seria, e non solo in Italia. Tuttavia nel conflitto epidemico, o pandemico, che - forse - ci siamo lasciati alle spalle, si può scorgere qualche sintomo di sano realismo.

Abbiamo vissuto per decenni in una bolla mediatica, non finanziaria o speculativa. Solo mediatica. Lo avrebbe capito anche un bambino stupido - ma innocente - che ogni festa è destinata a finire. Anche un’ossessione orgiastica si estingue.

E tuttavia ci sono tante persone serie che fanno seriamente il proprio lavoro, spesso ignare di quanto accade ai piani alti, già sufficientemente sbertucciati dal medesimo sistema mediale che ne consacra la più volgare miopia.

Un giorno i reality, che snobbisticamente non guardo, saranno rivalutati come categoria satirica sopraffina. Un Satyricon contemporaneo: non nascondono nulla del simulacro, o del colosseo mediale. Ovvero il cafonal continuo registrato da Pizzi&Dago.

La speranza è coltivata da quei milioni e milioni di persone che, nel mondo, per i più svariati, talvolta inconfessabili motivi, tirano la carretta, fanno figli, potendo si divertono, creano saperi e strade nuove - mai tante come in questo scorcio di secolo appena ai primi vagiti. E non confondono la propria esistenza con il buco della serratura in cui scorgere, non visti, una interminabile carrellata di Cronaca vera patinata.

E per la prima volta da molti decenni c’è –
cè - un leader politico capace di dare profondità a questo insostituibile asset immateriale. E tuttavia molto concreto.

Link map: guido rossi
|antitrust|conflitto|simulacro|com pàssus|we


31 dicembre 2008

We [noi]

[ click | TIME’s Person of the Year '08 ] 

Barack Obama is Person of the Year not just for what he's done but also for what he's moving quickly to do next

Fin troppo banale indicare in Obama il personaggio dell’anno 2008. Una svista del più noto tra i settimanali americani, Time, che nel 2006 aveva visto lungo, incoronando me, e te, e loro, i naviganti del web, singolarmente presi, quali icone dell’anno: You.

Sarebbe bastato declinare You [tu, voi] in
We [noi] per interpretare come un’impronta digitale il senso stesso dell’elezione di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca. Primo presidente veramente designato da un collegio elettorale globale, per procura ai cittadini iscritti nelle liste dei 50 stati USA chiamati alle urne.

We
[noi], non singolarmente presi, ma come individui che formano una comunità più larga. Più di un social network, ben più di una rete. Di cui ci si accorge. Da cui non è semplice distogliere lo sguardo.



Link map
: it's time|obama's nation of hope|you|bho|watershed|accorgendosi


29 dicembre 2008

Community organizer | Saul Alinsky

[ clicca sulle immagini | Saul Alinsky was born in Chicago in 1909 to Russian Jewish immigrant parents, the only surviving son of Benjamin Alinsky's second marriage to Sarah Tannenbaum Alinsky. He started at the University of Chicago in 1926, and eventually received a graduate fellowship in sociology, but didn't complete it ]

Obama ha cominciato la sua carriera politica come community organizer nei ghetti di Chicago, seguendo gli insegnamenti di un radicale non marxista come Saul Alinsky, nella foto appaggiato alla sua munitissima biblioteca

L’elemento che in Italia è stato analizzato poco o niente - allo scopo di farne tesoro - è quello del modello organizzativo della vittoria di Obama.

Mentre i partiti italiani si cesarizzano o si polverizzano, in America si procede a un’europeizzazione del sistema dei partiti, sempre più distinti nelle opzioni culturali e ideologiche, sempre più organizzati su una base di stabilità e continuità di lavoro tra un’elezione e l’altra [fino a poco tempo fa i partiti erano mere agenzie di sostegno elettorale a imprenditori politici che utilizzavano il franchising repubblicano o democratico].

Lo stesso Howard Dean aveva detto delle presidenziali:
«Bisogna far finta che sia un’elezione diretta». Intendendo dire che ogni voto conta, che bisogna essere presenti ovunque anche dove non c’è speranza di prendere lo Stato e i relativi grandi elettori [negli Stati Uniti chi vince lo Stato, porta a casa tutti i delegati, tranne in uno]. E poi, cosa importante per uno che ha fatto le primarie del 2004 usando benissimo il web e le nuove tecnologie, Dean ha detto «Basta Tv, facciamo il porta a porta». Non esattamente il modello di politica americana che noi immaginiamo, dove il lavoro organizzativo di base è stare nei quartieri, esserci, parlare.

Obama ha cominciato la sua carriera politica come
community organizer nei ghetti di Chicago, seguendo gli insegnamenti di un radicale non marxista come Saul Alinsky. Laddove il rapporto con la politica si riduce al voto di scambio o non esiste, le reti sociali di un quartiere o di una città vanno ricostruite su basi nuove: non bastano [o non sono credibili, o non esistono…] i partiti, servono persone inserite o capaci di inserirsi nei tessuti sociali, tecniche per farlo, educazione politica, continuità di lavoro, strumenti culturali per leggere la società nella quale si vive.

Obama vuole nazionalizzare questa sua esperienza locale: ha costantemente spronato il suo staff affinché costruisse
la migliore organizzazione politica degli Stati uniti. A causa del colore della sua pelle la sua candidatura è stata una scommessa, vinta grazie all’organizzazione ancor prima che al messaggio: al di là del chiacchiericcio mediatico, i simboli che non hanno gambe e sostanza [o che non parlano più alle persone] durano molto poco.

Saul Alinsky: «Il più grande nemico della libertà individuale è l'individualismo in se stesso» [dal prologo a "Rules for Radicals", di cui è pubblicata la copertina all'edizione del 1971]

La sostanza è tanto nell’organizzazione e nelle tecniche che la determinano, quanto in un profilo culturale che riscopre parole dordine ed elementi culturali che hanno sempre fatto parte della tradizione democratica e liberal. È come se si fosse cercato di risvegliare il progressista dormiente - e il suo orgoglio - in ogni elettore democratico americano. In questo modo Barack Obama ha saputo dare uno sbocco al disagio sociale e all’insofferenza di questi ultimi anni, ha saputo mobilitare milioni di persone, come i piccoli finanziatori della campagna, le centinaia di migliaia di volontari [5 milioni di volontari | 3 milioni di singoli finanziatori, pari all'1% della popolazione USA].

Sul successo di questa campagna, sul suo mix di modernità e lavoro territoriale di base occorrerebbe davvero riflettere: che sia un progetto vero, ingenuo, oppure di semplice opportunismo,
Barack Obama rappresenta oggi un movimento che va in senso contrario al ciclo della shock economy, verso l’inclusione sociale e politica. Un’impresa molto difficile perché, va ricordato, la democrazia più antica del mondo è la più scrupolosa nel rendere impraticabili i diritti dei propri cittadini.

Link map: saul alinsky|jimmy wales|democrazia in america|how this happened


28 dicembre 2008

Community organizer | Jimmy Wales

[ click | Il 15 giugno 2001 Jimmy Wales e Larry Sanger, suo caporedattore, crearono Wikipedia ]

Una copertina taroccata di Time Magazine mostra Jimmy Wales "Uomo dell'anno", come fosse stato indicato dalla rivista americana

Immagina un mondo in cui ciascuno possa avere libero accesso a tutto il patrimonio della conoscenza umana.


Gentile lettore
,

oggi ti chiedo di sostenere Wikipedia con una donazione.

Potrebbe sembrare strano: perché i gestori di uno dei cinque siti web più popolari chiedono ai suoi utenti un sostegno finanziario?

Wikipedia è differente da quasi tutti gli altri 50 siti più importanti. Noi abbiamo un piccolo numero di dipendenti stipendiati, solo 23. Il contenuto di Wikipedia può essere utilizzato liberamente da chiunque per qualunque scopo. Le nostre spese annuali sono meno di sei milioni di dollari.

Wikipedia è mantenuta in funzione, senza fini di lucro, dalla Wikimedia Foundation, che ho fondato nel 2003.

Attualmente, Wikipedia è scritta da una comunità globale di più di 150.000 volontari: tutti intenti a condividere la conoscenza liberamente e gratuitamente. In quasi otto anni, questi volontari hanno scritto più di 11 milioni di voci in 265 lingue. Più di 275 milioni di persone accedono al nostro sito ogni mese per ottenere delle informazioni, senza costi e senza pubblicità.

Ma Wikipedia è più di un sito web. Noi abbiamo un obiettivo comune: Immagina un mondo in cui ciascuno possa avere libero accesso a tutto il patrimonio della conoscenza umana. Questo è il nostro scopo.

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Wikipedia è differente. È la più grande enciclopedia della storia, scritta da volontari. Proprio come in un parco naturale o in una scuola, crediamo che la pubblicità non dovrebbe essere presente su Wikipedia. Vogliamo mantenerla libera e forte, ma abbiamo bisogno del sostegno di migliaia di persone come te.

Ti invito ad unirti a noi: la tua donazione ci aiuterà a mantenere Wikipedia libera per tutto il mondo.

Grazie,

Jimmy Wales

Link map: jimbo|time rank|anderson|social media lab|donate


5 dicembre 2008

november 5th, 2008 | watershed

[ Il primo post dedicato al futuro presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Hussein Obama, data l’8 gennaio 2008 | clicca sulle immagini ]

Barack Obama, Sasha, Malia [le figlie] e Michelle [la moglie], ringraziano la sterminata folla di supporter riunita a Grant Park, il 5 novembre scorso

Chi frequenta questo blog sa della netta preferenza espressa, fin dalla vittoria alle primarie Dem in Iowa, per Barack Hussein Obama. Sa soprattutto che non considero la sua elezione un evento tra gli altri, ma proprio il momento che gli storici individueranno per tracciare la cesura tra il novecento ed il XXI secolo.
Un primo approccio ai cambiamenti tecnosociali che vedrà chi vivrà, nemmeno tanto a lungo termine, il III millennio.

In qualche occasione mi sono spinto ad ipotizzare un salto evoluzionistico della specie umana. Determinato dalla crescita di quanto il gesuita
Pierre Teilhard de Chardin avrebbe forse attribuito al concetto di noosfera. Ovvero la progressiva connessione tra sistemi di pensiero:

I
. accelerata dalla miniaturizzazione degli apparati tecnologici [sempre più simili a sinapsi cerebrali]

II. indotta dalle profonde trasformazioni che interverranno grazie alle biotecnologie ed alla lotta alla malattia condotta a livello di biotessuti [conseguente alla progressiva decodificazione della doppia elica del DNA, ed alle applicazioni che ne seguiranno, che vieppiù richiederanno un surplus di responsabilità in capo ai sistemi di interessi che ne possiederanno i brevetti ed il know how]

III. spinta dall’influenza che gli ambienti di social networking eserciteranno sulla struttura del pensiero umano, sulla sua sedimentazione in sequenze di apprendimento ed in relazione alla propria espansione nelle prassi organizzative [parliamo di oggi e di un domani già in fieri o, secondo il neologismo che propongo, di weltansharing].

Il paleontologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin

Questo spartiacque [watershed] coinciderà simbolicamente con la data del
5 novembre 2008, prequel della presidenza Obama. Non per i poteri taumaturgici attribuiti ai re medievali, ma per effetto di transizione, del primo switch-off tra dinamiche sociali analogiche e movimenti evolutivi incorporati dallecologia delle reti.

Né senza contraddizioni e spinte contrastanti. Non appianando magicamente le
fossé temporel, come immaginate da Joël de Rosnay [il gap creato dall'accelerazione delle economie avanzate].

Link map: social media lab|grassroot watershed|homo noeticus|re taumaturghi|fossé temporel


4 dicembre 2008

Windows '08

Accade. Accade... Accade che la realtà sorprenda. In positivo. Succede che conosci il gran capo dell’on line di Microsoft Europe. È successo oggi. E scopri una storia ed una densità umana che difficilmente accosti al colosso di Redmond. Fatta di passione per il proprio lavoro: sfidare sui contenuti i più grandi portali del mondo, da leader. Di preoccupazione: non usare l’immagine della donna per fare traffico, né indugiare sul lato oscuro della forza per abbacinare i navigatori. E non allo scopo, banale, di mantenere un profilo politicamente corretto. Costruire ambienti di relazione in cui la connessione sia vera, viva. Per quanto possibile non utilitaristica, un’estensione digitale tout court.

Pensate a quanti di noi usano normalmente
live messenger e vi siano, in un certo senso, affezionati. Mantenendo 2.000.000 di contatti aperti in quello che, a cavallo delle 20:30, solo vent’anni fa sarebbe stato il prime time televisivo. Più o meno ai tempi in cui Paolo Tacconi cominciava a frequentare gli amici che lo condussero a fondare Virgilio, il primo vero portale italiano dell’era internet, all’incirca un lustro dopo.

No. Tenetevi le vostre preoccupazioni per la crisi. Per il declino etico [sarà vero
?], per l’inquinamento che potrebbe cancellare la nostra civiltà nel giro di qualche decennio [inciviltà inclusa]. Io da questo mondo non voglio scendere. Perché più spesso di quanto s’immagini incontro i Paolo Tacconi. Riservati fino alla timidezza. Riflessivi con acume. Aperti, giammai ad un ottimismo di maniera ma al domani ed alla speranza. Costruendola oggi. Qui.

E potrò raccontare un giorno di aver fatto dannatamente il tifo per
Barack Hussein Obama, ed assistito al cambio di millennio che coincideva con la sua ascesa alla Casa Bianca. Otto anni dopo il cambio di secolo. Domani, di un mese fa.

Toglietemi tutto. Ma non il nostro secolo. Il nostro... Il nostro: il migliore in cui vivere. Il migliore tra quelli che possiamo permetterci.

Link map: social media lab|abbacinare|virgilio|cleavage|domani


4 maggio 2008

La doppia [es]pressione

È mia opinione, rispetto a quella espressa da Ilvo Diamanti stamane su Repubblica [l’intervento di Scalfari è patetico, nda], che stia terminando la funzione storica assolta dagli stati nazione, mentre si accentua il ruolo e la rilevanza delle aree vaste. A partire proprio dalla dimensione piccola e piccolissima [rispetto a quella megalopolitana delle conurbazioni che concentrano milioni di persone in continuum paragonabili al nostro nord-est, ma demograficamente più densi].

Ci torneremo. Ci tornerò.

[ click ]

Il Pd, in altri termini, ci sembra ancora un progetto incompiuto. Riflette una domanda diffusa. Ha raccolto un ampio sostegno sociale. Riscuote attenzione e curiosità, nei settori moderati e di sinistra. Una "novità" attraente, ma "vecchia" dal punto di vista del gruppo dirigente. Nazionale e ancor più locale. Dove i giovani, le donne, i lavoratori, gli imprenditori, insomma, i "nuovi", quando si affacciano alla politica trovano porte strette.

La strategia di marketing, utilizzata da Veltroni per forzare questo limite attraverso candidature simboliche [il piccolo imprenditore, la giovane ricercatrice, l'operaio ecc.], alla fine, si è scontrata con una realtà "radicalmente" [= alla radice] diversa. Dove prevalgono i "vecchi", non solo e non tanto per età. Ma per mentalità e carriera.

D'altronde, i leader del Pd - grandi e piccoli, centrali e locali - sembrano impermeabili a ogni mutamento di sigla, a ogni cambio d'epoca, a ogni sconfitta. [e, sia chiaro, non ci riferiamo a Veltroni]. Insensibili al crollo dei muri, delle ideologie e dei partiti. Altrove, negli Usa e in Europa, abbiamo assistito, in questi ultimi anni, al "ritiro" di figure come Gore, Kerry, Schroeder, Aznar, Gonzales, Blair. Battuti di poco. A volte, neppure. In Italia, salvo Prodi [l'unico, peraltro, ad aver vinto una elezione e mezza contro il Cavaliere], nessuno si dimette; nessuno paga le sconfitte subite in città e regioni importanti.

Non solo: gli sconfitti vengono premiati con nuovi incarichi di prestigio. Mentre tutto il gruppo dirigente - ex comunista ed ex-democristiano - ha affollato le liste del Pd, occupando posti di assoluta sicurezza. In centro e in periferia.

Il Pd: è rimasto a metà del guado. Incerto. Fra partito di iscritti e partito elettorale. Fra personalizzazione nazionale e oligarchia locale. Agita le primarie come una bandiera. Ma non le usa per selezionare i candidati alle elezioni politiche; spesso neppure alle amministrative. Mentre, a livello nazionale, fino ad oggi sono servite a confermare leader pre-destinati. Vorrebbe rappresentare il Nord restando Lega Centro. I piedi in Emilia e in Toscana. La testa a Roma.

E' uno strano albero, questo Pd. Le radici salde. Fin troppo. Non riescono a propagarsi. Il fusto fragile. I rami rinsecchiti. Le foglie crescono. Tante.
Ma cadono presto.

Link mapdiamanti|scalfariana|europa 2056|gennariello|doppia pressione|joël de rosnay|cleavage 


16 aprile 2008

Sul ponte sventola bandiera verde

Confesso che più guardo il voto, più mi piace. La chiave, cleavage, l'avevo anche abbondantemente descritta. Tra gli altri.

La mia risposta è che si vota per un bisogno fondamentale di
rassicurazione: cos'altro è la domanda emotiva di sicurezza [un bisogno astratto di sicurezza, irredimibile, utopico, quasi dai rischi della "vita tutto compreso"], se non una domanda che si leva da una società oppressa da messaggi tutti privi della fatica della meta?

Rassicurazione|rischio è il cleavage. Welfare to Knowledge è una delle risposte possibili:
ovvero costruire risposte collettive a partire da esperienze individuali, o di piccoli gruppi. Come ormai la comunicazione digitale ampiamente consente.

Un paese vecchio e timoroso come l'Italia sceglie, in questo momento, la risposta di pancia amplificata dalla Lega.

Quello che risulta chiaro è che la Lega dei mercatini rionali rafforza la propria egemonia su tutta la destra italiana. Ma non tutto è da buttare. Si deve raccogliere la sfida e rilanciarla in avanti, ad esempio sul versante della responsabilità sulla spesa locale. Che rinvia alla qualità dei sistemi territoriali ed al welfare municipale. Ma su questo, oggetto della citazione precedente, tornerò più diffusamente.

Intanto si può semplificare in questo modo

la Lega detiene saldamente il potere di agenda nella destra, e lo imporrà a tutta la maggioranza.

Non bisogna temerla ma costruire modelli di negoziazione degli interessi, come li definisce Zygmunt Bauman, in cui le risposte quotidiane alla solitudine ed all'isolamento siano semplici e percepite spontaneamente.

Secondo
Zygmunt Bauman*: « La capacità di vivere con le differenze, e ancor meno quello di apprezzare tale modo di vita e di trarne benefici, non è una dote che si acquista facilmente e tanto meno viene da sé. Tale capacità è un’arte, e come tutte le arti richiede studio e applicazione. Per contro l’incapacità di far fronte all’irritante pluralità degli essere umani e all’ambiguità di tutte le decisioni classificatrici/cataloganti si perpetua e si rinforza da sé: quanto più possenti sono la spinta all’omogeneità e i tentativi di eliminare la differenza, tanto più difficile è sentirsi a casa in presenza di estranei; quanto più minacciosa appare tale differenza, tanto più profonda e intensa è l’ansia che produce. Il progetto di sfuggire alla multitonalità urbana e trovare rifugio nell’uniformità, monotonia e ripetitività comunitaria è autolesionistico quanto autoperpetuantesi.

[  ] Il problema diventa così un circolo vizioso. Con
l’arte della negoziazione degli interessi comuni e di un destino condiviso ormai in disuso, raramente o mai praticata, pressoché dimenticata o mai adeguatamente padroneggiata; con l’idea del “bene comune” guardata con sospetto, ritenuta minacciosa, nebulosa o bizzarra, la ricerca della sicurezza in un’identità comune anziché in un accordo su comuni interessi diventa il modo più sensato di procedere. Ma i timori legati all’identità e alla sua difesa dalla contaminazione rendono l’idea di interessi comuni, e in particolare di interessi comuni negoziati, ancor più inverosimile e fantasiosa e la capacità e volontà di perseguirli sempre meno probabile. Come Sharon Zukin riepiloga, la condizione che ne consegue: “nessuno sa come comunicare con gli altri ».

*
Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Roma - Bari, Laterza, 2003, pg. 118, 119 ISBN 8842065145

Antitodo alla paura è sempre la prossimità
. E' questo il compito del PD e di uno schieramento culturale che voglia combattere l'imbarbarimento delle relazioni personali.


Link map
: cleavage|mercatini|diamanti|difendersi|bauman|modernità liquida|barbarie


4 marzo 2008

Cleavage

La domanda che Marco Castelnuovo poneva, dal suo blog Diario Elettorale, pubblicato da la Stampa, è questa.


Se non si vota più secondo il
cleavage [in scienza della politica rappresenta la frattura] destra|sinistra, secondo quale frattura si vota?


[Più Stato
|più mercato? Paternalismo|comunitarismo?, Identità|globalizzazione? Diritti individuali|diritti di tutti? o cos'altro?] 


La mia risposta è che si vota per un bisogno fondamentale di
rassicurazione: cos'altro è la domanda emotiva di sicurezza [un bisogno astratto di sicurezza, irredimibile, utopico, quasi dai rischi della "vita tutto compreso"], se non una domanda che si leva da una società oppressa da messaggi tutti privi della fatica della meta?


Ci spaventa invecchiare, passeggiare, perdere il lavoro [con una certa ragione, considerando la violenza del sistema in
|out]. E vorremmo vivere tutti sospesi in una dimensione di non-vita, sicura e per sempre, come ci promettono le pubblicità.

 

Qualche giorno fa scrivevo sul blog di Fulmini [volutamente adottando un linguaggio più specialistico, in luogo della facile semplificazione che ci lascia l'impressione di aver capito tutto senza capire nulla], di una sorta di Weltansharing: neologismo che fonde i concetti di visione del mondo [weltanshauung] e quello di paradigma di condivisione della conoscenza [sharing].


A me la
questio ricorda la solita pulsione delle società abbienti che pur disponendo di tutto il necessario, e molto di più, per vivere bene, prima vengono allettate da vaghi concetti di libertà assoluta e poi terrorizzate da politiche più o meno repressive, agite su soggetti fondamentalmente anestetizzati. E pertanto incapaci di reazione logica. Sempre di più allevati a pane e paura, salvo delegare ad un supercop impotente ed onnipresente soluzioni che la semplice capacità di discernimento medio ricondurrebbe al feriale rischio di vivere.

Rassicurazione|rischio è il cleavage. Welfare to Knowledge è una delle risposte possibili: ovvero costruire risposte collettive a partire da esperienze individuali, o di piccoli gruppi. Come ormai la comunicazione digitale ampiamente consente. Ma si tratta di una meta da conquistare, non a buon mercato. Perché è giusto riconquistare il gusto per la fecondità. Mai gratuita. Dando senso al tempo.

In fondo è il lavoro cui mi dedico da svariati anni, a partire da alcune osservazioni di contesto sintetizzate da titoli:

Attenuazione delle relazioni personali
Intensificazione delle relazioni liquide ed utilitaristiche
Solitudini

Riduzione della copertura sociale garantita dallo stato assistenziale
Invecchiamento della popolazione ed incremento della domanda di servizi alla persona
Domanda di rassicurazione
Ruolo attivo nel controllo delle prestazioni rivendicato dai cittadini

Denatalità
Limiti della riproduzione sociale, burocratizzata e spesso pervasiva
Lenta emersione di modelli alternativi di riproduzione sociale: né burocratizzata, né pervasiva.

Link map: castelnuovo|weltansharing|fulmini|garland|dietrich bonhoeffer|carlo molari

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Il profilo di Giuseppe Nenna
Profilo Facebook di Giuseppe Nenna
  

In fondo è semplice decifrare BIP®™:
basta capovolgere il senso delle parole
comunicate in pubblico,
per comprendere i suoi obiettivi privati


War is peace
La guerra è pace

Freedom is slavery
La libertà è schiavitù

Ignorance is strenght
L'ignoranza è forza



Use OpenOffice.org




La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
giorni
ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






[ charis community ]

FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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