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l' Uomo in bianco e nero


Diario


26 settembre 2009

Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!

[ click | ”Vittorio Mangano fu assunto nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi per coltivare interessi diversi da quelli per i quali fu ufficialmente chiamato da Palermo fino in Brianza. Così il Procuratore generale Antonino Gatto entra subito nel vivo della requisitoria del processo di secondo grado in cui il senatore Marcello dell'Utri - Pdl - è imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il parlamentare è stato condannato in primo grado a nove anni di carcere ]

Marcello Dell'Utri, giovedì scorso all'apertuta del ciclo di conferenze 2009-2010 organizzato da Casapound - il centro sociale neofascista all'Esquilino, a Roma - legge i diari attribuiti a Benito Mussolini. Quei documenti, giudicati falsi da molti storici, sarebbero stati scritti dal duce dal 1935 al '39.

Con Vittorio Mangano - nato a Palermo il 18 agosto 1940 e morto a Palermo il 23 luglio del 2000 - Marcello Dell'Utri è stato trascinato nell'arena siciliana, è stato processato, è stato condannato. Tutto per un cavallo. Un cavallo che - per i poliziotti - non era un vero cavallo: era una partita di droga. Il racconto è di Francesco Di Carlo, un boss della droga: «In un ufficio non molto distante dal centro di Milano ci accolse Dell'Utri. Dopo quindici minuti venne Silvio Berlusconi. A quella riunione eravamo presenti: io, Tanino Cinà [conosciuto da quando Dell'Utri era presidente della squadra di calcio della Bacigalupo, ndr], Mimmo Teresi, Stefano Bontate, Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi». Il boss ricorda anche come finì la riunione: «Berlusconi disse che era a nostra disposizione per qualsiasi cosa, e allora anche Bontate gli rispose nello stesso modo».

Se i padrini salgono a Milano, Marcello Dell'Utri torna a Palermo. È nel suo ambiente,
conosce. Frequenta Pino Albanese della famiglia di Malaspina. E poi Giovanni Citarda detto Gioia mia. Tutti e due sono legatissimi a Stefano Bontate, il capo dei capi che ha voluto Vittorio Mangano ad Arcore. Spiegherà qualche anno dopo il pentito Salvatore Cancemi: «Il rapporto fra Mangano e Dell'Utri era strettissimo. Mangano in pratica usava Dell'Utri e gli poteva chiedere qualsiasi cosa: per esempio Mangano mi disse che nella tenuta nella disponibilità di Dell'Utri furono nascosti anche latitanti… i fratelli Grado».

Quando lo
stalliere è morto, il senatore l'ha pianto: «E' morto per causa mia. Era ammalato di cancro, è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e Berlusconi. Se lo avesse fatto, l'avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. È un eroe, a modo suo». Sulla sua lapide, i figli dello stalliere hanno fatto scrivere: Hai dato un valore alla storia degli uomini non barattando la dignità per la libertà

Link map: dell'utreide|fattore mangano|nuove cronache
|paolo borsellino|associazione mafiosa|peppino impastato|riccardo III|oltre 700 nomi di vittime di mafia


2 giugno 2009

Festa della Repubblica [4 novembre 2007 | 2 giugno 2009]

Per il bene la stupidità è un nemico piu pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell'autodissoluzione, perché dietro di sé nell'uomo lascia almeno un senso di malessere. Ma contro la stupidità non abbiamo difese. Qui non si può ottenere nulla, né con proteste, né con la forza; le motivazioni non servono a niente.

Ai fatti che sono in contraddizione con i pregiudizi personali semplicemente non si deve credere - in questi casi lo stupido addirittura scettico - e quando sia impossibile sfuggire ad essi, possono essere messi semplicemente da parte come casi irrilevanti. Nel far questo lo stupido, a differenza del malvagio, si sente completamente soddisfatto di sé: anzi, diventa addirittura pericoloso, perché con facilità passa rabbiosamente all'attacco. Perciò è necessario essere più guardinghi nei confronti dello stupido che del malvagio. Non tenteremo mai più di persuadere con argomentazioni lo stupido: è una cosa senza senso e pericolosa. Se vogliamo trovare il modo di spuntarla con la stupidità, dobbiamo cercare di conoscerne l'essenza. Una cosa certa è certa, che si tratta essenzialmente di un difetto che interessa non l'intelletto ma l'umanità di una persona.

[ click Dietrich Bonhoeffer, pastore e teologo luterano impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg il 9 aprile 1945, all'epilogo del regime nazista in rotta, avvertiva sull’insidiosa natura, pregiudiziale e pregiudizievole, della stupidità. Abbozzando il metodo per fronteggiarla: indagandone lessenza si cita dal suo: Della stupidità ]

Il fatto che lo stupido sia spesso testardo non deve ingannare sulla sua mancanza di indipendenza. Parlandogli ci si accorge addirittura che non si ha a che fare direttamente con lui, con lui personalmente ma con slogan, motti ecc. da cui egli è dominato. È ammaliato, accecato, vittima di un abuso e di un trattamento pervertito che coinvolge la sua stessa persona. Trasformatosi in uno strumento senza volontà, lo stupido sarà capace di qualsiasi malvagità, essendo contemporaneamente incapace di riconoscerla come tale.

Chi di voi vuole un esempio di quello che sta succedendo in
Lombardia con la mafia in grande spolvero può leggere una intervista a un giovane regista e attore del lodigiano pubblicata questa settimana da L’Espresso. È un ragazzo che praticamente vive sotto scorta da qualche mese perché ha osato mettere in scena uno spettacolo sui pizzini di Provenzano, uno spettacolo satirico e evidentemente mettere in scena uno spettacolo satirico sui pizzini di Provenzano a Lodi, è altrettanto pericoloso come farlo a Corleone. Tant’è che questo ragazzo ha avuto le gomme della macchina tagliate, ha avuto delle bare disegnate sulla porta di casa e adesso vive sotto scorta: a Lodi, non a Corleone!

Ma non bisogna parlarne perché altrimenti poi oltre a infangare il buon nome di Milano si infanga anche il buon nome di Lodi e non sia mai: lodi a Lodi bisognerebbe dire così!

Un’altra notizia scomparsa, questa veramente non l’ha data nessuno, riguarda una indagine aperta dalla Procura di Palermo e che ha portato addirittura l’altro giorno a una raffica di arresti [una ventina] di persone, diciamo manovalanza, capetti e capoccia della mafia che si dedicavano naturalmente alle loro attività preferite: da un lato il pizzo, dall’altro il sostegno ai detenuti mafiosi perché non parlino e dall’altro ancora alla compravendita di voti con politici. Uno si chiama
Antonino Caruso, è stato arrestato perché è accusato di essere un membro del clan mafioso dellArenella a Palermo, di essere in affari illeciti con il clan del quartiere di Resottana, impegnatissimo nel pizzo e cioè nelle estorsioni, nel sostegno ai detenuti mafiosi e nel voto di scambio.

Questo signore dentro la sua macchina non sapendo che c’è una cimice nascosta sotto il sedile, il
4 novembre 2007 - stiamo parlando di un anno e mezzo fa, roba freschissima - parla, ripeto dentro la sua autovettura, con un certo Letterio Ruvolo che è il suo braccio destra e anche lui membro, così dice l’accusa, del clan della Arenella molto esperto nella riscossione del pizzo. I due parlano di tante cose e parlano anche di politica, è il 4 novembre 2007, cosa succede il 4 novembre 2007 ?

Siamo ancora sotto il governo Prodi che sta per cadere nel gennaio poi del 2008,
il Caruso - scrive il giudice nell’ordinanza di custodia - iniziava l’esposizione del problema - è un problema che riguardava la famiglia mafiosa - a un certo punto il Ruvolo - cioè il suo braccio destro - lo interrompeva per impartire un ordine perentorio, ovvero di non pronunciare mai il nominativo di Dell'Utri, bisogna proteggere Dell'Utri, non bisogna mai nominarlo nelle conversazioni perché cè il rischio di essere intercettati e questi non sapevano che erano intercettati nel momento in cui progettavano di non nominarlo per non essere intercettati e quindi ce l’hanno ficcato dentro anche senza volerlo e questo naturalmente è molto interessante, perché è una intercettazione assolutamente spontanea.

Il
4 novembre è anche la giornata delle forze armate: quali ?

Gaetano Paci, Presidente di una fondazione che ricorda le stragi, ha interrotto l’idillio dei presenti in studio e ha detto “vorrei dire una cosa, un anno fa si sentì dire che Vittorio Mangano era un eroe” sapete chi lo ha detto, lo ha detto l’editore di Canale 5 su cui andava in onda il Matrix di Alessio Vinci per la strage di Capaci. Dice Gaetano Paci “volevo fare presente che Vittorio Mangano non era un eroe, gli eroi sono Falcone e Borsellino e Vittorio Mangano era un mafioso sanguinario condannato per traffico di droga, per mafia e poi in primo grado per tre omicidi, all’ergastolo, ergastolo che poi non divenne definitivo anche perché Mangano morì prima che si arrivasse alla fase di appello”.

[ click | Un’immagine simbolica del 2 giugno 2009, Festa della Repubblica: le frecce tricolori - la patria, celebrata anche il 4 novembre, giornata delle forze armate - sorvolano i Fori Imperiali a Roma , al cospetto delle immagini di Dio - allusiva personificazione della triade dio, patria, famiglia - confusa quest’ultima col bordello, in francese bodoir, secondo la più nota e colta e filosofica rappresentazione pervenuta dal marchese De Sade o, ancor meno nobilmente, col potere mafioso ]

Link map: bonhoeffer|lodi, milano, lombardia|dell'utreide|fattore mangano|oltre 700 nomi di vittime di mafia


5 agosto 2008

Gli amori e i dolori più grandi sono muti


 Rosalinda Celentano per una volta non rapata a zero, e molto più femminile

[ click ]

Cosa sia un’intervista lo rivela questa conversazione con Rosalinda Celentano. Una donna inquieta. Irrisolta. Alla boa dei 40 anni. Figlia di genitori ingombranti. Oltre la retorica della famiglia salvatutto che emerge da semplificazioni ideologiche. Scollate dalla realtà come qualunque facile generalizzazione.

Certo un baricentro non rimpiazzabile per generazioni sballottate tra rancori irriducibili, di ex coniugi, e dispettucci alimentati da condizioni economice meno che floride. O da cattiva coscienza.

La famiglia.
Ma altrettanto bisognosa di una forte identità affettiva, provata al fuoco delle difficoltà e temprata alla distanza dalla quiescenza emotiva. Routine.

O forse sarebbe meglio circoscriverla, la noia, dentro il mutamento che investe corpo, mente, cose e case. Cui corrispondere attenzione ed applicazione. Rinunciando ad una sufficiente quota di autocommiserazione.

Don Tonino Bello avrebbe usato l’espressione ferialità per descrivere quel mutamento. E convivialità delle differenze, per imprimere il segno 
del flusso.

Link map: rosa linda|discernimento|orizzonte feriale|famiglia|convivialità


8 giugno 2008

II. Le scrivo, cara signora, per chiederLe scusa

[ clicca sulle immagini ]
 
La logica del capro espiatorio – alimentata anche da un uso irresponsabile di parole e immagini, da un'informazione a volte pronta a fomentare odi e paure – funziona così.

2 di 2 Io chiedo scusa | continua

Cara signora*,

la storia ci ha insegnato che dalla legittima persecuzione del reato si può facilmente passare, se viene meno la giustizia e la razionalità, alla criminalizzazione del popolo, della condizione esistenziale, dell'idea: ebrei, omosessuali, nomadi, dissidenti politici l'hanno provato sulla loro pelle.
Lo ripeto, non si tratta di “giustificare” il crimine, ma di avere il coraggio di riconoscere che chi vive ai margini, senza opportunità, è più incline a commettere reati rispetto a chi invece è integrato.
E di non dimenticare quelle forme molto diffuse d'illegalità che non suscitano uguale allarme sociale perché "depenalizzate" nelle coscienze di chi le pratica, frutto di un individualismo insofferente ormai a regole e limiti di sorta.

Infine di fare attenzione a tutti gli interessi in gioco: la lotta al crimine, quando scivola nella demagogia e nella semplificazione, in certi territori può trovare sostenitori perfino in esponenti della criminalità organizzata, che distolgono così l'attenzione delle forze dell'ordine e continuano più indisturbati nei loro affari.

Vorrei però anche darLe un segno di speranza.

Mi creda, sono tante le persone che ogni giorno, nel “sociale”, nella politica, nella amministrazione delle città, si sporcano le mani. Tanti i gruppi e le associazioni che con fatica e determinazione cercano di dimostrare che un'altra sicurezza è possibile.
Che dove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute, per ciò stesso vogliono assumersi doveri e responsabilità, vogliono partecipare da cittadini alla vita comune.

La legalità, che è necessaria, deve fondarsi sulla prossimità e sulla giustizia sociale.
Chiedere agli altri di rispettare una legge senza averli messi prima in condizione di diventare cittadini, è prendere in giro gli altri e noi stessi.
E il ventilato proposito di istituire un “reato d'immigrazione clandestina” nasce proprio da questo mix di cinismo e ipocrisia: invece di limitare la clandestinità la aumenterà, aumentando di conseguenza sofferenza, tendenza a delinquere, paure.

Gianfalco [Diarioacido] Ormai lo dicono anche gli zingari: ci vuole più sicurezza…

Un'ultima cosa vorrei dirLe, cara signora.

Mi auguro che questa foto che La ritrae insieme ai Suoi cari possa scuotere almeno un po' le nostre coscienze.
Servire a guardarci dentro e chiederci se davvero questa è la direzione in cui vogliamo andare. Stimolare quei sentimenti di attenzione, sollecitudine, immedesimazione, che molti italiani, mi creda – anche per essere stati figli e nipoti di migranti – continuano a nutrire.

La abbraccio, dovunque Lei sia in questo momento, con Suo marito e le Sue bambine.
E mi permetto di dirLe che lo faccio anche a nome dei tanti che credono e s'impegnano per un mondo più giusto e più umano.

Luigi Ciotti*
Presidente del Gruppo Abele e di
Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
 

Link map: episcopato sbiadito|don ciotti|paure|ponticelli|tube|oltre  700 nomi|io chiedo scusa


7 giugno 2008

I. Le scrivo, cara signora, per chiederLe scusa

[ clicca sulle immagini ]

E' cambiato il clima, dunque. Anche fuori dal Palazzo. Nella società. Solo che, qui, è peggiorato. Si è deteriorato, drammatizzato. Incarognito. Lo "spirito animale" che in passato aveva pervaso e attraversato il mercato, le imprese, l'economia, generando innovazione e sviluppo - per quanto disordinato - oggi si è trasferito nei comportamenti sociali. Sul territorio. Dove sentimenti a lungo repressi esplodono, senza freni inibitori.


Cara signora
*,

ho visto questa mattina, sulle prime pagine di molti quotidiani, una foto che La ritrae. Accovacciata su un furgoncino aperto, scassato, uno scialle attorno alla testa. Dietro di Lei si intravedono due bambine, una più grande, con gli occhi sbarrati, spaventati, e l'altra, piccola, che ha invece gli occhi chiusi: immagino le sue due figlie. Accanto a Lei la figura di un uomo, di spalle: suo marito, presumo. Nel suo volto, signora, si legge un'espressione di imbarazzo misto a rassegnazione. Vi stanno portando via da Ponticelli, zona orientale di Napoli, dove il campo in cui abitavate è stato incendiato. Sul retro di quel furgoncino male in arnese – reti da materasso a fare da sponda – una scritta: "ferrovecchi".

Le scrivo, cara signora, per chiederLe scusa.

Conosco il suo popolo, le sue storie.
Proprio di recente, nei dintorni di Torino, ho incontrato una vostra comunità: quanta sofferenza, ma anche quanta umanità e dignità in quei volti.

Nel nostro paese si parla tanto, da anni ormai, di sicurezza.
E' un'esigenza sacrosanta, la sicurezza.
Il bisogno di sicurezza ce lo abbiamo tutti, è trasversale, appartiene a ogni essere umano, a ogni comunità, a ogni popolo. E' il bisogno di sentirci rispettati, protetti, amati. Il bisogno di vivere in pace, di incontrare disponibilità e collaborazione nel nostro prossimo.

Per tutelare questo bisogno ogni comunità, anche la vostra, ha deciso di dotarsi di una serie di regole. Ha stabilito dei patti di convivenza, deciso quello che era lecito fare e quello che non era lecito, perché danneggiava questo bene comune nel quale ognuno poteva riconoscersi.
Chi trasgrediva la regola veniva punito, a volte con la perdita della libertà. Ma anche quella punizione, la peggiore per un uomo – essendo la libertà il bene più prezioso, e voi da popolo nomade lo sapete bene – doveva servire per reintegrare nella comunità, per riaccogliere.

Il segno della civiltà è anche quello di una giustizia che punisce il trasgressore non per vendicarsi ma per accompagnarlo, attraverso la pena, a un cambiamento, a una crescita, a una presa di coscienza.

Da molto tempo questa concezione della sicurezza sta franando.
Sta franando di fronte alle paure della gente.
Paure provocate dall'insicurezza economica che riguarda un numero sempre maggiore di persone – e dalla presenza nelle nostre città di volti e storie che l'insicurezza economica la vivono già tragicamente come povertà e sradicamento, e che hanno dovuto lasciare i loro paesi proprio nella speranza di una vita migliore.

Così si scatenano aggressioni a campi nomadi. Bruciati anche dopo essere stati evacuati. Così comitati cittadini - o sedicenti tali - si mobilitano contro la costruzione di villaggi destinati alla residenza di nomadi. Mentre monta l'ostilità nei confronti degli immigrati - soprattutto se irregolari oppure clandestini. Un sentimento magari comprensibile, ma nuovo per intensità.

Cercherò, cara signora, di spiegarmi con un'immagine.

E' come se ci sentissimo tutti su una nave in balia delle onde, e sapendo che il numero delle scialuppe è limitato, il rischio di affondare ci fa percepire il nostro prossimo come un concorrente, uno che potrebbe salvarsi al nostro posto.
La reazione è allora di scacciare dalla nave quelli considerati “di troppo”, e pazienza se sono quasi sempre i più vulnerabili.
La logica del capro espiatorio – alimentata anche da un uso irresponsabile di parole e immagini, da un'informazione a volte pronta a fomentare odi e paure – funziona così.

Ci si accanisce su chi sta sotto di noi, su chi è più indifeso, senza capire che questa è una logica suicida che potrebbe trasformare noi stessi un giorno in vittime.

Vivo con grande preoccupazione questo stato di cose.

Luigi Ciotti*
Presidente del Gruppo Abele e di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie


1 di 2 Io chiedo scusa | continua

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6 giugno 2008

Corpo di reato

Berlusconi dal Papa: «Siamo con la Chiesa».

«
La nostra linea è quella della fermezza, non faremo nessun passo indietro. L'obiettivo è chiaro: nessuna tolleranza per chi viola le nostre leggi. Il
reato di immigrazione clandestina deve funzionare anche da un punto di vista pratico, sennò rimane sulla carta»
, ha detto il premier, intervistato nel corso della trasmissione “Panorama del giorno” su Canale 5.

Nulla, in effetti, è più fermo di un cadavere.

Palazzo Chigi fa inoltre sapere che «il Presidente Berlusconi ha confermato al Santo Padre la priorità attribuita dal Governo italiano, nella sua azione sul piano interno ed internazionale, ai valori di libertà e tolleranza ed alla sacralità della persona umana e della famiglia».

[ click ]

Poche ore prima dell'udienza privata, Berlusconi aveava espresso un «ringraziamento» al Papa per «l'apprezzamento del nuovo clima in Italia con l'avvento della nostra parte politica».

«Noi siamo dalla parte della Chiesa - aveva sottolineato il premier intervistato da Maurizio Belpietro - crediamo nei valori di solidarietà, giustizia, tolleranza, rispetto e amore dei più deboli. Siamo sullo stesso piano su cui opera la Chiesa da sempre».

Il Papa tace. La Magistratura interdice.

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: selasonocercata|linea della fermezza|bell'italia|berlusconi IV|anm


19 maggio 2007

Rotta famiglia

"Quello di cui parlerò - alla Conferenza nazionale della Famiglia promossa dal ministro Rosy Bindi, ndr - sarà la crisi della famiglia come soggetto educativo - ha spiegato Giuseppe De Rita -. E' venuto infatti meno il ruolo del padre e della madre come trasmettitori di cultura, storia, etica e comportamenti. E' quindi necessario riflettere su queste trasformazioni, anche se non abbiamo una soluzione immediata in termini di provvedimenti legislativi”.

De Rita ha spiegato che i lati della crisi della famiglia come soggetto educatore possono essere sintetizzati in tre punti o tre questioni principali. La prima riguarda la crisi della trasmissione che oggi non esiste più. Una volta erano i genitori che trasmettevano le storie, i modi di pensare, le informazioni.

"Oggi – ha detto De Rita – qualsiasi ragazzo è in grado di navigare su Internet e saperne presto molto di più sulle cose rispetto a ciò che sappiamo noi”. In questo senso viene meno il ruolo del padre e della madre come persone autorevoli [che hanno autorità perché ne sanno di più].

Il secondo punto di crisi riguarda l’etica e i comportamenti. Una volta i genitori trasmettevano il senso dell’ordine delle cose, il rispetto degli orari, il senso dell’igiene, ecc. Oggi non più e i ragazzi sono spesso lasciati soli, alle prese con le loro scelte e i loro comportamenti.

Infine - terzo punto di crisi - il genitore non è più un educatore dei sentimenti.

Noi – ha argomentato De Rita – sappiamo ormai trasmettere solo delle sensazione [come fanno il cinema e la televisione]. Non siamo più in grado di formulare una vera educazione sentimentale”. Ma la crisi della famiglia non è isolata perché problemi analoghi li vive per esempio anche la scuola.


13 maggio 2007

La buona autonomia di un partito a due piazze

No. La migliore di ieri non è stata la piazzata di Berlusconi che interviene con tutto il peso del suo curriculum, a difesa della Famiglia [che nel suo caso non si sa mai quale perimetro o concetto criminologico associ]. E a difesa della chiesa, contro la [presunta] aggressione laicista in atto. Lautamente ammorbidita dall’ottopermille peraltro. Se c’è attacco è tutto sommato munifico e da gran signori, mosso più dalle mariedefilippi che non da canaglie conclamate [somiglia molto a quello subito dalle sue aziende, i suoi affetti più cari, nell’ultimo ventennio].

No. La migliore di ieri l’ha ripetuta Fabio Mussi, icasticamente:

«Il PD - ha detto – è un partito a due piazze».

Verità sacrosanta.
Che dovrebbe garantirgli un certo successo.

Se sarà declinata con l’
autonomia che la politica con la P maiuscola deve mantenere, difendendosi dall’abbraccio mortale che viene mosso da P&P, dalla piazza & dai poteri. La buona politica ascolta, apre i canali della partecipazione e decide in autonomia, senza accodarsi o schiacciarsi su posizioni precotte quanto indigeste, o faziose, o indigeribili.

È questa la missione della politica con la P maiuscola.


12 maggio 2007

La famiglia naturale [tradizionale] di Luigi Castaldi

Cioè Ivan Malvino, una delle più feroci canaglie che l’anticlericalismo liberale italiano abbia avuto in sorte ed in forza.

Ebbene, com’è costituito il nucleo familiare di Luigi Castaldi?

Appunto a memoria, non riuscendo a rintracciare [per ora] il post di
Malvino in cui descriveva il proprio stato di famiglia.

Padre, lui. Madre, lei. Conviventi more uxorio [cioè sotto il medesimo
tetto], con figli in tenera età: mi pare un paio [ma magari sarà il convitato di pietra a precisare, se vorrà].

Si vogliono bene. Se fosse un po’ più tenero di cuore, scriverei che si
amano. I bambini crescono in un clima di scetticismo razionalistico, ma l’amore per i figli non si perita di considerare tale elemento un vulnus del menage famigliare. Né, al momento, la sharia è stata decretata legge dello stato, che continua ad essere governato da netta separazione tra diritto canonico e corpo giuridico secolare.

In cosa si differenzia il nucleo familiare di Luigi Castaldi da un matrimonio civile regolato secondo legge? Per alcune facoltà che danno luogo a diritti [in meno]. Ove Luigi Castaldi accedesse al matrimonio civile quei diritti sarebbero connaturali all’atto e comincerebbero a produrre effetti giuridici. Sul piano ontologico non sussiste differenza tra quell’
unione ed un matrimonio tra coniugi cattolici, se non per la costituzione sacramentale: che non è una certificazione ISO ma una proiezione escatologica. Pertanto non è riducibile a norma positiva alcuna.

Di qui la crisi di lettura dei movimenti profondi che modificano lo
status di quanto definiamo, secondo diritto naturale, famiglia. Così come il nucleo familiare composto dai non coniugi Castaldi è a tutti gli effetti una famiglia tradizionale non unita in vincolo matrimoniale secondo formulazione civile.

È questa difficoltà che, strattonata risibilmente con argomenti di bassa cucina elettorale, non viene focalizzata. Per essere ribaltata in un tentativo, laico quanto confessionale, di ricostruzione del terreno comune della convivenza: su presupposti meno atomizzati, in quanto coerenti ad uno schema iper-individualistico entro cui quella difficoltà agisce.

E’ appunto il singolo ciò su cui costruisce tutta la sua dottrina l’ideologo della Lega: i diritti sono solo degli individui, il diritto è solo individuale. E perciò rispetto agli altri non vi possono essere che contratti, in funzione dei rispettivi interessi e del reciproco scambio. “Noi stiamo entrando in un’età caratterizzata dal primato del contratto e dall’eclissi del patto di fedeltà”. Così efficacemente sintetizzava il monaco Giuseppe Dossetti il 18 maggio 1994.

Ma questa valutazione apre ad una considerazione affatto diversa degli elementi critici che vengono addossati ad unioni apparentemente meno solide. Se non quali condotti di
messa a terra di tensioni che cumulano altrove nell’organizzazione sociale, per infine riverberarsi sulla qualità della famiglia secondo diritto naturale.


12 maggio 2007

Tengo Famiglie

Ovvero curriculum impeccabili di concubini ipocriti, reazionari, baciapile e fondamentalisti al Family Day, presenti in carne e|o in spirito:

1 - SILVIO BERLUSCONI (FI)
Dalla prima moglie Carla Dall'Oglio, sposata il 6 marzo 1965, ha due figli, Marina e Piersilvio. Ha convissuto con Veronica Lario, al secolo Miriam Bartolini, conosciuta da attrice nel 1980 al teatro Manzoni di Milano, in scena nel cast della commedia di Fernand Crommelynk, Il magnifico cornuto. Senza veli. Se ne innamora. La nasconde per tre anni in un'ala segreta della sede Fininvest in Via Rovani, a Milano. Poi la donna rimane incinta e nel 1984, sempre nel segreto più assoluto, partorisce in Svizzera una bambina, Barbara. Berlusconi la riconosce. Da bigamo. Padrino di battesimo, Bettino Craxi. Infine la sposa nel 1990, dopo la nascita di Barbara, Eleonora e Luigi. Veronica Lario, divenuta la seconda moglie di Silvio Berlusconi, e i suoi tre figli, vivono nella settecentesca villa dei Visconti a Macherio. Nella villa di Arcore, invece, vivono i due figli nati dal primo matrimonio. Ad Arcore ha abitato il boss di Cosa nostra Vittorio Mangano.

[click]

Una tra le rarissime immagini rintracciabili su web che ritraggano insieme Carla Dall'Oglio e Silvio Berlusconi

2 - UMBERTO BOSSI (LEGA)
Divorziato da Gigliola Guidali (da cui era separato dal 1982), ha sposato in seconde nozze Manuela Marrone nel 1994, dopo dieci anni di convivenza.

3 - PIER FERDINANDO CASINI (UDC)

Vive con la compagna Azzura Caltagirone, madre della sua terza figlia. L'ex presidente della camera attende l’annullamento della Sacra Rota del suo primo matrimonio con Roberta Lubitch.
4 -GIANFRANCO FINI (AN)
Ex vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, si è sposato nel 1988 con la divorziata Daniela Di Sotto. Da lei ha avuto, nel 1985, l'unica figlia, Giuliana.

Pier Ferdinando Casini con Azzurra Caltagirone [click]

5 - GIANNI ALEMANNO (AN)

Ex ministro dell'Agricoltura. Separato per un periodo dalla moglie, Isabella Rauti, da cui ha avuto un figlio, non ha mai divorziato ed è poi tornato a vivere con lei.

6 - DORINA BIANCHI (UDC)
Convivente more uxorio con un medico dopo la separazione dal marito.
7 - ROBERTO CALDEROLI (LEGA)
Ex ministro delle Riforme. Si è separato anche dalla seconda moglie, Sabina Negri, sposata con rito celtico.
8 - GABRIELLA CARLUCCI (FI)

Deputato. Ha divorziato dall'attore Gianfranco lannuzzo, sposato nel 1985, e ha sposato nel 1996 Marco Catelli. Dall'unione è nato Matteo, 9 anni.
9 - ROBERTO CASTELLI (LEGA)
Ex ministro di Grazia e Giustizia. Divorziato. Dalla prima moglie Sara Galbiati ha avuto Gabriele. Risposato nel febbraio 2005 con Sara Fumagalli, con cui era legato dal 1997.
10 - FRANCO FRATTINI (FI)

Vicepresidente della Commissione Europea ed ex ministro degli Esteri. Separato, ha una figlia. Da quattro anni ha una nuova compagna, l’avvocato Simona Ingaglio.
11 - ELISABETTA GARDINI (FI)
Portavoce di Forza Italia. Divorziata da Luca Fazzi, con cui ha avuto nel 1990 il figlio Pietro, convive dal 1995 con il regista Fernando Balestri.
12 - PAOLO GUZZANTI (FI)
Senatore ed ex presidente della commissione Mitrokin, giornalista. Dalla prima moglie Germana ha avuto tre figli: Sabina, Corrado e Caterina. Dalla seconda moglie, l'americana Gill Falcigno, ha avuto due figli: Liv Liberty e Lars Lincoln ed ormai deve aver avuto anche il terzo.
13 - IGNAZIO LA RUSSA (AN)
Capogruppo di An alla Camera. Sposato in prime nozze con Marika Cattarelli, da cui ha avuto Geronimo. Dall'attuale compagna, Laura de Cicco, ha avuto Lorenzo e Leonardo.
14 - ALTERO MATTEOLI (AN)
Ex ministro per l'Ambiente. Divorziato, ha due figli dalla prima moglie. Ha sposato nel 2001 la sua ex assistente, Ginevra Giannetti, da cui ha avuto un figlio, Edoardo, 3 anni.
15 - GIANFRANCO MICCICHÈ (FI)
Ex ministro per lo Sviluppo e la coesione territoriale. Divorziato, ha avuto una figlia dalla prima compagna e due dalla moglie Elena Merra.
16 - GAETANO PECORELLA (FI)
Ex Presidente della Commissione Giustizia della Camera, avvocato. Divorziato dalla prima moglie, non si è mai risposato, ma ha collezionato negli anni diverse convivenze.
17 - PAOLO CIRINO POMICINO (NUOVA DC)
Ex ministro Dc e ora esponente della Nuova Dc. Separato dalla moglie Wanda, dalla quale ha avuto due figlie, Ilaria e Claudia. Ora ha una nuova compagna.
18 - DANIELA SANTANCHE' (AN)
Deputata, responsabile del dipartimento Pari opportunità di An. Divorziata dal chirurgo plastico Paolo Santanchè, convive e ha avuto un figlio da Canio Mazzaro (ma un cognome suo, questa donna, non ce l'ha? ndr).
19 - VITTORIO SGARBI (GRUPPO MISTO)
Ex deputato e critico d'arte, convive con l'attrice Sabrina Colle da otto anni. Ha un figlio, Carlo, avuto nel 1988 dal suo rapporto con Patrizia Brenner.
20 - ELIO VITO (FI)
Vicepresidente dei deputati di Forza Italia, già esponente della Lista Pannella. È separato, ma nel suo sito ha preferito non precisarlo. Ha un figlio, Andrea.

P.s.: lo slogan coniato dagli organizzatori era Più Famiglia, non Più Famiglie, né Più Famigli, nda.

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Il profilo di Giuseppe Nenna
Profilo Facebook di Giuseppe Nenna
  

In fondo è semplice decifrare BIP®™:
basta capovolgere il senso delle parole
comunicate in pubblico,
per comprendere i suoi obiettivi privati


War is peace
La guerra è pace

Freedom is slavery
La libertà è schiavitù

Ignorance is strenght
L'ignoranza è forza



Use OpenOffice.org




La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
giorni
ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






[ charis community ]

FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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