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l' Uomo in bianco e nero


Diario


25 agosto 2008

Granditalia d’italietta [Italiótai]

E' proprio sul tipo di organizzazione repubblicana che si gioca la leadership politica di oggi e di domani.

La DC fu feroce nel selezionare la propria classe dirigente. Poi divenuta digerente, nel pentapartito e fuori. In relazione alle politiche folli di incremento del deficit statale [in giocattolini tipo Efim, Ferrovie, Alitalia, l'IRI prima della cura Prodi etc etc, ma sempre in spesa corrente ed a danno dell’incremento di capitale infrastrutturale]. Ma un cardine delle politiche democristiane fu sempre l'interclassismo.

Oggi il berlusconismo è feudale, intrinsecamente classista: strano per un self made man, sia pure alimentato da fiumi di danari mafiosi.
Ovvio il sistema elettorale che piazza in parlamento valvassini e valvassori, sottraendoli alla scelta del corpo elettorale.

Allora una risposta può rilevarsi rileggendo quel particolare federalismo dal basso che fu l'
età comunale. Pienamente assunto nel pensiero sturziano. Fulmini dirà in quale misura annotato da Gramsci. Quell'organizzazione statuale non si fondava su convenzioni ridicole e scritte, sul modello difeso da Graziano Cioni a Firenze [nei comunisti senza comunismo sopravvive un lontano anelito totalitario].

Antonio Giolitti pare si sia lasciato sfuggire, con un giornalista dell’epoca, che governare gli italiani è inutile. Bisognerebbe fondare un pensiero politico “
laterale” spostando il fuoco delle agende su alcuni assi condivisi, [l’istruzione - con meno briglie - ed il sistema della conoscenza - più esigente -, la memoria, la politica estera e quella energetica, la copertura sanitaria universale, la difesa della bellezza e poche altra cose]. Lasciando all'auto-organizzazione dal basso di produrre socialità, economia, modelli. Il personalismo scritto nella Costituzione Italiana questo elemento lo aveva già assunto. E parliamo di 60 anni fa e più. Ovvero la disintermediazione politica, che però stabilisce standard su cui esercitare un controllo questa volta esigito, non necessariamente né stupidamente punitivo, sanzionatorio.

Forse se si esce dal moralismo illibato di una certa retorica sinistrese
[peraltro e spesso ampiamente contraddetto dai comportamenti di cordata] si riprende il contatto con la realtà. Di base, come insegna il sindacalismo territoriale leghista [l’opportuna definizione è di Aldo Bonomi] che spacca l’euro in quattro, è attento alla qualità della spesa. Di visione, com’è accaduto con il moroteismo, capace di declinare i vizi italiani in cespiti, in asset nazionali. Non credo che Moro apprezzasse il carrierismo ed il gelido cinismo. Ma dovendosi confrontarsi con quelle leve, robustamente piantate nel corpaccione democristiano della terza generazione, ancora quale partito egemone, riusciva a scaricarlo verso politiche virtuose.

Oggi si assumono quei difetti - ancora più socialmente escludenti, volgari, talvolta abietti - sic et simpliciter, come un dato inamovibile ed irreversibile: e dove sarebbe lo spazio della politica e dei politici
?

Ed infine, nella medesima chiave, chi legge, a quale periodo della storia italiana [dagli enotri ai sanniti, o più indietro ancora e fino ad oggi] paragonerebbe la situazione italiana attuale
?


Link map: corruzione pari all'8% sul pil|classista|regolamenti|fumisterie|moroteismo|apologetica


20 agosto 2008

Stanche fumisterie dell’intellighenzia satolla del ciarpame post-ideologico

«Se Enrico voleva ricordarci che la maggioranza italiana è berlusconiana, ha scoperto l'acqua calda. Se voleva rivelarci che le élite sono lontane dalla gente, idem. Se sottovaluta il conflitto d'interessi, fa torto alla sua intelligenza. A Enrico ricordo che compito dell'informazione non è assecondare il popolo. La storia delle culture popolari ci insegna che spesso il popolo ha torto, ed è il caso italiano. Il giornalismo inteso come capacità di capire la pancia del popolo è nauseabondo. La tv deve rivolgersi a cuore e cervello, non propagare le flatulenze».

Link map: servizio pubblico|l'infedele|italiótai

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Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

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Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



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La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
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per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
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banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






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FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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