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l' Uomo in bianco e nero


Diario


16 dicembre 2008

Danza sull'orlo del vulcano

[ click | La erre moscia contro l’accento emiliano. Oggi si sono riuniti allo stesso tavolo per cercare una convergenza contro la crisi economica. Spinti al fronte comune forse anche dalle foschissime previsioni del centro studi di Confindustria diffuse oggi: due anni di recessione, 600.000 lavoratori a casa ] 

Con il decreto legge anticrisi in Parlamento, la necessità di un’approvazione rapida potrebbe far mettere da parte il “muro contro muro” politico. Che non gioverebbe a nessuno. L’appuntamento era stato chiesto nei giorni scorsi dall’esponente del Partito Democratico. Nelle due ore di colloquio, Tremonti e Bersani hanno discusso delle proposte di emendamenti del Pd al decreto messo a punto da via XX settembre

Non c’è da fare troppo gli schizzinosi. La crisi italiana è più grave e profonda di quella mondiale. Una recessione frutto di scelte mancate, oltre che della fine del ciclo della supply side economics, figlia della curva di Laffer.

È tempo di große koalition, se non in chiaro, certamente nei fatti. Nessuno degli schieramenti rappresentati in Parlamento ha la forza politica per intervenire in profondità. Ognuno, da solo, pagherebbe un prezzo elettorale esorbitante. Al termine del mandato.

Le energie per reagire ci sono: l’unica cosa che in Italia non manca è il patrimonio umano ed intellettuale. Manca invece, e drammaticamente, un’idea unificante di popolo e responsabilità condivise. Berlusconi questa cosa nemmeno sa come si pronuncia. Ma è lui che il corpo elettorale ha indicato per il compito che esercita [male, ma non sorprende]. È sua per intero la scelta di una collaborazione tra pari, e non tra pariah.

«
È l'acosmismo il peccato più grave del pariah, questo ritirarsi in un suo rifugio quale l'arte, la fede, la lingua che crea mondi sublimi interiori, una libertà illusoria interiore che distrae e distoglie da quell'unica autentica libertà che si può avere nel mondo politico. La libertà del pariah non ha senso perché in essa non ci sono aspirazioni, né spazio per il desiderio umano di realizzare qualcosa su questa terra, fosse anche il solo organizzare la propria vita. Chi si sente lontano dalle regole semplici e fondamentali dell'umanità, o chi sceglie di vivere in uno stato d'emarginazione, anche se costrettovi perché vittima di una persecuzione, non può vivere una vita veramente umana».

Link map: dialoghi|große koalition|bis luscus|acosmismo|pariah|hannah arendt


2 giugno 2008

Er

[ click ]

Hannah Arendt [Hannover, 14 ottobre 1906 – New York, 4 dicembre 1975]

«Nella speranza di riuscire a comprendere quale sia il luogo in cui l’io pensante è situato nel tempo e se la sua attività incessante sia determinabile temporalmente, mi rivolgo a una delle parabole di Kafka in cui, a mio parere, si tratta proprio questo. La parabola fa parte d’una raccolta di aforismi e ha il titolo Er | Egli*:

Egli* ha due avversari; il primo lo incalza alle spalle, dall’origine, il secondo gli taglia la strada davanti. Egli combatte con entrambi. Veramente il primo lo soccorre nella lotta col secondo perché vuole spingerlo avanti, e altrettanto lo soccorre il secondo nella lotta col primo perché lo spinge indietro. Questo però soltanto in teoria, poiché non ci sono soltanto i due avversari ma anche lui stesso: e chi può dire di conoscere le sue intenzioni? Certo sarebbe il suo sogno uscire una volta, in un momento non osservato – è vero che per questo ci vuole una notte buia come non lo è mai stata – dalla linea di combattimento, e per la sua esperienza nella lotta essere nominato arbitro dei suoi avversari, che combattono tra loro.

A mio avviso questa parabola descrive la percezione temporale dell’io che pensa.

[…] In questa situazione passato e futuro sono entrambi ugualmente presenti proprio perché ugualmente assenti ai sensi; così il non-più del passato, per effetto della metafora spaziale, si è trasformato in qualcosa che si trova dietro di noi e il non-ancora del futuro in qualcosa innanzi che si avvicina [il tedesco Zukunft, come l’avenir francese o l’avvenire italiano, significa, alla lettera “ciò che viene verso”]. In Kafka questa scena è un campo di battaglia dove le forze del passato si scontrano con quelle del futuro. Tra le une e le altre troviamo l’uomo che Kafka chiama “Egli”, il quale, se non vuole semplicemente desistere, deve dare battaglia ad entrambe.

[…] In questa lacuna tra passato e futuro noi troviamo il nostro luogo temporale quando pensiamo, cioè quando siamo sufficientemente discosti dal passato e dal futuro per confidare di penetrarne il significato, di assumere la posizione di “arbitro” e giudice sopra le vicende molteplici e senza fine dell’esistenza umana nel mondo, senza mai giungere a una soluzione definitiva dei loro enigmi, ma pronti ad apportare risposte sempre nuove alla domanda sul senso di tutto ciò
».


Hannah Arendt
, in La vita della mente, IV capitolo: Dove siamo quando pensiamo | La lacuna tra passato e futuro: il «nunc stans» | Il Mulino isbn 88-15-01510-8

*
in Franz Kafka, Confessioni e diari | Mondadori 1972, pp. 811-812

Link map: hannah|kafka|il castello|il futuro alle spalle|nunc stans


10 luglio 2007

Questioni di mobilità|identità sociale

Sempre più convinto che la questione centrale in Italia sia tutta iscritta in due parole minute:

mobilità sociale.


Link al blog di Hagar

La fluidità sociale di cui questo blog continua a rivendicare l’urgenza, dentro un quadro inclusivo, di armonizzazione e valorizzazione dei talenti non riduttivamente “meritecnocratici” [non credo alle società degli illuminati, pur credendo al ruolo insostituibile delle elite] è confermata dalla vicenda di Hagar, o di Nefeli, o di Tiziana.

Quando l’Italia si accorgerà che il mito di
Edipo è una metafora inemendabile della rigenerazione dei corpi sociali intermedi, avrà elaborato tutti i danni di un sistema che penalizza programmaticamente gli outsider in favore dei garantiti, o degli asserragliati nei privilegi insostenibili della geronzocrazia.

Ma avrà anche stretto una corda soffocante all’idea di futuro, alle basi della democrazia del XXI secolo, quella del
social networking e delle sharing resources, dei talenti condivisi e messi creativamente in campo dagli underdog, insieme [non in opposizione] a ciascuna delle componenti vitali di ogni corpo sociale: che non cannibalizza la speranza a danno di un altro, di un’altra, perfino o foss’anche il proprio figlio od il proprio nipote. Non aggredendo cioè il diritto insopprimibile alla dignità iscritta nella rispettiva

identità sociale
.


22 maggio 2007

Ennò!

Milano, 11:15

POLITICA IN CRISI?


BERTINOTTI:

PREVARICATA

DAL MERCATO

Lo scollamento tra politica e cittadini esiste "perche' per troppi anni il mercato ha prevaricato la politica". E' l'opinione del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, intervenuto a Milano a un incontro con i comitati di quartiere cittadini che lottano contro la speculazione edilizia.

Bertinotti si e' confrontato con i cittadini della Zona Isola, nel centro del capoluogo lombardo, dove e' in corso un progetto di costruzioni. A chi gli chiedeva del distacco tra la politica, le istituzioni e i cittadini, Bertinotti ha replicato: "in alto c'e' il problema della riforma della politica e delle istituzioni, degli interventi sui costi della politica, ma in basso, fondamentale, c'e' da costruire un nuovo rapporto tra la politica e i cittadini, la gente comune".

Bertinotti ha sottolineato da un lato la disponibilita' "all'ascolto" e poi la necessita' di progettare il nuovo che serve alle citta' con la "partecipazione e il consenso" dei cittadini: "bisogna ragionare a partire dall'identita' delle citta', dalla loro anima. Non ho nostalgia per la citta' di ieri, quello di progettare il futuro e' un obbligo. Il problema e' come si governa questo passaggio. La politica e le istituzioni debbono fare la loro parte a partire dal progetto, che deve essere pubblico anche se in una dialettica importante con i privati. Chiave decisiva per verificare i parametri dell'innovazione - ha concluso Bertinotti - sono inclusione e coesione sociale, qualita' della vita, che si misura da come ad esempio i bambini accolgono le novita' ".

In fondo lo sapevamo:
è sempre colpa del destino cinico e baro.


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11 aprile 2007

Senza difesa

Due notizie apparentemente lontane ci indicano lo scarto che intercorre tra il dibattito pubblico italiano e le contraddizioni che ne condizionano, alle fondamenta, la direzione di marcia.

La prima è l’umiliante
7 ad 1 che ha condannato la Roma ad una debacle senza precedenti. Il dato tecnico è l’assenza di elementi chiave nell’organico e la panchina corta, cortissima, per competizioni internazionali di quel livello. Sul piano del gioco il risultato non fa testo: troppo brutta la Roma per essere anche vera.

Ma pur in presenza di questi fattori, viene confermato che il circo mediatico che va in onda
7 giorni su 7 ai piedi dei semidei del pallone, e dei piccoli presidenti di Lega, si nutre di sé stesso. Un cortocircuito che eleva squadre buone e qualche volta mediocri in un turbine parolaio ad uso interno. Ma non regge la prova del campo.

Non dissimilmente a quanto accade nella compagnia di giro della politica italiana, che si scambia ruoli e posizioni come avveniva nel gioco dei quattro cantoni. Ma non sembra avere esattamente il
bandolo della matassa, paralizzata da riti stanchi che poco hanno da spartire coi doveri di una democrazia matura. Soffocando le energie migliori, come nelle paludi, fino all’esaurimento, ed impedendo sistematicamente qualsiasi tentativo d’innovazione. Un conservatorismo che inghiotte tutto e tutti. Alimentato da un paese che invecchia e nell’invecchiamento non trova motivi di futuro ma solo di difesa del particulare.

La ripartizione dei costi previdenziali tra generazioni giovani ed anziane, tutta a svantaggio delle nuove leve, è la
fotografia esatta di questo stato di cose. Non serve alcuna riforma previdenziale per limitare il costo atteso del sistema, quando i venti/trentenni di oggi saranno alle vigilia della pensione, in quanto la precarietà del lavoro avrà già spostato in avanti la soglia d’accesso ai benefici pensionistici ben oltre i 67, 68 anni, in media. Non essendo maturati i requisiti per accedervi in termini di contributi minimi richiesti. Ma pare che nessuno si preoccupi di questo vero e proprio meccanismo escludente, piazzato sulle spalle delle giovani generazioni di oggi, e senza parlare della denatalità che è la vera questione familiare in Italia [non i Dico].

Contemporaneamente
Technorati rileva che la lingua italiana è la quarta al mondo per diffusione nella blogosfera. Per essere una lingua semiclandestina se la passa piuttosto bene, avendo superato o pareggiato lo spagnolo, diffusa sostanzialmente dal Centroamerica in giù insieme al portoghese. Ancora una volta la ricchezza della cultura italiana, quella spinta dal mecenatismo e dal cattolicesimo, si rivela una risorsa più che negletta, sottratta, disattesa, sottostimata, maltrattata, non solo per la stucchevole operazione Italia.it [che si deve al ministro tecnico ex IBM Lucio Stanca ed al consigliere d’amministrazione RAI Giuliano Urbani, il colto intellettuale forzitaliano, strappato all’agricoltura].

Questo paese ha
, avrebbe futuro. Ma è paralizzato dalla propria demenza senile. Nonostante goda di una considerazione internazionale inintaccata dalle rappresentazioni macchiettistiche della stampa serva e di un ceto politico autosufficiente ed onnivoro.


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La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
giorni
ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






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FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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