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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


5 maggio 2008

Goodfellas

[ click, Genova nome per nome ]

I neonazi che hanno pestato selvaggiamente Nicola Tommasoli, a destra nella foto, clinicamente morto: Gianfranco Fini ritiene che incendiare la bandiera d'Israele sia peggio che uccidere, senza alcun motivo, un quasi trentenne

O sono sfortunati o sono coglioni [e in malafede].

I pestaggi nella famigerata caserma di Bolzaneto e l’omicidio di Carlo Giuliani, procurati dalla sciagurata condotta del II governo Berlusconi al G8 di Genova del 2001, giunsero ad un mese circa dall’insediamento.

L’armiere fu
Gianfranco Fini e la feccia fascista che era stata mandata a disturbare i cortei pacifisti, non i black block da tempo e per tempo segnalati dall’Interpol, s'applico a rompere reni e sobillare guerriglia. Scaricando sull'inesperto Mario Placanica il peso di settimane di violenza verbale sparsa a piene mani, ed irresponsabilmente, dalla destra appena pervenuta al governo.

Oggi
Fini è la terza carica piazzata sotto lo Stato Repubblicano. E continua a dire idiozie, reputando più grave della morte di Nicola Tommasoli, un ventinovenne inerme, le demenziali manifestazioni anti-israeliane alla Fiera del Libro di Torino. Opinione che non merita rispetto!

Poiché non c’è il negher o il rom da accusare di ogni nefandezza, nella città che ha per sindaco il leghista Tosi [un democristiano dalla faccia feroce e razzista], l’idiota [Fini] assolve quei bravi ragazzi che hanno appena massacrato di botte un giovane veronese colpevole d'essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Un caso isolato, ovviamente. Non l’escrescenza della sottocultura razzista e perbenista alimentata da questa destra di merda.

Nel
silenzio della chiesa locale, autoridottasi a celebrare funerali solenni e tagliare nastri, ingrassando corpi flaccidi di sepolcri imbiancati. Senza più voce contro la deriva iper-individualista che è il brodo di coltura di episodi apparentemente differenti. Ma con una caratteristica comune: il rinserrarsi nelle prigioni dorate del benessere invecchiato e tremebondo.

Incapace di relazione e di esercitare un barlume di discernimento.



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:
 bolzaneto|omicidio|bandiere|secondi fini|goodfellas|matteo 23,27|mit-sein


17 giugno 2007

Intanto c'era un coglione che pensava alle mutande

Terzo sopralluogo, quasi quattro ore di puntigliosa verifica su arredi, rappezzi, piante ornamentali e biancheria stesa. Poi Silvio Berlusconi annuncia che "Genova è quasi pronta".

Lo soddisfa la mascheratura di un brutto palazzo anni Sessanta in piazza Matteotti, realizzata con un enorme telone fotografico, e gli strappa un commento forse scherzoso: "
L'ho sempre pensato, che la finzione tante volte è meglio della realtà". In ossequio alle sue indicazioni, anche il Comune scende in campo nella battaglia delle mutande. Il sindaco Beppe Pericu emana "urgenti prescrizioni di estetica e decoro urbano", che riguardano anche "l'affissione di biancheria e similari".

"Diciamo che sono più sollevato", dichiara Berlusconi
prima di imbarcarsi sullo yacht "Principessa vai via" alla volta di Portofino. Anche lo staff genovese tira un sospirone, perché l'esame del Cavaliere è stato come sempre pignolosissimo.

Ha
, per esempio, ordinato di cambiare i microfoni nella grande sala del consiglio, a Palazzo Ducale: "Sono troppo neri devono essere più grigi". Ha chiesto di spostare alcune piante in vaso: "I limoni li voglio più indietro". Però ha lodato i mobili, per reperire i quali sono stati precettati numerosi antiquari. "Si è lavorato intensamente, giorno e notte senza risparmio - riconosce il Presidente del Consiglio - Le indicazioni che si erano formulate hanno trovato esecuzione. Molte cose fra le oltre 50 che avevo indicato sono state realizzate".

Carlo Giuliani: Roma, 14 marzo 1978 - Genova, 20 luglio 2001

[ click ] 

L’infaticabile, appena intronizzato, pensava che i calzini e le mutande stese alle finestre potessero ledere il decoro del suo primo
G8 da Presidente del Consiglio. I calzini e le mutande...


15 giugno 2007

Genova per noi

Solo chi volle essere cieco decise di non vedere. Ad un mese dall’insediamento la destra che aveva stravinto in seggi, ma non in voti, le elezioni del 2001 volle presentarsi. Denti digrignanti e mascella serrata. Scelse, scelse, la prova di forza. Al suo esordio internazionale, ministro degli esteri Renato Ruggiero, già ambasciatore designato da Gianni Agnelli, pochi mesi prima della sua destituzione ad opera del premier, che ne assumerà l’interim partecipando attivamente alla preparazione della guerra irachena. Come passacarte dell’amico George. W.

Ma a cosa serviva una prova di forza dopo una schiacciante vittoria parlamentare?

Il peggiore fu
Gianfranco Fini, vicepresidente del consiglio senza portafoglio. La destra più ingenua ci mise la faccia e fomentò la reazione della peggiore feccia fascista che bazzicava la polizia di stato. Incapace di agire e forse complice dei black block che, segnalati dall’Interpol, non vennero fermati alle frontiere. Pur avendo il ministro dell’interno dell’epoca, il ligure Claudio Scajola, sospeso l’efficacia del trattato di Schengen [che autorizza la libera circolazione delle persone, senza controlli frontalieri, ai cittadini degli stati europei contraenti].

Ricordo una conversazione che precedeva di una settimana circa il G8
di Genova, con un amico che qualcuno tra i frequentatori di questo luogo ha avuto modo di conoscere di persona. Gli dissi, testualmente: “Stanno artificialmente caricando di tensione l’avvenimento. Succederà che un ragazzo del servizio d’ordine, inesperto, alle prime armi, sotto la pressione della piazza farà qualche cazzata, e c’è il rischio che ci scappi pure il morto. Ma forse lo stanno cercando il morto”. I veleni, manco a dirlo, erano massicciamente inoculati dalla rete unica RAISET.

Quel ragazzo ha un nome ed un volto, si chiama
Mario Placanica. La vittima, anche di un proprio eccesso di resistenza, si chiamava Carlo Giuliani. L’uno è vivo e sacrificato alla vigliaccheria di stato. L’altro è morto, vittima anche della propria incapacità di lettura della situazione sul campo. E della rozza ferocia di un governo cha aveva subito deciso di mostrare di che pasta fosse fatto, pieno di piduisti, inquisiti e nostalgici fuori tempo massimo.

Il resto è noto da anni. «
Genova nome per nome», di Carlo Gubitosa, editrice Berti, ISBN 88-88424-67-9, luglio 2003, dettaglia la macelleria messicana alla Diaz. Testimonianze dirette raccolte da ciascuno abbia voluto chiedere a chi era ritornato da Genova, più o meno incolume, col carico di paura, foto e filmati raccolti sul posto. Che hanno inchiodato gli esecutori materiali di ordini dal basso [alto sarebbe un affronto alla logica], dalla fogna di un governo da parodia cilena dellAmbra Jovinelli.

Di
Vincenzo Canterini si parla alle pagine 40, 177, 295, 310, 325, 335, 357, 362, 378, 395, 420. Di Michelangelo Fournier a pagina 344.



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EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



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La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






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FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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