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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


18 agosto 2009

Nanda

[ click | ”Era superproibito quel libro in italia. Parlava della pace, contro la guerra, contro il capitalismo, contro in generale tutta la carica del convenzionalismo. Era tutto quello che il governo non ci permetteva di pensare, e mi hanno messo in prigione - i fascisti, ndr - e sono molto contenta di averlo fatto, amava ripetere Fernanda Pivano, in irriducibile ostilità al totalitarismo degli Auto da fé, devitalizzati, spossessati del rischio di vivere ]

La seconda edizione italiana porta la data del 9 marzo 1943. Fernanda Pivano racconta: «Ero una ragazza quando ho letto per la prima volta Spoon River: me l'aveva portata Cesare Pavese, una mattina che gli avevo chiesto che differenza c'è tra la letteratura americana e quella inglese»

Fernanda Pivano, 92 anni, donna di vita e cultura

Link map
commiato|spoon river|auto da fé|portrait|wiki-bio


4 giugno 2009

Obama al Cairo vs Osama, al-Qaeda

The State Department has been busy translating the President’s speech, click here to find links to translated transcripts, and later versions of the video with translated captions as they come in. Languages will include Arabic, Chinese, Dari, French, Hebrew, Hindi, Indonesian, Malay, Pashto, Persian, Punjabi, Russian, Turkish, and Urdu.


[ click | Non per l'elogio del Corano, non per l'infanzia di Obama sotto i minareti e neppure per l'affettuosa citazione del papà musulmano o del proprio nome completo, Barack Hussein Obama. Il segnale nitido viene dalle 6000 parole dell'appello: mai è citata «terrorism», la maledizione che dall'11 settembre 2001 strega America e Islam ]
Un discorso atteso da un miliardo di islamici che ha parlato anche all'America profonda e a Israele: il presidente americano Barack Obama, nello storico discorso alla «umma», la comunità islamica, ha parlato di «città senza tempo del Cairo». I saggi presenti, come i milioni di musulmani in ascolto, dai caffè del Nobel Mahfouz, alle periferie di Parigi e Detroit, all'Indonesia dove il presidente è cresciuto, alle caverne di al-Qaida, hanno capito che l'America cambia.
Link map: welcome to obama for america|presidet's speech|nowruz|death cheney '01|obamerica


2 febbraio 2009

Breakthrough | sequel

 Panorami democratici, di Mattia Diletti
«America 2009»,
30 gennaio 2009

Andiamo con ordine: lettera all'Iran, parità uomo-donna nei salari, attacco ai vergognosi bonus dei banchieri di Wall street. Ma dove siamo? E quando finirà?

«Gli americani sanno che c'è bisogno di uscire dal baratro nel quale siamo, ma non se ci sono altri che stanno rendendo il baratro più profondo»: se volete i soldi pubblici tagliatevi gli stipendi. Obama ha invitato i reporters per mandare un messaggio durissimo contro i banchieri. Populismo? Certo, ma anche pressione su Wall street all'inizio del processo di revisione e creazione di regole per la finanza - di questo si comincia a parlare mentre è chiaro che serviranno altri soldi pubblici.

Novità clamorose non se ne avranno prima del G20 di aprile a Londra. Comunque sia, ecco il video delle dichiarazioni su Wall street. Ed ecco l'articolo del New York Times sul Lilly Ledbetter Act, la legge che vieta le discriminazioni salariali di tutti e ciascuno. E per chi non se ne fosse accorto: ecco il Washington post sul Senato che ha approvato l'espansione della copertura sanitaria per i bambini [anche immigrati legali].

Il problema è che l'economia peggiora e che se il pacchetto non avrà almeno un po' di successo, i repubblicani cominceranno a strepitare di brutto. Per adesso prendono calci sui denti da molti commentatori, mentre Rush Limbaugh, il re del talk radio conservatore, viene preso di mira da uno spot radiofonico assieme al Grand Old Party, per la scelta di aver votato tutti No al pacchetto di stimolo economico [sul quale pure c'è un gran dibattito: serve, non serve, non è abbastanza]. La verità è che la crisi è talmente dura che nessuno è in grado di dire come andrà a finire. Così almeno spiega il corrispondente da Davos del Times di Londra.

Sul voto senza repubblicani, il ritorno dello Stato in economia, la fine delle libertà economiche si è aperto un gran dibattito. Preoccupazioni e speranze, anatemi e gioia incontenibile. Ci sarà tempo per parlarne.

Link map: diletti post|huffington post|nyt|wp|the politico|topics|gore|prequel


1 febbraio 2009

Breakthrough | prequel

Panorami democratici, di Gore Vidal
«The Nation»,
8-15 gennaio 2001

Durante questa lentissima farsa c' è stato un momento della verità che ha calamitato l'attenzione e che rimarrà con noi molto dopo che George W. Bush si sarà unito nel dimenticatoio alla sempre più lunga sfilza di presidenti del crepuscolo.

Il
mercoledì prima del giovedì in cui abbiamo ringraziato per essere la nazione che Agnew un tempo salutò come la più grande, la commissione di controllo della Dade County stava di nuovo contando le schede, per ordine della Corte Suprema della Florida, quando una folla organizzata si precipitò nel palazzo della contea intimidendo chi svolgeva il lavoro e rifiutando di fornire il proprio nome. Il «Miami Herald», un giornale rispettabile, dopo aver esaminato vari trend di voto ecc., ha concluso che Gore aveva ottenuto la Florida per ventitremila voti. L'«Herald» vuole esaminare quelle schede che hanno molto viaggiato sotto la legge "allegra" della Florida: penso che le schede e i pezzetti di carta perforati dalle macchine mancheranno all'appello. Il Giorno del Ringraziamento passò, le schede girarono su e giù per le strade della Florida, Gore venne accusato di cercare di rubare un' elezione che aveva vinto.

Cosa porteranno i prossimi quattro anni?
Se abbiamo fortuna, un blocco totale. Le due camere sono divise esattamente a metà. L'avventurismo del presidente sarà al minimo. Se abbiamo sfortuna [e avventure] sarà il cancelliere Cheney a governare. L'ex Segretario alla Difesa ha detto che il Pentagono riceve troppo poco denaro, anche se lo scorso anno ha avuto il 51 per cento del bilancio discrezionale.

C'è da aspettarsi una piccola guerra o due perché i militari possano continuare a ottenere i loro finanziamenti
; ci sarà anche un alleggerimento fiscale per i più ricchi. Ma che il quadro sia buono o cattivo, vedremo molto poco l'affascinante e scimmiesco George W. Bush. Saranno i militari - Cheney, Powell ed altri - a dirigere l'orchestra, e l'intera nazione sarà continuamente in stato di allarme, perche James Baker ci ha già avvertito, il Terrorismo è ovunque in marcia. Non si sta mai troppo in guardia.

Benvenuti ad Asuncion! Peccato non avere le banane.

 
The Fifth Annual Tri Continental Film Festival is now open in New Delhi, India. The acclaimed human rights fest will travel to Mumbai, Delhi, Goa, Bangalore and Kolkata. Find full details on the 28 compelling films from more than 20 countries and find screening times in India on our new site


Panorami democratici
, di Barack Hussein Obama
«Denver speech to Nomination»,
28 agosto 2008

Attraversiamo un momento difficile
, un momento in cui il Paese è in guerra, l’economia è in crisi e il sogno americano è stato ancora una volta minacciato. Oggi molti americani sono disoccupati e moltissimi sono costretti a lavorare di più per un salario inferiore. Molti di voi hanno perso la casa. Questi problemi non possono essere tutti imputati al governo. Ma la mancata risposta è il prodotto di una politica fallimentare e delle pessime scelte di George W. Bush.
 
LAmerica è migliore della nazione che abbiamo visto negli ultimi otto anni. Il nostro Paese è più generoso di quello in cui un uomo in Indiana deve imballare i macchinari con i quali lavora da venti anni e vedere che vengono spediti in Cina e poi con le lacrime agli occhi deve tornare a casa e spiegare alla famiglia cosa è successo. Abbiamo più cuore di un governo che abbandona i reduci per le strade, condanna le famiglie alla povertà e assiste inerme alla devastazione di una grande città americana a causa di un nubifragio. Stasera agli americani, ai democratici, ai repubblicani, agli indipendenti di ogni parte del Paese dico una cosa sola: basta!

Abbiamo l’occasione di rilanciare nel ventunesimo secolo il sogno americano. Siamo qui stasera perché amiamo il nostro Paese e non vogliamo che i prossimi quattro anni siano come gli otto che abbiamo alle spalle.

Il governo deve lavorare per noi, non contro di noi. Deve garantire le opportunità non solo ai più ricchi e influenti, ma a tutti gli americani che hanno voglia di lavorare. Sono queste le promesse che dobbiamo mantenere. È questo il cambiamento di cui abbiamo bisogno.

E per l’economia, per la sicurezza e per il futuro del pianeta prendo un impegno preciso:
entro dieci anni sarà finita la nostra dipendenza dal petrolio del Medio Oriente. Da presidente sfrutterò le nostre riserve di gas naturale, investirò nel carbone pulito e nel nucleare sicuro. Inoltre investirò 150 miliardi di dollari in dieci anni sulle fonti energetiche rinnovabili: energia eolica, energia solare, biocombustibili.

L’America deve pensare in grande. È giunto il momento di tenere fede all’obbligo morale di garantire una istruzione adeguata a tutti i bambini.

I
valori dell’America, tuttavia, vanno realizzati non solo in patria, ma anche allestero. John McCain dubita delle mie capacità di fare il comandante in capo. Mi ha sfidato a sostenere un dibattito televisivo su questo tema. Non mi tirerò indietro. Dopo l11 settembre mi sono opposto alla guerra in Iraq perché ritenevo che ci avrebbe distratto dalle vere minacce.

L’Iraq ha un avanzo di bilancio di 79 miliardi di dollari mentre noi sprofondiamo nel deficit. Abbiamo bisogno di un presidente capace di affrontare le minacce del futuro e non aggrappato alle idee del passato. Non si smantella una rete terroristica che opera in
80 Paesi occupando lIraq. Non si protegge Israele e non si dissuade l’Iran facendo i duri a parole a Washington. Non si può fingere di stare dalla parte della Georgia dopo aver logorato i rapporti con i nostri alleati storici.

Metterò fine alla guerra in Iraq in maniera responsabile e combatterò contro Al Qaeda e i talebani in Afghanistan. Rimetterò in piedi l’esercito. Ma farò nuovamente ricorso alla diplomazia per impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari e per contenere l’aggressività russa. Creerò nuove alleanze per vincere le sfide del ventunesimo secolo: terrorismo e proliferazione nucleare; povertà e genocidio; cambiamento climatico e malattie.
E ripristinerò la nostra reputazione morale perché l’America torni ad essere per tutti il faro della speranza, della libertà, della pace e di un futuro migliore.

È questo il mio programma.


7 gennaio 2009

Fallimento strategico

[ click | Nella mappa ricostruita da Limes i principali obiettivi degli attacchi e le principali caratteristiche geopolitiche della Striscia di Gaza controllata da Hamas ]

Israele ha lanciato l'annunciata offensiva su Gaza. Dopo i raid aerei le truppe israeliane sono tornate nella Striscia di Gaza

E’ un’accusa pesante, quella rivolta da Gideon Rachman, un columnist del Financial Times, a Israele. Nel suo articolo di ieri, il commentatore più autorevole del quotidiano finanziario britannico sugli affari internazionali non critica lo Stato ebraico per una reazione sproporzionata alla minaccia, o per eccessivo uso della forza, o per le sempre più pesanti perdite di civili - ma per avere sbagliato strategia. L’operazione militare a Gaza, afferma, otterrà il risultato opposto di quello che il governo di Gerusalemme si era prefissato: ossia rafforzerà Hamas, indebolirà Israele e allontanerà la pace.

Io non so se l’offensiva militare in corso a Gaza si ritorcerà contro Israele. A naso sembrerebbe di no. Sembrerebbe un assist al presidente eletto Obama, prima che entri in carica e prima che le elezioni della Knesset [il Parlameno dello stato ebraico] siano ivi regolarmente svolte in febbraio. È certo l’ennesima certificazione del fallimento strategico dell’Amministrazione Bush in Medio Oriente.

Dopo l’
11 settembre fu inventata una guerra per sconfiggere il fondamentalismo islamico e garantire ad Israele ed ai palestinesi confini territoriali certi e diritto all’autodeterminazione. Mentre Abu Mazen scongiurava di non fecondare in vitro una democrazia pleonastica e priva di presupposti oggettivi nei territori palestinesi. Con l’effetto di consegnare Gaza ad Hamas, contemporaneamente indebolendo il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, ANP.

La stupidità della junta petrolmortifera ha incrinato l’autorevolezza di Abu Mazen, spingendo per elezioni che avrebbero ulteriormente diviso il popolo palestinese, senza garantire sicurezza ai confini israeliani. Fornendo invece un avamposto istituzionalizzato alle mire egemoniche dei fratelli coltelli arabi: un capolavoro. D’imbecillità. Che ricade quasi per intero sulle già stremate e poverissime famiglie palestinesi schiacciate nella striscia. E pagata quasi per intero dai più inermi, ostaggi di opposti fanatismi e convergenti follie.

Il presidente eletto
Barack Obama ha affermato di essere «profondamente preoccupato» per la situazione a Gaza. Obama ha aggiunto di «non poter fare altri commenti» finchè non sarà insediato alla Casa Bianca perchè gli Stati Uniti «possono avere solo un presidente alla volta».

«Non appena sarò presidente agirò immediatamente per affrontare la situazione in Medio Oriente, non solo sul problema a breve termine ma anche su quelli a lungo termine»ribadiva.

Link mapombre grigie|limes|free gaza|road maps|election day|junta|obama  


28 maggio 2006

Election Day, il golpe in[oc]cidentale

Panorami democratici, di Gore Vidal
«The Nation», 8-15 gennaio 2001

Gore Vidal

[
Please click]


Il vicepresidente di Richard Nixon e tangentiere di molti, Spiro Agnew, una volta ebbe il colpo di genio di dire: «Gli Stati Uniti, malgrado tutti i loro difetti, sono ancora la più grande nazione del paese». Oggi, mentre viviamo gli strascichi del furto delle elezioni per il quarantatreesimo presidente compiuto dalla Corte Suprema, Spiro starà camminando a testa alta tra i suoi compagni d'aldilà.


Non ce l'abbiamo fatta nemmeno questa volta
? Come non ce la facemmo nel 1888, quando la maggioranza relativa del voto popolare di Grover Cleveland venne cancellata dalle complicazioni dell'Electoral College [nota 44] e come anche più notoriamente accadde nel 1876 quando il democratico Samuel Tilden ebbe duecentosessantaquattromila voti più del repubblicano Rutherford E. Hayes, il cui partito allora contestò i suftragi in Oregon, South Carolina, Louisiana, e, sì, nella trasandata Florida. Una commissione elettorale scelta dal Congresso assegnò l'elezione al perdente, Hayes, per un solo voto, risultato di un imbroglio che coinvolse un giudice corrotto della Corte Suprema, nominato dal santificato Lincoln. Si pensò di fare la rivoluzione, ma poi Tilden si ritirò a vita privata e ai piaceri di quella che i newyorkesi di una volta ricordavano con nostalgia come una delle più grandi collezioni pornografiche, nella zona di Gramercy Park a Manhattan.


Fino al
12 dicembre ci siamo goduti un gran numero di elezioni sommessamente corrotte, ma tenute sempre a decente distanza dagli occhi del pubblico. Ma l'attuale Corte Suprema, in vena di sconsideratezze, tira fuori tutti gli assi dalla manica, tra cui la propria totale devozione a quelli che l'estrema destra definisce eufemisticamente i "valori familiari".

Il giudice Antonin Scalia [il cui nome e volto sembrano quelli del cattivo di un'opera di Puccini] ha fermamente promosso questi valori, non ritirandosi dal caso Bush-Gore, anche se suo figlio lavora per lo stesso studio legale che rappresentava Bush di fronte alla corte. Nel frattempo la moglie del giudice Clarence Thomas lavora per una think tank di estrema destra, la Heritage Foundation, e nel momento stesso in cui il marito assisteva al solenne dibattimento, lei passava in rassegna i candidati per i vari incarichi nell'amministrazione Bush.


Altrove, George W. Bush, figlio di un presidente repubblicano fallito, affidava i suoi voti in pericolo in Florida al governatore dello Stato, suo fratello Jebb.
Dall'altro lato dei valori familiari, il clan Gore ha, ogni tanto, controllato almeno una mezza dozzina di assemblee legislative nel sud. I suoi membri sono anche noti per la loro abilità forense, per l'umorismo, per la cultura: tutte qualità che il vicepresidente ha modestamente occultato per timore di spaventare la gente.


La politica americana è essenzialmente un affare di famiglia, come accade nella maggior parte delle oligarchie. Quando il padre della Costituzione,
James Madison, si sentì chiedere come diavolo si potesse fare qualcosa con un Congresso di cinquecento persone che rappresentavano cento milioni, lui scelse la linea che la legge di ferro dell'oligarchia riesce sempre a ottenere: sono sempre pochi quelli che mandano avanti lo show; e lo tengono, se ci riescono, in famiglia.

Infine, questi fondatori, cui ci piace sempre riferirci, avevano una tale paura e disprezzo della democrazia che hanno inventato l'Electoral College in modo che la voce del popolo potesse venir messa da parte, proprio come ha fatto la Corte Suprema con gli elettori della Florida il 12 dicembre scorso [2000, ndr]. Per loro non avremmo dovuto essere ne una democrazia, soggetta a una tirannia maggioritaria, ne una dittatura, soggetta a una follia cesarea.


Un altro asso nella manica sta nella devozione della Corte Suprema verso l'
un per cento della popolazione che possiede il paese. Il giudice Sandra Day O'Connor, non riusciva in nessun modo a capire perché qualcuno potesse trovare disorientante butterfly [45] di Palm Beach.

Il sottotesto era, come spesso succede in questi casi, di natura razzista. Le vecchie macchine Votomatic hanno invalidato più voti nei distretti neri che in quelli bianchi. Questo rendeva cruciali le diecimila schede di Miami-Dade che erano risultate non presentare nemmeno un suffragio valido per la gara presidenziale.


Da qui la velocità con cui la campagna di Bush, lealmente sostenuta e favoreggiata da una maggioranza
cinque contro quattro della Corte Suprema, ha inventato una serie di ritardi per impedire che le schede venissero mai contate, perché, se così fosse accaduto, Gore avrebbe vinto le elezioni. In effetti ha vinto le elezioni, almeno finche la Corte Suprema, grazie a una serie sempre più sfacciata di pause e dilazioni, con un occhio all'orologio che ticchettava, non ha ritardato il tutto finche, in pratica, agli tocchi di tutti e cinque, se non dei quattro, non c'era più tempo per contare; che era poi l'obiettivo di un esercizio che ha fatto sì che i camion pieni di un milione di schede andassero da una città polverosa della Florida all'altra, perché non venissero mai esaminate. 


Durante questa lentissima farsa c' è stato un momento della verità che ha calamitato l'attenzione e che
rimarrà con noi molto dopo che George W. Bush si sarà unito nel dimenticatoio alla sempre più lunga sfilza di presidenti del crepuscolo. 


Il
mercoledì prima del giovedì in cui abbiamo ringraziato per essere la nazione che Agnew un tempo salutò come la più grande, la commissione di controllo della Dade County stava di nuovo contando le schede, per ordine della Corte Suprema della Florida, quando una folla organizzata si precipitò nel palazzo della contea intimidendo chi svolgeva il lavoro e rifiutando di fornire il proprio nome. Il «Miami Herald», un giornale rispettabile, dopo aver esaminato vari trend di voto ecc., ha concluso che Gore aveva ottenuto la Florida per ventitremila voti. L'«Herald» vuole esaminare quelle schede che hanno molto viaggiato sotto la legge "allegra" della Florida: penso che le schede e i pezzetti di carta perforati dalle macchine mancheranno all'appello. Il Giorno del Ringraziamento passò, le schede girarono su e giù per le strade della Florida, Gore venne accusato di cercare di rubare un' elezione che aveva vinto. 


La popolazione nera ora sapeva che, ancora una volta, non era stata presa in considerazione. Ci sono state delle rivolte; secondo la legge della Florida, chiunque abbia la fedina penale sporca per un grave reato perde tutti i suoi diritti civili.
Migliaia di neri vennero così accusati e fu negato loro il voto; eppure la maggior parte di quelli che erano stati rubricati in tal modo non erano certo criminali, erano colpevoli soltanto di reati minori. In ogni caso i calcolati ritardi hanno convinto due dei quattro giudici dissenzienti che non c'era più tempo per contare. Il giudice John Paul Stevens, un conservatore il cui principale interesse sembra essere conservare le nostre libertà costituzionali e non i privilegi dell ' America delle corporation, dissentendo notò: «Una cosa è certa, comunque. Anche se non riusciremo mai ad avere completa certezza sull'identità del vincitore delle elezioni di quest' anno, quella dello sconfitto è perfettamente chiara. È la fiducia della nazione nel giudice come guardiano imparziale dell ' autorità della legge».


Cosa porteranno i prossimi quattro anni?
Se abbiamo fortuna, un blocco totale. Le due camere sono divise esattamente a metà. L'avventurismo del presidente sarà al minimo. Se abbiamo sfortuna [e avventure] sarà il cancelliere Cheney a governare. L'ex Segretario alla Difesa ha detto che il Pentagono riceve troppo poco denaro, anche se lo scorso anno ha avuto il 51 per cento del bilancio discrezionale [46].


C'è da aspettarsi una piccola guerra o due perché i militari possano continuare a ottenere i loro finanziamenti
; ci sarà anche un alleggerimento fiscale per i più ricchi. Ma che il quadro sia buono o cattivo, vedremo molto poco l'affascinante e scimmiesco George W. Bush. Saranno i militari - Cheney, Powell ed altri - a dirigere l'orchestra, e l'intera nazione sarà continuamente in stato di allarme, perche James Baker ci ha già avvertito, il Terrorismo è ovunque in marcia. Non si sta mai troppo in guardia.

Benvenuti ad Asuncion! Peccato non avere le banane. 


44
. È il nome del complicato sistema statunitense per l'elezione del presidente e del vicepresidente. Basato su due stadi di votazione [il primo da parte del popolo, il secondo da parte degli "elettori" scelti alle primarie], l'Electoral College prevede che il vincente del voto popolare possa perdere nel voto degli elettori. 

Così è successo, per la terza volta nella storia, alle presidenziali del 2000: Gore aveva vinto sopravanzando Bush, nel voto popolare, di oltre cinquecentomila voti. Molti negli Stati Uniti, soprattutto a seguito dell'esito delle ultime elezioni, vorrebbero rimpiazzare questo sistema [che Alexander Hamilton giudicava, se non perfetto, «quanto meno eccellente» e, pur con alcune modifiche, è rimasto sostanzialmente sempre uguale dalla fondazione degli Stati Uniti] con il voto popolare diretto. 

45. La "butterfly ballot" che è stata al centro delle più roventi polemiche nelle ultime elezioni presidenziali USA, è un sistema di votazione automatizzato risultato difettoso, in cui le preferenze per un candidato sono spesso passate, per errore [o, secondo alcuni, per premeditazione] a un altro. 

46. Le voci di spesa della finanziaria USA, presentata ogni gennaio al Congresso dal presidente per l'approvazione, sono divise in due grandi categorie: il bilancio obbligatorio [mandatory budget], che contiene le spese che il governo deve effettuare in forza di leggi preesistenti, e il bilancio discrezionale [discretionary budget], che l'amministrazione è libera di ripartire fra le varie aree.


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La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



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