.
Annunci online

Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


4 agosto 2008

CCCP vs Google gap [o della lunga mancia]

In fondo sono candidati ad ambire ad una lunga mancia. I giovani. O a vivere la rivoluzione digitale fino in fondo. Nel bene e nel male.

Nati sotto la stella di
Erasmus, il programma di studi semestrali in università europee, e quella del peer-to-peer. Di Google e del file sharing, che è anche condivisione di esperienze [oggi facilitata dai social network]. O degli istant messenger, con cui intrecciare contatti in Iran od Argentina, Lituania ed Australia, o tra Caltanissetta e la val di Fassa. Avezzano, Is Molas e Santa Maria di Leuca.

Sanno che se studieranno bene certe materie [ingegneria, chimica, marketing, design, automazione, infotelematica, logistica, finanza, geriatria, medicina estetica, fitness, food o, più banalmente, i mestieri] non peneranno a trovare una buona collocazione nel “mercato” del lavoro. Altrimenti saranno candidati al precariato ed alla
mancia, a vita.

Diffidano, e fanno bene, dai sogni a noleggio ed a basso costo. Preferiscono un solido uomo di spettacolo, Berlusconi, a figuranti che hanno tradito perfino l’idea che
al verde, nel Belpaese, significhi persino investire in tecnologie e modelli di vita energeticamente sostenibili. E più sobrii [che non equivale a miserabili]. Come in Italia sarebbe obbligatorio prim’ancora che utile; per convenienza, non per motivazione etica.

Figli e nipoti di generazioni predatorie [dei Geronzi o dei Tronchetti Provera], o invisibili, perdute [la mia]. Più spesso
non incidenti [i quarantenni]. Se è vero che un ultrasettantenne è padrone del gioco politico [per ora]. Ed un sessantenne, più sessantenni giocano a fare i leader della disfatta a tempo indeterminato. Nel castello incantato delle nomenklature a piè di lista. Della spesa. Pubblica.

[ click ]

"Mind the gap" (in inglese Attenzione al vuoto) è una frase resa popolare dall'uso nella Metropolitana di Londra. Fu introdotta nel 1969 per avvertire i passeggeri dello spazio che si viene creare in alcune stazioni tra la banchina e la porta del treno

Dopo la stagione dei movimenti era emersa una generazione
senza padri né maestri [per citare il titolo di un saggio di Luca Ricolfi e Loredana Sciolla], che si era rifugiata nella vita quotidiana [come evoca un altro testo, scritto da Franco Garelli]. La domanda di cambiamento era defluita altrove, soprattutto nella partecipazione volontaria. Un fenomeno diffuso, cresciuto a contatto con i problemi di ogni giorno.

Così i giovani erano divenuti
invisibili. Confusi nell’ambiente sociale e locale. Pur diventando appariscenti sui media. Consumatori ed essi stessi consumo. Bersagli e attori di ogni campagna pubblicitaria. Protagonisti di serial e reality televisivi. Politicamente, si erano spostati al centro. Oppure fuori dalla vita politica. A sinistra, invece, erano rimasti i loro genitori. Quelli della mia generazione, che nel Sessantotto avevano intorno a 18 anni. Nati dopo la fine della guerra, nei primi anni Cinquanta.

A metà strada, fra noi e i nostri figli, una
generazione perduta, come l’ha definita Antonio Scurati in un suggestivo [ auto ] ritratto pubblicato sulla Stampa. Nata alla fine degli anni Sessanta. Mentre la rivoluzione bruciava e si consumava altrettanto rapidamente. Nel 1989, vent’anni dopo, scrive Scurati, nella notte in cui cadde il muro finì unepoca della politica, ma per la mia generazione non nè mai iniziata unaltra. Non a sinistra, quanto meno.

Infatti, fino alla conclusione del secolo, la classe d’età orientata a sinistra più delle altre è progressivamente invecchiata, da un decennio all’altro. I ventenni del Sessantotto. I trentenni negli anni Settanta. I quarantenni negli anni Ottanta. I cinquantenni negli anni Novanta. E via di seguito. Una generazione di nostalgici, che votano allo stesso modo, un po’ per speranza, un po’ per abitudine.

Solo dopo il 2000 i giovani sono tornati a sinistra. Soprattutto i
più giovani. I miei figli. I fratelli minori di Scurati [se ne ha]. In particolare gli studenti. Per diverse ragioni. La comune condizione di incertezza li ha resi inquieti. Una generazione senza futuro. La prima, nel dopoguerra, ad essere convinta [con buone ragioni] che non riuscirà, nel corso della vita, a migliorare la posizione sociale dei propri genitori. Poi, l’attacco alle torri gemelle e la guerra in Iraq. La globalizzazione economica e politica. Hanno alimentato l’insicurezza e il senso di precarietà, soprattutto fra i giovani. Che hanno una vita davanti. Ma quale?

Li hanno spinti a mobilitarsi e a manifestare [soprattutto gli studenti]. Anche per sentirsi meno soli. I [più] giovani, infine, hanno maturato una competenza comunicativa e tecnologica diffusa. Capaci di stare in contatto fra loro, senza limiti di spazio e tempo. Di sperimentare linguaggi nuovi, inediti e largamente incomprensibili agli adulti. Sono divenuti una tribù. Mischiati agli adulti, eppure separati da essi.

I [più] giovani. Quelli nati negli anni Ottanta, al tempo della caduta del muro. Quelli che non avevano conosciuto il Sessantotto, il terrorismo, la Dc e il comunismo. Quelli per cui CCCP è un gruppo di rock progressivo e Berlino una città di tendenza.
Si sono spostati a sinistra. Perché dall’altra parte c’era Berlusconi. Il padrone dei media. Icona del potere nel mondo della comunicazione. A cui opporsi. Perché dall'altra parte c’erano gli amici di Bush e della guerra, ma anche i sostenitori del lavoro flessibile. Così, alle elezioni del 2001 e in quelle del 2006 i giovani hanno votato massicciamente a sinistra. Soprattutto, ripetiamo, gli studenti e i giovani con una carriera di studi più lunga.

Oggi questa stagione sembra conclusa. Era emerso anche nei sondaggi pre-elettorali, ma in misura minore a quanto si è poi verificato. Infatti, alle elezioni del 13 aprile 2008 [Sondaggio Demos-LaPolis, maggio 2008, campione nazionale di 3300 casi] appena il 31% dei giovani [fra 18 e 29 anni] ha votato per [la coalizione a sostegno di] Veltroni. Il 49%, invece, per Berlusconi.

Una distanza larghissima, superiore a quella registrata fra gli elettori in generale. Alle
estreme dello schieramento politico, invece, la distanza fra le parti si è annullata; anzi, quasi invertita. Il 3,2% dei giovani ha votato per la Sinistra Arcobaleno, poco più [oltre il 4%] per la Destra di Storace. Una tendenza ribadita, peraltro, dal voto degli studenti. Anche fra loro la coalizione a sostegno di Berlusconi ha superato il centrosinistra di Veltroni, seppure con uno scarto più ridotto: 42% a 37%. Mentre la Destra radicale è, a sua volta, più avanti della Sinistra Arcobaleno: 6% a 4%. Vale la pena di aggiungere che Di Pietro, fra i giovani, dimostra scarso appeal. Anzi: il suo peso elettorale è più ridotto che nel resto degli elettori.

Quasi una svolta epocale, insomma. Naturalmente, la spiegazione più facile è prendersela con loro. I giovani. Sospesi fra precarietà e un mondo di veline e amici, sarebbero stati risucchiati in un nuovo riflusso
conservatore. Vent’anni addietro, a un osservazione del genere, Altan faceva replicare a Cipputi: Mi devo essere perso il flusso progressista.... Per capire il deflusso dei giovani verso la destra e il non-voto, però, è più semplice soffermarsi sullo spettacolo offerto dalla sinistra, riformista e radicale. Il Pd, attraversato da divisioni personali e di corrente. Intorno ai soliti nomi: Veltroni, D'Alema, Rutelli. Marini.

Rifondazione: segmentata da fazioni e frazioni. Alcune che
pesano il 3-4% in un partito stimato intorno al 2%. Pochi accenni, risaputi, evidenti a tutti. Sufficienti a comprendere perché la Sinistra non possa aiutare i 30-40enni della generazione perduta a ritrovarsi. Tanto meno i giovani - e gli studenti - a identificarsi. Si sentono una generazione perdente. Perché dovrebbero affidare il proprio destino, la propria rappresentanza a una classe politica perdente di professione?

Link map: google green|underground|mind the gap|isaevic solženicyn|generazione perdente


7 giugno 2008

I. Le scrivo, cara signora, per chiederLe scusa

[ clicca sulle immagini ]

E' cambiato il clima, dunque. Anche fuori dal Palazzo. Nella società. Solo che, qui, è peggiorato. Si è deteriorato, drammatizzato. Incarognito. Lo "spirito animale" che in passato aveva pervaso e attraversato il mercato, le imprese, l'economia, generando innovazione e sviluppo - per quanto disordinato - oggi si è trasferito nei comportamenti sociali. Sul territorio. Dove sentimenti a lungo repressi esplodono, senza freni inibitori.


Cara signora
*,

ho visto questa mattina, sulle prime pagine di molti quotidiani, una foto che La ritrae. Accovacciata su un furgoncino aperto, scassato, uno scialle attorno alla testa. Dietro di Lei si intravedono due bambine, una più grande, con gli occhi sbarrati, spaventati, e l'altra, piccola, che ha invece gli occhi chiusi: immagino le sue due figlie. Accanto a Lei la figura di un uomo, di spalle: suo marito, presumo. Nel suo volto, signora, si legge un'espressione di imbarazzo misto a rassegnazione. Vi stanno portando via da Ponticelli, zona orientale di Napoli, dove il campo in cui abitavate è stato incendiato. Sul retro di quel furgoncino male in arnese – reti da materasso a fare da sponda – una scritta: "ferrovecchi".

Le scrivo, cara signora, per chiederLe scusa.

Conosco il suo popolo, le sue storie.
Proprio di recente, nei dintorni di Torino, ho incontrato una vostra comunità: quanta sofferenza, ma anche quanta umanità e dignità in quei volti.

Nel nostro paese si parla tanto, da anni ormai, di sicurezza.
E' un'esigenza sacrosanta, la sicurezza.
Il bisogno di sicurezza ce lo abbiamo tutti, è trasversale, appartiene a ogni essere umano, a ogni comunità, a ogni popolo. E' il bisogno di sentirci rispettati, protetti, amati. Il bisogno di vivere in pace, di incontrare disponibilità e collaborazione nel nostro prossimo.

Per tutelare questo bisogno ogni comunità, anche la vostra, ha deciso di dotarsi di una serie di regole. Ha stabilito dei patti di convivenza, deciso quello che era lecito fare e quello che non era lecito, perché danneggiava questo bene comune nel quale ognuno poteva riconoscersi.
Chi trasgrediva la regola veniva punito, a volte con la perdita della libertà. Ma anche quella punizione, la peggiore per un uomo – essendo la libertà il bene più prezioso, e voi da popolo nomade lo sapete bene – doveva servire per reintegrare nella comunità, per riaccogliere.

Il segno della civiltà è anche quello di una giustizia che punisce il trasgressore non per vendicarsi ma per accompagnarlo, attraverso la pena, a un cambiamento, a una crescita, a una presa di coscienza.

Da molto tempo questa concezione della sicurezza sta franando.
Sta franando di fronte alle paure della gente.
Paure provocate dall'insicurezza economica che riguarda un numero sempre maggiore di persone – e dalla presenza nelle nostre città di volti e storie che l'insicurezza economica la vivono già tragicamente come povertà e sradicamento, e che hanno dovuto lasciare i loro paesi proprio nella speranza di una vita migliore.

Così si scatenano aggressioni a campi nomadi. Bruciati anche dopo essere stati evacuati. Così comitati cittadini - o sedicenti tali - si mobilitano contro la costruzione di villaggi destinati alla residenza di nomadi. Mentre monta l'ostilità nei confronti degli immigrati - soprattutto se irregolari oppure clandestini. Un sentimento magari comprensibile, ma nuovo per intensità.

Cercherò, cara signora, di spiegarmi con un'immagine.

E' come se ci sentissimo tutti su una nave in balia delle onde, e sapendo che il numero delle scialuppe è limitato, il rischio di affondare ci fa percepire il nostro prossimo come un concorrente, uno che potrebbe salvarsi al nostro posto.
La reazione è allora di scacciare dalla nave quelli considerati “di troppo”, e pazienza se sono quasi sempre i più vulnerabili.
La logica del capro espiatorio – alimentata anche da un uso irresponsabile di parole e immagini, da un'informazione a volte pronta a fomentare odi e paure – funziona così.

Ci si accanisce su chi sta sotto di noi, su chi è più indifeso, senza capire che questa è una logica suicida che potrebbe trasformare noi stessi un giorno in vittime.

Vivo con grande preoccupazione questo stato di cose.

Luigi Ciotti*
Presidente del Gruppo Abele e di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie


1 di 2 Io chiedo scusa | continua

Link map
: corpo di reato|sucar drom|politica educata e società incivile|goodfellas|oltre 700 nomi|io chiedo scusa


17 ottobre 2007

Ricostruire le basi della rappresentanza

Considerata da questo punto di vista, l'antipolitica rivela non rifiuto, ma una diffusa domanda di politica. Una estesa disponibilità a partecipare e a mobilitarsi, da parte di milioni di cittadini. Per questo, esibire e agitare la partecipazione alle primarie come una risposta al "vaffa-day", uno schiaffo a Grillo e ai suoi adepti, ci sembra un po' fuori luogo. Almeno, se si fa riferimento alla base sociale, ai partecipanti delle due manifestazioni. Che, in parte, si sovrappongono. Perché molti sostenitori del V-Day sono elettori del Pd che, nonostante gli anatemi di Grillo, hanno "votato" alle primarie. Hanno contribuito alla "fondazione" del "partito nuovo", all'elezione degli organismi e all'investitura di Walter Veltroni.

Il che, restando al tema delle primarie, ne sottolinea il significato. Il sentimento che ha animato una partecipazione tanto ampia, infatti, più che fiducia rivela sofferenza e un po' di insofferenza. E' richiesta di cambiare. Ma davvero. Di costruire un "partito" capace di ri-generare: la classe dirigente, il linguaggio, il rapporto con la società. Una grande occasione, per i leader del Pd. E soprattutto, anzitutto, per Walter Veltroni. Ma forse, anche, l'ultima.

Perché la osserviamo attraverso la lente dei nostri pre-giudizi. In base ai quali distinguiamo l'antipolitica dalla politica. Separando, quasi, il bene dal male. Converrebbe, al proposito, usare un po' più di prudenza e di umiltà. Stiamo attraversando una fase di cambiamento delle democrazie rappresentative. La sfiducia, la protesta, gli stessi populismi. Lo sbriciolarsi della partecipazione politica in mille esperienze: collettive ma anche individuali. Le grandi mobilitazioni polemiche. Non sanciscono il rifiuto della democrazia.

Segnalano, invece, un insieme di pratiche attraverso le quali la società esercita poteri di correzione, controllo, pressione. I partiti, se vogliono continuare a esistere, se vogliono essere "utili", debbono tenerne conto. Aprirsi. "Rappresentarli". Al contrario di quanto è avvenuto negli ultimi anni, durante i quali si sono trasformati in oligarchie, rifugiandosi nelle istituzioni, per "difendersi" dalla società.

La grande partecipazione alle primarie
, per questo, costituisce un segnale molto importante.

Ma anche un allarme, che deve essere raccolto. Non possiamo immaginare, altrimenti, che la "rivoluzione di ottobre", come è stata definita da qualcuno, prosegua anche in novembre. E via di seguito. All'infinito. E non possiamo pensare a una società in "mobilitazione permanente", come avviene da troppo tempo.

Questo "surplus di politica", questa "iperpolitica" ci appare, infatti, l'altra faccia dell'antipolitica. Segni, entrambi, di una "domanda politica" frustrata. Se non dovesse trovare risposta, dopo tanti tentativi, allora è lecito attendersi l'esplosione. O l'implosione. Sicuramente la "delusione" e il distacco vero.



[ click ]

sfoglia     luglio        settembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
La domanda seconda
L'Uomo in bianco e nero
Salviamo la Costituzione
Finis Terrae
Via
Dialoghi
Politica
13 maggio
Ferrara watch
Il Sindaco del borgo di Hamelin
Il male oscuro
punto.doc
apatatalessa
Apologhi
Posta piccola
La notte della Repubblica
Fine Arts Blog Museums
Vita activa
Un viaggio elettorale
moleskine
Strange days
Fileîs-me? [Gv 21,17]
Maryâm
GU Adinolfi '07
Lectures
Facebook
Il biscotto
Obamerica
Appunti sparsi
Twitter

VAI A VEDERE

Gnu
Blogroll
Wikipedia
Liber liber
Ora esatta
Nessuno Tv
Luogo comune
Connected intelligence
Il blog di Beppe Grillo
Creative commons
Internet filmtrick
Jacques Derrida
Donnie Darko
Submission
Discinto
Cinemage
Sentieri selvaggi
The Cremaster Cycle
Redattore sociale
Indymedia
Rainews24
Mondi vicini
Wittgenstein
Luca De Biase
Rassegna stampa
Il barbiere della sera
Ambigram Gallery
Per l'Infanzia. Vietato Chiudere Gli Occhi
Cattedra dei non credenti
Yadvashem memorial
Il Pifferaio di Hamelin
Linguaggi ipermediali
Arsenale della Pace
Don Tonino Bello
Bambini soldato
Teladipenelope
Club di Roma
Marco Guzzi
Aldo Moro
Teresina
Ecoblog
Anila
Babel
TV
PPP
Brio
Worth
Twitch
Fallujah
Can Xue
Cina oggi
Mauro Biani
Diario acido
Diário gráfico
Questo amore
Astor Piazzolla
Canzoni & poesie
Ebraismo minimo
Francesco Giavazzi
Par-condicio monitor
EC Editorial Cartoons
Economia di Comunione
Music Genome Project
Economics E-journal
I numeri di BIP®™
E quelli di LUI®™
In Video Veritas
Elezioninews.it
BIP®™ pride
Dummies
Nuovoeutile
Googlenterprise
Crowdsourcing
Caffe' Europa
Peacereporter
Spaceandculture
Formazione politica
Monastero di Bose
NIM magazine
PD University
Webroadcast
Time Zone Converter
In-nova 24


Il profilo di Giuseppe Nenna
Profilo Facebook di Giuseppe Nenna
  

In fondo è semplice decifrare BIP®™:
basta capovolgere il senso delle parole
comunicate in pubblico,
per comprendere i suoi obiettivi privati


War is peace
La guerra è pace

Freedom is slavery
La libertà è schiavitù

Ignorance is strenght
L'ignoranza è forza



Use OpenOffice.org




La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
giorni
ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






[ charis community ]

FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

CERCA