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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


22 dicembre 2008

«Come? Lei non conosce il Conte?»

Con un colpo solo, si liquidano l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge [art. 3 della Costituzione, «Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge»]; l'indipendenza della magistratura [art. 104, «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere»]; l'unicità dell'ordine giudiziario [art. 107, «I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni»]; l'obbligatorietà dell'azione penale [art. 112 «Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale»]; la dipendenza della polizia giudiziaria dal pm [art. 109, «L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria»].

Soltanto un effetto autoinibitorio può impedire di udire, nelle “novità” di Berlusconi, una vibrazione conosciuta e cupissima. Anche a rischio di indispettire il suo alleato decisivo [Bossi], il mago di Arcore rimuove - per il momento - il federalismo dalle priorità del 2009 per rilanciare il castigo delle toghe e la nascita della repubblica presidenziale.

Non c'era nessuna necessità di circondare il nome del conte di un così esoterico silenzio, anche perché la sua natura, benefica o malefica che sia, non viene neppure accennata

[clicca sulle immagini | Durante il primo sgradevole incontro con il maestro - capitolo I - questi si meraviglia della domanda di K.: « Come? Lei non conosce il Conte? ». « Come potrei conoscerlo » risponde il maestro, e aggiunge forte in francese: « Abbia riguardo alla presenza di bambini innocenti » ]

In una giornata di sconcerto, sono così un balsamo le parole di
Giuseppe Dossetti, padre della Costituzione e dello Stato poi fattosi monaco [le ha ricordate ieri Filippo Ceccarelli]. Vale la pena tornarci ancora su. In memoria del suo grande amico Giuseppe Lazzati, e in coincidenza della prima vittoria delle destre, Dossetti pronuncia un discorso famoso. Il titolo lo ricava da un salmo di Isaia [21,11-12] Sentinella, quanto resta della notte?.

In quei giorni del 1994, egli vede affiorare un male diagnosticato con molti anni di anticipo: la supremazia di una concezione individualistica, in cui il diritto costituzionale regredisce a diritto commerciale [il primato del contratto, l'eclissi del patto di fedeltà]; il dissolversi di ogni legame comunitario, mascherato dietro l'appello al “federalismo” [il “politico” diventa pura contrattazione economica]; il rifiuto esplicito di una responsabilità collettiva in ordine alla promozione del bene comune [la comunità è fratturata sotto un martello che la sbriciola in componenti sempre più piccole sino alla riduzione al singolo individuo].

Non si può sperare, dice Dossetti e parla ai cattolici, che si possa uscire dalla «nostra notte» «rinunziando a un giudizio severo nei confronti dell'attuale governo in cambio di un atteggiamento rispettoso verso la Chiesa o di una qualche concessione accattivante in questo o quel campo [la politica familiare, la politica scolastica]».

Dossetti non nega la necessità di cambiamenti. Elenca: riforma della pubblica amministrazione; contrasto alle degenerazioni dello Stato sociale; lotta alla criminalità organizzata; valorizzazione della piccola e media imprenditoria; riforma del bicameralismo; promozione delle autonomie locali. Teme però riforme costituzionali ispirate da uno spirito di sopraffazione e di rapina.

«C' è - avverte - una soglia che deve essere rispettata in modo assoluto. Questa soglia sarebbe oltrepassata da ogni modificazione che si volesse apportare ai diritti inviolabili civili, politici, sociali previsti dalla Costituzione. E così va pure ripetuto per una qualunque soluzione che intaccasse il principio della divisione e dell' equilibrio dei poteri fondamentali, legislativo, esecutivo e giudiziario, cioè per l'avvio, che potrebbe essere irreversibile, di un potenziamento dell'esecutivo ai danni del legislativo ancorché fosse realizzato attraverso referendum che potrebbero trasformarsi in forma di plebiscito».

«Come potrei conoscerlo?» risponde il maestro, e aggiunge forte in francese: «Abbia riguardo alla presenza di bambini innocenti»

[ Del conte Westwest non si farà più parola: i funzionari passano il loro tempo dormendo, sbrigando di malavoglia le loro pratiche o seducendo le donne di più bassa estrazione, come in qualsiasi - cattiva - amministrazione. Ma il loro status viene invidiato e circondato da un'aureola di prestigio dagli abitanti del villaggio ]

Link map: arendt legge il castello di kafka|sentinelle|arcore|sentinella|kafka|er


31 maggio 2008

Villa San Martino

Non è solo la Camelot della saga berlusconiana. Ad Arcore. Non semplicemente le sede del mausoleo vuoto eretto da Piero Cascella, recentemente scomparso. Ma anche il teatro di sovrapposizioni, queste si simboliche.

Sottratta con un raggiro delinquenziale alla marchesina
Annamaria Casati Stampa. Da Cesare Previti, teoricamente suo tutore legale e, successivamente, legale fiduciario. Per lucrare sull’abissale differenza di valutazione riconosciuta e centellinata con decurtazione alla ventenne figlia di Camillo Casati Stampa. Eterodiretta nel lontano Brasile proprio da lui, a seguito del tragico omicidio-suicidio di madre ed amante ad opera del padre.

Anna Fallarino e Camillo Casati Stampa erano stati anche i munifici benefattori di Mario Moretti. L’esecutore materiale ed il capo dell’ala militare BR che uccise Aldo Moro.

Come se quella famiglia e quella dimora custodissero un’alea che avrebbe segnato i destini collettivi dell’Italia spostata a destra.

Mario Moretti
, frequentatore di ambienti di destra ed in essi cresciuto. Silvio Berlusconi che sarebbe azzardato collocare banalmente a destra. Un autocrate che si è servito di tutto quanto potesse condurlo ad imporre un primato, mai veramente teorizzato.

In questo assolutamente postpolitico. Per quanto inconsapevolmente, stolidamente di destra. Ed avvinto alla propria leggenda, come un novello
Kahn. E tuttavia privo della statura morale di un leader che aspiri a varcare le soglie della storia.
 
Link map
: arcore|la spoliazione|mario moretti|l'ignoranza delle brigate rosse|i fatti|un tubo vuoto


27 maggio 2008

Stay-behind

Francesco Cossiga festeggia al Senato i 50 anni da parlamentare.


Poi il senatore a vita si è soffermato sulla DC, "la cui storia non puo' essere infangata da qualche magistratucolo". Cossiga ricorda di aver "avuto l'onore di collaborare con Giovanni Leone, Mariano Rumor, Carlo Donat-Cattin, con Amintore Fanfani, Paolo Emilio Taviani, Benigno Zaccagnini e Ciriaco De Mita, leader preminenti di quel grande partito di popolo che fu la gloriosa Democrazia Cristiana, la cui storia di servizio al Paese e alla democrazia e' consegnata alla storia".

[ click ]

 En Italie, la pénétration du réseau Gladio a été d'une ampleur exceptionnelle. La démocratie de tout un pays a été confisquée

Curiosamente, plasticamente non ricorda Aldo Moro.


Lo scopo di Gladio|Stay-behind, a parte il recupero di informazioni per motivi di intelligence, può andare dal sabotaggio alla propaganda, alla preparazione di un attacco a sorpresa, al favoreggiamento di insurrezioni o colpi di stato, al rapimento o all'eliminazione di persone chiave.

Link map: hyperion|gladio|50|agenda setting|rivoluzione politica e militare


10 maggio 2008

Un'altra storia, italiana

Il libro raccoglie varie testimonianze di ex studenti dell'istituto Montani di Fermo, univoche nel descrivere il giovane Mario Moretti come attiguo alla destra neofascista e clericale. Mantenuto agli studi dai marchesi Casati Stampa, il futuro capo delle Br appena diplomato si trasferisce a Milano [settembre 1966], con residenza nel Palazzo Soncino dei Casati Stampa; poi viene assunto dalla Sit-Siemens su raccomandazione dei marchesi, e si iscrive all'Universita Cattolica con un attestato di «sane idee religiose e politiche» firmato dai viceparroco di Porto San Giorgio.

II più brillante esame sostenuto dal Moretti studente universitario è in "Esposizione della dottrina e della morale cattolica", docente don Luigi Giussani [ideologo-fondatore del movimento integralista Comunione e liberazione].

Innumerevoli coincidenze fra Mario Moretti e i "Comitati" anticomunisti di Sogno-Dotti-Cavallo. II futuro capo delle
Br frequenta il palazzo di via Gallarate 131 [sede dell'attivita di Cavallo]; abita a pochi metri da Dotti [in via delle Ande] e conosce benissimo Corrado Simioni [in rapporti con Dotti]. Non solo: dei "Comitati" fa parte il senatore liberale Giorgio Bergamasco, amico storico dei marchesi Casati Stampa, nonché tutore della marchesina minorenne Annamaria; figlia di primo letto del marchese Camillo, Annamaria Casati Stampa conosce bene Moretti [secondo la moglie del futuro capo brigatista, i due avrebbero avuto un flirt, e andavano a sciare insieme].

 

[ clicca sulle immagini ]



A Roma, domenica 30 agosto del 1970, sull’attico al 9 di via Puccini, verso Villa Borghese, il marchese
Camillo Casati Stampa di Soncino, quarantatré anni, abbatte con un fucile da caccia la moglie Anna Fallarino, quarantun anni, e lo studente Massimo Minorenti, venticinque anni, suo amante; quindi s'ammazza.

Chi dei due coniugi è morto per ultimo? Da un respiro dipende la destinazione dell'eredità [i giornali favoleggiano di tre-quattrocento miliardi] che comprende una villa in Brianza: la villa di Arcore. Se per ultima è morta Anna Fallarino, sua sorella e i genitori erediteranno la loro parte. Se per ultimo è morto il marchese, erediterà tutto la marchesina Annamaria Casati Stampa, nata nel 1951 dal primo matrimonio con Letizia Izzo.

La sorella di Anna Fallarino è una buona conoscente del giovane avvocato Cesare Previti, trentasei anni, nato a Reggio Calabria ma romano dall'infanzia, che l'incarica di patrocinare gli interessi dei Fallarino. Le perizie medico-legali tolgono presto ogni dubbio: l'ultimo a morire è stato il marchese, tutto andrà alla giovane figlia Annamaria.

Compiuti i ventun anni il 22 maggio 1972, l'ereditiera è libera ormai di occuparsi delle proprie cosa da sé; ma per la difficoltà obiettiva di amministrare il patrimonio in Italia da Brasilia, crede di trovare una soluzione nominando il 27 settembre 1972 procuratore generale, "rimossa ogni limitazione di mandato", l'ex-tutore
Giorgio Bergamasco. L'ex-pro tutore Previti resta suo avvocato. Gli si rivolge nell'autunno del 1973 incaricandolo di vendere villa san Martino.

Il compratore è presto trovato. In una telefonata a Brasilia, Previti annunzia tripudante, e confidando nell'esultanza della marchesina, il nome dell'acquirente, il magnate Silvio Berlusconi, largo il prezzo, 500 milioni [largo? per una villa settecentesca di 3 mila 500 metri quadri, completa, in difformità dall'incarico, di pinacoteca con tele del Quattrocento e del Cinquecento, di biblioteca con diecimila volumi antichi e d'un parco immenso?]. Il valore di un comune appartamento nel centro di Milano. Un raggiro; tanto più che Berlusconi dilazionerà il pagamento negli anni, e le tasse continua a pagarle la marchesina. Tra lei e Previti i primi dissapori.

Il 4 maggio 1977 è costituita a Roma l'Immobiliare Idra
, della galassia berlusconiana. Entrano nel collegio sindacale Umberto Previti e, sino al 28 giugno 1979, il figlio Cesare. Alla Immobiliare Idra sarà intestata la villa di Arcore. Previti è sì l'avvocato di fiducia della venditrice marchesina Casati Stampa, ma, al tempo stesso, e all'insaputa della sua assistita, ha diretti interessi nel gruppo berlusconiano.

L'atto pubblico di vendita innanzi a notaio è sottoscritto sei anni dopo la cessione, il 2 ottobre 1980. Rappresenta Annamaria, parte venditrice, il procuratore generale Giorgio Bergamasco; rappresenta l'Immobiliare Idra, parte acquirente, il suo amministratore unico, Giovanni Del Santo, commercialista prestanome. La villa settecentesca già residenza dei conti Giulini e dei marchesi Casati Stampa è così indicata nel rogito: "Casa d'abitazione con circostanti fabbriche rurali e terreni a varia destinazione". Subito dopo la "casa di abitazione" pagata mezzo miliardo a rate sarà ritenuta dalla Cariplo garanzia congrua per un finanziamento di 7 miliardi 300 milioni [fidejussione dell'Immobiliare Idra in favore della Cantieri Riuniti Milanesi: da Berlusconi a Berlusconi] e dal Monte dei Paschi di Siena per un ulteriore finanziamento di 680 milioni all'Immobiliare Idra.

Link map
: via soncino 2|mario moretti|edgardo sogno|l'ignoranza delle brigate rosse|il fatto|arcore connection|anni di piombo|
villa san martino


8 maggio 2008

Una “riforma intellettuale e morale” recisa, colpevolmente

Il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro nelle foto inedite di Gianni Giansanti

[ click ]
 

Loro hanno agito secondo l’idea che in Italia, nel 1978, si poteva e si doveva fare una rivoluzione politica e militare. Io quella mattina invece sono andato a perfezionare gli ultimi particolari della pubblicazione di un libro – scritto a quattro mani e in quattro anni di lavoro-giorno-e-notte con Luis Razetoche mostrava e dimostrava che in Europa, e in Italia, il tempo della rivoluzione politica e militare era finito da più di un secolo, e precisamente dal tempo della Comune di Parigi [1871].


Il titolo del libro era – ed è – Sociologia e marxismo nella critica di Gramsci [edito, nel 1978 appunto, dalla casa editrice De Donato] e Gramsci, l’edizione critica dei suoi Quaderni del carcere, era stato il punto di partenza teorico della nostra ricerca scientifica, e della nostra proposta politica, per l’Italia di quegli anni, e per l’Europa, di una riforma intellettuale e morale come modo di conoscere-e-trasformare profondamente una società industrialmente e civilmente avanzata.

Nel 1966 ero studente della Facoltà di Architettura a Roma. Morì, in aprile, scaraventato da studenti di destra, da un muretto in cima ad una scala, un compagno di studi, occupammo la Facoltà. Per settimane. Io mi resi conto allora della gracilità, della inconsistenza, dell’anacronismo della cultura marxista per conoscere e trasformare il mondo contemporaneo – la cultura marxista [sottocultura, nda] era condivisa dalla maggior parte degli studenti occupanti. Lasciai Architettura, dopo qualche anno mi iscrissi a Sociologia, alla fine di quegli studi incontrai Luis Razeto, e dopo quattro anni era pronto per la pubblicazione il nostro primo libro.

Mi ci erano voluti undici anni per andare fino in fondo alla comprensione della “
crisi organica” del mondo contemporaneo, a criticare - con Luis - a fondo il marxismo e la sociologia, e continuare a costruire una nuona scienza, la “scienza della storia e della politica” – iniziata da Gramsci nei suoi “Quaderni”, capace di offrire un nuovo orizzonte conoscitivo e trasformativo.

E ora, quella mattina del 16 marzo 1978, avevo trent’anni e quattro giorni ed ero allegro. Per poco. Poche ore. Quando ho saputo, scendendo per la Salita del Grillo, che altri trentenni coetanei di Luis e miei avevano sterminato la scorta di Moro e avevano rapito lui per realizzare “il sogno di una cosa” sono diventato triste, ed ho pianto a dirotto.

Link map: l'ignoranza delle brigate rosse|la via smarrita|gramsci|la fotosequenza del 9 maggio 1978|economía solidaria|l'esecuzione


8 maggio 2008

Dov’è tuo fratello?

 

È la domanda posta da Dio a Caino, il cui nome significa la lancia, uno strumento di offesa e di sopravvivenza. Non c’è rilevanza dello strumento, la lancia, nel racconto biblico [Genesi 4,1-16], spiegato con acume ed ironia da don Tonino Bello. Ma condanna dell’atto di aggressione perpetrato da Caino, il primogenito di Eva, il primo nato da donna. Abele, il cui nome significa il soffio, il respiro, il vuoto, il secondogenito di Eva era stato appena ucciso per mano di lancia, Caino [Genesi 4,8].

Noi sappiamo che l’omicidio di Aldo Moro ha cambiato il corso della storia d’Italia. Presumo che l’Italia che conosciamo sarebbe stata oggi profondamente diversa, Moro vivo. Nonostante Pasolini o proprio in virtù della denuncia del mutamento antropologico profondo degli italiani descritto, in quegli stessi anni, da PPP
.

Non si può avere nostalgia di ciò che non è stato. Si può avere disgusto per quel che è. Senza disperazione. È tuttavia assai improbabile che, Moro vivo, avremmo conosciuto il balbettio della seconda repubblica nata dalla desertificazione della politica che, eliminato Moro, prese il potere. Soggiogata all’avvertimento piduista che aveva decapitato la DC. O la direzione strategica dell’Italia repubblicana, per usare il linguaggio degli esecutori materiali, i brigatisti rossi guidati dall’opaco, opacissimo Mario Moretti.

Forgiandosi nella falsa modernità craxiana e, peggio, nel suo inevitabile crepuscolo berlusconiano: seconda carica dello Stato neoeltetta un siciliano già socio di mafiosi e paramafiosi. Presidente del consiglio in pectore un lombardo di cui è sconosciuta l’origine delle fortune, il cui cassiere è stato condannato
in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa ed in secondo per tentata estorsione.

Si chiama Marcello DellUtri e vuole riscrivere la storia d’Italia. Pareggiare il fascismo alla democrazia, le leggi razziali alla libertà d’espressione, le camicie nere ai padri della repubblica, alla commissione per la Costituzione o dei 75 ed al comitato di redazione o dei 18. Di cui il trentenne Aldo Moro, professore di filosofia del diritto all’università Benito Mussolini di Bari [a 25 anni era stato il più giovane docente universitario italiano], fu parte sostanziale. Sviluppando da correlatore nella Commissione dei 75 [di 566 costituenti eletti] i contenuti successivamente ordinati al Titolo II, dei rapporti etico-sociali.

Oso immaginare che, salvo Moro, la DC avrebbe accelerato la propria crisi senza ricadere nel Pentapartito a guida laico-socialista. Senza il rapimento di Moro, avrebbe anticipato la maturazione della sinistra alla prova della diretta responsabilità di Governo. E lo svezzamento del Partito Comunista non si sarebbe realizzato al ribasso, per transizione dal consociativismo, ed avvicendamento, per meccanica bipolare.

Non si può avere nostalgia di ciò che non è stato. Si può avere disgusto per quel che è. Senza perdere la mitezza, né cessare la ferialità del bene, del piccolo bene che ciascuno può regalare a se stesso anche in presenza del male che lo imprigiona e lo dissipa e lo confonde. Come nella preghiera di madre Teresa, youtubizzata.

Il 9 maggio 1978 il corso della storia d’Italia è stato deliberatamente deviato.

Link map: la lancia e il soffio|caino e abele|don tonino|ppp|schifani|dell'utri|mutazione|uniba|la via smarrita

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La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
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15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


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Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






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