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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


17 novembre 2007

L'alleato

« Se si guarda oltre la Finanziaria, si trova un Paese in cui il degrado, il declino economico, l'insicurezza, la sfiducia nelle istituzioni, l'ondata di populismo, mostrano una situazione di scollamento della nostra società, alla quale si deve mettere assolutamente rimedio. Rimedio che il governo in carica, in questi 18 mesi, non mi pare sia stato in grado di trovare, tant'è che i consensi dei cittadini nei suoi confronti sono diminuiti costantemente ».

Se questo è il passato, per Lamberto Dini il futuro assume i contorni di un verdetto: « Siccome è molto improbabile che questo governo, con questa Finanziaria mediata fino all'estremo con le componenti di sinistra, sia in grado di recuperare terreno, ritengo necessario rivedere e superare il quadro politico attuale al più presto ».


[ click ]

La crisetta aperta dal voto di Rossi e Turigliatto nel febbraio scorso lasciava un margine di ambiguità alla lettura degli eventi. I protagonisti furono allora gli stessi di oggi: Bordon, Manzione e Dini [di più i primi due, ulivisti docg]. Furono loro a votare l’ordine del giorno che apriva la strada alla schermaglia procedurale che mise sotto il governo, per mano di Roberto Calderoli.

Mi chiesi e chiesi allora a chi rispondessero. Pensai, pensavo, ricostruii e forse penso ancora che presidiassero un
territorio ben preciso a cavallo delle coalizioni uscite a pezzi [con tanto di ferite, mortali e sanguinolente] dalle elezioni politiche generali dell’aprile 2006.

A chi giovò quella guerricciola parlamentare?

Per molto tempo avevo attribuito le sortite del duo Bordon
|Manzione alle asimmetrie logiche di Arturo Parisi. Tiravano per la giacca la coalizione per correggere il profilo mediale della maggioranza sinistra-centro. Profilo evidentemente cucito ad uso e consumo delle reti generaliste eterodirette dal capo dell’opposizione [oggi 4 su 7]. Che Parisi vedeva e vede come di centro-sinistra tout court. Lo ha rimproverato recentemente anche a Veltroni, appena insediato segretario del PD: il nuovo partito non può essere la destra della sinistra, sentenziò correggendo l’infelice uscita contro tutto il popolo romeno del sindaco di Roma, a seguito dell’orribile agguato subito da Giovanna Reggiani.

Oggi Dini appare il frontman di questa pattuglia di senatori, cui si sono aggiunti
Scalera e DAmico. A conferma che i rischi per questa maggioranza non vengono dalla sinistra che viene etichettata come radicale, ma dalla spinta centripeta che prelude al grande risiko che si è aperto intorno alla riforma elettorale: che, per non apparire una pecetta incolore, inodore e priva di qualsiasi efficacia, presupporrebbe quantomeno un riassetto pur limitato dei poteri costituzionali. Ed in questa commedia Lambertow gioca per 3: per Veltroni, di cui è alleato naturale, per la propria pattuglia, convinta di interrompere la pessima spirale bipolare aperta dalla crisi della Repubblica prima del ‘92, e per gli ambienti che puntano a disarcionare definitivamente Silvio Berlusconi.


29 giugno 2007

Scegliere

Veltroni : Il Partito democratico dovrà saper corrispondere alle nuove domande. Al bisogno di libertà e di fluidità sociale di ceti sempre più mobili, coniugando queste esigenze con la ragione della sua stessa esistenza, e cioè la costruzione di una società in cui le capacità di ciascuno possano essere messe alla prova indipendentemente dalle condizioni di partenza. Di una società che "si prenda carico", che non sia cinica o egoista, che si ponga il problema che l'Istat ci ha appena detto essere intatto: la distanza tra chi sta molto bene e chi sta molto male, in Italia, non accenna a diminuire.

Una società dove la precarietà non sia la regola, dove non sia l'incertezza a segnare, a ferire, la vita delle persone.

E' la precarietà soprattutto dei giovani, dei nostri ragazzi, delle nostre ragazze. In un tempo fantastico della vita viene chiesto loro solo di "aspettare". Aspettare di avere un lavoro certo, un mutuo per la casa e, con questi, la possibilità di mettere su famiglia e avere dei figli. La vita non può essere saltuaria. La vita non può essere part-time. Un imprenditore può assumere così, all'inizio, ma poi spetta alla comunità rendere certo l'incerto, per il ragazzo e per l'impresa.

E' la lotta alla precarietà, la grande frontiera che il Partito democratico ha davanti a sé. Io qui oggi parlo non da uomo di partito e neanche da uomo di parte. Parlo da italiano.


Parisi ha ribadito la disponibilitá per : «una candidatura di servizio, per realizzare il progetto [il Partito democratico, ndr]. In assenza di candidati alternativi credibili, e penso innanzi tutto ai giovani, ai famosi giovani-giovani che ora dovrebbero scendere in campo per rappresentare idee alternative a questa dinamica, ho idea che sia costretto a candidarmi. Se nessun altro si fa avanti. Sempre che ce ne siano le condizioni e che si possa giocare ad armi pari: se il leader è giá deciso mi potete chiedere una candidatura di servizio, non la certificazione che sono un cretino! Chi parteciperebbe mai ad una gara della quale è stato giá proclamato il vincitore


Ciampi : "E' vero - dice il presidente emerito - mi ha fatto doppiamente piacere perché non me lo aspettavo. Prima che Veltroni parlasse avevo formulato un auspicio. Spero che il suo discorso servirà finalmente ad alzare il livello del dibattito politico italiano, che purtroppo in questi ultimi anni non ha brillato per spirito di equilibrio e per senso di responsabilità. Dopo averlo ascoltato, devo dire che le mie speranze non sono andate deluse".

Quello che a Ciampi è piaciuto di più, e non poteva essere diversamente, è il forte richiamo che il candidato segretario dell'Ulivo ha fatto ai due poli, perché scendano finalmente dal ring, e si rimettano a ragionare per il bene dell'Italia. "C'è finalmente sviluppata quell'idea di bipolarismo mite, e non più muscolare, che io stesso ho predicato, purtroppo a volte senza risultati, nel corso del mio settennato. Veltroni rappresenta una classe politica finalmente consapevole che il rispetto nel confronto politico, e la piena legittimazione tra tutte le forze in campo, è il vero sale della democrazia".


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permalink | inviato da Ethos il 29/6/2007 alle 9:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


19 giugno 2007

I mandarini e la democrazia

[clicca anche sulle immagini]

Roma, 2 giugno: l'intervento di chiusura di Romano Prodi all'assemblea per il Partito Democratico al Quirino

La mia domanda era semplice [la troverete al minuto 1h0303” della registrazione linkata dell’assemblea convocata il 2 giugno a Roma, nda]:

«
Intanto trovo assolutamente autolesionistico un certo sentimento che si avverte tra di noi rispetto all'azione del governo e rispetto al processo costituente del Partito Democratico. Però per rispondere a questo sentimento, io credo che bisogna essere conseguenti. E quindi vorrei sapere quali sono i meccanismi elettorali all'Assemblea Costituente del Partito Democratico che garantiranno che non si chiudano gli apparati per far fuori tutti quanti gli altri, cioè quelli che non hanno apparati alle spalle [applausi dal centro, da destra e da sinistra, ndr].

E poi un suggerimento per gli under
30 o gli under 40 [io sono oltre]: c'è un ragazzo che si chiama Vincenzo Linarello e costruisce democrazia in Calabria, attraverso il consorzio di cooperative Goel, che viene costantemente minacciato dalla 'ndrangheta. Credo che questo sia un grande esempio di come si faccia democrazia dal basso. Ed in secondo luogo credo che questa assemblea debba dare la sua solidarietà al giornalista dell'ANSA che viene minacciato in queste ore, in Sicilia, per aver scritto un libro in cui si toccano i gangli delle cointeressenze paramafiose che bloccano lo sviluppo della Sicilia democratica. Grazie [prolungati applausi dal centro, da destra e da sinistra, ndr]
».

Roma, 2 giugno: l'intervento di apertura di Walter Veltroni all'assemblea per il Partito Democratico al Quirino

A quella domanda la nomenklatura, che pure nelle parole di Romano Prodi, Arturo Parisi e Giulio Santagata avrebbe dovuto aprirsi, risponde picche e si rinserra, ancora una volta, nascondendo la vergogna dietro la foglia di fico delle liste bloccate. Un vero e proprio arrocco della casta contro la democrazia partecipativa.

Se pertanto le cose stanno così, occorre
reagire con un ulteriore investimento democratico. Che sia anche una lezione di stile impartita ai capibastone: le posizioni nelle liste bloccate promosse dai Mille siano decise da un sistema interno di primarie telematiche, semplice ed oggettivo, cioè verificabile da chiunque. A prova di brogli e manomissioni.

Poiché la democrazia comincia da
due e non con un’investitura del mandarino, si può lanciare la sfida nella sfida ed applicare criteri semplici e direttisti per decidere le posizioni nelle liste da sottoporre ai fondatori del Partito Democratico: tali saranno gli elettori che eleggeranno i costituenti ed investiranno indirettamente, per delega all'Assemblea, il segretario del PD, il 14 ottobre prossimo. E corrispondere con un’ulteriore mobilitazione ai fondati timori espressi da Walter Veltroni.


23 aprile 2007

Assemblee

Si sono sciolti i due partiti nati dalla transizione post-tangentopoli. L’altro, Forza Italia, è di per sé partito transitorio, essendo legato indissolubilmente alle sorti del suo inventore.

L’esito dell’adunata di Cinecittà lo ha spiegato bene Arturo Parisi, In mezz’ora. Quanto accadrà da oggi dipende dalla quantità di democrazia che sarà trasfusa nel metodo e nella cultura del futuro Partito, che ne reca l’insegna nel nome. Non si tratta di un dettaglio ma di una scommessa. Ancora Parisi sembra il più lucido nell’indicare un arco di una decina d’anni per osservare l’impatto di una cultura che non sia somma di passato ma respiro di futuro. E, soprattutto, non sia esito di equilibrismi tra ceti politici giunti sfiniti al nuovo soggetto politico ed, invece, frutto di domanda politica emergente dalla generazione invisibile.

Oltre i risolini sarcastici il PD ha già prodotto effetti nello stagno della politica italiana, imponendo una razionalizzazione all’interno e fuori del perimetro della maggioranza parlamentare. Accelererà la federazione del contraltare di destra, favorirà l’emersione del soggetto moderato centrista che si riposiziona come cuscinetto nel bipolarismo italiano, determinerà la costituzionalizzazione dell’area genericamente definita di sinistra radicale, in un rassemblement meno ideologico e più aperto alle sfide poste dalla globalizzazione, in particolare sui temi della politica estera e delle politiche per l’ambiente. Ed è positivo, in questo solco, il tono del commiato e lo stile osservati da Fabio Mussi nel salutare i suoi compagni di strada di lunghissimi anni di militanza.

Ma qual è il terreno d’una decisa rottura di conformismi che può essere colto dal Partito Democratico?

La partecipazione alla V Conferenza Nazionale del Volontariato, che potrebbe essere il bacino di riferimento di novità profonde di prassi politica, mi ha impressionato per la qualità della discussione e per la fedeltà democratica alla rappresentanza che lì ho toccato con mano. I relatori dei gruppi di lavoro erano ossessionati dalla conformità alle indicazioni che venivano sollevate nelle assemblee, da persone che dedicano parte del proprio tempo alla costruzione di società capaci di non isolarsi dentro schemi difensivi, con la forza della gratuità.

Il rapporto con la politica poi non era vissuto con soggezione, ma nemmeno con sufficienza. E l’intervento conclusivo del ministro della Solidarietà sociale, il comunista valdese Paolo Ferrero, presente per l’intera durata dei lavori, era a sua volta di stimolo a superare i limiti di elaborazione di un movimento forte e maturo. Non un rapporto timoroso né collaterale.

Peraltro l’andamento dei lavori conferma quanto sia falsata la rappresentazione della cosiddetta sinistra radicale: quando si passi dagli schemi terrorizzanti della comunicazione generalista al confronto con la realtà e complessità delle suggestioni identitarie, attribuite alle posizioni di ciascuno.

Quell’esperienza dimostra come sia possibile recuperare rilevanza al dibattito pubblico, quando la rappresentanza radica non su frazioni di intermediazione artificiali ma nella carne viva della realtà più ordinaria.

Anche l’assemblea romana della
terza posizione ha sofferto, da questo punto di vista, d’un eccesso di politicismo, forse inevitabile alla dinamica di quelle ore. A conferma che il ceto politico professionale deve liberarsi una volta per tutte della propria mutilante autoreferenzialità, per ambire ad appassionare ed affascinare. Tuttaltro che una deriva antipolitica.

Le tappe della costruzione del Partito Democratico


Due
indicazioni per il presente, allora.

Vigilare inflessibilmente sul metodo democratico nell’articolazione della rappresentanza interna al PD. Dev’essere la discriminante qualitativa per chi intenda candidarsi a crescere come esponente di una cultura che non derivi dalle passate e scolorite identità preesistenti.

Non aver fretta di crescere e sfidare subito le vecchie posizioni dei potentati, locali e nazionali, attraverso il
presidio serrato delle aree escluse dal ceto politico professionale. Senza paura. Senza approssimazioni dilettantistiche. Guadagnando posizione su posizione. Con argomenti [vedremo quali] non spettacolarizzati. E senza cercare scorciatoie.

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La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
giorni
ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






[ charis community ]

FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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