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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


14 agosto 2008

Peruviana = puttana

Si può essere persino incapaci di distinguere una ragazza peruviana da una prostituta peruviana. Ammesso che una puttana abbia, in assoluto, meno dignità di una donna [uomo, trans] che mai si sia prostituita|to. Si può non essere in grado di comprendere che il modello pubblicitario spinge torme di ragazzine alla prostituzione a basso costo, spesso per qualche ricarica da 10 euro.

Ed essere intolleranti ed invece mostrare la faccia feroce solo in virtù di una divisa. E contemporaneamente, da padri, non avere comprensione delle dinamiche che imbrigliano la propria figlia quattordicenne. O il proprio figlio
boia per una notte. Si può sempre cercare nella vulnerabilità altrui la rivincita sulle proprie sconfitte
. Personali e politiche.

«
Mi hanno tolto tutto quello che avevo - spiega l'amica - e mi hanno chiuso dentro una cella sporca di immondizia. Non riuscivo a smettere di piangere. Tutti gli altri stranieri che stavano lì uscivano prima di me, ladre, prostitute, pusher, abusivi. La notte è passata così, tra lacrime e preghiere. Sono uscita solo alle 10.30 del mattino». Versione confermata anche da un amico italiano, C. B., che ha accompagnato Y. a prendere i documenti a casa della ragazza e poi a via Patini. «Siamo stati lì davanti fino alle 3 del mattino, poi siamo tornati più tardi. E, infine, alle 10.30 sono stato io a prendere M. quando, sconvolta, è stata rilasciata e l'ho accompagnata a casa in motorino».

E ancora ieri, una volta fuori, le ragazze non riescono a dimenticare.
«Roma è diventata invivibile per gli stranieri: siamo regolari, parliamo romano, abbiamo amici italiani eppure veniamo trattate così. Siamo qui da tanti anni, continuiamo ad amare questa città, ma facciamo fatica a viverci». Forse tutto questo andrebbe denunciato. «Volevamo farlo ieri, ma poi è andata come è andata. Ora abbiamo paura, chi ci torna in questura?».

Le vittime sono
due ragazze normalissime. Vestite come qualsiasi altra giovane romana. Jeans, T-shirt a girocollo, ballerine, 28 anni, occhiali a goccia, capelli legati e un filo di trucco. Solo che, nonostante l'inflessione romanesca, sono peruviane. Almeno di nascita: a Roma ci vivono da cinque anni. Sono diplomate in Italia e frequentano regolarmente l'università “La Sapienza”.

La verità è che
il Paese da marciapiede i segni del disagio li offre [e in abbondanza] da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del Presidente spazzino, l’inutile gioco dei soldatini nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone [che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato]. Ma c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le buffonate, che servono solo a riempire pagine di giornali.

Famiglia Cristiana critica le misure varate dal governo in tema di sicurezza, soprattutto
«la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom» e ricorda come in Europa sia tornata alla mente, «come un simbolo», la foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia con le mani alzate davanti ai nazisti delle famigerate SS. «Per questo il Parlamento di Strasburgo e il Consiglio europeo hanno protestato. Esprit ha scritto che gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari. Sarà incredibile, ma è vero. Speriamo - conclude Famiglia Cristiana - che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo».

Link map: isparmabad|torme|branchi bestiali|bell'italia|militari in città, pochini|marciapiede|famiglia, dio e patria|corpus domini|esprit du temps


8 giugno 2008

II. Le scrivo, cara signora, per chiederLe scusa

[ clicca sulle immagini ]
 
La logica del capro espiatorio – alimentata anche da un uso irresponsabile di parole e immagini, da un'informazione a volte pronta a fomentare odi e paure – funziona così.

2 di 2 Io chiedo scusa | continua

Cara signora*,

la storia ci ha insegnato che dalla legittima persecuzione del reato si può facilmente passare, se viene meno la giustizia e la razionalità, alla criminalizzazione del popolo, della condizione esistenziale, dell'idea: ebrei, omosessuali, nomadi, dissidenti politici l'hanno provato sulla loro pelle.
Lo ripeto, non si tratta di “giustificare” il crimine, ma di avere il coraggio di riconoscere che chi vive ai margini, senza opportunità, è più incline a commettere reati rispetto a chi invece è integrato.
E di non dimenticare quelle forme molto diffuse d'illegalità che non suscitano uguale allarme sociale perché "depenalizzate" nelle coscienze di chi le pratica, frutto di un individualismo insofferente ormai a regole e limiti di sorta.

Infine di fare attenzione a tutti gli interessi in gioco: la lotta al crimine, quando scivola nella demagogia e nella semplificazione, in certi territori può trovare sostenitori perfino in esponenti della criminalità organizzata, che distolgono così l'attenzione delle forze dell'ordine e continuano più indisturbati nei loro affari.

Vorrei però anche darLe un segno di speranza.

Mi creda, sono tante le persone che ogni giorno, nel “sociale”, nella politica, nella amministrazione delle città, si sporcano le mani. Tanti i gruppi e le associazioni che con fatica e determinazione cercano di dimostrare che un'altra sicurezza è possibile.
Che dove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute, per ciò stesso vogliono assumersi doveri e responsabilità, vogliono partecipare da cittadini alla vita comune.

La legalità, che è necessaria, deve fondarsi sulla prossimità e sulla giustizia sociale.
Chiedere agli altri di rispettare una legge senza averli messi prima in condizione di diventare cittadini, è prendere in giro gli altri e noi stessi.
E il ventilato proposito di istituire un “reato d'immigrazione clandestina” nasce proprio da questo mix di cinismo e ipocrisia: invece di limitare la clandestinità la aumenterà, aumentando di conseguenza sofferenza, tendenza a delinquere, paure.

Gianfalco [Diarioacido] Ormai lo dicono anche gli zingari: ci vuole più sicurezza…

Un'ultima cosa vorrei dirLe, cara signora.

Mi auguro che questa foto che La ritrae insieme ai Suoi cari possa scuotere almeno un po' le nostre coscienze.
Servire a guardarci dentro e chiederci se davvero questa è la direzione in cui vogliamo andare. Stimolare quei sentimenti di attenzione, sollecitudine, immedesimazione, che molti italiani, mi creda – anche per essere stati figli e nipoti di migranti – continuano a nutrire.

La abbraccio, dovunque Lei sia in questo momento, con Suo marito e le Sue bambine.
E mi permetto di dirLe che lo faccio anche a nome dei tanti che credono e s'impegnano per un mondo più giusto e più umano.

Luigi Ciotti*
Presidente del Gruppo Abele e di
Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
 

Link map: episcopato sbiadito|don ciotti|paure|ponticelli|tube|oltre  700 nomi|io chiedo scusa


7 giugno 2008

I. Le scrivo, cara signora, per chiederLe scusa

[ clicca sulle immagini ]

E' cambiato il clima, dunque. Anche fuori dal Palazzo. Nella società. Solo che, qui, è peggiorato. Si è deteriorato, drammatizzato. Incarognito. Lo "spirito animale" che in passato aveva pervaso e attraversato il mercato, le imprese, l'economia, generando innovazione e sviluppo - per quanto disordinato - oggi si è trasferito nei comportamenti sociali. Sul territorio. Dove sentimenti a lungo repressi esplodono, senza freni inibitori.


Cara signora
*,

ho visto questa mattina, sulle prime pagine di molti quotidiani, una foto che La ritrae. Accovacciata su un furgoncino aperto, scassato, uno scialle attorno alla testa. Dietro di Lei si intravedono due bambine, una più grande, con gli occhi sbarrati, spaventati, e l'altra, piccola, che ha invece gli occhi chiusi: immagino le sue due figlie. Accanto a Lei la figura di un uomo, di spalle: suo marito, presumo. Nel suo volto, signora, si legge un'espressione di imbarazzo misto a rassegnazione. Vi stanno portando via da Ponticelli, zona orientale di Napoli, dove il campo in cui abitavate è stato incendiato. Sul retro di quel furgoncino male in arnese – reti da materasso a fare da sponda – una scritta: "ferrovecchi".

Le scrivo, cara signora, per chiederLe scusa.

Conosco il suo popolo, le sue storie.
Proprio di recente, nei dintorni di Torino, ho incontrato una vostra comunità: quanta sofferenza, ma anche quanta umanità e dignità in quei volti.

Nel nostro paese si parla tanto, da anni ormai, di sicurezza.
E' un'esigenza sacrosanta, la sicurezza.
Il bisogno di sicurezza ce lo abbiamo tutti, è trasversale, appartiene a ogni essere umano, a ogni comunità, a ogni popolo. E' il bisogno di sentirci rispettati, protetti, amati. Il bisogno di vivere in pace, di incontrare disponibilità e collaborazione nel nostro prossimo.

Per tutelare questo bisogno ogni comunità, anche la vostra, ha deciso di dotarsi di una serie di regole. Ha stabilito dei patti di convivenza, deciso quello che era lecito fare e quello che non era lecito, perché danneggiava questo bene comune nel quale ognuno poteva riconoscersi.
Chi trasgrediva la regola veniva punito, a volte con la perdita della libertà. Ma anche quella punizione, la peggiore per un uomo – essendo la libertà il bene più prezioso, e voi da popolo nomade lo sapete bene – doveva servire per reintegrare nella comunità, per riaccogliere.

Il segno della civiltà è anche quello di una giustizia che punisce il trasgressore non per vendicarsi ma per accompagnarlo, attraverso la pena, a un cambiamento, a una crescita, a una presa di coscienza.

Da molto tempo questa concezione della sicurezza sta franando.
Sta franando di fronte alle paure della gente.
Paure provocate dall'insicurezza economica che riguarda un numero sempre maggiore di persone – e dalla presenza nelle nostre città di volti e storie che l'insicurezza economica la vivono già tragicamente come povertà e sradicamento, e che hanno dovuto lasciare i loro paesi proprio nella speranza di una vita migliore.

Così si scatenano aggressioni a campi nomadi. Bruciati anche dopo essere stati evacuati. Così comitati cittadini - o sedicenti tali - si mobilitano contro la costruzione di villaggi destinati alla residenza di nomadi. Mentre monta l'ostilità nei confronti degli immigrati - soprattutto se irregolari oppure clandestini. Un sentimento magari comprensibile, ma nuovo per intensità.

Cercherò, cara signora, di spiegarmi con un'immagine.

E' come se ci sentissimo tutti su una nave in balia delle onde, e sapendo che il numero delle scialuppe è limitato, il rischio di affondare ci fa percepire il nostro prossimo come un concorrente, uno che potrebbe salvarsi al nostro posto.
La reazione è allora di scacciare dalla nave quelli considerati “di troppo”, e pazienza se sono quasi sempre i più vulnerabili.
La logica del capro espiatorio – alimentata anche da un uso irresponsabile di parole e immagini, da un'informazione a volte pronta a fomentare odi e paure – funziona così.

Ci si accanisce su chi sta sotto di noi, su chi è più indifeso, senza capire che questa è una logica suicida che potrebbe trasformare noi stessi un giorno in vittime.

Vivo con grande preoccupazione questo stato di cose.

Luigi Ciotti*
Presidente del Gruppo Abele e di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie


1 di 2 Io chiedo scusa | continua

Link map
: corpo di reato|sucar drom|politica educata e società incivile|goodfellas|oltre 700 nomi|io chiedo scusa


26 maggio 2008

La Babele linguistica riflette il disorientamento

E' vero: c'è una distorsione elevata fra percezione e realtà. Fra l'insicurezza e i motivi usati, normalmente, per spiegarla. Ormai è quasi uno slogan che echeggia in ogni discorso. Quasi un riflesso pavloviano. Proviamo crescente paura della criminalità anche se la criminalità diminuisce oppure, comunque, non aumenta. Una considerazione banale. Osservare che non c'è motivo di avere paura. Però se abbiamo paura qualche motivo c'è. E comunque: abbiamo paura.

[ click ]

Homer Simpson urla alla maniera del soggetto di Munch

Non abbiamo modelli di organizzazione reale della società. E non abbiamo definizioni. Non è una semplice questione lessicale, si traduce in fatti concreti. Tanto che il governo deve fare dei virtuosismi linguistici per distinguere i suoi provvedimenti. L'immigrato non necessariamente è uno straniero. Può essere un italiano che si sposta. Lo straniero non necessariamente è un immigrato. Poi ci sono diverse categorie di immigrati e di stranieri. I romeni non sono tutti rom, né tutti i rom sono romeni. I romeni e gli stessi rom romeni non sono extracomunitari. La Babele linguistica riflette il disorientamento.

Link map: munch|diamanti|kantor|paura|bell'italia|radici


28 aprile 2008

L'emergenza inesistente

Chi di sicurezza ferisce, di insicurezza perisce.

Perché Roma - scrive il corrispondente del NYT in un lungo articolo che ha campeggia sulla home page dell'edizione online del quotidiano - è una città in cui passeggiare di notte senza nulla da temere. Una grande capitale che offre ad abitanti e visitatori l'esperienza di uno "spettacolo della vita" senza percezione del rischio o del pericolo. 

[ Non nel nome di Giovanna Reggiani, click ]

Vendette trasversali [e Baccini] a parte...

Link map: nyt roma|ti ammazzano per strada|prospettiva alemannesca|giovanna|favole|ex voto


5 novembre 2007

L'ultimo miracolo di Giovanna

Nessuna immagine della vittima circolata nelle redazioni internet [ad eccezione di una fototessera che non sarò io a ripubblicare].
Rito interconfessionale concelebrato da un pastore valdese ed un sacerdote cattolico.
Nessuna telecamera in chiesa e nessuna concessione alla morbosità rovesciata sul silenzio raccolto dell’accompagnamento funebre.
Nessuna parola d’odio da parte dei familiari.
Decorosa compresenza della politica [nel solo perimetro delle esequie: non prima, non dopo].
Nessuna polemica astiosa e nessuno spazio alla xenofobia.
Nessuna indulgenza allo spirito di vendetta. Composta ma ferma attesa di giustizia e legalità.

[ click | Umarmung: un abbraccio. Egon Schiele dipinge questo soggetto erotico stupefacente a Vienna, nel 1917. Sono la vita e la morte nella loro inestricabilità, che l’artista riassumeva con le parole: «Tutto è morte-che-vive» ]


Umarmung: un abbraccio. Egon Schiele dipinge questo soggetto erotico stupefacente a Vienna, nel 1917. Sono la vita e la morte nella loro inestricabilità, che l’artista riassumeva con le parole: «Tutto è morte-che-vive».

Rom 12,16b - 21 «Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male».


2 novembre 2007

Lupanare

«Chi non rimane sconvolto, addolorato, sdegnato venendo a conoscere ciò che il giovane romeno ha fatto alla povera Giovanna Reggiani? Al di là dell'emozione bisogna però usare la ragione».

«I funzionari della polizia romena con i quali collaboriamo nel rimpatrio delle giovani romene da noi liberate [l'associazione Papa Giovanni XXIII opera in Romania da una decina d'anni; nel 2006 ne abbiamo riportate in patria 60] ci dicono: I lupi feroci siete voi italiani. Voi oggi in Italia sbranate più di 30.000 ragazze romene, metà sono bambine. Siete voi che foraggiate, mantenete i criminali romeni che le sfruttano e le tengono schiave con almeno duecento milioni di euro all'anno di guadagno. Sono i vostri maschi italiani che pagano i delinquenti romeni. Noi dobbiamo chiedere perdono alla signora barbaramente massacrata. Ma voi dovreste stare in ginocchio tutto l'anno perché massacrate le nostre bambine. Siete voi italiani delinquenti che chiamate i nostri delinquenti romeni, e i vostri delinquenti sono molto, ma molto di più dei nostri».

«Hanno ragione - sosteneva don Oreste Benzi -. I componenti dell'osservatorio nazionale sulla prostituzione, compresi i cattolici, non hanno voluto seguire le direttive del Dicastero della Chiesa sui migranti, che chiede di proibire la prostituzione e di punire i clienti come chiediamo noi. Non hanno voluto colpire questo fenomeno includendolo nel pacchetto sicurezza, non si sono preoccupati di liberare le ragazze sfruttate. Questa è la grande ipocrisia dilagante oggi. Abbiamo mandato tante ragazze a raccontare le loro incredibili storie di sfruttamento nelle televisioni italiane, a cosa è servito?»

[ clicca sulle immagini ]

Don Benzi aveva chiesto al ministro dell'Interno Amato «di emanare un decreto urgente con la precisazione di tutti gli atti di favoreggiamento e di adescamento, compreso li sequestro della macchina del cliente, che sono oggi impuniti, in modo da rendere impossibile al cliente l'avvicinarsi alle donne».

«Un altro errore gravissimo - aveva ancora ammonito - si sta compiendo oggi: lo sgombero dei campi nomadi senza avere prima preparato loro il posto dove collocarli. Così aumenta il disagio e si accresce la criminalità».


1 novembre 2007

Ti ammazzano per strada

Ovvero perché questa destra mai mai mai avrà il mio voto.

A Tor di Quinto. Piacevolezze del centrosinistra
, sottotitola oggi il quotidiano della feccia d’Italia. Si chiama Libero, in quanto evaso dalla responsabilità di essere persona integrale [mai integralista], direbbe Maritain. Evaso dal dovere di civiltà formatosi con la sedimentazione cattolica nutrita non a colpi di slogan ma di atti, comportamenti, pietà popolare: l’Europa invocata da Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, Albino Luciani e Paolo VI, Giovanni XXIII ed i suoi predecessori, compresi i più controversi.

Già! Ma chi è
Jacques Maritain? Per il direttore feccetta nera potrebbe essere un meccanico della Renault F1 capitanata da Flavio Briatore. Capitanata, ma non caporalata, come alla pancia della peggiore sottocultura itavica piacerebbe, crogiolerebbe.

È noto che durante il governo del quinquennio e
3 crisi, e 100 deputati di maggioranza e 50 senatori, non esistessero più gli sbarchi dei disperati e l’immigrazione clandestina fosse stata debellata, non più stupri, efferatezze, delinquenza organizzata, mentre lo spaccio di cocaina era confinato alle stanze ministeriali. O forse erano diventate notizie solo di terza fila nella grancassa del ciarpame giornalistico di regimento: 5 televisioni nazionali su 7 controllate dal [fu] presidente del consiglio dei ministri, direttamente od indirettamente [negli anni delle piacevolezze sono scese da 5 a 4, un grande balzo in avanti].

Intanto in onore alla ditta
“legge & ordine” venivano sguarniti gli strumenti giudiziari di contrasto alla criminalità comune ed organizzata, rafforzati i sovradiritti alla difesa dal processo e non nel processo, varato l’indulto permanente chiamato Cirielli [l'altro ieri chirurgicamente corretto dai ddl confluiti nel pacchettosicurezza”], multati i reati finanziari e derubricati quelli societari: all’unico scopo di alleggerire le posizioni processuali della famiglia allargata Berlusconi & Previti & Dell’Utri.

Intanto si continua a convocare le piazze per sobillare vendetta, non a pretendere legalità. Ad agitare mostri non a costruire giustizia sociale. Ad invocare scorciatoie in luogo di politiche. Essere al fianco della polizia la domenica od a piazza San Giovanni, essergli contro tutti gli altri sacrosanti giorni dell’anno.

Indulto permanente per legge
, ex Cirielli: scorciata generale ai tempi di prescrizione in presenza d’un apparato giudiziario sottodimensionato e lasciato senza nemmeno uno straccio di sistema digitale [e con pc che nelle sedi periferiche, quando ci sono, dove ci sono, possono facilmente datare 7|10 anni]. In nome dell’ipocrisia che titola: sicurezza da morire. Legge rinnegata perfino dal suo primo estensore, che aveva già ritirato la firma dal testo approvato in aula.

Poi si pretende certezza della pena... Mi fate voltare lo stomaco. Mai apparterrò alla vostra gggente!



[ clicca sulle immagini ]

Bisogna ringraziare la rom che ha denunciato il massacratore Romulus [Mailat] a Roma. Bisogna stringersi alla vittima, alle vittime, della mostruosità cha alligna nel non essere [non un'esclusiva di censo], nella rabbia e nell’esclusione, degradazione sociale. Ciascuno con le proprie parole. Bisogna costruire condizioni più equilibrate e meno egoiste di socializzazione. Bisogna opporsi al darwinismo sociale che avvita gli individui, li seleziona per colore della carta di credito [ma non per rispettabilità], li isola e li dispone l’uno contro l’altro, come contrapposti plotoni d’esecuzione.

Ma tutto questo è più difficile di un titolo partorito da un mostro e sparato in prima pagina con la falsa coscienza di un seviziatore abituale della pubblica opinione. Per abuso mediale di credulità popolare!

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Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
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Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
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- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






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FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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