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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


27 luglio 2008

Discernimento

Dal primo libro dei Re 3,5.9

In quei giorni a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte.

Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».

Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?».

Dalla prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi 5,14-22

Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. Guardatevi dal rendere male per male ad alcuno; ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti. State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.

Dal vangelo di Matteo 13,51-52

«Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: “”. Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».



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Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.

Link map: un cuore docile|tenete ciò che è buono|med|tesoro|turoldo|lostris 83


12 gennaio 2008

1|3 Un’ipotesi di lavoro per il Mezzogiorno

Di Mario Parente

La richiesta di alcune considerazioni al saggio breve dal titolo “Unipotesi di lavoro per il Mezzogiorno” mi dà l’opportunità di porre alcuni problemi su cui da qualche tempo tento di ragionare. Lo farò sinteticamente, nella speranza che ciò possa contribuire, anche minimamente, ad una necessaria ridiscussione non solo del rapporto Mezzogiorno
/Sviluppo ma  di che cosa  attualmente è il Mezzogiorno, cosa che io considero importantissima e propedeutica a qualsiasi altro problema. Anzi per me questa è la vera e propria questione con cui fare i conti oggi.

 

E partiamo proprio da ciò.

 

Io penso che gran parte, ma forse tutti  i lavori sul  Mezzogiorno affogano letteralmente  in un linguaggio ripetitivo, inespressivo e quindi banale. E come tutte le banalità tale linguaggio è esteso ed omologante. Mette insieme sinistra, centro e destra sul piano politico e similizza, opacizzando, sul piano sociale e culturale.

 

In un modo o nell’altro dicono tutti le stesse cose, finanche con la stessa terminologia. E’ solo questo un problema  linguistico, espressivo,  o peggio ancora formale? Non so, forse. Ma allora iniziamo a pensare, e scrivere poi, annullando e superando tutte quelle frasi fatte, quelle parole che vanno a costituire una serie ossessiva ed insopportabile di luoghi comuni. Ne sottolineo solo alcune: linee programmatiche, strategie progettuali, dimensione globale, capitale del mediterraneo, fare sistema, essere rete, e così via.

Ci sarebbe da riempire intere pagine. Io mi sono qualche volta divertito, o meglio, impegnato a farlo: si cancella da una intervista, da un articolo di giornale, da un discorso tutto ciò che è ripetitivo, che è vuoto, e si sostituiscono con contenuti reali e con parole non consumate frasi di comodo e luoghi comuni. Alla fine resta poco o nulla o, peggio, ancora un ammasso melmoso di  tautologie.

 

Ed allora possiamo dire che c’è anche un problema linguistico e formale. Ma in questo senso. Il linguaggio è il segno di un’assoluta mancanza di pensiero: creativo, critico ed innovativo, di un consistente deficit culturale, di un rilevante vuoto di analisi e proposte e cioè di una necessaria e nuova cultura politica.

 

A cosa può essere riferito, allora, questo deficit, questo vuoto relativamente al Mezzogiorno?

 

Ad una marcata incapacità di analizzare e voler capire ciò che è attualmente il Mezzogiorno, non tanto e non solo nel contesto complessivo in cui agisce, ma che cosa costituisce e struttura il Mezzogiorno socialmente, quali le modificazioni in atto sul piano politico, istituzionale, culturale.

Che cosa è la politica nel Mezzogiorno, cosa significa essere cittadini, quale è la struttura sociale, come si sono modificati ceti ed aspettative, che cosa di rilevante e significativo è avvenuto nella vita della gente, dei giovani dei lavoratori, perché si pensa in un certo modo o nell’altro, quali i processi di riproduzione sociale e quali le forme talvolta inedite di presenza, appartenenza o conflitto, quale il ruolo ed il peso dei soggetti collettivi, quale, se c’è, il senso comune del sentire e sentirsi tra espropriazione e riappropiazione di identità e scelta.

Insomma che cosa e che significa oggi vivere nel Mezzogiorno.

Cercando di dare risposte a queste e ad altre innumerevoli domane negate o volutamente ignorate possiamo superare la concezione di un Mezzogiorno contenitore immobile e sempre eguale a se stesso di emergenze, di occasioni, di necessità, di strategie, di piani e programmi di sviluppo. Piani, programmi, progetti nati e sviluppatisi a dismisura in questo ultimo decennio, in particolar modo ed a tutti i livelli, che hanno però una sola e significativa costante: non solo lo stessa fraseologia, come dicevo, ma quella di riferirsi ad un Mezzogiorno che non esiste, sia sul piano sociale che istituzionale, sia sul piano politico che economico e culturale. Non ad un Mezzogiorno che si ipotizza ma ad un Mezzogiorno che si da come condizione e che finisce con l’essere solo strumento e funzione.

 

Paradossalmente un Mezzogiorno vuoto di realtà e stracolmo di immagini e concettuali costruzioni convenienti.


Paradossalmente un Mezzogiorno vuoto di realtà e stracolmo di immagini
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di 3 Una ipotesi di lavoro per il Mezzogiorno | continua

Link map: mario parente|fulmini e piccione|postfordismo|monnezza connection|yin e yang


1 agosto 2007

VII07 D'esistenze | Tutti da Fulmini L’ULTIMOGIORNODELMESE

Il blog è una delle tante benedizioni dei tempi moderni, e siccome Aristotele ha mostrato che "l’essere umano è socievole” ed Eugenio Borgna ha dimostrato che “noi siamo un colloquio”, si può considerare addirittura la madre di tutte le benedizioni.

Seguendo il filo di questi pensieri Fulmini ha proposto ai bloggers che leggerete, che leggerai in ordine alfabetico, di incontrarsi L’ULTIMOGIORNODELMESE, pubblicando e discutendo l’uno accanto all’altro un breve post sull’evento da ciascuno ritenuto importante del mese in questione, dando così uno sguardo comune alla struttura del mondo mentre ci guardiamo negli occhi.

Tullio Pericoli: Cultura.

D'esistenze in vita.

Il non luogo a procedere a carico di Mario Riccio, il medico che il 20 dicembre scorso staccò il respiratore di Piero Welby, l’uomo che aveva chiesto di essere lasciato morire, ha coinciso con l’epilogo della lunga agonia di Giovanni Nuvoli, 53 anni, malato di sclerosi laterale amiotrofica da sette, morto la sera del 23 luglio intorno alle 22:30.

Una giornata che ha segnato e segna la conclusione di due vicende distinte, rilanciando il confronto e la discussione intorno ai temi del fine-vita, della libertà di scelta e della normativa da ricercare in materia.

Nuvoli si era lasciato morire di fame.

Pietà e rigore etico imporrebbero contegno e decisioni svincolate da posizioni astrattamente valoriali. Senza aprire la porta allo svilimento nichilista di scelte e passaggi di vita personale che vanno considerati per il
carico di interrogativi che pongono, se scritti in forza di norme che allo stato della conoscenza non possono che essere parziali.

Non esiste al momento una definizione scientificamente condivisa di cosa separi o distingua uno stato patologico
terminale da una condizione irreversibile di non ritorno. Non è questione che possa essere affrontata con spensieratezza. Né svilita da contrasti che richiamino diritti che tali non sono, pur rientrando nelle facoltà coscienti di chi scelga di interrompere condizioni insostenibili di deprivazione, mutilazione, di quella forma alta di esistenza in vita che chiamiamo dignità.

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basta capovolgere il senso delle parole
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La guerra è pace

Freedom is slavery
La libertà è schiavitù

Ignorance is strenght
L'ignoranza è forza



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La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
giorni
ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






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FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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