.
Annunci online

Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


31 dicembre 2008

We [noi]

[ click | TIME’s Person of the Year '08 ] 

Barack Obama is Person of the Year not just for what he's done but also for what he's moving quickly to do next

Fin troppo banale indicare in Obama il personaggio dell’anno 2008. Una svista del più noto tra i settimanali americani, Time, che nel 2006 aveva visto lungo, incoronando me, e te, e loro, i naviganti del web, singolarmente presi, quali icone dell’anno: You.

Sarebbe bastato declinare You [tu, voi] in
We [noi] per interpretare come un’impronta digitale il senso stesso dell’elezione di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca. Primo presidente veramente designato da un collegio elettorale globale, per procura ai cittadini iscritti nelle liste dei 50 stati USA chiamati alle urne.

We
[noi], non singolarmente presi, ma come individui che formano una comunità più larga. Più di un social network, ben più di una rete. Di cui ci si accorge. Da cui non è semplice distogliere lo sguardo.



Link map
: it's time|obama's nation of hope|you|bho|watershed|accorgendosi


29 dicembre 2008

Community organizer | Saul Alinsky

[ clicca sulle immagini | Saul Alinsky was born in Chicago in 1909 to Russian Jewish immigrant parents, the only surviving son of Benjamin Alinsky's second marriage to Sarah Tannenbaum Alinsky. He started at the University of Chicago in 1926, and eventually received a graduate fellowship in sociology, but didn't complete it ]

Obama ha cominciato la sua carriera politica come community organizer nei ghetti di Chicago, seguendo gli insegnamenti di un radicale non marxista come Saul Alinsky, nella foto appaggiato alla sua munitissima biblioteca

L’elemento che in Italia è stato analizzato poco o niente - allo scopo di farne tesoro - è quello del modello organizzativo della vittoria di Obama.

Mentre i partiti italiani si cesarizzano o si polverizzano, in America si procede a un’europeizzazione del sistema dei partiti, sempre più distinti nelle opzioni culturali e ideologiche, sempre più organizzati su una base di stabilità e continuità di lavoro tra un’elezione e l’altra [fino a poco tempo fa i partiti erano mere agenzie di sostegno elettorale a imprenditori politici che utilizzavano il franchising repubblicano o democratico].

Lo stesso Howard Dean aveva detto delle presidenziali:
«Bisogna far finta che sia un’elezione diretta». Intendendo dire che ogni voto conta, che bisogna essere presenti ovunque anche dove non c’è speranza di prendere lo Stato e i relativi grandi elettori [negli Stati Uniti chi vince lo Stato, porta a casa tutti i delegati, tranne in uno]. E poi, cosa importante per uno che ha fatto le primarie del 2004 usando benissimo il web e le nuove tecnologie, Dean ha detto «Basta Tv, facciamo il porta a porta». Non esattamente il modello di politica americana che noi immaginiamo, dove il lavoro organizzativo di base è stare nei quartieri, esserci, parlare.

Obama ha cominciato la sua carriera politica come
community organizer nei ghetti di Chicago, seguendo gli insegnamenti di un radicale non marxista come Saul Alinsky. Laddove il rapporto con la politica si riduce al voto di scambio o non esiste, le reti sociali di un quartiere o di una città vanno ricostruite su basi nuove: non bastano [o non sono credibili, o non esistono…] i partiti, servono persone inserite o capaci di inserirsi nei tessuti sociali, tecniche per farlo, educazione politica, continuità di lavoro, strumenti culturali per leggere la società nella quale si vive.

Obama vuole nazionalizzare questa sua esperienza locale: ha costantemente spronato il suo staff affinché costruisse
la migliore organizzazione politica degli Stati uniti. A causa del colore della sua pelle la sua candidatura è stata una scommessa, vinta grazie all’organizzazione ancor prima che al messaggio: al di là del chiacchiericcio mediatico, i simboli che non hanno gambe e sostanza [o che non parlano più alle persone] durano molto poco.

Saul Alinsky: «Il più grande nemico della libertà individuale è l'individualismo in se stesso» [dal prologo a "Rules for Radicals", di cui è pubblicata la copertina all'edizione del 1971]

La sostanza è tanto nell’organizzazione e nelle tecniche che la determinano, quanto in un profilo culturale che riscopre parole dordine ed elementi culturali che hanno sempre fatto parte della tradizione democratica e liberal. È come se si fosse cercato di risvegliare il progressista dormiente - e il suo orgoglio - in ogni elettore democratico americano. In questo modo Barack Obama ha saputo dare uno sbocco al disagio sociale e all’insofferenza di questi ultimi anni, ha saputo mobilitare milioni di persone, come i piccoli finanziatori della campagna, le centinaia di migliaia di volontari [5 milioni di volontari | 3 milioni di singoli finanziatori, pari all'1% della popolazione USA].

Sul successo di questa campagna, sul suo mix di modernità e lavoro territoriale di base occorrerebbe davvero riflettere: che sia un progetto vero, ingenuo, oppure di semplice opportunismo,
Barack Obama rappresenta oggi un movimento che va in senso contrario al ciclo della shock economy, verso l’inclusione sociale e politica. Un’impresa molto difficile perché, va ricordato, la democrazia più antica del mondo è la più scrupolosa nel rendere impraticabili i diritti dei propri cittadini.

Link map: saul alinsky|jimmy wales|democrazia in america|how this happened


28 dicembre 2008

Community organizer | Jimmy Wales

[ click | Il 15 giugno 2001 Jimmy Wales e Larry Sanger, suo caporedattore, crearono Wikipedia ]

Una copertina taroccata di Time Magazine mostra Jimmy Wales "Uomo dell'anno", come fosse stato indicato dalla rivista americana

Immagina un mondo in cui ciascuno possa avere libero accesso a tutto il patrimonio della conoscenza umana.


Gentile lettore
,

oggi ti chiedo di sostenere Wikipedia con una donazione.

Potrebbe sembrare strano: perché i gestori di uno dei cinque siti web più popolari chiedono ai suoi utenti un sostegno finanziario?

Wikipedia è differente da quasi tutti gli altri 50 siti più importanti. Noi abbiamo un piccolo numero di dipendenti stipendiati, solo 23. Il contenuto di Wikipedia può essere utilizzato liberamente da chiunque per qualunque scopo. Le nostre spese annuali sono meno di sei milioni di dollari.

Wikipedia è mantenuta in funzione, senza fini di lucro, dalla Wikimedia Foundation, che ho fondato nel 2003.

Attualmente, Wikipedia è scritta da una comunità globale di più di 150.000 volontari: tutti intenti a condividere la conoscenza liberamente e gratuitamente. In quasi otto anni, questi volontari hanno scritto più di 11 milioni di voci in 265 lingue. Più di 275 milioni di persone accedono al nostro sito ogni mese per ottenere delle informazioni, senza costi e senza pubblicità.

Ma Wikipedia è più di un sito web. Noi abbiamo un obiettivo comune: Immagina un mondo in cui ciascuno possa avere libero accesso a tutto il patrimonio della conoscenza umana. Questo è il nostro scopo.

La tua donazione ci aiuta in vari modi. In primo luogo, ci aiuterai a coprire i sempre maggiori costi di gestione del traffico di uno dei siti più popolari di Internet. Le donazioni ci aiuteranno anche a migliorare il software su cui si basa Wikipedia: per renderla più semplice da consultare, più semplice da leggere e più semplice da modificare. Siamo impegnati a sviluppare un movimento che sostenga la conoscenza libera in tutto il mondo, reclutando nuovi volontari e creando relazioni strategiche con istituzioni che si occupano di cultura e insegnamento.

Wikipedia è differente. È la più grande enciclopedia della storia, scritta da volontari. Proprio come in un parco naturale o in una scuola, crediamo che la pubblicità non dovrebbe essere presente su Wikipedia. Vogliamo mantenerla libera e forte, ma abbiamo bisogno del sostegno di migliaia di persone come te.

Ti invito ad unirti a noi: la tua donazione ci aiuterà a mantenere Wikipedia libera per tutto il mondo.

Grazie,

Jimmy Wales

Link map: jimbo|time rank|anderson|social media lab|donate


15 dicembre 2008

La scarpata

Durante la conferenza stampa con il premier iracheno, Al Màliki, un giornalista iracheno, Muntazer al-Zaidi, sciita, ha tirato le sue scarpe contro mr. President, George Walker Bush che è riuscito a schivarle.

L'uomo, portato via dalle forze di sicurezza, era seduto in terza fila e, mentre i due leader si stringevano le mani davanti alle telecamere, si è alzato in piedi e prima del lancio ha gridato: questo è il tuo bacio d'addio, cane. Sull'evento Bush ha commentato: «Tutto quello che posso dire è che si trattava di un numero 42».



L’epilogo inglorioso di un’Amministrazione da non dimenticare. Ma la china non è più scoscesa.

Link map: bush=arbusto|shock and awe|welcome to obama world|no taxation


5 dicembre 2008

november 5th, 2008 | watershed

[ Il primo post dedicato al futuro presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Hussein Obama, data l’8 gennaio 2008 | clicca sulle immagini ]

Barack Obama, Sasha, Malia [le figlie] e Michelle [la moglie], ringraziano la sterminata folla di supporter riunita a Grant Park, il 5 novembre scorso

Chi frequenta questo blog sa della netta preferenza espressa, fin dalla vittoria alle primarie Dem in Iowa, per Barack Hussein Obama. Sa soprattutto che non considero la sua elezione un evento tra gli altri, ma proprio il momento che gli storici individueranno per tracciare la cesura tra il novecento ed il XXI secolo.
Un primo approccio ai cambiamenti tecnosociali che vedrà chi vivrà, nemmeno tanto a lungo termine, il III millennio.

In qualche occasione mi sono spinto ad ipotizzare un salto evoluzionistico della specie umana. Determinato dalla crescita di quanto il gesuita
Pierre Teilhard de Chardin avrebbe forse attribuito al concetto di noosfera. Ovvero la progressiva connessione tra sistemi di pensiero:

I
. accelerata dalla miniaturizzazione degli apparati tecnologici [sempre più simili a sinapsi cerebrali]

II. indotta dalle profonde trasformazioni che interverranno grazie alle biotecnologie ed alla lotta alla malattia condotta a livello di biotessuti [conseguente alla progressiva decodificazione della doppia elica del DNA, ed alle applicazioni che ne seguiranno, che vieppiù richiederanno un surplus di responsabilità in capo ai sistemi di interessi che ne possiederanno i brevetti ed il know how]

III. spinta dall’influenza che gli ambienti di social networking eserciteranno sulla struttura del pensiero umano, sulla sua sedimentazione in sequenze di apprendimento ed in relazione alla propria espansione nelle prassi organizzative [parliamo di oggi e di un domani già in fieri o, secondo il neologismo che propongo, di weltansharing].

Il paleontologo gesuita Pierre Teilhard de Chardin

Questo spartiacque [watershed] coinciderà simbolicamente con la data del
5 novembre 2008, prequel della presidenza Obama. Non per i poteri taumaturgici attribuiti ai re medievali, ma per effetto di transizione, del primo switch-off tra dinamiche sociali analogiche e movimenti evolutivi incorporati dallecologia delle reti.

Né senza contraddizioni e spinte contrastanti. Non appianando magicamente le
fossé temporel, come immaginate da Joël de Rosnay [il gap creato dall'accelerazione delle economie avanzate].

Link map: social media lab|grassroot watershed|homo noeticus|re taumaturghi|fossé temporel


1 dicembre 2008

Dream team




Non la squadra presentata ieri da BHO. No. Se non per la rilevante discontinuità di un nero ministro della Giustizia. Si può immaginare cosa significhi, se si pensa che le fasce di popolazione più a disagio sono quelle maggiormente perseguite, spesso per carenza di difesa legale a fronte della pubblica accusa, non solo per statistica.

No. Il dream team di Obama è dislocato nel giacimento di 300.000 curriculum pervenuti dal sistema di social networking già all’opera, anche a supporto del transition team.

Sono pronto ad una scommessa: il nuovo think thank presidenziale emergerà dalla connessione di queste energie grassroot. 8.000 entreranno direttamente nell’Amministrazione. Gli altri saranno allertati per valutare, integrare, sondare politiche e soluzioni. Con le logiche proprie del knowledge management applicate all’economia della conoscenza, per spinta dall’ecosistema delle reti
.

Link map: welcome to obama for america|holder|security cabinet|social media lab|grassroots cv|wired


12 novembre 2008

Word-of-mouth, passaparola...

[ click | Classe 1961, come Obama, Chris Anderson è il pronipote di uno dei fondatori del Movimento Anarchico Americano di fine ‘800. Suo nonno ha inventato un irrigatore automatico, suo padre era un operatore del telegrafo. Da ragazzo suonava in una punk-band. Forse segni del destino, perché sembrano gli ingredienti perfetti di quella cultura americana che ha generato, appunto, Wired, il magazine di quelli che vogliono cambiare il mondo. E poteva nascere e crescere solo lì, vicino, se non dentro, la Silicon Valley ]

Ma a ben guardare Wired non parla - non ha mai parlato - di tecnologia. Parla di come si cambia il mondo. O meglio: è espressione di quella cultura tipicamente americana basata e centrata sull’innovazione. Che fa dell’innovazione e dell’invenzione il suo modello di business

«Quando sono diventato direttore di Wired nel 2001», racconta, «era la fine della bolla. Tutti pensavano che fosse finita. Ma ho scommesso che era solo l’inizio. Dovevo affrontare una sfida difficile: come mantenere l’integrità del magazine rivoluzionandolo. Dovevamo trasformare noi stessi».

E ce l’ha fatta, Chris Anderson: ha portato il giornale a sei nomination per il National Magazine Award, vincendo il primo premio per la General Excellence nel 2005 e nel 2007. Nell’aprile dello stesso anno è entrato anche nella
Time 100, la lista di Time Magazine di quegli uomini o donne il cui potere, talento o esempio morale sta trasformando il mondo. Mica male.

A quei tempi aveva già pubblicato
The Long Tail, apparso la prima volta in forma di articolo su Wired nell’ottobre 2004 e poi in libro nel luglio del 2006. Un’idea che spiega efficacemente le dinamiche digitali, e che oggi sta estendendo verso il Free. Su questo è lapidario. Diciamo da tempo che tutto ciò che può diventare digitale diventerà digitale. L’abbiamo visto dimostrato innumerevoli volte. Non solo i prodotti in qualsiasi modo legati all’informazione, e cioè immateriali, ma anche i processi - e in questo caso, invece, il modello si applica a qualunque contesto. Come diceva Kevin Kelly: Ogni processo ripetitivo può essere automatizzato, e quindi digitalizzato. «E tutto ciò che è digitale diventerà free”», gratuito o quantomeno aperto, aggiunge Anderson.

Non è una distruzione di valore. È un cambiamento di sistema. Produzione, movimentazione e commercio mica smettono di esistere. Ma cambiano le modalità. Certo a qualcuno non farà piacere, specie se questo qualcuno fa conto sulla capacità di intercettare passaggi, intermediare momenti di catene del valore. Questo non sarà più possibile, a meno che non si inventino nuove forme di re-mediazione che aggiungano valore. Ma la catena, come già avvenuto in altri contesti, è destinata a spezzarsi, sostituita da una rete di collegamenti. Bisogna prenderne atto: a Genova c’è ancora qualcuno che ce l’ha con Cristoforo Colombo per l’apertura delle rotte atlantiche, ma cosa vuoi farci. Succede.

E noi?
Cosa pensa del modello italiano?, gli chiedo, col dubbio di fare una domanda scontata. Ma la sua risposta scontata non sembra affatto: «Le Piccole Medie Imprese saranno il futuro. Il modello italiano può essere quello principale per il 21° secolo», perché i luoghi economici in cui si creerà maggior valore sono le nicchie. Sì, è vero, «L’Italia ha sofferto per un accesso inefficiente [alla Rete e ai mercati internazionali, ndr]», afferma, «ma avete fatto lo stesso un lavoro eccellente». E ora c’è la chance di Internet che offre un accesso paritario alla concorrenza internazionale, perché è un «Complete leveler». Difficile da tradurre senza pensare alle parole di Totò, ma il senso è ben diverso, e piuttosto chiaro. Livella le barriere all’accesso, offrendo - potenzialmente - eguali opportunità.

Si tratta di
«Dominare le nicchie e lavorare per il mondo piatto», perché «lavorare per le nicchie significa essere autentici, reali, molto focalizzati e in contatto diretto con i clienti, perennemente sostenuti dal word-of-mouth, il passaparola». Non solo, ci permettiamo di aggiungere: chi altri se non le PMI italiane, quelle vere, hanno saputo esprimere eccellenza nel capire come sono fatte le cose, conoscere il mondo, cambiarlo?

Guarda in basso

Inventiva, ingegneria e telecomunicazioni. Un così curioso parallelo con la sua storia di famiglia. Aggiungi a questo che
«Nel 21° secolo ognuno può trovare la sua economia di scala», chiude Anderson, e le prime indicazioni ci sono. Si tratta di non guardare sempre in su, ai più grandi, ma in giù, verso la coda, i piccoli esempi di eccellenza che pullulano sul territorio italiano. E metterli in grado di lavorare, di muoversi, di aprire le prospettive. Di cambiare il mondo.

Link mapwired|kevin|barack|ideo|kadima trentina|chris anderson


9 novembre 2008

Social Media Lab

[ click | Il primo post dedicato al futuro presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Hussein Obama, data l’8 gennaio 2008, esattamente 11 mesi fa. Lo ripropongo ]


Questo logo è stato realizzato con un semplice logobama creator, reso disponibile dalla campagna di Obama a scopo di autofinanziamento su www.logobama.com [ogni utente può personalizzarlo inserendovi un'immagine di proprio gradimento]


[ Barack Hussein Obama vince nei caucus dell'Iowa ]


Barack Hussein
:

come trasformare un nome ingombrante in

un messaggio elettorale dotato di appeal.

A lezione di comunicazione politica, nell’uso dei social media. 

Forniva una delle chiavi per comprendere - allora - l’alba del fenomeno Obama: che rovesciava sistematicamente tutti i temi della paura inoculata dall’assonanza Osama|Obama ed Hussein|islamismo, secondo le strategie consolidate della destra repubblicana; in elementi neutri, armi spuntate o addirittura in punti di forza. Lui, un mutt, un incrocio di razze, come sono io - afferma oggi, sdrammatizzando con una parola sola tutta la retorica debordante del nero alla Casa Bianca -.

Nei prossimi giorni proverò a spiegare perché, dal mio punto di vista, non fallirà. C’entra molto la cultura grassroots. La formazione del consenso dal basso, possibile grazie al social networking, e ad una visione del mondo diversa - weltansharing, l’ho definita - basata sull’intelligenza rizomatica. Che ha consentito al 44° presidente eletto degli USA di svincolarsi dall’abbraccio mortale delle lobby delle armi e della guerra, o delle assicurazioni e della finanza rapace. Raccogliendo a suon di microfinanzamenti - taglio medio 100 $ canalizzato dalla rete - poco meno di 700.000.000 di $: il più alto importo di sempre nelle campagne elettorali presidenziali, per il più alto numero di volontari - 3.000.000 - che sul territorio hanno bussato molte volte molte porte. Decidendo l’esito finale delle campagne elettorali, contro l’establishment democratico clintoniano prima e quello repubblicano, poi
 ]


Link map: welcome to obama for america|iowa|wikipedia|social media lab|myspace|grassroots|weltansharing|speaking to u.s.


6 marzo 2008

Master mind

Oltre 370 delegati in palio: 183 assegnati ad Obama, 187 conquistati da Hillary. Dov’è la vittoria? Le porga la chioma.

[ click ]
 
Obama Campaign Director David Plouffe 

Friend --

Our projections show the most likely outcome of yesterday's elections will be that Hillary Clinton gained 187 delegates, and we gained 183.

That's a net gain of 4 delegates out of more than 370 delegates available from all the states that voted.

For comparison, that's less than half our net gain of 9 delegates from the District of Columbia alone. It's also less than our net gain of 8 from Nebraska, or 12 from Washington State. And it's considerably less than our net gain of 33 delegates from Georgia.

The task for the Clinton campaign yesterday was clear. In order to have a plausible path to the nomination, they needed to score huge delegate victories and cut into our lead.

They failed.

We need a Democratic candidate who will present the starkest contrast to those failed policies of the past.

And that candidate is Barack Obama.

Thank you,

David

David Plouffe
Campaign Manager
Obama for America

Link map
: hilare|david plouffe on flickr|mastermind|barack media lab


5 marzo 2008

Hilare

In Texas con Hillary si sono schierate le donne e gli ispanici, con Obama i giovani e gli abitanti di Dallas, Houston e San Antonio. In Ohio, dove la prima preoccupazione degli elettori sono l'economia e il lavoro, la Clinton ha avuto l'appoggio degli iscritti ai sindacati, dei cattolici e delle donne. 

David Plouffe meglio di Karl Rove?

Bisogna ammetterlo, il manager della campagna di Obama è riuscito a fare di più, creando un network ancora più ampio di volontari, attivisti e finanziatori, capillare sul territorio grazie allo sfruttamento della tecnologia e del microfinanziamento. La squadra del candidato afro-americano è stata molto più creativa ed efficace nel creare un flusso costante di contatti tra i propri sostenitori in continua comunicazione tra loro grazie a posta elettronica, Blackberry, siti di socializzazione e forum virtuali».

[ click ]

 Mcain pronto ad essere investito candidato repubblicano da Bush. La notte magica di Hillary ferma Obama. Ora le primarie democratiche continueranno almeno fino al 22 aprile quando si voterà in Pennsylvania.

Link mapilare|david plouffe|fear|cleavage|esperienza|barack media lab|il mio pd|march 4th

sfoglia     novembre        gennaio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
La domanda seconda
L'Uomo in bianco e nero
Salviamo la Costituzione
Finis Terrae
Via
Dialoghi
Politica
13 maggio
Ferrara watch
Il Sindaco del borgo di Hamelin
Il male oscuro
punto.doc
apatatalessa
Apologhi
Posta piccola
La notte della Repubblica
Fine Arts Blog Museums
Vita activa
Un viaggio elettorale
moleskine
Strange days
Fileîs-me? [Gv 21,17]
Maryâm
GU Adinolfi '07
Lectures
Facebook
Il biscotto
Obamerica
Appunti sparsi
Twitter

VAI A VEDERE

Gnu
Blogroll
Wikipedia
Liber liber
Ora esatta
Nessuno Tv
Luogo comune
Connected intelligence
Il blog di Beppe Grillo
Creative commons
Internet filmtrick
Jacques Derrida
Donnie Darko
Submission
Discinto
Cinemage
Sentieri selvaggi
The Cremaster Cycle
Redattore sociale
Indymedia
Rainews24
Mondi vicini
Wittgenstein
Luca De Biase
Rassegna stampa
Il barbiere della sera
Ambigram Gallery
Per l'Infanzia. Vietato Chiudere Gli Occhi
Cattedra dei non credenti
Yadvashem memorial
Il Pifferaio di Hamelin
Linguaggi ipermediali
Arsenale della Pace
Don Tonino Bello
Bambini soldato
Teladipenelope
Club di Roma
Marco Guzzi
Aldo Moro
Teresina
Ecoblog
Anila
Babel
TV
PPP
Brio
Worth
Twitch
Fallujah
Can Xue
Cina oggi
Mauro Biani
Diario acido
Diário gráfico
Questo amore
Astor Piazzolla
Canzoni & poesie
Ebraismo minimo
Francesco Giavazzi
Par-condicio monitor
EC Editorial Cartoons
Economia di Comunione
Music Genome Project
Economics E-journal
I numeri di BIP®™
E quelli di LUI®™
In Video Veritas
Elezioninews.it
BIP®™ pride
Dummies
Nuovoeutile
Googlenterprise
Crowdsourcing
Caffe' Europa
Peacereporter
Spaceandculture
Formazione politica
Monastero di Bose
NIM magazine
PD University
Webroadcast
Time Zone Converter
In-nova 24


Il profilo di Giuseppe Nenna
Profilo Facebook di Giuseppe Nenna
  

In fondo è semplice decifrare BIP®™:
basta capovolgere il senso delle parole
comunicate in pubblico,
per comprendere i suoi obiettivi privati


War is peace
La guerra è pace

Freedom is slavery
La libertà è schiavitù

Ignorance is strenght
L'ignoranza è forza



Use OpenOffice.org




La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
giorni
ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






[ charis community ]

FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

CERCA