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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


4 dicembre 2008

Windows '08

Accade. Accade... Accade che la realtà sorprenda. In positivo. Succede che conosci il gran capo dell’on line di Microsoft Europe. È successo oggi. E scopri una storia ed una densità umana che difficilmente accosti al colosso di Redmond. Fatta di passione per il proprio lavoro: sfidare sui contenuti i più grandi portali del mondo, da leader. Di preoccupazione: non usare l’immagine della donna per fare traffico, né indugiare sul lato oscuro della forza per abbacinare i navigatori. E non allo scopo, banale, di mantenere un profilo politicamente corretto. Costruire ambienti di relazione in cui la connessione sia vera, viva. Per quanto possibile non utilitaristica, un’estensione digitale tout court.

Pensate a quanti di noi usano normalmente
live messenger e vi siano, in un certo senso, affezionati. Mantenendo 2.000.000 di contatti aperti in quello che, a cavallo delle 20:30, solo vent’anni fa sarebbe stato il prime time televisivo. Più o meno ai tempi in cui Paolo Tacconi cominciava a frequentare gli amici che lo condussero a fondare Virgilio, il primo vero portale italiano dell’era internet, all’incirca un lustro dopo.

No. Tenetevi le vostre preoccupazioni per la crisi. Per il declino etico [sarà vero
?], per l’inquinamento che potrebbe cancellare la nostra civiltà nel giro di qualche decennio [inciviltà inclusa]. Io da questo mondo non voglio scendere. Perché più spesso di quanto s’immagini incontro i Paolo Tacconi. Riservati fino alla timidezza. Riflessivi con acume. Aperti, giammai ad un ottimismo di maniera ma al domani ed alla speranza. Costruendola oggi. Qui.

E potrò raccontare un giorno di aver fatto dannatamente il tifo per
Barack Hussein Obama, ed assistito al cambio di millennio che coincideva con la sua ascesa alla Casa Bianca. Otto anni dopo il cambio di secolo. Domani, di un mese fa.

Toglietemi tutto. Ma non il nostro secolo. Il nostro... Il nostro: il migliore in cui vivere. Il migliore tra quelli che possiamo permetterci.

Link map: social media lab|abbacinare|virgilio|cleavage|domani


30 ottobre 2008

Closing argument

Nell’alveo della TV generalista, o mainstream, l’appello a reti semiunificate in prime time che Barack Obama ha diffuso ieri sui grandi network USA - CBS, NBC, FOX – e su uno stuolo di TV via cavo [da decenni i canali più vicini alla pancia dell’elettore locale medio nordamericano]. La prima campagna elettorale del XXI secolo vira sull’elettorato tradizionale e punta alle fasce più popolari e disilluse.

Ma il grande lavoro che ha serrato oltre 3 milioni di volontari, e microfinanziamenti record per Obama, lo ha realizzato la regia delle energie
grassroots, dal basso. Possibile grazie a quanto definiamo web 2.0 o social networking: qualcosa che ha anche a che fare con l’ottusità della nostra Sarah Palin con la messa in piega, Mariastella Gelmini [un’idiota di rara incompetenza].

Ricordate questa parola:
grassroots [radici d’erba, ovvero fili d'erba - molteplicità - che radicano e crescono spontanei]. Come a dire, dal basso. Ci torneremo per spiegare perché siamo definitivamente entrati nel nuovo millennio.


La trasmissione finanziata da Obama alterna scene della vita del candidato democratico alla Casa Bianca a momenti della campagna elettorale cominciata nell'estate 2007, dichiarazioni di Obama quanto alle proprie proposte in fatto di economia e spezzoni di raduni elettorali. Il video si chiude con Obama che parla al pubblico radunatosi ad un evento della campagna tenutosi, guarda caso, in Florida.

Si torna comunque sempre a quei pochi stati ancora in ballo, quindi martedì prossimo tenete un occhio su Florida, Ohio, Virginia, New Hampshire, Colorado, Pennsylvania e New Mexico.

Link mapsocial media lab|maestrina unica|argument


29 ottobre 2008

Chiedetevi perchè. Chiedetevelo!

[ click ]

Cos'altro attendersi da un rottame così, cha ha fatto misteriosamente soldi negli anni '80 ed è sopravvissuto fino ad oggi grazie alla sua mantalità di faccendiere in servizio permanente effettivo? 

Si spalmano 5 miliardi su ogni contribuente per mantenere una fittizia italianità della compagnia aerea decotta, a solo beneficio della cordata che vi subentra nella gestione dell’attivo.

Si tagliano
8 miliardi alla scuola, colpendo la primaria che è l’unica parte del sistema formativo nazionale che funziona. Ed assolve ad un ruolo di tenuta sociale e sostegno indiretto al reddito familiare che non sarà bilanciato da nuovi servizi. In una fase di impoverimento collettivo e di recessione strutturale.



[Il nesso della lezione in piazza, comunque, è: io prof. di filosofia, parlo di filosofia, e in particolare della filosofia che ha nutrito il ‘68, nella speranza che il 2008 sia l'anno di inizio di un nuovo movimento di liberazione. Non a caso ho sottolineato un unico aspetto della filosofia di Marcuse: la necessità di tornare ad avere un futuro. Al Guacci ho invece spiegato, a ragazzi e colleghi, cosa siano la decrescita e la società conviviale. Esistono pezzi della storia del pensiero e della cultura occidentale che possono essere riutilizzati proficuamente, in un contesto radicalmente diverso]

Link map: imposizione indiretta|italianità|maestrina unica|
putsch|paush


4 agosto 2008

CCCP vs Google gap [o della lunga mancia]

In fondo sono candidati ad ambire ad una lunga mancia. I giovani. O a vivere la rivoluzione digitale fino in fondo. Nel bene e nel male.

Nati sotto la stella di
Erasmus, il programma di studi semestrali in università europee, e quella del peer-to-peer. Di Google e del file sharing, che è anche condivisione di esperienze [oggi facilitata dai social network]. O degli istant messenger, con cui intrecciare contatti in Iran od Argentina, Lituania ed Australia, o tra Caltanissetta e la val di Fassa. Avezzano, Is Molas e Santa Maria di Leuca.

Sanno che se studieranno bene certe materie [ingegneria, chimica, marketing, design, automazione, infotelematica, logistica, finanza, geriatria, medicina estetica, fitness, food o, più banalmente, i mestieri] non peneranno a trovare una buona collocazione nel “mercato” del lavoro. Altrimenti saranno candidati al precariato ed alla
mancia, a vita.

Diffidano, e fanno bene, dai sogni a noleggio ed a basso costo. Preferiscono un solido uomo di spettacolo, Berlusconi, a figuranti che hanno tradito perfino l’idea che
al verde, nel Belpaese, significhi persino investire in tecnologie e modelli di vita energeticamente sostenibili. E più sobrii [che non equivale a miserabili]. Come in Italia sarebbe obbligatorio prim’ancora che utile; per convenienza, non per motivazione etica.

Figli e nipoti di generazioni predatorie [dei Geronzi o dei Tronchetti Provera], o invisibili, perdute [la mia]. Più spesso
non incidenti [i quarantenni]. Se è vero che un ultrasettantenne è padrone del gioco politico [per ora]. Ed un sessantenne, più sessantenni giocano a fare i leader della disfatta a tempo indeterminato. Nel castello incantato delle nomenklature a piè di lista. Della spesa. Pubblica.

[ click ]

"Mind the gap" (in inglese Attenzione al vuoto) è una frase resa popolare dall'uso nella Metropolitana di Londra. Fu introdotta nel 1969 per avvertire i passeggeri dello spazio che si viene creare in alcune stazioni tra la banchina e la porta del treno

Dopo la stagione dei movimenti era emersa una generazione
senza padri né maestri [per citare il titolo di un saggio di Luca Ricolfi e Loredana Sciolla], che si era rifugiata nella vita quotidiana [come evoca un altro testo, scritto da Franco Garelli]. La domanda di cambiamento era defluita altrove, soprattutto nella partecipazione volontaria. Un fenomeno diffuso, cresciuto a contatto con i problemi di ogni giorno.

Così i giovani erano divenuti
invisibili. Confusi nell’ambiente sociale e locale. Pur diventando appariscenti sui media. Consumatori ed essi stessi consumo. Bersagli e attori di ogni campagna pubblicitaria. Protagonisti di serial e reality televisivi. Politicamente, si erano spostati al centro. Oppure fuori dalla vita politica. A sinistra, invece, erano rimasti i loro genitori. Quelli della mia generazione, che nel Sessantotto avevano intorno a 18 anni. Nati dopo la fine della guerra, nei primi anni Cinquanta.

A metà strada, fra noi e i nostri figli, una
generazione perduta, come l’ha definita Antonio Scurati in un suggestivo [ auto ] ritratto pubblicato sulla Stampa. Nata alla fine degli anni Sessanta. Mentre la rivoluzione bruciava e si consumava altrettanto rapidamente. Nel 1989, vent’anni dopo, scrive Scurati, nella notte in cui cadde il muro finì unepoca della politica, ma per la mia generazione non nè mai iniziata unaltra. Non a sinistra, quanto meno.

Infatti, fino alla conclusione del secolo, la classe d’età orientata a sinistra più delle altre è progressivamente invecchiata, da un decennio all’altro. I ventenni del Sessantotto. I trentenni negli anni Settanta. I quarantenni negli anni Ottanta. I cinquantenni negli anni Novanta. E via di seguito. Una generazione di nostalgici, che votano allo stesso modo, un po’ per speranza, un po’ per abitudine.

Solo dopo il 2000 i giovani sono tornati a sinistra. Soprattutto i
più giovani. I miei figli. I fratelli minori di Scurati [se ne ha]. In particolare gli studenti. Per diverse ragioni. La comune condizione di incertezza li ha resi inquieti. Una generazione senza futuro. La prima, nel dopoguerra, ad essere convinta [con buone ragioni] che non riuscirà, nel corso della vita, a migliorare la posizione sociale dei propri genitori. Poi, l’attacco alle torri gemelle e la guerra in Iraq. La globalizzazione economica e politica. Hanno alimentato l’insicurezza e il senso di precarietà, soprattutto fra i giovani. Che hanno una vita davanti. Ma quale?

Li hanno spinti a mobilitarsi e a manifestare [soprattutto gli studenti]. Anche per sentirsi meno soli. I [più] giovani, infine, hanno maturato una competenza comunicativa e tecnologica diffusa. Capaci di stare in contatto fra loro, senza limiti di spazio e tempo. Di sperimentare linguaggi nuovi, inediti e largamente incomprensibili agli adulti. Sono divenuti una tribù. Mischiati agli adulti, eppure separati da essi.

I [più] giovani. Quelli nati negli anni Ottanta, al tempo della caduta del muro. Quelli che non avevano conosciuto il Sessantotto, il terrorismo, la Dc e il comunismo. Quelli per cui CCCP è un gruppo di rock progressivo e Berlino una città di tendenza.
Si sono spostati a sinistra. Perché dall’altra parte c’era Berlusconi. Il padrone dei media. Icona del potere nel mondo della comunicazione. A cui opporsi. Perché dall'altra parte c’erano gli amici di Bush e della guerra, ma anche i sostenitori del lavoro flessibile. Così, alle elezioni del 2001 e in quelle del 2006 i giovani hanno votato massicciamente a sinistra. Soprattutto, ripetiamo, gli studenti e i giovani con una carriera di studi più lunga.

Oggi questa stagione sembra conclusa. Era emerso anche nei sondaggi pre-elettorali, ma in misura minore a quanto si è poi verificato. Infatti, alle elezioni del 13 aprile 2008 [Sondaggio Demos-LaPolis, maggio 2008, campione nazionale di 3300 casi] appena il 31% dei giovani [fra 18 e 29 anni] ha votato per [la coalizione a sostegno di] Veltroni. Il 49%, invece, per Berlusconi.

Una distanza larghissima, superiore a quella registrata fra gli elettori in generale. Alle
estreme dello schieramento politico, invece, la distanza fra le parti si è annullata; anzi, quasi invertita. Il 3,2% dei giovani ha votato per la Sinistra Arcobaleno, poco più [oltre il 4%] per la Destra di Storace. Una tendenza ribadita, peraltro, dal voto degli studenti. Anche fra loro la coalizione a sostegno di Berlusconi ha superato il centrosinistra di Veltroni, seppure con uno scarto più ridotto: 42% a 37%. Mentre la Destra radicale è, a sua volta, più avanti della Sinistra Arcobaleno: 6% a 4%. Vale la pena di aggiungere che Di Pietro, fra i giovani, dimostra scarso appeal. Anzi: il suo peso elettorale è più ridotto che nel resto degli elettori.

Quasi una svolta epocale, insomma. Naturalmente, la spiegazione più facile è prendersela con loro. I giovani. Sospesi fra precarietà e un mondo di veline e amici, sarebbero stati risucchiati in un nuovo riflusso
conservatore. Vent’anni addietro, a un osservazione del genere, Altan faceva replicare a Cipputi: Mi devo essere perso il flusso progressista.... Per capire il deflusso dei giovani verso la destra e il non-voto, però, è più semplice soffermarsi sullo spettacolo offerto dalla sinistra, riformista e radicale. Il Pd, attraversato da divisioni personali e di corrente. Intorno ai soliti nomi: Veltroni, D'Alema, Rutelli. Marini.

Rifondazione: segmentata da fazioni e frazioni. Alcune che
pesano il 3-4% in un partito stimato intorno al 2%. Pochi accenni, risaputi, evidenti a tutti. Sufficienti a comprendere perché la Sinistra non possa aiutare i 30-40enni della generazione perduta a ritrovarsi. Tanto meno i giovani - e gli studenti - a identificarsi. Si sentono una generazione perdente. Perché dovrebbero affidare il proprio destino, la propria rappresentanza a una classe politica perdente di professione?

Link map: google green|underground|mind the gap|isaevic solženicyn|generazione perdente


26 ottobre 2007

Il mio PD, in 4 minuti e 45"

 E bomba o non bomba, noi arriveremo a Roma, malgrado voi .

Era il 1978: Antonello Venditti rinasceva sotto il segno dei pesci mentre Aldo Moro moriva per mano brigatista e mandanti tuttora ignoti.

Non è un tributo postumo, ma una citazione che sembra calzante per questo tempo. Ed è il
tempo la variabile principale di questo scorcio di legislatura. Ce n’è? Non ce n’è? Per accreditare un “partito” e “nuovo” nello scenario della politica italiana. E cosa deve interpretare un partito per essere realmente “nuovo”?

[ click ]

Esiste una questione settentrionale, forse sganciata da una questione “meridionale”? Bisogna rassegnarsi ad una forte intermediazione clientelare nella gestione dei territori meridionali o si può far breccia, per liberare un po’ di società dinamica dalla morsa statica della presa localistica?

Perché il tema centrale, a nord come a sud, è precisamente questo: come restituire
mobilità sociale ad una comunità che sembra girare a vuoto nella palude delle proprie rigidità. Propiziando il più micidiale tra i danni collettivi, strutturali, a se stesso: un enorme, inspiegabile ed imperdonabile spreco di risorse umane. Che investe soprattutto le generazioni precarie, ma che incide sugli umori, le attese, la natalità, il buon vivere di una società che tende all’invecchiamento, sclerotizzata nei propri meccanismi equilibratori.

Scarsi ed unilaterali ammortizzatori sociali, nessuna vera politica per la famiglia, mobilità sociale solo discendente, desertificazione delle relazioni personali, eccesso di delega alla politica ed alle policy pubbliche indotta da egoismi insopprimibili o da carenze della risposta pubblica in ampi settori della sicurezza sociale. Sono i nodi che un “partito” e “nuovo” deve affrontare e regimentare dentro soluzioni di breve e medio periodo.

C'è la
cultura per affrontare queste emergenze non ripetendo plot ormai inservibili?

C'è un ponte verso le
nuove generazioni, quelle sempre on line, cui proporre suggestioni meno episodiche e rituali di quanto accade di norma? Una riverniciata in web 2.0 su argomenti e proposte da ventesimo secolo.

Io penso che questo
spazio culturale sia la sfida più insidiosa che il PD ha di fronte a sé. Ben più del berlusconismo declinante. Ben più del dominio televisivo da offerta generalista. Perchè è precisamente qui che si colloca la vocazione maggioritaria di un “partito” e “nuovo”.

E per andare oltre la semplice evocazione di nodi chiari a molti, ma non a tutti, e di meno ai senatori ottuagenari che masticano pane e politica da quando portavano i calzoni corti, proverò ad indicare alcuni strumenti necessari ad incidere sulle policy.

Il verbo della modernità liquida è
to share, condividere. Il costo di investimenti per la rivalutazione del potere d'acquisto dei redditi da lavoro dipendente, precario ed autonomo borderline il livello di povertà percepita, secondo classificazione istat, deve mobilitare la ricchezza privata e la conoscenza diffusa anche in funzione delle politiche pubbliche. Ma per fare questo occorre cambiare paradigma, costruire strumenti giuridici e politiche più aperte e flessibili, impiantare la cultura della valutazione preliminare ed ex-post, liberare il capitale privato da condizionamenti territoriali mafiosi, paramafiosi o concussorii. A partire dalla cultura della classe dirigente locale, politica e burocratica.

Un partito aperto al contributo delle nuovissime generazioni va costruito come un social network. La cui parola chiave è degerarchizzazione. Quanti si immaginano i satrapi del consenso locale convivere con, o tollerare un partito degerarchizzato e realmente aperto? Non è questa la sede per prospettare soluzioni, che in qualche caso si possono perfino delineare. Certamente lo è per evocare domande. Ma è in ogni caso proprio questa la sfida che può dare sostanza alla vocazione maggioritaria di un Partito Democratico di massa, stabilmente piantato nel sentiment del XXI secolo.

Speechwriter
[Roma, 25 X 2007]

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La libertà è schiavitù

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La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
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ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






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FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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