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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


13 gennaio 2009

Merci Silvio | par François Vidal

[ click | Le groupe Les Echos comprend, outre le quotidien économique éponyme - 116.000 exemplaires -, le mensuel Enjeux, des sites Internet et une société d'organisation de salons et d'événements. Il emploie 500 personnes et a dégagé en 2006 un bénéfice d'exploitation de 10 millions d'euros sur un chiffre d'affaires de 126 millions ]

Comment dit-on « enfin » en italien ? Après plus de deux ans d'un feuilleton à rebondissements jalonné de montages avortés, d'interventions politiques intempestives et de coups de théâtre de dernière minute, Air France-KLM est enfin parvenu à entrer au capital d'Alitalia. La ténacité de Jean-Cyrill Spinetta, son président, a payé. Et même s'il ne s'agit pas d'un mariage en bonne et due forme, la date est sans aucun doute à marquer d'une pierre blanche


Ne conviene il sindaco di Milano Letizia Moratti, intervistata da Lucia Annunziata.

Con 323 milioni di euro, il gruppo franco-olandese «consolida le sue posizioni»: fa prima di tutto un «investimento difensivo», che a medio termine ha buone chance di diventare un buon affare. Consolidando i legami con Alitalia, prende due piccioni con una fava: difende i suoi interessi commerciali in un mercato chiave e dà un duro colpo alle ambizioni di Lufthansa in Italia

«Non male per un'operazione il cui prezzo, 300 milioni, resta tutto sommato ragionevole», scrive Les Echos.

«Ci si può persino chiedere se Silvio Berlusconi non ha reso un insigne servizio ad Air France-Klm nell’aprile 2008, quando ha fatto fallire il progetto di acquisto di Alitalia per 1,5 miliardi di euro in nome dell’italianità. Dopo tutto, la compagnia con la quale si è fidanzata Air France-Klm ha già operato buona parte della sua ristrutturazione. Non è più il vettore malato che perdeva 1 milione di euro al giorno, ma un gruppo depurato dai suoi debiti e rafforzato dopo la fusione con il suo rivale Air One».

Link mapfrançois vidal|perfetta letizia|les echos|in mezzora|on air


19 settembre 2008

La scordata


354
.000.000


in
da Air France, per l'acquisto della quota di maggioranza [non la totalità delle azioni] di Alitalia.

Vale a dire, la partecipazione all'incremento di valore ed agli utili futuri generati da una compagnia risanata, inserita in un gruppo di dimensioni internazionali, contro l'esborso sostenuto dalla spesa pubblica per gli ammortizzatori sociali attivati.

1,miliardi


in
da Air France, per l'accollo dei debiti della compagnia italiana [non sommati ai debiti Air One, confluita per decreto legge nella bad company e posti a carico della fiscalità generale, cioè di ogni contribuente italiano].


2
.500   esuberi


in luogo dei 7.500 a vario titolo a carico della collettività|fiscalità, secondo il piano industriale proposto da
 Air France, E sdegnosamente respinto da Silvio Berlusconi.

Che [lo stesso giorno in cui il suo inesistente piano di salvataggio "italiano" della compagnia di bandiera "italiana" fallisce] incassa la nomina del fido bancarottiere Marco Tronchetti Provera e di sua figlia Marina Berlusconi nel cda di Mediobanca.

Alitalia vendiamola alla mafia, una case history di successo in grado di rilanciare l'immagine dell'Italia nel mondo.

Link map: flyer|exclusive clubs|italianità|marina in piazzetta|p[r]overa|alimaffia


27 agosto 2008

Le alucce [i frollini per palati fini]

Prosegue la nuova rubrica che promuove la premiata biscotteria BIV. Difficile descriverne la fraglanza.

Una formula nuova di zecca per il salvataggio [?] di Alitalia: privatizzazione dei profitti, socializzazione delle perdite.

Il biscottificio è indefessamente all’opera.

P.s.: Carlo Toto, proprietario di
Air One, fornisce la propria dote alla bad company, conferendo il debito della compagnia privata, per circa 450.000.000 di euro [in proporzione alle dimensioni societarie, un disastro ben maggiore della compagnia dello sperpero di bandiera].


Ovviamente la famiglia B. si tiene ben lontana dall’affare

Link map: il biscotto|giavazzi|exclusive clubs|air debt|bilancio|alitalia|on air|a gambe levate


22 aprile 2008

Bentornato, Silvio

Il primo schiaffo dell’ex dipendente Sarkò.


Air France ritira la sua offerta.

E Alitalia vola a gambe all'aria.


Link map
:
 alimaffia|nicolas|yean-cyril|unfrequent|italianità|
mal y pense


17 marzo 2008

Unfrequent flyer [iscritto di diritto al club Freccia Alata Plus]

Alitalia ha distrutto negli ultimi 15 anni circa 15 miliardi di euro, poco meno di due volte le risorse mobilizzate dall’ultima manovra finanziaria. Si tratta di 270 euro per italiano, neonati compresi [che non danno diritto all'iscrizione al Club Freccia Alata Plus, ndr].

Ma Sergio De Gregorio aveva fatto tutto il possibile perché il giornale potesse farsi notare. Passata alla storia è stata la serie di durissimi articoli inchiesta sull'Alitalia partita il 23 gennaio 2002. Per giorni «l'Avanti» pubblicò un pezzo più duro e sferzante dell'altro.Tutti a firma di De Gregorio. E tutti con la preoccupante [per l'Alitalia] parolina «segue» in calce. Fino alla quarta puntata. Poi apparve una bella pubblicità della compagnia di bandiera nazionale.

[ clicca sulle immagini ]

E’ un bene che qualcuno oggi voglia investire, di tasca propria, per il rilancio della compagnia ed Air France-Klm, una volta acquisito il controllo di Alitalia, avrà tutto l’interesse a rinnovare la flotta e a migliorare un servizio che sta, giorno per giorno, diventando sempre più scadente.

Nessun gruppo italiano ha voluto in questi anni presentare una vera offerta.

Quindi l’unica alternativa possibile all’offerta di Air France-Klm è quella di rimettere le mani nelle tasche degli italiani. Chi vuole far fallire la trattativa si deve oggi prendere questa responsabilità: deve dire agli italiani che intende varare una manovra finanziaria per far sopravvivere l’italianità [o, meglio, la statalità] di Alitalia.

Non c'è più spazio per manovre pubbliche a sostegno di Alitalia. La compagnia, ha fatto sapere la Commissione europea , «non può beneficiare di nuovi aiuti a condizioni diverse da quelle che seguirebbe un investitore privato». Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha chiesto alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo da 1,250 miliardi all'Alitalia come risarcimento per i danni subiti con l'abbandono di Malpensa.

E c'è ancora chi ha il coraggio di parlare di svendita?

Link map: flyer|exclusive clubs|de gregorio & friends|mal y pense|monnezza|italianità|statalità|formigoni|prodi


2 marzo 2008

Italia indebitata e sottocapitalizzata

«L'Italiaper Tommaso Padoa Schioppa - registra un debito pubblico pesantissimo e reperire risorse nuove per fare gli investimenti di oggi e recuperare quelli non fatti ieri è estremamente arduo. Ha punti di forza in imprese e settori che tuttora eccellono, ma nel suo complesso perde posizioni».

«La povertà della dotazione del capitale materiale e immateriale è sotto i nostri occhi. Non solo ci siamo caricati di un debito pesantissimo ma quel debito non l'abbiamo usato per investire. Abbiamo mancato di accrescere il capitale umano e fisico e abbiamo lasciato deperire quello che avevamo» ha aggiunto.

Per il ministro gli obiettivi da raggiungere sono «ridurre il debito pubblico e nello stesso tempo investire». 

«Il governo nazionale, dello Stato, ha una funzione fondamentale e in Italia si è indebolita in maniera grave - ha concluso -. Si è indebolita per una serie di ragioni ma curiosamente l'opinione spesso fortemente critica che si ha del governo nazionale omette di osservare questa debolezza e anzi spesso rimprovera un eccesso che invece non constatiamo».

Per il ministro «Ci vuole più politica, occorre riconciliarsi con la politica. Oggi sono nella necessità di ribadire che la politica è una cosa nobile». 

[ click ]

Clicca e vai al video integrale dell'intervento di Tommaso Padoa Schioppa all'Inaugurazione dell'Anno Accademico 2007/2008 dell'Università di Foggia

Link map: finanza pubblica 2006|fabbisogno statale|tps ad unifoggia|tps video integrale|governare come? 


15 gennaio 2008

La lista della spesa

[ click ]



Per anni, invece di fare si è disfatto; ma nel 2006 e 2007 si è fatto. Tra il 2000 ed il 2005 la spesa corrente primaria (cioè al netto degli interessi sul debito e degli investimenti pubblici) è passata dal 37,3 per cento del Prodotto interno lordo (Pil) al 40 per cento. Un massimo che non avevamo mai raggiunto, neppure quando l’Italia toccò il fondo all’inizio degli anni ’90.

Nel biennio 2006-2007, l’inversione di tendenza. Nel 2006 la spesa corrente primaria smette di salire rispetto al Pil per la prima volta dopo cinque anni; e per il 2007 i dati finora noti (i primi dieci mesi) segnalano una riduzione non solo rispetto al prodotto ma perfino in termini assoluti. Ciò è certo dipeso anche dalla ripresa economica. Ma le più recenti informazioni diffuse dall’Istat segnalano che la spesa corrente primaria nei primi tre trimestri del 2007 ha addirittura dimezzato la sua velocità rispetto all’analogo periodo del 2006. Nel complesso, si può stimare che la crescita annua della spesa corrente primaria nel biennio 2006-2007 sia stata intorno al 3,5 per cento, mentre nel 2001-2005 era stata superiore al 5.

L’anno passato ci sono stati interventi di aumento della spesa per finalità sociali e di investimento pubblico in giugno e in settembre (aumento pensioni basse, bonus per incapienti, investimenti in infrastrutture, ecc.); ciò nonostante la spesa corrente primaria dovrebbe risultare sostanzialmente in linea con quella prevista nel marzo 2007. Come a dire che le nuove spese sono state compensate da altre minori spese. La stessa riduzione del deficit al di sotto di quanto fissato a fine settembre nasce in gran parte dal rallentamento della spesa, non solo da maggiori entrate.

Il progetto di Air France-Klm, dice ancora Padoa-Schioppa, ''evidenzia significative sinergie e rilevanti economie di scala, attraverso l'ingresso nel sistema multi-hub della principale compagnia del mondo''. Il ministro ricorda che le due compagnie gia' collaborano all'interno del'alleanza Skyteam, e che anche le condizioni finanziarie dell'offerta ''rispetto alla proposta di Air One sono migliori per gli azionisti e per gli obbligazionisti''.

Link map: tps al messaggero|finanza pubblica 2006|malpensa|alitaliairfrance


13 gennaio 2008

2|3 Un’ipotesi di lavoro per il Mezzogiorno

Di Mario Parente | continua

Allora che cosa è questo Mezzogiorno vuoto o meglio questo vuoto del Mezzogiorno? E che cosa è questo Mezzogiorno pieno e stracolmo? Io penso che questa sia un domanda centrale ed ineludibile a cui rispondere per discutere veramente di sviluppo e dei sua qualità, al di fuori e contro ogni luogo comune.

E così mi sembra di poter affermare che il vuoto è quello del ruolo dei soggetti collettivi e della democrazia nel Mezzogiorno e la pienezza stracolma è quella del patto tra tali soggetti per la gestione della ricchezza nel Mezzogiorno, a partire dalle risorse pubbliche.

Lungo tutto il periodo che va dai primi anni novanta ad oggi si è sviluppato a dismisura ed in modo crescente un rapporto tra i vari siggetti istituzionali, politici, sociali, economici, territoriali presenti nel Mezzogiorno tale da dar vita ad un equilibrio ed un accordo di poteri del tutto nuovo, radicale ed esteso che mai il Mezzogiorno e l’intero Paese avevano visto.

Tale accordo viene a configurarsi come vero e proprio “modello di governo” e cioè legittimato da un vasto ed esteso consenso sociale a tutti i livelli. Qui è il nodo ed il punto centrale del Mezzogiorno: la società o meglio il sociale organizzato o meno non ha nessuna autonoimia, anzi è stato privato di qualsiasi autonomia. Il sociale nel Mezzogiorno, o meglio nei mille Mezzogiorno che esistono, non è più soggetto ma contemporaneamente non è neanche più passivo e funzione di una convenienza generale.

In effetti si è avuta una impressionante e radicale modificazione culturale il cui asse portante è costituito dal rapporto di accettazione sociale del modello e dei meccanismi e degli effetti del sistema di potere e della sua identificazione territoriale.

Tale identificazione è data e garantita dalla politica e cioè dalla organizzazione e gestione dei partiti. Da un preciso modo di essere “governo” sia in maggioranza che all’opposizione. In tal senso anche la politica ha subito e subisce una strutturale trasformazione nel rapporto con l’individuo, con l’elettore. Il rapporto non avviene solo e principalmente sul piano dello scambio ma della compartecipazione, dell’appartenenza. Non esiste solo il cliente ma il complice politico.

Ma allora questa complicità sociale cosa è, come si configura, a cosa concretamente si rapporta?

Ad una condizione di gestione complessiva dell’intero Mezzogiorno nella sua varia articolazione. I vari soggetti gestiscono unitariamente il Mezzogiorno attraverso l’appropriazione delle risorse economiche, delle funzioni pubbliche, l’annullamento del controllo sociale ed il parallelo rigido controllo su tutto. Il secondo paradosso: il sociale o la società nel suo complesso non deve più controllare niente ma deve essere solo e totalmente controllato e così può partecipare alla divisone della ricchezza e dei suoi benefici.

E’ su questo piano della gestione e dell’assoluta uniformità che si attua l’annullamento di qualsiasi diversità tra i soggetti e l’omologazione di comportamenti per cui nell’opinione pubblica poi scompaiono gli stessi partiti e compare la politica come riduzione negativa. Essa non è più una risorsa ma un costo ed un costo da sostenete socialmente e non solo e non tanto sul piano economico. Basterebbe già questo per rendersi conto che il problema del Mezzogiorno non è prioritariamente un problema economico. Assolutamente. E che quindi la questione sviluppo va affrontata su un piano diverso da quello dei piani, dei programmi, dei progetti fino ad ora conosciuti e che sono il fiore all’occhiello delle Regioni e dei Governatori meridionali. In poche parole della struttura portante dell’antidemocrazia nel Mezzogiorno.

Insomma nel Mezzogiorno, a me sembra, siamo dinanzi ad una quasi inesistente autonomia del sociale, ad una altrettanto inesistente autonomia delle istituzioni, ad una forte dominanza della illegalità e della discrezionalità personale, ad un ruolo - nello stesso momento - di organizzazione, cementificazione e legittimazione di tale elementi in sistema di potere, della politica. Questo sistema che pur si diversifica nei vari territori regionali e subregionali, per potersi riprodurre ha bisogno di due elementi determinanti: una quota crescente di risorse pubbliche ed una riduzione del conflitto e del controllo come contenuti della democrazia.

Il primo viene garantito dalla spesa pubblica, il secondo elemento dall’assoluta inesistenza di regole nella organizzazione e gestione dei vari soggetti: in poche parole dalla natura stessa dei vari soggetti ed al loro carattere “tribale”.

Se è così non è solo da indagare allora sui rapporti tra politica ed illegalità con riferimento a singoli , gruppi e via dicendo ma alla omologazione dei modelli organizzativi tra i partiti e le stesse organizzazioni malavitose.

In effetti i partiti mutuano dalla malavita il loro modello organizzativo. In Campania ciò ha raggiunto livelli alti e inquietanti non meno che in Calabria e Sicilia. Diversi e simili nella loro originalità. E ciò in parte coincide con il superamento del vecchio modello di partito politico “clientelare”.

Ciò che li unisce è il rigido controllo sul territorio e del territorio attraverso una serie di mandati strutturati in una rigida gerarchizzazione dei ruoli e delle responsabilità. Il clan, in effetti. E lo stesso confronto politico assume sempre più le forme di una lotta tra clan per il controllo del territorio e la conquista del potere di “comando”.

2 di 3 Una ipotesi di lavoro per il Mezzogiorno |continua

Link map: mario parente|
di 3


12 gennaio 2008

1|3 Un’ipotesi di lavoro per il Mezzogiorno

Di Mario Parente

La richiesta di alcune considerazioni al saggio breve dal titolo “Unipotesi di lavoro per il Mezzogiorno” mi dà l’opportunità di porre alcuni problemi su cui da qualche tempo tento di ragionare. Lo farò sinteticamente, nella speranza che ciò possa contribuire, anche minimamente, ad una necessaria ridiscussione non solo del rapporto Mezzogiorno
/Sviluppo ma  di che cosa  attualmente è il Mezzogiorno, cosa che io considero importantissima e propedeutica a qualsiasi altro problema. Anzi per me questa è la vera e propria questione con cui fare i conti oggi.

 

E partiamo proprio da ciò.

 

Io penso che gran parte, ma forse tutti  i lavori sul  Mezzogiorno affogano letteralmente  in un linguaggio ripetitivo, inespressivo e quindi banale. E come tutte le banalità tale linguaggio è esteso ed omologante. Mette insieme sinistra, centro e destra sul piano politico e similizza, opacizzando, sul piano sociale e culturale.

 

In un modo o nell’altro dicono tutti le stesse cose, finanche con la stessa terminologia. E’ solo questo un problema  linguistico, espressivo,  o peggio ancora formale? Non so, forse. Ma allora iniziamo a pensare, e scrivere poi, annullando e superando tutte quelle frasi fatte, quelle parole che vanno a costituire una serie ossessiva ed insopportabile di luoghi comuni. Ne sottolineo solo alcune: linee programmatiche, strategie progettuali, dimensione globale, capitale del mediterraneo, fare sistema, essere rete, e così via.

Ci sarebbe da riempire intere pagine. Io mi sono qualche volta divertito, o meglio, impegnato a farlo: si cancella da una intervista, da un articolo di giornale, da un discorso tutto ciò che è ripetitivo, che è vuoto, e si sostituiscono con contenuti reali e con parole non consumate frasi di comodo e luoghi comuni. Alla fine resta poco o nulla o, peggio, ancora un ammasso melmoso di  tautologie.

 

Ed allora possiamo dire che c’è anche un problema linguistico e formale. Ma in questo senso. Il linguaggio è il segno di un’assoluta mancanza di pensiero: creativo, critico ed innovativo, di un consistente deficit culturale, di un rilevante vuoto di analisi e proposte e cioè di una necessaria e nuova cultura politica.

 

A cosa può essere riferito, allora, questo deficit, questo vuoto relativamente al Mezzogiorno?

 

Ad una marcata incapacità di analizzare e voler capire ciò che è attualmente il Mezzogiorno, non tanto e non solo nel contesto complessivo in cui agisce, ma che cosa costituisce e struttura il Mezzogiorno socialmente, quali le modificazioni in atto sul piano politico, istituzionale, culturale.

Che cosa è la politica nel Mezzogiorno, cosa significa essere cittadini, quale è la struttura sociale, come si sono modificati ceti ed aspettative, che cosa di rilevante e significativo è avvenuto nella vita della gente, dei giovani dei lavoratori, perché si pensa in un certo modo o nell’altro, quali i processi di riproduzione sociale e quali le forme talvolta inedite di presenza, appartenenza o conflitto, quale il ruolo ed il peso dei soggetti collettivi, quale, se c’è, il senso comune del sentire e sentirsi tra espropriazione e riappropiazione di identità e scelta.

Insomma che cosa e che significa oggi vivere nel Mezzogiorno.

Cercando di dare risposte a queste e ad altre innumerevoli domane negate o volutamente ignorate possiamo superare la concezione di un Mezzogiorno contenitore immobile e sempre eguale a se stesso di emergenze, di occasioni, di necessità, di strategie, di piani e programmi di sviluppo. Piani, programmi, progetti nati e sviluppatisi a dismisura in questo ultimo decennio, in particolar modo ed a tutti i livelli, che hanno però una sola e significativa costante: non solo lo stessa fraseologia, come dicevo, ma quella di riferirsi ad un Mezzogiorno che non esiste, sia sul piano sociale che istituzionale, sia sul piano politico che economico e culturale. Non ad un Mezzogiorno che si ipotizza ma ad un Mezzogiorno che si da come condizione e che finisce con l’essere solo strumento e funzione.

 

Paradossalmente un Mezzogiorno vuoto di realtà e stracolmo di immagini e concettuali costruzioni convenienti.


Paradossalmente un Mezzogiorno vuoto di realtà e stracolmo di immagini
[ click ]

di 3 Una ipotesi di lavoro per il Mezzogiorno | continua

Link map: mario parente|fulmini e piccione|postfordismo|monnezza connection|yin e yang


18 settembre 2007

Adesso parlo io

"Concorsi truccati e mestieri passati di padre in figlio: anche tra i cittadini tanti difetti. Gli italiani non sono meglio della classe politica che li rappresenta", ha detto il Professore: e ci vuole un coraggio da leoni, altro che Valium, a dire agli italiani pensate per voi, "guardate a come vi comportate nelle vostre vite".

Prodi era lì sotto un cartello rosso con scritto 'Adesso parlo io'. Difatti. "Non trovo che la società sia meglio" dei politici arraffoni e cialtroni, cambiacasacca e avidi, pavidi, mangia pane a ufo, mediocri. Ha detto così e ci vuole coraggio, appunto, a farlo adesso. Bene, sostiene Prodi: la politica è quella che è ma "io mi giro intorno e vedo concorsi truccati, figli che fanno lo stesso mestiere dei genitori ", non c'è bisogno di aver letto i giornali nelle ultime settimane per capire di che parla. Medici figli di medici e avvocati e notai e presentatori tv e giornalisti, certo, cantanti figli di cantanti e via con le corporazioni che si blindano e si proteggono truccando le carte come i bari alla bisca.

E poi ancora. ", ho fatto il testimonial dello spot per la donazione di organi: ma vi rendete conto che l'Italia importa il 40 per cento del sangue necessario? E' colpa del governo, questa, o è responsabilità degli educatori, delle scuole?". Che gente è la gente che non dà il suo sangue a chi ne ha bisogno? Chi deve insegnare la generosità, il coraggio, l'onestà a questo popolo? Dove sono gli educatori, chiede il Professore. Lo aveva già fatto parlando di tasse: perché la Chiesa tace, nelle sue omelie, sull'evasione fiscale? E' successa la fine del mondo, lì, perché toccare la Chiesa e toccarla sui soldi non è proprio un'abitudine soprattutto se sei cresciuto in parrocchia.

Connessioni implicite e necessarie: il libro verde di Padoa Schioppa per spendere meglio, eliminando sprechi e correggendo cattivi costumi

Secondo Bagnasco, "il Paese è un paese spaesato e sta attraversando una grave crisi morale, in cui sono diffusi comportamenti criminali che non trovano soluzione ed è illusorio sperare in un improvviso quanto miracolistico rinsavimento". C'è invece bisogno di "una ricentratura profonda dei singoli soggetti e degli organismi sociali, sul senso e sulla ragione dello stare insieme come comunità di destini e di intenti ". Tra i problemi, citato anche "il dramma recente e crescente degli incendi boschivi, provocati dall'uomo che in quest'ultima estate hanno messo in ginocchio intere zone del Paese". 

La Chiesa non vuole in nessun modo proporre una sorta di Stato etico e tuttavia s'interroga sul fatto che esista o meno "una modalità, compatibile con la democrazia, grazie alla quale nutrire un ethos collettivo partecipato e ad un tempo capace di resistere e sopravanzare rispetto alla dissipazione dei costumi ".

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basta capovolgere il senso delle parole
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War is peace
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Freedom is slavery
La libertà è schiavitù

Ignorance is strenght
L'ignoranza è forza



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La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
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ore
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secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

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- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






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FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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