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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


17 febbraio 2009

Il perdente di successo

Così Giampaolo Pansa definiva Uolter, issato sul ponte di comando di Roma Capitale. Stavolta il perdente ha inanellato insuccessi ben oltre le sue pur rilevanti responsabilità.

Fondamentalmente non aver compreso che dopo la
disunione di lotta e d’arretramento occorreva una cesura netta, non di facciata, con le cattive abitudini della pessima classe digerente sopravvissuta agli isterismi del secondo governo Prodi.

La sua sarebbe stata una strategia perfetta ove la vittoria di Silvio Berlusconi fosse stata contenuta e non così prevedibilmente ampia. Ora Berlusconi applica alla lettera una regola aurea del machiavellismo: i nemici o si vezzeggiano o si uccidono. E lui, a differenza dei tremuli dilettanti post-comunisti, dei nemici fa
strame.

Terzo insegnamento. Anche questo prevedibile. Lo strapotere mediatico ha issato un illustre sconosciuto alla presidenza della Regione Sardegna. Un po’ Caligola, Berlusconi nomina senatore|prefetto un cavallo. Il suo cavallo, nemmeno di razza. Un mezzosangue, al più. Ma non è questa la quaestio.

Il mezzosangue stravince con un programma ancien régime su una proposta obamiana, tutta giocata sul futuro e sulla valorizzazione delle risorse immateriali: le competenze, l’ambiente, la sostenibilità energetica, la speranza.

Qui la sconfitta è del Paese, se ancora ne esiste uno e continua a chiamarsi Italia. Non di
Renato Soru, non più fallito di Silvio Berlusconi, indebitato fino al collo ed anche più su, all’atto del suo disperato ingresso in politica. Che ha fruttato molto. Molto più di qualunque suo altro investimento precedente, in regime di monopolio. Legale ed illegale.


9 gennaio 2009

Lettera ad un partito mai nato

[ click | Questa mail è stata inoltrata ieri, alle 10:33, ad un buon dirigente del Partito Democratico, come ad un partito mai nato | per fare il verso ad una delle migliori opere di Oriana Fallaci, anteriore alla fase claustrofobico-solipsistica dell’odio al musulmano ]

Walter Veltroni e Dario Franceschini alla presentazione del bel simbolo grafico del PD

          Gentile XY,

intanto la ringrazio per la premura con cui ha corrisposto ai miei saluti. Concordando sulla diagnosi: la questione centrale è la qualità del ceto politico e/o della modalità di accertamento, selezione di quella qualità.

Ma in un meccanismo bloccato sulla cooptazione siamo all'estrazione a sorte: sei compagno da lungo tempo, amante del selezionatore, marito, moglie, cugino, collaterale, ex portaborse, scaccino, ti premio. Altrimenti non ti conosco, non ho mai avuto la possibilità di conoscerti.

Ricordo che a Roma, il 2 giugno del 2007, consegnai a Veltroni alcuni foglietti - che allego, per andare sulla pars costruens del discorso - in cui era ipotizzato un partito che decide di cambiare marcia e non appellarsi anima e corpo ai capibastone locali. Tipo Mario Pepe ed Umberto del Basso de Caro, per intenderci, eletti [?] da metodi congressuali che più decrepiti non si potrebbe: uomini buoni per tutte le stagioni, che peraltro non sono nemmeno i più impresentabili [ma certamente sono fuori della grazia di dio, con la lettera minuscola, di un dio minore].

La sceltà è caduta sul partito di plastica, metà capataz, metà vernice. Ora si può discutere che quella proposta fosse la più adatta ai tempi ed al luogo [l'Italia sfarinata], ma non si sono affacciate altre ipotesi in cui, ad esempio, le primarie funzionassero da reale stimolo alla competizione interna. E dove si è fatto, poi si è vinto [inespugnabile Puglia compresa]. Dove non si è fatto [Roma, per citare un esempio eclatante], hanno, avete perso.

Se Obama avesse seguito l'esempio di Veltroni e del PD, McCain sarebbe stato trionfalmente eletto Presidente. Ma Obama ha capito una cosa che nelle crasse membrane cerebrali del ceto politico PDmenoelle [come genialmente lo declina Beppe Grillo] non entra nemmeno con le cannonate: per convincere devi essere credibile [ovviamente non sovrapponendo mondi, sistemi politici e leader così lontani, fortunatamente per le sorti della politica contemporanea].

Una cosa è certa: non puoi fottere ed andare in carrozza, non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca, non puoi giocare ai quattro cantoni usando le brillanti menti che hanno per l'ennesima volta brigato a costruirsi la scialuppa di salvataggio, e poi pretendere che ci sia un popolo bue che ti aiuta a piazzarti in plancia di comando. Quell'epoca è irrimediabilmente tramontata.

Ma per essere credibili bisogna essere disposti a farsi da parte: ce li vede lei D'Alema, Veltroni, Rutelli dire: abbiamo sbagliato, dell'Italia non capiamo niente, non siamo nemmeno in grado di rappresentare la quota maggioritaria del Paese che non si riconosce nelle battute che non fanno ridere di un premier ridicolo.

O, se questo fosse chiedere l'impossibile, mettere mano seriamente ad un partito del XXI secolo, che non giochi con sistemi interni di rappresentanza che rappresentano solo loro, gli amici, gli amici degli amici e gli amici degli amici degli amici degli amici [ma sempre con pistola e registratore sotto il tavolo].

Se lei ci riesce, ha il mio appoggio. Incondizionato.

Cordialmente

Link map: zero|democrazia|2 giugno '07|patto generazionale|obama|alicai


25 ottobre 2008

Le rane chiedono un re

[ click | Ranae vagantes liberis paludibus clamore magno regem petiere a loveLe rane vaganti in libertà nelle paludi, con grandi grida chiesero a Giove un re ]

Walter Veltroni, di spalle, braccia levate quasi ad emulare un direttore d'orchestra, circondato dalla folla convenuta al Circo Massimo per partecipare alla manifestazione di opposizione al governo Berlusconi convocata dal Partito Democratico

Mentre
Atene fioriva per le giuste leggi, la sfacciata libertà confuse la cittadinanza, e sciolse l’antico freno con la licenziosità. Qui, alleatisi pezzi di partiti, il tiranno Pisistrato occupa il palazzo. Mentre gli Attici piangevano la triste schiavitù, non perché egli fosse crudele, ma perché grave era avvertito tutto il peso dalle ignare [animelle anime belle, ndr], ed avendo cominciato a lamentarsi, Esopo raccontò allora tale favoletta.

«Le rane, vagando in libertà nelle paludi, con gran clamore chiesero a Giove un re, che con forza frenasse i costumi dissoluti. Il padre degli Dèi rise e ad esse diede un piccolo travicello, che gettato con forza nello stagno provocò rumore e moto sonoro circolare, ed atterrì il tremebondo popolo  gracidante. Giacendo il travicello a lungo immerso dalla melma, per caso una tacitamente alza la testa dallo stagno, ed, esplorato il re, richiama tutte. Deposto il timore, le rane dello stagno a gara accorrono a nuoto, e la tuba petulante salta sopra il legno. Ed avendolo sporcato con ogni oltraggio, spedirono a Giove alcune a chiedere un altro re, poiché era inutile quello che era stato dato loro.

Allora il Signore del Cielo mandò ad esse un serpente, che con dente crudele cominciò ad afferrarle una per una. Invano inerti sfuggono la carneficina; la paura blocca la voce. Furtivamente dunque danno incarichi a Mercurio per Giove, che soccorra le afflitte. Allora il Tonante in risposta proferì: Poiché non voleste portare il vostro bene, disse, sopportate il male! Voi pure, cittadini, aggiunse, tenete questo male, perché non ne venga uno maggiore!».

Gaio Giulio Fedro
Favole 

Allora il Signore del Cielo mandò ad esse un serpente, che con dente crudele cominciò ad afferrarle una per una

[ click: Les Grenouilles qui demandent un roi, secondo Jean de la Fontaine ]

Le rane, rincresciute per l'inadeguatezza di chi le governava, mandarono emissari a
Zeus per chiedere che procacciasse loro un re. Egli allora, capita la loro stupidità, buttò giù nella palude un pezzo di legno. Le rane, spaventate in un primo momento dal rumore, si cacciarono nel fondo della palude; ma poi, risalite a galla, siccome il legno stava immobile, arrivarono a tal punto di disprezzo che vi salirono sopra coi piedi e vi si piazzarono.

Erano però indignate di doversi tenere un siffatto sovrano; e andarono per la seconda volta da Zeus, e chiesero che cambiasse il loro re: quello attuale era troppo indolente! Allora Zeus, indignatosi con loro, mandò tra esse un serpente dacqua e, una dopo l’altra, furono da esso afferrate e divorate. La favola vuol dimostrare che è meglio avere dei governanti indolenti ma privi di cattiveria, piuttosto che altri tormentosi e malvagi.

Esopo
Favole

Link mapitaliótai|massimo circo|il re travicello|les grenouilles|il caimano|climate crisis


21 giugno 2008

En Attendant Democratie

«Un'assemblea che con difficoltà associa

al nome di partito l'aggettivo

democratico
».


Waiting for Godot
, by Samuel Beckett: Act 1, Lucky's Scene

Nel primo atto due uomini vestiti come vagabondi, Estragone e Vladimiro, si trovano sotto un albero in una strada di campagna. Sono lì perché un certo Godot ha dato loro appuntamento. Il luogo e l'orario dell'appuntamento sono vaghi. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma credono che quando arriverà li porterà a casa sua, gli darà qualcosa di caldo da mangiare e li farà dormire all'asciutto.

Mentre attendono passa sulla stessa strada una strana coppia di personaggi: Pozzo, un proprietario terriero, e il suo servitore, Lucky, tenuto al guinzaglio dal primo. Pozzo si ferma a parlare con Vladimiro ed Estragone. I due sono ora incuriositi dall'istrionismo del padrone, ora spaventati dalla miseria della condizione del servo. Lucky si rivela tuttavia una sorpresa quando inizia un delirante monologo erudito che culmina in una rovinosa zuffa tra i personaggi. Pozzo e Lucky riprendono il loro cammino. Intanto è calata la sera. Godot non si è fatto vivo.




Vigilare inflessibilmente sul metodo democratico. Senza paura. Senza approssimazioni dilettantistiche. Guadagnando posizione su posizione.

Link map
arturo parisi|assemblee|la mia domanda


1 marzo 2008

Sottostime

Quel che resta nell'ombra è la situazione di partenza dell'Italia, che invece è l'elemento che più di ogni altro ci permette di farci un'idea di quel che ci aspetta. Giusto ieri l'Istat ha certificato che nel 2007 il deficit pubblico è andato meglio del previsto [1.9% anziché 2.4% del Pil], ma l'economia è cresciuta meno delle attese e la pressione fiscale ha toccato il livello record del 43.3%.

Quanto al 2008 gli organismi internazionali pronosticano un allargamento della forbice fra il nostro tasso di crescita e quello dell'Eurozona [da -0.7 a -1.1]. Nel frattempo il cambio fra euro e dollaro ha sfondato quota 1.5, mentre il prezzo del petrolio ha oltrepassato la barriera dei 100 dollari a barile. In queste condizioni lo scenario più realistico, almeno a breve, non è quello di un «rilancio dello sviluppo», ma quello di un peggioramento del rapporto deficit/Pil, dovuto sia alla minore crescita sia ai circa 7 miliardi di spesa pubblica preventivati ma ancora privi di copertura.

Se più o meno questa è la situazione, diventa molto più importante guardare alle minacce che alle promesse dei programmi elettorali. Non potendo contare su una rapida ripresa dell'economia, sia Berlusconi sia Veltroni, dopo aver concesso qualcosa alle rispettive basi sociali [abolizione dell'Ici sulla prima casa, salario minimo per i precari], dovranno mettere mano alla parte dolorosa del loro programma: vendita del patrimonio pubblico e contenimento della spesa pubblica corrente.

[ click ]

L'istogramma dei risultati alle elezioni generali tedesche del 2005 che hanno partorito la Große Koalition


= Große Koalition

Link map
il mio pd|große koalition|promettenti|
bundestag 2005


20 febbraio 2008

44 anni in fila per 6 col resto di 2

Vangelo del giorno [Mt 20,17/28]: « I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti ».

Bastano 44 anni ininterrotti in Parlamento?

[ click: alcuni ricercatori approntano il seggio criogenetico a Ciriaco De Mita ]

"Non parlerei di divorzio, potremmo dire mancato matrimonio, e che il fidanzamento ha scoperto che gli interessi erano diversi: uno pensava alla politica e l'altro all'immagine".

Così Ciriaco De Mita, al Tg1, in merito alla sua decisione di lasciare il Pd. "Che le regole valgano per tutti è un'ovvietà. Che poi - aggiunge - stando in Parlamento ci sia il logoramento mi sembra una interpretazione troppo rozza, quasi fosse un lavoro usurante, per cui dopo un certo periodo, per la tutela della salute, si va in pensione. In un partito che non c'è, perché il Pd non c'è, siccome la sola forma di presenza è quella parlamentare, pensavo che la regola fosse l'intelligenza e non quella dell'età".

Quanto ad un possibile avvicinamento al centro, spiega: "Torno alla mia tradizione, alla mia [sotto]cultura, alle mie motivazioni. Io ho sempre ritenuto la politica la parola, e poco la convenienza. Farò crescere la parola".

Link mapmatteo il pubblicano|seggio ibernatorio|l'offensiva|il testimone|44 gatti|montemarano 


16 febbraio 2008

Calaiò

Emanuele Calaiò è un attaccante del Napoli.

In serie
C e B ha fatto la differenza, segnando i goal necessari alla squadra partenopea per riprendersi la seria A. Arrivato Ezequiel Lavezzi è sparito, anche per scelte di modulo che l’allenatore ha adottato una volta approdato alla massima serie. Calaiò vive tristemente in panchina la stagione che avrebbe dovuto consacrarlo attaccante di razza. Quando gli sono state offerte chances non è sembrato pronto mentalmente, ed è stato anche sfortunato in più di un’occasione. Un’annata no, finora.

Pier Ferdinando Calaiò
ha ripudiato l’allenatore, abbandonato la panchina e si è messo al centro del terreno di gioco.

[ click ]

 
Silvio Berlusconi stringe la mano a Pieferdinando Casini, in penombra

In fondo lo aveva sognato. Ed ora ne subisce il rischio e la sfida. Tutto sommato avendo [si dice] rifiutato la premiership di un governo per la riforma della legge elettorale, pur di pochi mesi [liberal 11:43, ndr], va guardato con rispetto.

A Walter Veltroni il merito di aver rotto i giochi di una politica stagnante, che sembra recuperare ad un ruolo meglio propositivo perfino Silvio Berlusconi.

Sullo sfondo, nella precarietà dei numeri prevedibili, la
Große Koalition.
Forse, per la prima volta nella storia repubblicana, in un clima non stolidamente consociativo.


Link maplavezzi|in panchina|centro di gravità|11:43|post dc|große koalition


17 ottobre 2007

Ricostruire le basi della rappresentanza

Considerata da questo punto di vista, l'antipolitica rivela non rifiuto, ma una diffusa domanda di politica. Una estesa disponibilità a partecipare e a mobilitarsi, da parte di milioni di cittadini. Per questo, esibire e agitare la partecipazione alle primarie come una risposta al "vaffa-day", uno schiaffo a Grillo e ai suoi adepti, ci sembra un po' fuori luogo. Almeno, se si fa riferimento alla base sociale, ai partecipanti delle due manifestazioni. Che, in parte, si sovrappongono. Perché molti sostenitori del V-Day sono elettori del Pd che, nonostante gli anatemi di Grillo, hanno "votato" alle primarie. Hanno contribuito alla "fondazione" del "partito nuovo", all'elezione degli organismi e all'investitura di Walter Veltroni.

Il che, restando al tema delle primarie, ne sottolinea il significato. Il sentimento che ha animato una partecipazione tanto ampia, infatti, più che fiducia rivela sofferenza e un po' di insofferenza. E' richiesta di cambiare. Ma davvero. Di costruire un "partito" capace di ri-generare: la classe dirigente, il linguaggio, il rapporto con la società. Una grande occasione, per i leader del Pd. E soprattutto, anzitutto, per Walter Veltroni. Ma forse, anche, l'ultima.

Perché la osserviamo attraverso la lente dei nostri pre-giudizi. In base ai quali distinguiamo l'antipolitica dalla politica. Separando, quasi, il bene dal male. Converrebbe, al proposito, usare un po' più di prudenza e di umiltà. Stiamo attraversando una fase di cambiamento delle democrazie rappresentative. La sfiducia, la protesta, gli stessi populismi. Lo sbriciolarsi della partecipazione politica in mille esperienze: collettive ma anche individuali. Le grandi mobilitazioni polemiche. Non sanciscono il rifiuto della democrazia.

Segnalano, invece, un insieme di pratiche attraverso le quali la società esercita poteri di correzione, controllo, pressione. I partiti, se vogliono continuare a esistere, se vogliono essere "utili", debbono tenerne conto. Aprirsi. "Rappresentarli". Al contrario di quanto è avvenuto negli ultimi anni, durante i quali si sono trasformati in oligarchie, rifugiandosi nelle istituzioni, per "difendersi" dalla società.

La grande partecipazione alle primarie
, per questo, costituisce un segnale molto importante.

Ma anche un allarme, che deve essere raccolto. Non possiamo immaginare, altrimenti, che la "rivoluzione di ottobre", come è stata definita da qualcuno, prosegua anche in novembre. E via di seguito. All'infinito. E non possiamo pensare a una società in "mobilitazione permanente", come avviene da troppo tempo.

Questo "surplus di politica", questa "iperpolitica" ci appare, infatti, l'altra faccia dell'antipolitica. Segni, entrambi, di una "domanda politica" frustrata. Se non dovesse trovare risposta, dopo tanti tentativi, allora è lecito attendersi l'esplosione. O l'implosione. Sicuramente la "delusione" e il distacco vero.



[ click ]


15 ottobre 2007

Good night, and good luck

 

“Ho iniziato dicendo che la storia la facciamo noi. Se continueremo così, la storia prima o poi si vendicherà e il castigo non impiegherà molto ad arrivare. Una volta tanto elogiamo l’importanza delle idee e dell’informazione. Sogniamo anche che una qualche domenica sera lo spazio occupato normalmente da Ed Sullivan sia occupato da un attento sondaggio sulla stato dell’istruzione in America e che 1 o 2 settimane dopo lo spazio occupato normalmente da Steve Allen sia dedicato a uno studio approfondito della politica americana in Medio Oriente. Forse l’immagine dei rispettivi sponsor ne risulterebbe danneggiata? Forse i loro azionisti si infurierebbero e si lamenterebbero? Che cosa potrebbe succedere, oltre al fatto che qualche milione di persone sarebbe più informato su argomenti che possono determinare il futuro di questo paese e di conseguenza anche di queste aziende?

A coloro che dicono -La gente non starebbe a guardare, non sarebbe interessata, è troppo compiaciuta, indifferente e isolata-, io posso solo dire: ci sono, secondo la mia opinione, delle prove inconfutabili contro questa tesi. Ma anche se avessero ragione, cosa avrebbero da perdere? Perché se avessero ragione, e questo strumento non servisse a nulla se non a intrattenere divertire e isolare, i suoi effetti positivi si starebbero dissolvendo e presto la nostra battaglia sarebbe perduta. Questo strumento può insegnare, può illuminare, sì, può anche essere fonte di ispirazione, ma può farlo solo ed esclusivamente se l’essere umano deciderà di utilizzarlo per questi scopi. Altrimenti non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola.”

[ clicca sulle immagini ]



Buonanotte, e buona fortuna.

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La libertà è schiavitù

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Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
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15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
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- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

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- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

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- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






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FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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