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28 maggio 2006

Election Day, il golpe in[oc]cidentale

Panorami democratici, di Gore Vidal
«The Nation», 8-15 gennaio 2001

Gore Vidal

[
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Il vicepresidente di Richard Nixon e tangentiere di molti, Spiro Agnew, una volta ebbe il colpo di genio di dire: «Gli Stati Uniti, malgrado tutti i loro difetti, sono ancora la più grande nazione del paese». Oggi, mentre viviamo gli strascichi del furto delle elezioni per il quarantatreesimo presidente compiuto dalla Corte Suprema, Spiro starà camminando a testa alta tra i suoi compagni d'aldilà.


Non ce l'abbiamo fatta nemmeno questa volta
? Come non ce la facemmo nel 1888, quando la maggioranza relativa del voto popolare di Grover Cleveland venne cancellata dalle complicazioni dell'Electoral College [nota 44] e come anche più notoriamente accadde nel 1876 quando il democratico Samuel Tilden ebbe duecentosessantaquattromila voti più del repubblicano Rutherford E. Hayes, il cui partito allora contestò i suftragi in Oregon, South Carolina, Louisiana, e, sì, nella trasandata Florida. Una commissione elettorale scelta dal Congresso assegnò l'elezione al perdente, Hayes, per un solo voto, risultato di un imbroglio che coinvolse un giudice corrotto della Corte Suprema, nominato dal santificato Lincoln. Si pensò di fare la rivoluzione, ma poi Tilden si ritirò a vita privata e ai piaceri di quella che i newyorkesi di una volta ricordavano con nostalgia come una delle più grandi collezioni pornografiche, nella zona di Gramercy Park a Manhattan.


Fino al
12 dicembre ci siamo goduti un gran numero di elezioni sommessamente corrotte, ma tenute sempre a decente distanza dagli occhi del pubblico. Ma l'attuale Corte Suprema, in vena di sconsideratezze, tira fuori tutti gli assi dalla manica, tra cui la propria totale devozione a quelli che l'estrema destra definisce eufemisticamente i "valori familiari".

Il giudice Antonin Scalia [il cui nome e volto sembrano quelli del cattivo di un'opera di Puccini] ha fermamente promosso questi valori, non ritirandosi dal caso Bush-Gore, anche se suo figlio lavora per lo stesso studio legale che rappresentava Bush di fronte alla corte. Nel frattempo la moglie del giudice Clarence Thomas lavora per una think tank di estrema destra, la Heritage Foundation, e nel momento stesso in cui il marito assisteva al solenne dibattimento, lei passava in rassegna i candidati per i vari incarichi nell'amministrazione Bush.


Altrove, George W. Bush, figlio di un presidente repubblicano fallito, affidava i suoi voti in pericolo in Florida al governatore dello Stato, suo fratello Jebb.
Dall'altro lato dei valori familiari, il clan Gore ha, ogni tanto, controllato almeno una mezza dozzina di assemblee legislative nel sud. I suoi membri sono anche noti per la loro abilità forense, per l'umorismo, per la cultura: tutte qualità che il vicepresidente ha modestamente occultato per timore di spaventare la gente.


La politica americana è essenzialmente un affare di famiglia, come accade nella maggior parte delle oligarchie. Quando il padre della Costituzione,
James Madison, si sentì chiedere come diavolo si potesse fare qualcosa con un Congresso di cinquecento persone che rappresentavano cento milioni, lui scelse la linea che la legge di ferro dell'oligarchia riesce sempre a ottenere: sono sempre pochi quelli che mandano avanti lo show; e lo tengono, se ci riescono, in famiglia.

Infine, questi fondatori, cui ci piace sempre riferirci, avevano una tale paura e disprezzo della democrazia che hanno inventato l'Electoral College in modo che la voce del popolo potesse venir messa da parte, proprio come ha fatto la Corte Suprema con gli elettori della Florida il 12 dicembre scorso [2000, ndr]. Per loro non avremmo dovuto essere ne una democrazia, soggetta a una tirannia maggioritaria, ne una dittatura, soggetta a una follia cesarea.


Un altro asso nella manica sta nella devozione della Corte Suprema verso l'
un per cento della popolazione che possiede il paese. Il giudice Sandra Day O'Connor, non riusciva in nessun modo a capire perché qualcuno potesse trovare disorientante butterfly [45] di Palm Beach.

Il sottotesto era, come spesso succede in questi casi, di natura razzista. Le vecchie macchine Votomatic hanno invalidato più voti nei distretti neri che in quelli bianchi. Questo rendeva cruciali le diecimila schede di Miami-Dade che erano risultate non presentare nemmeno un suffragio valido per la gara presidenziale.


Da qui la velocità con cui la campagna di Bush, lealmente sostenuta e favoreggiata da una maggioranza
cinque contro quattro della Corte Suprema, ha inventato una serie di ritardi per impedire che le schede venissero mai contate, perché, se così fosse accaduto, Gore avrebbe vinto le elezioni. In effetti ha vinto le elezioni, almeno finche la Corte Suprema, grazie a una serie sempre più sfacciata di pause e dilazioni, con un occhio all'orologio che ticchettava, non ha ritardato il tutto finche, in pratica, agli tocchi di tutti e cinque, se non dei quattro, non c'era più tempo per contare; che era poi l'obiettivo di un esercizio che ha fatto sì che i camion pieni di un milione di schede andassero da una città polverosa della Florida all'altra, perché non venissero mai esaminate. 


Durante questa lentissima farsa c' è stato un momento della verità che ha calamitato l'attenzione e che
rimarrà con noi molto dopo che George W. Bush si sarà unito nel dimenticatoio alla sempre più lunga sfilza di presidenti del crepuscolo. 


Il
mercoledì prima del giovedì in cui abbiamo ringraziato per essere la nazione che Agnew un tempo salutò come la più grande, la commissione di controllo della Dade County stava di nuovo contando le schede, per ordine della Corte Suprema della Florida, quando una folla organizzata si precipitò nel palazzo della contea intimidendo chi svolgeva il lavoro e rifiutando di fornire il proprio nome. Il «Miami Herald», un giornale rispettabile, dopo aver esaminato vari trend di voto ecc., ha concluso che Gore aveva ottenuto la Florida per ventitremila voti. L'«Herald» vuole esaminare quelle schede che hanno molto viaggiato sotto la legge "allegra" della Florida: penso che le schede e i pezzetti di carta perforati dalle macchine mancheranno all'appello. Il Giorno del Ringraziamento passò, le schede girarono su e giù per le strade della Florida, Gore venne accusato di cercare di rubare un' elezione che aveva vinto. 


La popolazione nera ora sapeva che, ancora una volta, non era stata presa in considerazione. Ci sono state delle rivolte; secondo la legge della Florida, chiunque abbia la fedina penale sporca per un grave reato perde tutti i suoi diritti civili.
Migliaia di neri vennero così accusati e fu negato loro il voto; eppure la maggior parte di quelli che erano stati rubricati in tal modo non erano certo criminali, erano colpevoli soltanto di reati minori. In ogni caso i calcolati ritardi hanno convinto due dei quattro giudici dissenzienti che non c'era più tempo per contare. Il giudice John Paul Stevens, un conservatore il cui principale interesse sembra essere conservare le nostre libertà costituzionali e non i privilegi dell ' America delle corporation, dissentendo notò: «Una cosa è certa, comunque. Anche se non riusciremo mai ad avere completa certezza sull'identità del vincitore delle elezioni di quest' anno, quella dello sconfitto è perfettamente chiara. È la fiducia della nazione nel giudice come guardiano imparziale dell ' autorità della legge».


Cosa porteranno i prossimi quattro anni?
Se abbiamo fortuna, un blocco totale. Le due camere sono divise esattamente a metà. L'avventurismo del presidente sarà al minimo. Se abbiamo sfortuna [e avventure] sarà il cancelliere Cheney a governare. L'ex Segretario alla Difesa ha detto che il Pentagono riceve troppo poco denaro, anche se lo scorso anno ha avuto il 51 per cento del bilancio discrezionale [46].


C'è da aspettarsi una piccola guerra o due perché i militari possano continuare a ottenere i loro finanziamenti
; ci sarà anche un alleggerimento fiscale per i più ricchi. Ma che il quadro sia buono o cattivo, vedremo molto poco l'affascinante e scimmiesco George W. Bush. Saranno i militari - Cheney, Powell ed altri - a dirigere l'orchestra, e l'intera nazione sarà continuamente in stato di allarme, perche James Baker ci ha già avvertito, il Terrorismo è ovunque in marcia. Non si sta mai troppo in guardia.

Benvenuti ad Asuncion! Peccato non avere le banane. 


44
. È il nome del complicato sistema statunitense per l'elezione del presidente e del vicepresidente. Basato su due stadi di votazione [il primo da parte del popolo, il secondo da parte degli "elettori" scelti alle primarie], l'Electoral College prevede che il vincente del voto popolare possa perdere nel voto degli elettori. 

Così è successo, per la terza volta nella storia, alle presidenziali del 2000: Gore aveva vinto sopravanzando Bush, nel voto popolare, di oltre cinquecentomila voti. Molti negli Stati Uniti, soprattutto a seguito dell'esito delle ultime elezioni, vorrebbero rimpiazzare questo sistema [che Alexander Hamilton giudicava, se non perfetto, «quanto meno eccellente» e, pur con alcune modifiche, è rimasto sostanzialmente sempre uguale dalla fondazione degli Stati Uniti] con il voto popolare diretto. 

45. La "butterfly ballot" che è stata al centro delle più roventi polemiche nelle ultime elezioni presidenziali USA, è un sistema di votazione automatizzato risultato difettoso, in cui le preferenze per un candidato sono spesso passate, per errore [o, secondo alcuni, per premeditazione] a un altro. 

46. Le voci di spesa della finanziaria USA, presentata ogni gennaio al Congresso dal presidente per l'approvazione, sono divise in due grandi categorie: il bilancio obbligatorio [mandatory budget], che contiene le spese che il governo deve effettuare in forza di leggi preesistenti, e il bilancio discrezionale [discretionary budget], che l'amministrazione è libera di ripartire fra le varie aree.


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