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Diario


7 maggio 2005

Spaesamenti e vecchi merletti

Il Giornale sul referendum per l’abolizione della quota proporzionale, prima pagina del 22 maggio 2000: ”Berlusconi: vittoria contro sinistra e poteri forti”. Il quorum non fu raggiunto ed il referendum non passò.

Io quel referendum l’ho votato ed ho votato si all’abrogazione della quota proporzionale. Berlusconi al solito accusava comunisti immaginari di complotti non si sa a quale scopo architettati. Oggi cambia idea, naturalmente non perché creda in quel che dice (il bipolarismo blindato all’inglese) ma solo a scopo tattico, per far pesare il prezzo della sua estromissione. Se ci sarà. E qui le armi si affilano: lui è all’angolo, i suoi avversari-alleati possono cuocerlo a fuoco lento (cosa che lui non vorrebbe) per forzarlo a negoziare l’uscita onorevole dalla politica (di cui nemmeno possono farsi carico fino in fondo, se non vincendo le politiche 2006) o accontentarsi di una sonora sconfitta elettorale, per ricostruire dalle macerie. Nella dinamica che si è aperta è improbabile ipotizzare una faccia diversa da Berlusconi in grado di compattare l'elettorato della fu maggioranza e, nel caso contrario, si aprirebbero faide interne per impallinare il candidato, successore in pectore: muoia Sansone con tutti i Filistei. Berlusconi può solo vincere: non ha armi di ricatto ed è sotto schiaffo leghista, cha ha già sbertucciato il compattatore unico dei moderati. La Lega ha già incassato il dividendo della riforma costituzionale ed anche se, come auspicabile, non fosse condotta in porto, potrebbe fregiarsi comunque del vessillo: sarebbero i partiti romani a pagarne il prezzo. Di fatto è alla finestra ed ha tutte le soluzioni di cui necessita per sopravvivere abbondantemente alla sconfitta, tornando alle posizioni, antagonistiche, che elettoralmente la ingrassano. Non essendo partito in senso classico, non ha mangiatoie che le impongano numeri parlamentari importanti per riprodursi.

P.s.: quota proporzionale o non Berlusconi ha goduto della più ampia maggioranza parlamentare dalla nascita della Repubblica ad oggi, talmente ampia che la coalizione vincente non ebbe candidati sufficienti a coprire, per il meccanismo dello scorporo, tutti i seggi di Camera e Senato assegnati alla Casa delle Libertà.

De Gasperi ha governato con maggioranze molto meno rilevanti ed un partito, la DC, che assommava voti post-fascisti, clericali, conservatori, moderati, liberaldemocratici e cattolici solidaristi. E lo ha fatto bene. Anche De Gasperi avrebbe desiderato introdurre un meccanismo elettorale di stabilizzazione della maggioranza e limitazione del potere d’interdizione delle frange marginali, allora correntizie, nel gioco parlamentare del bicameralismo perfetto. Ovviamente amava il suo paese ed il suo popolo, è imparagonabile a Berlusconi, conservava umiltà, sobrietà e senso della misura: qualità sconosciute al cavaliere ma indispensabili ad uno statista.

 




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