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3 gennaio 2006

Caravanserai

Devo confessare un certo disorientamento. Le nomine ad ASL ed Aziende Ospedaliere sono arrivate dopo un’estenuante trattativa il 30 dicembre. Nella trattativa sono stati assegnati anche gli incarichi alle aziende turistiche: come se le due cose avessero lo stesso peso e la medesima rilevanza. Dalla mediocrità delle nomine, per quanto ne so, si può esulare l’eccezione di Gino D’Anna all’EPT di Benevento: ma credo fortuitamente, in quanto amico personale dei Mastella da sempre, non per una particolare valutazione di merito. Un colpo di fortuna che per caso ha nobilitato nomine indigeribili.

Indigeribili per tutti tranne che per la politica campana, e beneventana in particolare. Perché?
 


Nei commenti di questi giorni l’unica rivendicazione che è stata avanzata rileva l’esclusione di candidati sanniti dalla rosa delle nomine. Salvo dimenticare che all’organo di programmazione regionale, l’Arsan, è stato promosso l’oncologo Tonino Pedicini, già consigliere e designato a sua volta direttore generale: se ci fosse un criterio meritocratico sarebbe lui a fare gran parte del lavoro oscuro per migliorare qualità delle prestazioni ed indicare i criteri per fare economia di spesa, senza danneggiare i livelli di assistenza garantiti. Ma sappiamo che non è così, per cui una risorsa come pure lui è si scontrerà con la militarizzazione degli incarichi imposta da De Mita ed esercitata dal suo esecutore materiale, l’assessore Montemarano.

Non dimentichiamo che lui, Montemarano, da manager dell’ASL Napoli 1 [la più grande azienda sanitaria d’Europa] è stato quello che ha sommato circa 600 milioni di euro di deficit all’anno: vale a dire la metà dell’intero deficit medio annuo della Regione Campania per il solo bilancio sanitario, pari a circa il 70% dell’intero budget regionale. Ovviamente da esperto in deficit è stato promosso da De Mita assessore, in base al noto principio che chi più fidelizza clientele meglio rende elettoralmente
 


E la salute? E l’efficienza gestionale? E la valutazione dei risultati? Dettagli del tutto irrilevanti.
 

A Benevento poi il paradosso dei paradossi: una topaia che faceva venire l’orticaria solo ad evocarlo, il “Rummo”,  è diventata la seconda azienda ospedaliera per complessità d’interventi in Campania. Oggi attrae pazienti dalla regione e da altre regioni italiane, contribuendo al miglioramento degli equilibri del disastrato bilancio regionale. Qualcuno ha sentito una pur timida difesa dell’operato del direttore generale silurato Loretta Mussi?


Io si. Ma non dalla politica. Ho chiesto alle persone normali, agli utenti del servizio. Un anziano sacerdote che ha ricoperto incarichi rilevanti in curia mi diceva di un intervento cardiaco perfettamente riuscito e della sua soddisfazione per il servizio ed il trattamento ricevuti. Il consigliere d’amministrazione Rai Gennaro Malgieri, allora direttore del quotidiano di AN, idem. Mio padre, che da settantenne qualcosa pur ricorda della gestione sanitaria domestica, ha commentato laconicamente: ora che l’ospedale cominciava a funzionare l’hanno mandata via [la Mussi]. Decine di altre persone hanno detto e diranno la stessa cosa. 
 


Solo la politica, come al solito isolata dal sentire comune e prigioniera di meccanismi tutti personalistici, nulla ha da dire e non protesta perché un eccellente management, che ha trasformato la topaia in azienda ospedaliera, è stato inspiegabilmente mandato via. E con essa un patrimonio di esperienza e di buone pratiche. Si lamenta di non essere entrata come desiderava nella spartizione. Nessuna difesa dei fatti. Solo una illegittima frustrazione per essere stati messi ai margini di scelte decise dal tiranno di Nusco
 


E dov’è finita, presidente Bassolino, la sua primavera? Dov’è la valutazione del merito, dei risultati, della passione con cui una quotidianità indecente è stata rimossa, trasformata, riformata? Cosa significa per lei, che invoca sempre il primato della sua cultura di Sinistra [o forse bisognerebbe dire sinistra], questa regressione nel peggior consociativismo doroteo, gavianeo, pomiciniano, didonatiano? Ha fatto tanta strada per diventare un esponente del CAF, il caravanserai craxo-andreottian-forlaniano? Ha forse spostato lo sguardo dal Mediterraneo, che lei dice starle a cuore, ai suk mediorientali? È questo l’esito triste della sua resistibile ascesa al potere con la P maiuscola? O è l’annuncio del suo  irreversibile tramonto?




permalink | inviato da il 3/1/2006 alle 13:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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