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29 marzo 2006

Complexio oppositorum: verso il Partito Democratico

Di Massimo Cacciari

Partito Democratico: quando abbiamo tirato fuori questo termine avremmo dovuto tremare. Ci mettiamo per una strada estremamente difficile, affascinante, seducente. L'unica che io ritengo possa dare risposta ai problemi drammatici di questo paese e forse non solo di questo paese. Ma dobbiamo assumercene tutta la responsabilità.

Non ci può essere nulla di improvvisato su questa strada, tanto meno nulla di dettato da esigenze elettorali, perché altrimenti ci giochiamo probabilmente l'ultima prospettiva di riforma del sistema e dell'equilibrio politico italiano. Il Partito Democratico non potrà perciò in nessun modo essere rappresentante di una scala di valori. Qui sta la sua tipicità, tutto il suo azzardo e anche tutto il suo fascino. 

Proprio il fatto che stiamo pensando ad un partito che, in quanto democratico, cioè avendo quella idea di democrazia e dovendola interpretare, dovrà avere e custodire al suo interno come propria energia il conflitto dei valori. Questo è l'azzardo, il rischio e il fascino dell'operazione. Questo fa del nuovo Partito Democratico qualcosa che non ha a che fare con le grandi storie politiche europee del passato. Questa è essenzialmente, culturalmente la novità che dobbiamo cercare di pensare e che poi, mi auguro, presto potremmo cercare di organizzare, di costruire. 

E’ un Partito Democratico davvero da inventare. Ma è la storia italiana che porta in questa direzione, anche la storia europea. Come si fa a non vedere, come dicevo all'inizio, l'esaurimento delle culture politiche passate? Come si fa a non vederlo? E’ possibile far questo? Lavoriamoci, vediamo. Confrontiamo, compariamo. Siamo agli inizi, nessuna impazienza. Se siamo impazienti finiremo per fare un contenitore che finisce domani mattina. Si dice: mettiamo insieme i riformismi liberali, socialdemocratici, cattolici. Sono parole, fintantoché non andiamo a vedere di che cosa si tratta… 

Credo sia questa la destinazione del Partito Democratico: creare questa sintesi, un’unità che non è di vecchio stampo, ma è unità nella e della molteplicità. E’ davvero una sorta di curiosa complexio oppositorum se si vuole, e i miei amici cattolici dovrebbero essere i primi a entusiasmarsi per questa prospettiva, mentre spesso appaiono come i più resistenti. Dovrebbero entusiasmarsi perché un partito così concepito ha al suo interno, come nerbo essenziale, un certo personalismo cattolico; e quella cattolica dovrebbe essere una delle culture che più permeano questo partito, se viene inteso secondo le linee generali qui descritte… 

E al tempo stesso, questo Partito Democratico muta e si trasforma criticamente con l'evolversi e il mutare della società. E' questa la sfida che abbiamo davanti. E' questa la novità che dobbiamo cercare di costruire. E dobbiamo costruirla non soltanto per dare forza ad ex-Margherita, ex-Democratici di sinistra, per parare le loro debolezze. Potremo costruire questo nuovo soggetto solo se questi partiti e tutti coloro che li accompagneranno, li sosterranno e collaboreranno a questo sforzo, comprenderanno che soltanto così noi difendiamo, innovandola, la democrazia italiana.




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