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l' Uomo in bianco e nero


Diario


31 ottobre 2005

Gollum

Silvio Berlusconi annuncia con l’enfasi irridente che gli è propria la sua ostilità alla guerra in Iraq. Qualche ora dopo difende Niccolò Pollari, capo del Sismi, le cui qualità umane non sono in discussione.


Il servizio segreto militare italiano avrebbe avuto un peso determinante nel falsificare le “prove” che l’amministrazione americana ha utilizzato per giustificare l’ineluttabilità dell’occupazione e l’avvio della guerra, che Giovanni Paolo II bollò con espressioni inequivocabili.


Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo hanno indagato sull’affaire Nigergate, l’inesistente traffico di uranio verso l’Iraq di Saddam Hussein, scrivendo e fornendo riscontro a quanto le fonti d’informazione alternative affermano da quasi tre anni: quell’accusa era un pretesto, pianificato a tavolino, da servire come assist ai signori della guerra in seno all’amministrazione Bush. Per la quale oggi George W., in picchiata di popolarità negli USA, è lambito da un’imbarazzante inchiesta che implica due pesi massimi della junta*: Carl Rowe, lo stratega elettorale, e Lewis Libby, capogabinetto dell’uomo forte del governo Bush [da più parti ritenuto la vera mente dell’amministrazione], il vicepresidente Dick Cheney.

Rivelazioni che, tutte, ci riportano alle radici della guerra giusta, l’11 settembre 2001, ai suoi misteri irrisolti ed all’esportazione della democrazia formato Ferrara.

Allora riepiloghiamo: da una parte Berlusconi si spendeva per rispettare l’art. 11 della Costituzione, secondo la ricostruzione accreditata a Rula Jebreal. Dall’altro il Sismi ed il suo capo fabbricavano prove false per i falchi americani. Certamente Pollari ha agito senza alcun avallo di Palazzo Chigi, come un comunicato ufficiale governativo ha ribadito. La mano destra non sa cosa fa la mano sinistra ed io istintivamente sono portato a credere alla parola di Gollum Berlusconi [credits Marco Mazzocca, many thanks Bra].


Link a Raiot - armi di distrazione di massa

 

*un’espressione di Gore Vidal, da Le menzogne dell’impero e altre tristi verità, Fazi Editore, novembre 2002isbn 88-8112-377-0]




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31 ottobre 2005

Nunziatura

Bello assistere in ½ h alla lucida, mite fermezza della vedova di Francesco Fortugno, Maria Grazia Laganà. Senza rabbia. Con passione. Vivida di speranza cristiana.




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29 ottobre 2005

Finanza creativa

Terza correzione dei conti pubblici in meno di un mese. Il rientrante ministro dell’Economia Giulio Tremonti valida le obiezioni mosse dal vecchio nemico Dracula Visco appena qualche giorno addietro.




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29 ottobre 2005

Minculpop

Da qualche giorno a Benevento è in distribuzione gratuita un foglio, molto tradizionale, che si apre con l’editoriale del Sindaco Sandro D’Alessandro.

La prima considerazione che verrebbe, a sfogliare le 7 pagine di articoli, è che loro se la cantano e loro se la suonano. Ma loro chi? E qui siamo al primo equivoco: perché viene definita “Istituzionale” una comunicazione fondamentalmente unilaterale e senza contraddittorio?

A svelarlo è il colonnino in prima a destra in cui il direttore generale, Nicola Boccalone, dà ed illustra la linea. Sono quattro regole che anch’io rimetto al giudizio di chi le leggerà. Fondamentalmente Boccalone confessa che si tratta non di comunicazione istituzionale ma, più modestamente, d’informazione della Giunta [e degli organi tecnici del Comune] orientata dalla volontà politica dei componenti la Giunta e rilevata, in quanto attività ordinaria dell’amministrazione, dai dirigenti scelti dalla medesima Giunta.

Parlo di Giunta, in quanto nemmeno si possono attribuire, quegli atti e quei fatti, all’azione della maggioranza politica che sostiene l’Amministrazione Comunale. Per essere comunicazione istituzionale quel foglio dovrebbe ospitare interventi ed obiezioni o mossi da singoli consiglieri comunali, gruppi consiliari di maggioranza ed opposizione oppure da altri organismi istituzionali o semplici cittadini, magari in dissenso. In questa accezione la comunicazione potrebbe correttamente definirsi “Informazione istituzionale”, appartenendo l’Istituzione a tutta la collettività e non essendo dominio della sola Giunta. C’è stato un caso in cui questo è accaduto, risale al Fascismo e la missione veniva esercitata dal Minculpop, il Ministero della Cultura Popolare: ma meglio si potrebbe chiamarlo ministero della propaganda fascista.

La controprova è facile facile. Da diversi mesi Il Sannio Quotidiano sta conducendo una campagna sull’impropria e probabilmente illegittima gestione che l’Amministrazione in carica fa della tassa sulla depurazione. Pompeo Nuzzolo sta spiegando in quale misura quella gestione è impropria e perché è eccessivamente disinvolta. Si tratta di un tema assai rilevante per i cittadini. Un giornale d’Informazione, pur istituzionale, ne darebbe un minimo di evidenza, ed invece non ce n’è traccia.

Per non apparire fazioso vorrei precisare che questa distorsione linguistica non è esclusiva di Ascoben, l’agenzia di stampa del Comune di Benevento. Anche l’informazione istituzionale della Regione Campania guidata da Antonio Bassolino soffre le medesime amnesie e s’iscrive al genere Minculpop, rimuovendo sistematicamente gli svarioni di gestioni politiche discutibili. Ma almeno non pretende di apparire neutrale e di offrire un servizio alla collettività.




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29 ottobre 2005

Quattro gatti

I congressisti non hanno capito niente. Possono riunirsi quanto vogliono, ma quattro gatti disposti a difendere la causa radical-socialista nella Cassa delle Libertà Silvio Berlusconi li raccatta comunque, è solo questione di tempo. E di prezzo. Deve risalire la corrente. Come i salmoni.




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28 ottobre 2005

Erminia

Erminia la conosco da una vita. È una persona di qualità che non lascia nulla al caso. È parte di una facoltosa famiglia beneventana ed è entrata in politica nel 1995 per un accordo che sponsorizzò Clemente Mastella [all’epoca grande elettore del postfascista candidato presidente Rastrelli], blindandola nel listino proporzionale per l’elezione del Consiglio Regionale della Campania. Non diversamente da com’è accaduto appena ad aprile per Sandra, sua moglie, nominata Presidente dell’assemblea legislativa campana. Tra le due preferisco di gran lunga Erminia, peraltro relatrice del provvedimento che ha riaperto le porte dell’Italia agli eredi maschi dei Savoia in fuga.

Pur riconoscendone le qualità, mai e poi mai avrei immaginato che Erminia potesse candidarsi alla guida dell’UDC. E candidarsi dopo Marco Follini, che mi pare un pesce fuor d’acqua in quel partito, più adatto ai Cuffaro.

Ma forse la chiave del mistero è nei proponenti: i ministeriali, a partire dal modenese Giovanardi. Tutti berluscones e tutti esecutori materiali del follinicidio. A partire dall’abbé Pierre.

Od anche nel ruolo di Erminia, responsabile dell'ufficio giustizia in odore di ex-cirielli: o salvapreviti o salvacondotto per qualche migliaia d’imputati presumibilmente colpevoli di falsi, truffe, circonvenzioni, furti, operazioni finanziarie spericolate costate decine di milioni vecchio conio a risparmiatori ignari, corruzioni a giudici di cassazione e compagnia cantando. E, per estensione, garanzia d’incolumità per l’incensurato compagno di merende Cesarone. Checché ne dica ‘Gnazio a Primopiano.

Oggi assume l'incarico di vicesegretario dell'UDC. Io, da parte mia, le auguro di non annegare nei tatticismi. Se può. Se sa.




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28 ottobre 2005

Fondamentalista

Diciamolo chiaro: l’esordio del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad è pessimo




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28 ottobre 2005

Viva Zapatero

Questa è l’insopprimibile differenza tra noi e loro:

noi vogliamo legalità e rispetto della persona umana, anche se è un rom o se puzza di sporco;

loro vogliono cacciarli, come in un rodeo, con la forza brutale dell’intolleranza. Mostrando tutta la vigliaccheria di cui dispongono: forti coi deboli, deboli coi forti.

Loro hanno un’arma [ormai spuntata, inservibile] per accreditare una verità surreale: fare la faccia feroce e contemporaneamente rimuovere i problemi, ma solo dal plasma della disinformazione televisiva. Non si diceva un tempo che se una notizia non esiste in televisione semplicemente non esiste?

Ed invece esiste e continua a produrre effetti.

Occuparsene è essere riformatori, in qualunque latitudine e secondo qualsiasi fede o dottrina politica. Violentare la realtà per porla al servizio dei propri affari privatissimi non è nemmeno oscurantista, è tipico dei dittatorelli dello stato di bananas. Feroci o felpati. Dipende dalla quantità di petrolio di cui si dispone e dal gioco mobile delle alleanze coi signori della guerra.




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28 ottobre 2005

Spauracchi

Io tra il fondamentalismo pseudocattolico di Renato Farina e le argomentazioni fuori dal seminato di Piero Bernocchi, preferisco le seconde.

Il primo viene considerato un interlocutore democratico, pur non accettando egli fino in fondo il metodo democratico.

Il secondo viene dipinto come si fa con chi si tiene e si vuole mantenere ai margini del confronto, ma accetta i limiti della democrazia senza pensare di saperne una più del diavolo, di cui si riterrebbe esperto.


I modi cortesi non c’entrano. C’entra la sostanza delle posizioni che si manifestano. Anche quando se ne dissente.




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27 ottobre 2005

Il piccolo Blair

Sergio Cofferati dà sui nervi. Ha sempre dato ai nervi ai suoi interlocutori, sindacali, governativi, confindustriali ed ora civici. Cosa afferma il cinese? Che uno dei pilastri del riformismo in Italia si chiama legalità. È così strano che un sindaco chieda legalità nella città che amministra?
È così eterodosso che in un Paese in cui l’illegalità è diffusa questo discrimine diventi un vero discrimine, sebbene in un clima di dialogo e non di muro contro muro?

Sembrerebbe di si. E non è una novità. Purtroppo.

In Italia lo Stato permette in quattro regioni [Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, con propaggini nel basso Lazio ed in Lombardia] che l’antistato, la criminalità organizzata collusa con la zona grigia radicata territorialmente e nelle professioni, sia sostanzialmente padrona del campo, più o meno indisturbata. Questa emergenza non sembra rilevante e non costituisce scandalo. A meno che non ci scappi il morto eccellente, come nel più recente caso di Francesco Fortugno.

Al di sotto di questa leadership criminale si muovono le piccole storie di ordinaria miseria, cui ultima vittima è Grazia Rignanese, incinta di 7 mesi, madre della quindicenne Giusy Potenza assassinata [direbbe Sciascia] dalla protervia ignorante e miserabile del suo contesto. Questo limbo di illegalità non sembra essere un problema pur investendo pienamente il funzionamento dello Stato nei suoi confini più nobili, almeno su un piano nominale: il rapporto tra difesa delle normalità più arcaiche (quando non fisicamente violente) ed organismi di tutela familiare e minorile. Pur nella complessità di quel crinale, che interviene tra il dovuto rispetto della libertà personale nella selezione degli strumenti educativi e l’arbitrio vero e proprio, che talvolta sfocia in atteggiamenti, comportamenti od atti criminali.

Il primo casus belli di Bologna, i lavavetri sfruttati dalle piccole mafie etniche, mostra precisamente il mare d’illegalità che ivi si va radicando. Quelle tutele assumono, infatti, carattere di vero e proprio potere che condanna i piccoli schiavi ad una vita sempre fuori dal perimetro della legalità, non diversamente da quanto mostra l’Oliver Twist di Polanski. Contemporaneamente le stesse mafie assumono il ruolo di filtro para-assistenziale di microcosmi marginali ed emarginati, dimenticati dagli apparati statuali che se ne disinteressano, rinunciando a qualunque ruolo d’interdizione o vigilanza. Fondamentalmente questa ritirata dello Stato apre praterie al controllo criminale di nuclei residuali che un tempo si sarebbero classificati sottoproletariato urbano, sottomesso e consegnato alle contiguità illecite.
 

A me sembra che Cofferati stia provando un’operazione blairiana di riformismo pratico, prendendo dall’esperienza del New Labour la parte migliore, quella sociale e modernista, non l'altra miope e guerrafondaia.
È altresì evidente, come suggeriscono il bolognese Alberto Melloni e molta parte degli ambienti cattolici, che la complessità di queste vicende, dei drammi umani sottesi, della loro impossibile linearità, meriti una considerazione non meccanicistica, leguleia, sintomatica. Fermo restanti gli obiettivi. Sacrosanti.




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La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
giorni
ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






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FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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