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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


29 luglio 2005

Business as usual

La notizia della costituzione di un fondo di private equity promosso dai nemici per la pelle Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti, con il concorso di Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle (tra i più noti), anticipata da Dagospia ormai da diversi mesi, appare molto positiva. Se si considera che la prima causa di esaurimento e di crisi di medie aziende italiane floride e ben gestite è la transizione generazionale tra padri e figli (fonte Nomisma) ed in subordine la rigidità del modello mama’s and papa’s, che non diversifica la struttura operativa integrando management necessario pur se esterno allo logica dei fondatori, si capisce bene come due campioni del far soldi, SB e CDB, possano imprimere una svolta virtuosa al bene più prezioso che ancora resta dotazione del Paese reale: la creatività e l’adattabilità alla domanda latente del mercato, volgarmente detta fiuto per gli affari. Spesso ci difetta la capacità di tradurre intuizioni auree sul piano organizzativo, tecnologico, non certo la comprensione degli eventi che intervengono a modificare scenari dinamici, come l’evoluzione transnazionale dei mercati richiede. Pertanto suscitare uno strumento non banalmente finanziario ma di gestione e sviluppo di tipo privatistico, non per fare beneficenza (asserisce Carlo De Benedetti) a carico dei soldi pubblici, curando la crescita dimensionale delle imprese acquisite in portafoglio, per rilanciarle ed internazionalizzarle, risponde ad un’esigenza reale che è nell’interesse del Sistema Italia. Da non blindare nel dogma nazionalistico (peraltro formale, considerando il peso di Crédit Agricole nel capitale di Intesa e quello di ABN Amro in Capitalia): come l’indecente condotta del governatore della Banca d’Italia, non dimissionario, Antonio Fazio sembra privilegiare, nel piccolo cabotaggio delle stanze silenziose dell’ultimo giapponese imbalsamato a vita al proprio ruolo istituzionale. Che non può confondersi col confessionale, né tantomeno col suk mediorientale. Screditando una delle pochissime tecnostrutture italiane apprezzate a scatola chiusa a livello mondiale. Dopo che l’inerzia governativa nel promuovere norme che rendano trasparenti i mercati finanziari, e pertanto la capacità di finanziamento delle migliori imprese italiane, ha se possibile ulteriormente screditato il mercatino domestico dei capitali di borsa, lasciando senza sanzione (a differenza di quanto accade negli Stati Uniti) comportamenti delinquenziali da parte del sistema bancario nazionale, così caro al Governatore che difende l’italianità della proprietà degli istituti di credito a scapito della trasparenza, dei costi da scaricare al parco buoi e del rispetto per i risparmiatori avveduti: nel novero dei quali non sono ricompresi gli sprovveduti a basso costo che hanno sbagliato investimento, per lucrare tassi usurai dalla disastrata economia argentina dei tempi.

 

P.s.: la storia di Silvio Berlusconi è quella di un raider senza scupoli, sempre appoggiato alla politica e che con l’ingresso in politica ha vertiginosamente mutato debiti in patrimonio, come un Re Mida de noantri. Non è mai stato un buon gestore, è sempre stato un eccellente motivatore: i conti delle sua azienda sono sempre stati messi a posto da altri. Oggi ha un’impressionate liquidità, come il suo dirimpettaio De Benedetti, che sembra utilmente mettere a disposizione dell’indubbia capacità di creare business, nuovi mercati (come quello pubblicitario in Italia, poi blindato per legge almeno dal 1990 ad uso proprio, manu craxiana, secondo un criterio oligopolistico che nulla ha da spartire con le presunte ispirazioni liberali), occasioni di cimento per la propria scivolosa, fulminea intelligenza.




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27 luglio 2005

Esornativo

Esornativo è aggettivo che, in una normale conversazione, avrei potuto ascoltare solo da lei. Non sono rimasto stranito, ma un po’ spiazzato si. Esornativo: che orna, a scopo ornamentale... Si riferiva ad un uomo, catalizzatore di relazioni poi diventate consuete. Intanto l’oblio dell’esornativo procedeva di pari passo con lo stringersi del legame tra le esornate. Ma questa è storia di tutti i giorni, sliding doors quotidiana: incontri che diventano importanti, a volte fondamentali. Altri che obliano e vengono persi nella memoria di riflessi, suggestioni, guizzi, versi esornativi.




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26 luglio 2005

Charme

Questo articolo di Joaquín Oramas è stato pubblicato su ”Argenpress” l’08 luglio 2005.
Titolo originale: “Pobre Africa, los Bush están oliendo su petróleo

PRO DOMO SUA  di Joaquín Oramas*

Dietro alle sbandierate promesse di aiuti all’Africa, la corsa alla conquista dell’oro nero.



La scoperta del petrolio in Africa sembra aver cominciato a inserire il Continente nelle dinamiche del commercio mondiale, suscitando il marcato interesse del governo degli Stati Uniti. Già nell’autunno del 2002, la rivista britannica Economist riportava l’allarme lanciato al riguardo da funzionari e studiosi.
In un’intervista rilasciata nell’autunno del 2003 ad Asia Times Online, l’esperto statunitense sul tema della sicurezza Michael Klare, autore di Resources Wars, avvertiva già di un potenziale coinvolgimento di Washington nel Continente nero. Alla domanda su dove poteva sorgere il prossimo conflitto dopo l’Iraq a causa del petrolio , Klare aveva risposto: “in Africa, credo: lì la situazione sta diventando calda”.
Per illustrare il fondamento di tali dichiarazioni, nel 2001 un rapporto del vicepresidente Dick Cheney sulla politica nazionale energetica degli Stati Uniti affermava che l’Africa si avviava ad essere una delle fonti di petrolio e gas per gli Usa di crescita più rapida”. Il primo febbraio del 2002 l’assistente del segretario di Stato per gli Affari africani, Walter Kansteiner, dichiarava: “Il petrolio dell’Africa è diventato per noi un’attraente strategia nazionale”. In un rapporto del dicembre del 2001 del Consiglio nazionale di Intelligence degli Stati Uniti, dal titolo “Tendenze globali per il 2015”, si prevedeva che per quell’anno la quarta parte delle importazioni di petrolio degli Usa sarebbe venuta dall’Africa.
Lo scorso febbraio, un piccolo gruppo di importanti generali statunitensi ha visitato questo Continente in diversi viaggi che sono lungi dall’essere considerati normali. Di questo gruppo facevano parte il comandante delle truppe Usa in Europa, il generale dei Marines James L. Jones, e il suo assistente, il generale delle Forze aeree Charles Wald. Escluso il Corno d’Africa, il Comando europeo degli Usa supervisiona le operazioni in territori assai vasti.
Tema di fondo di tali viaggi sono le crescenti pressioni, ampiamente note, dell’industria e dei gruppi politici conservatori degli Usa per assicurarsi fonti energetiche al di fuori del Medio Oriente. Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno inviato truppe delle Forze speciali nei Paesi della regione del Sahel, Mauritania, Ciad, Mali e Nigeria. Questo sforzo fa parte di un programma denominato Iniziativa Pansaheliana che ha lo scopo di fornire addestramento antiterrorista. Altri lo hanno definito un programma volto all’addestramento degli eserciti regionali per tenerli al proprio servizio.
Le Forze speciali Usa coinvolte operano dalla Germania con il pretesto di offrire cooperazione a quanti ne hanno bisogno. Ma già si dice che la piccola isola di São Tomé, nell’occidente africano, può essere il luogo scelto per una base navale statunitense. La sua posizione strategica nel Golfo di Guinea, dove si è recentemente scoperto il petrolio nelle profondità marine, è stata all’origine dell’incontro tra Bush e l’allora presidente di São Tomé, Fradique de Menezes, nel 2002.
Gli alleati degli Stati Uniti nella regione non hanno una Marina militare e São Tomé e la Nigeria condividono un’area in cui sembrano esserci potenzialmente 11 miliardi di barili di petrolio. Molte delle altre riserve scoperte recentemente sono ubicate anch’esse vicino alla costa. Attualmente, la Nigeria fornisce il 10% del fabbisogno nordamericano di petrolio.
Durante il periodo coloniale, l’Europa organizzò l’economia dell’Africa in modo tale che ciascun territorio si specializzasse nella produzione di un bene particolare destinato a supplire la necessità di materie prime delle madrepatrie. Dopo la decolonizzazione, e come conseguenza dell’eredità coloniale, le economie dei Paesi africani sono dipese quasi esclusivamente dalla produzione agricola e dallo sfruttamento di alcuni minerali come l’oro e i diamanti. Nel totale del commercio mondiale, la partecipazione dell’Africa è scesa dal 4 al 2% durante gli anni ’90 e attualmente, se si escludono Sudafrica, Egitto e Nigeria, questa partecipazione è vicina allo zero.
La produzione di petrolio nei Paesi del Golfo di Guinea (Nigeria, Congo, Gabon, Camerun e Guinea Equatoriale) già supera i 4,5 milioni di barili al giorno, più di quella dell’Iran, dell’Arabia Saudita e del Venezuela. Oggi gli Stati Uniti importano circa il 15% del petrolio dalla regione, e le previsioni indicano che tale cifra continuerà ad aumentare fino ad arrivare al 25% del totale nel 2025. Da parte sua, nel 2000, l’Unione Europea già importava il 22% del suo petrolio dai Paesi del Golfo di Guinea. Molti di questi Paesi figurano tra i più poveri del pianeta. Allora, dove vanno i profitti di queste vendite dell’oro nero?
Dalla scoperta del petrolio negli anni ‘60, la Nigeria è diventata il primo produttore dell’Africa Subsahariana. Attualmente il Paese esporta circa 2,2 milioni di barili al giorno, ma ha la capacità di esportarne 4 milioni: questo ne fa il settimo produttore mondiale di petrolio e il quarto esportatore negli Usa.
Con l’aumento del prezzo del petrolio e con le moderne tecnologie, le imprese transnazionali perforano centinaia di pozzi di petrolio in Paesi subsahariani colpiti dalla povertà e dalle malattie.
Gli interessi occidentali si muovono per ottenere il controllo totale delle ricchezze, ricorrendo a pressioni dirette, a operazioni di immagine o a promesse del tipo del moderno Piano Marshall annunciato da Tony Blair, che propone di raddoppiare gli aiuti del Regno Unito per lo sviluppo dell’Africa e pone l’accento sul commercio (con Gran Bretagna e Usa) come condizione per gli aiuti. Condizioni simili a quelle imposte da Bush nella sua strategia diretta a 17 Paesi, 8 dei quali dell’Africa Subsahariana. Come parte del piano, il presidente statunitense riceve alla Casa Bianca dirigenti dei Paesi africani di cui ignorava l’esistenza, ma che era nota ai servizi di intelligence degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, Washington si lancia ad insediare le transnazionali nordamericane Exxon Mobil, Chevron, Maraton Oil, Amerada Hess e Ocean Energy nel ricchissimo Golfo di Guinea, che è diventato una priorità per la potenza del Nord: non per ragioni umanitarie, ma per le sue immense riserve di idrocarburi e di gas.
Si calcola che il sottosuolo africano possieda circa il 9% delle riserve petrolifere del mondo, circa cento miliardi di barili. E per quanto il costo di estrazione sia più elevato che nel Medio Oriente, in quanto i giacimenti si trovano in mare, la qualità è eccellente e con un limitato contenuto di zolfo.
 

*Joaquin Oramas è capo redattore di Granma International
 

 




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26 luglio 2005

Sharm

Martedì, 18 marzo 2003

In merito agli ultimi sviluppi della situazione internazionale, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Dr. Joaquín Navarro-Valls, ha rilasciato ai giornalisti la seguente dichiarazione:

«
 Chi decide che sono esauriti tutti i mezzi pacifici che il Diritto Internazionale mette a disposizione, si assume una grave responsabilità di fronte a Dio, alla sua coscienza e alla storia ».




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24 luglio 2005

La société du spectacle

Prima
nozze negate

durante

dopo
nozze recise 

   


Jean Charles de Menezes




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23 luglio 2005

apatatalessa n. 1


Questa rubrica si comporrà sempre di un numero d’ordine (ovvio!) e di un link a dichiarazioni del puppappera presdelsen, mobil qual piuma al vento, filos Marcello Pera. Normalmente gli interventi si commentano da soli.



apatatalessa n. 1


Pera infoiato




click here




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22 luglio 2005

Sindromi

Mi sembra di cattivo gusto l'asserzione caldeggiata da questo post. Non credo che le cose stiano come le mette Mario. Certo la società dello spettacolo ha i suoi riti, ma nessuno passa per la morte altrui.
Piuttosto come sottolineava Elias Canetti, soprattutto ma non esclusivamente in Potere e sopravvivenza, c'è il sollievo della sopravvivenza all'altro, all'evento di morte, che gioca un ruolo nel partecipare a lutti ed eventi luttuosi, privati o collettivi che siano. Ed è sempre una promessa di sopravvivenza che spinge al martirio: lo è nello schema cristiano, ove è assunto come edificazione della vicenda umana a partire dalla concretezza dell'altro. Lo è nella distorsione jihadista, che non autorizza confusione con l'umanesimo islamico. A cui occorre continuare a dare fiducia, per poter sconfiggere la bestia che lo costringe, lo schiaccia ad orizzonti irrazionali, distruttivi del processo di modernizzazione di cui anche l'Islam dev'essere fonte. Per la sua propria parte.
Asseriva Guy Debord: Lo spettacolo è il capitale a un tal grado di accumulazione da divenire immagine”. La spinta al fascio di luce dei media è a tratti irresistibile. Ma sarebbe un grave errore sovrappore fenomenologie che sono e rimangono in opposizione reciproca. Vita e morte procurata non sono beni fungibili. Anche quando è l'indifferenza a procurare morte senza soluzione di continuità.

   




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22 luglio 2005

Fraintesi

«Riflettiamoci». Carlo Azeglio Ciampi usa parole conclianti ma il concetto che esprime è chiaro: «Tutte le forze politiche devono avere presenti alcune scadenze in vista delle prossime elezioni politiche del 2006». «Abbiamo davanti a noi scadenze di grande importanza», premette Ciampi. In particolare «la primavera prossima dovranno svolgersi le elezioni politiche. Se si tiene conto degli adempimenti connessi con l'inizio della legislatura e con l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il lasso di tempo intercorrente fra il giorno delle elezioni politiche e quello della fiducia al nuovo governo può valutarsi, sulla base dei termini costituzionali e dei precedenti, in circa due mesi, due mesi e mezzo». Inoltre «non dimentichiamo che il nuovo governo sarà tenuto ad adempiere agli impegni presi con l'Ecofin per il rientro dei nostri conti pubblici nei parametri concordati entro il 2007. Sarà particolarmente impegnativa, quindi la preparazione del Documento di programmazione economico finanziario, da sottoporre, per l'approvazione, al Parlamento prima delle ferie estive del prossimo anno». Conclusione: «È interesse di tutte le forze politiche avere presenti queste scadenze». Scadenze che sono alla base della decisione della data delle prossime elezioni.

Incontrando in Quirinale i giornalisti alla Cerimonia del Ventaglio, Ciampi rilancia così la sua proposta di un anticipo tecnico delle elezioni politiche, ipotesi che vede contrario il premier Berlusconi intenzionato a prolungare la legislatura fino alla sua naturale scadenza. Tanto da indicare, nel colloquio tenuto mercoledì al Colle, come data possibile quella del 7 maggio.




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21 luglio 2005

Progressioni

Il 10 maggio intorno alle 13 questo blog, inaugurato il 15 marzo, tagliava il traguardo (grossier) delle mille visite, celebrato da un post. Oggi intorno alle 13 taglierà il traguardo delle 3000 visite (grossier).

Intanto un ringraziamento ai miei venticinque lettori, che meritano molta comprensione per i salassi cui li sottopongo.

Devo ammettere che questa esperienza di scrittura mi disciplina molto, costringendomi al rigore dei fatti e delle opinioni che espongo. Non una chiacchiera da bar insomma. Non l’ho intesa così. Ma un crocevia di esistenze diverse, disparate, altrimenti irraggiungibili. Che progredisce in interesse. Mi spiace non avere il tempo per lasciare commenti sensati a ciascuno dei lettori conosciuti o riconosciuti. Grazie al Mesca, ma anche alla formula, straordinaria, del blog. Che si evolve. Diventa strumento semi-professionale o professionale tout court. Vedremo come noi reagiremo al cambiamento di struttura e di sintassi della comunicazione, compito non tra i più agevoli.


P.s.: Cincotti ieri è stato fantastico. Persino una digressione Bach, in struttura vagamente Goldberg, dentro un concerto jazz. Con leggerezza e talento.

Non so se andare a sentire Z-Star stasera.




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20 luglio 2005

Assembramenti

Ero molto preoccupato ieri, nel varcare la soglia di una chiesa che ospitava il concerto di Amal Murkus, un’importante cantante palestinese, e cristiana. Insieme a lei tre musicisti mediorientali, come lei palestinesi, a occhio laici (non musulmani): troppo! Un’occasione ghiottissima per prendere due piccioni con una sola fava. Aggiungere altro sangue alla scia di stragi che scorre come fiume in piena tra i popoli mediorientali. E dare una lezione agli infedeli nel simbolo della cristianità: una chiesa. Un brivido ha percorso la mia schiena. Poi ho pensato che siamo lontani dall’Iraq e non c’erano sufficienti arabi da ammazzare. Ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono goduto lo spettacolo.

Ottima musica dell’altra sponda, araba, del Mediterraneo. Non è successo niente, se per niente s’intende lasciarsi avvolgere da una musica inversa. Poi ho pensato che il tastierista somigliava ad un bigliettaio delle ferrovie che conosco, il bassista al cameriere di un noto ristorante romano, il violinista ad uno dei Gemelli Ruggeri, quello più smilzo.


 


Stasera il piccolo tour musicale prosegue con Peter Cincotti.




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basta capovolgere il senso delle parole
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War is peace
La guerra è pace

Freedom is slavery
La libertà è schiavitù

Ignorance is strenght
L'ignoranza è forza



Use OpenOffice.org




La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
giorni
ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






[ charis community ]

FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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