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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


31 agosto 2008

Premier league




Un gol e un buon primo tempo non bastano alla Roma per inaugurare il campionato con i tre punti da dedicare al defunto presidente Franco Sensi: ad Aquilani, protagonista assoluto della prima frazione risponde, infatti, Marek Hamsyk, in una ripresa dominata dalle incursioni di Lavezzi [e dalle parate di Doni: due, ma fondamentali].

La Roma del primo tempo lascia dietro di sè echi promettenti, ma nella ripresa piace di più il Napoli, nonostante l'inferiorità numerica cui è condannato dal 9'. E alla fine finisce 1-1.


Link map: il fanciullino|il fallimento


30 agosto 2008

Sarah Palin

[ click ]
 
Per la prima volta i democratici scelgono un afroamericano per la Casa Bianca e i repubblicani includono una donna nel ticket presidenziale e dunque il duello dell’Election Day sarà Obama-Biden contro McCain-Palin

Governor of Alaska State, non è sconosciuta, a chi segue questo blog. O le puntuali cronache di Maurizio Molinari dagli USA. Ma i vice mai incidono realmente sulla scelta dell’inquilino designato Comandante in Capo alla Casa Bianca.

Link map: palinforvp|draft blog|la doppia rivoluzione americana|biden trends


29 agosto 2008

Cape coloured, bho chapter two

2. continua

I valori dell’America, tuttavia, vanno realizzati non solo in patria,
ma anche allestero. John McCain dubita delle mie capacità di fare il comandante in capo. Mi ha sfidato a sostenere un dibattito televisivo su questo tema. Non mi tirerò indietro. Dopo l11 settembre mi sono opposto alla guerra in Iraq perché ritenevo che ci avrebbe distratto dalle vere minacce. John McCain ama ripetere che è disposto a seguire Bin Laden fino alle porte dell’inferno, ma in realtà non vuole andare nemmeno nella grotta in cui vive.

L’Iraq ha un avanzo di bilancio di 79 miliardi di dollari mentre noi sprofondiamo nel deficit eppure John McCain, testardamente, si rifiuta di mettere fine a questa guerra insensata. Abbiamo bisogno di un presidente capace di affrontare le minacce del futuro e non aggrappato alle idee del passato. Non si smantella una rete terroristica che opera in
80 Paesi occupando lIraq. Non si protegge Israele e non si dissuade l’Iran facendo i duri a parole a Washington. Non si può fingere di stare dalla parte della Georgia dopo aver logorato i rapporti con i nostri alleati storici.

Se John McCain vuol continuare sulla falsariga di Bush, quella delle parole dure e delle pessime strategie, faccia pure, ma non è il cambiamento che serve agli americani. Siamo il partito di Roosevelt. Siamo il partito di Kennedy. E quindi non venitemi a dire che i democratici non difenderanno il nostro Paese. Come comandante in capo non esiterò mai a difendere questa nazione.

Metterò fine alla guerra in Iraq in maniera responsabile e combatterò contro Al Qaeda e i talebani in Afghanistan. Rimetterò in piedi l’esercito. Ma farò nuovamente ricorso alla diplomazia per impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari e per contenere l’aggressività russa. Creerò nuove alleanze per vincere le sfide del ventunesimo secolo: terrorismo e proliferazione nucleare; povertà e genocidio; cambiamento climatico e malattie.
E ripristinerò la nostra reputazione morale perché l’America torni ad essere per tutti il faro della speranza, della libertà, della pace e di un futuro migliore.

È questo il mio programma.

Sono tempi duri, la posta in gioco è troppo alta perché si continui a demonizzare l’avversario. Il patriottismo non ha bandiere di partito. Amo questo Paese, ma lo ama anche John McCain. Gli uomini e le donne che si battono sui campi di battaglia possono essere democratici, repubblicani o indipendenti, ma hanno combattuto insieme e spesso sono morti insieme per amore della stessa bandiera.

Il compito che ci aspetta non è facile. Le sfide che dobbiamo affrontare comportano scelte difficili e sia i democratici che i repubblicani debbono abbandonare le vecchie, logore idee e la politica del passato. Negli ultimi otto anni non abbiamo perso solamente posti di lavoro o potere d’acquisto;
abbiamo perso il senso dellunità di intenti. Possiamo non essere d’accordo sull’aborto, ma certamente tutti vogliamo ridurre il numero delle gravidanze indesiderate.

Il possesso delle armi da fuoco non è la stessa cosa per i cacciatori dell’Ohio e i cittadini di Cleveland minacciati dalle bande criminali, ma non venitemi a dire che violiamo il secondo emendamento della Costituzione se impediamo ai criminali di girare con un kalashnikov. So che ci sono divergenze sul matrimonio gay, ma sono certo che tutti siamo d’accordo sul fatto che i nostri fratelli gay e le nostre sorelle lesbiche hanno il diritto di fare visita in ospedale alla persona che amano e hanno il diritto a non essere discriminati. Una grande battaglia elettorale si vince sulle piccole cose.

So di non essere il candidato più probabile per questa carica. Non ho il classico pedigree e non ho passato la vita nei Palazzi di Washington. Ma stasera sono qui perché in tutta l’America qualcosa si sta muovendo. I cinici non capiscono che questa elezione non riguarda me.
Riguarda voi. Per 18 mesi vi siete impegnati e battuti e avete diffusamente parlato della politica del passato. Il rischio maggiore è aggrapparsi alla vecchia politica con gli stessi vecchi personaggi e sperare che il risultato sia diverso.

Avete capito che nei momenti decisivi come questo il cambiamento non viene da Washington. È Washington che bisogna cambiare.
Il cambiamento lo chiedono gli americani. Ma sono convinto che il cambiamento di cui abbiamo bisogno è alle porte. L’ho visto con i miei occhi. L’ho visto in Illinois dove abbiamo garantito l’assistenza sanitaria ai bambini e dato un posto di lavoro a molte famiglie che vivevano con il sussidio di disoccupazione. L’ho visto a Washington quando con esponenti di entrambi i partiti ci siamo battuti contro l’eccessiva invadenza dei lobbysti e quando abbiamo presentato proposte a favore dei reduci. E l’ho visto nel corso di questa campagna elettorale.

L’ho visto nei giovani che hanno votato per la prima volta, nei repubblicani che non avrebbero mai pensato di poter scegliere un democratico, nei lavoratori che hanno scelto di auto-ridursi l’orario di lavoro per non far perdere il posto ai compagni, nei soldati che hanno perso un arto, nella gente che accoglie in casa un estraneo quando c’è un uragano o una inondazione. Il nostro è il Paese più ricco della terra, ma non è questo che ci rende ricchi. Abbiamo l’esercito più potente del mondo, ma non è questo che ci rende forti. Le nostre università e la nostra cultura sono l’invidia del mondo, ma non è per questo che gente di ogni parte del mondo viene in America.

È lo spirito americano – quella promessa americana – che ci spinge ad andare avanti anche quando il cammino sembra incerto. Quella promessa è il nostro grande patrimonio. È la promessa che faccio alle mie figlie quando rimbocco loro le coperte la sera, la promessa che ha indotto gli immigranti ad attraversare gli oceani e i pionieri a colonizzare il West, la promessa che ha spinto i lavoratori a lottare per i loro diritti scioperando e picchettando le fabbriche e le donne a conquistare il diritto di voto.

È la promessa che 45 anni fa fece affluire milioni di americani a Washington per ascoltare le parole e il sogno di un giovane predicatore della Georgia. Gli uomini e le donne lì riuniti avrebbero potuto ascoltare molte cose. Avrebbero potuto ascoltare parole di rabbia e di discordia. Avrebbero potuto cedere alla paura e alla frustrazione per i tanti sogni infranti. Ma invece ascoltarono parole di ottimismo, capirono che in America il nostro destino è inestricabilmente legato a quello degli altri e che insieme possiamo realizzare i nostri sogni. «Non possiamo camminare da soli», diceva con passione il predicatore. «E mentre camminiamo dobbiamo impegnarci ad andare sempre avanti e a non tornare indietro».

America, non possiamo tornare indietro.

C’è molto da fare. Ci sono molti bambini da educare e molti reduci cui prestare assistenza. Ci sono una economia da rilanciare, città da ricostruire e aziende agricole da salvare. Ci sono molte famiglie da proteggere. Non possiamo camminare da soli. In questa campagna elettorale dobbiamo prendere nuovamente l’impegno di guardare al futuro.

Manteniamo quella promessa – la promessa americana.
Grazie. Che Dio vi benedica. Che Dio benedica gli Stati Uniti d’America.




permalink | inviato da Ethos il 29/8/2008 alle 23:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 agosto 2008

Cape coloured, bho chapter one

[ click ]



Presidente Dean, mio carissimo Dick Durbin, miei concittadini di questa grande nazione.

È con profonda gratitudine e grande umiltà che accetto la vostra nomination per la presidenza degli Stati Uniti. Lasciate anzitutto che ringrazi i miei avversari nelle primarie e in particolare colei che più a lungo mi ha conteso la vittoria – un faro per i lavoratori americani e fonte di ispirazione per le mie e le vostre figlie –
Hillary Rodham Clinton.

Grazie anche al presidente Clinton, e a Ted Kennedy che inprime nella sua carne lo spirito di servizio, e al prossimo vicepresidente degli Stati Uniti
Joe Biden.

Il mio amore va alla prossima First Lady, Michelle Obama e a Sasha e Malia. Vi amo e sono fiero di voi.

Quattro anni fa vi ho raccontato la mia storia, la storia di una breve unione tra un giovane del Kenya e una giovane del Kansas, persone qualunque e non ricche, ma che condividevano la convinzione che in America il loro figliolo potesse realizzare i suoi sogni.

È questa la ragione per cui mi trovo qui stasera. Perché per 230 anni ogni qual volta questo ideale americano è stato minacciato, gli uomini e le donne di questo Paese – studenti e soldati, contadini e insegnanti, infermieri e bidelli – hanno trovato il coraggio di difenderlo.

Attraversiamo un momento difficile, un momento in cui il Paese è in guerra, l’economia è in crisi e il sogno americano è stato ancora una volta minacciato. Oggi molti americani sono disoccupati e moltissimi sono costretti a lavorare di più per un salario inferiore. Molti di voi hanno perso la casa. Questi problemi non possono essere tutti imputati al governo. Ma la mancata risposta è il prodotto di una politica fallimentare e delle pessime scelte di George W. Bush. LAmerica è migliore della nazione che abbiamo visto negli ultimi otto anni. Il nostro Paese è più generoso di quello in cui un uomo in Indiana deve imballare i macchinari con i quali lavora da venti anni e vedere che vengono spediti in Cina e poi con le lacrime agli occhi deve tornare a casa e spiegare alla famiglia cosa è successo. Abbiamo più cuore di un governo che abbandona i reduci per le strade, condanna le famiglie alla povertà e assiste inerme alla devastazione di una grande città americana a causa di un nubifragio. Stasera agli americani, ai democratici, ai repubblicani, agli indipendenti di ogni parte del Paese dico una cosa sola: basta!

Abbiamo l’occasione di rilanciare nel ventunesimo secolo il sogno americano. Siamo qui stasera perché amiamo il nostro Paese e non vogliamo che i prossimi quattro anni siano come gli otto che abbiamo alle spalle.

Ma non voglio essere frainteso.

Il candidato repubblicano, John McCain, ha indossato la divisa delle forze armate degli Stati Uniti con coraggio e onore e per questo gli dobbiamo gratitudine e rispetto. Ma i precedenti sono chiari: John McCain ha votato per George Bush il 90% delle volte. Al senatore McCain piace parlare di giudizio, ma di quale giudizio parla visto che ha ritenuto che George Bush avesse ragione più del 90% delle volte? Non so come la pensate, ma a me il 10% non basta per cambiare le cose.

La verità è che su tutta una serie di questioni che avrebbero potuto cambiare la vostra vita –
dallassistenza sanitaria allistruzione e alleconomia – il senatore McCain non è stato per nulla autonomo. Ha detto che l’economia ha fatto «grandi progressi» sotto la presidenza Bush. Ha detto che i fondamentali dell’economia sono a posto. Ha detto che soffrivamo unicamente di una «recessione mentale» e che siamo diventati una «nazione di piagnucoloni». Una nazione di piagnucoloni.

Andatelo a dire ai metalmeccanici del Michigan che hanno volontariamente deciso di lavorare di più per scongiurare la chiusura della fabbrica automobilistica. Ditelo alle famiglie dei militari che portano il loro peso in silenzio. Questi sono gli americani che conosco. McCain sarà in buona fede ma non sa come stanno le cose. Altrimenti come avrebbe potuto dire che appartengono al ceto medio tutti quelli che guadagnano meno di 5 milioni di dollari l’anno? Come avrebbe potuto proporre centinaia di miliardi di sgravi fiscali per le grandi aziende e per le compagnie petrolifere e nemmeno un centesimo per oltre cento milioni di americani?

Da oltre due decenni McCain è fedele alla vecchia e screditata filosofia repubblicana secondo cui bisogna continuare a far arricchire quelli che sono già ricchi nella speranza che qualche briciola di prosperità cada dal tavolo e finisca agli altri.

Perdi il lavoro? Pura sfortuna. Non hai assistenza sanitaria? Ci penserà il mercato. Sei nato in una famiglia povera? Datti da fare.
È ora di cambiare lAmerica. Noi democratici abbiamo del progresso una idea completamente diversa. Per noi progresso vuol dire trovare un lavoro che ti consenta di pagare il mutuo; vuol dire poter mettere qualcosa da parte per mandare i figli all’università. Per noi progresso sono i 23 milioni di nuovi posti di lavoro creati da Bill Clinton quando era presidente.

Noi misuriamo la forza dell’economia non in base al numero dei miliardari, ma in base alla possibilità di un cittadino che ha una buona idea di rischiare e avviare una nuova impresa. Vogliamo una economia rispettosa della dignità del lavoro.

I criteri con cui valutiamo lo stato di salute dell’economia sono quelli che hanno reso grande questo Paese e che mi consentono di essere qui stasera. Perché nei volti dei giovani reduci dell’Iraq e dell’Afghanistan vedo mio nonno che andò volontario a Pearl Harbour, combattè con il generale Patton e fu ricompensato da una nazione capace di gratitudine con la possibilità di andare all’università.

Nel volto del giovane studente che dorme appena tre ore per fare il turno di notte vedo mia madre che ha allevato da sola mia sorella e me e contemporaneamente ha finito gli studi. Quando parlo con gli operai che hanno perso il lavoro penso agli uomini e alle donne del South Side di Chicago che venti anni fa si batterono con coraggio dopo la chiusura dell’acciaieria. Ignoro che idea abbia McCain della vita che conducono le celebrità, ma questa è stata la mia vita. Questi sono i miei eroi. Queste sono le vicende che mi hanno formato. Intendo vincere queste elezioni per rilanciare le speranze dellAmerica.

Ma quali sono queste speranze? Che ciascuno possa essere l’artefice della propria esistenza trattando gli altri con dignità e rispetto. Che il mercato premi il talento e l’innovazione e generi crescita, ma che le imprese si assumano le loro responsabilità e creino posti di lavoro. Che il governo, pur non potendo risolvere tutti i problemi, faccia quello che non possiamo fare da soli: proteggerci e garantire una istruzione a tutti i bambini; preoccuparsi dell’ambiente e investire in scuole, strade, scienza e tecnologia.

Il governo deve lavorare per noi, non contro di noi. Deve garantire le opportunità non solo ai più ricchi e influenti, ma a tutti gli americani che hanno voglia di lavorare. Sono queste le promesse che dobbiamo mantenere. È questo il cambiamento di cui abbiamo bisogno. E sul tipo di cambiamento che auspico quando sarò presidente voglio essere molto chiaro.

Cambiamento vuol dire un sistema fiscale che non premi i lobbysti che hanno contribuito a farlo approvare, ma i lavoratori americani e le piccole imprese. Il mio programma prevede tagli fiscali del 95% a beneficio delle famiglie dei lavoratori. In questa situazione economica l’ultima cosa da fare è aumentare le tasse che colpiscono il ceto medio.

E per l’economia, per la sicurezza e per il futuro del pianeta prendo un impegno preciso:
entro dieci anni sarà finita la nostra dipendenza dal petrolio del Medio Oriente. Da presidente sfrutterò le nostre riserve di gas naturale, investirò nel carbone pulito e nel nucleare sicuro. Inoltre investirò 150 miliardi di dollari in dieci anni sulle fonti energetiche rinnovabili: energia eolica, energia solare, biocombustibili.

L’America deve pensare in grande. È giunto il momento di tenere fede all’obbligo morale di garantire una istruzione adeguata a tutti i bambini. Assumerò un esercito di nuovi insegnanti pagandoli meglio e appoggiandoli nel loro lavoro. È giunto il momento di garantire l’assistenza sanitaria a tutti gli americani. È giunto il momento di garantire ai lavoratori il congedo per malattia retribuito perché in America nessuno dovrebbe scegliere tra mantenere il lavoro o prendersi cura di un figlio o di un genitore ammalato. È giunto il momento di realizzare la parità salariale tra uomini e donne perché voglio che le mie figlie abbiano esattamente lo stesso trattamento dei vostri figli.

Molti di questi programmi richiederanno grossi investimenti ed ho previsto la copertura finanziaria per ogni progetto di riforma. Ma realizzare le speranze americane comporta qualcosa di più del denaro. Comporta senso di responsabilità e la riscoperta di quella che John F. Kennedy definì «la forza morale e intellettuale». Tuttavia il governo non può fare tutto. Nessuno può sostituire i genitori. Il governo non può spegnere il televisore nelle vostre case per far fare i compiti ai figli e non è compito del governo allevare i figli con amore. Responsabilità personale e collettiva: è questo il senso delle speranze americane.

1. continua




permalink | inviato da Ethos il 28/8/2008 alle 22:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 agosto 2008

Le alucce [i frollini per palati fini]

Prosegue la nuova rubrica che promuove la premiata biscotteria BIV. Difficile descriverne la fraglanza.

Una formula nuova di zecca per il salvataggio [?] di Alitalia: privatizzazione dei profitti, socializzazione delle perdite.

Il biscottificio è indefessamente all’opera.

P.s.: Carlo Toto, proprietario di
Air One, fornisce la propria dote alla bad company, conferendo il debito della compagnia privata, per circa 450.000.000 di euro [in proporzione alle dimensioni societarie, un disastro ben maggiore della compagnia dello sperpero di bandiera].


Ovviamente la famiglia B. si tiene ben lontana dall’affare

Link map: il biscotto|giavazzi|exclusive clubs|air debt|bilancio|alitalia|on air|a gambe levate


26 agosto 2008

Chi di sicurezza ferisce...

Semolino, mele cotte e un omogeneizzato. La signora olandese, Wilma V. M., 52 anni, massacrata venerdì notte insieme a suo marito Paul da due pastori romeni, rei confessi, ieri ha iniziato a riprendere un po' di confidenza con la vita. A mezzogiorno ha mangiato con buon appetito, poi ha aperto il suo cuore davanti al primario di Medicina dell'ospedale San Camillo, Andrea Levi Della Vida, che parla un buon inglese e l'assiste ormai da oltre 48 ore.

«Accetto questa Croce», ha detto al medico la signora Wilma, che per le bastonate dei suoi aguzzini ha perso parecchi denti e ora ha la bocca gonfia e dolorante, ma non vuole saperne di assumere analgesici: «Grazie, dottore, preferisco così, il mio corpo deve reagire da solo a questa sofferenza».

Olandesi imprudenti? Alemanno è impudente!

Link map
: alemanno|wilma v. m.|di insicurezza perisce|vittime


25 agosto 2008

Granditalia d’italietta [Italiótai]

E' proprio sul tipo di organizzazione repubblicana che si gioca la leadership politica di oggi e di domani.

La DC fu feroce nel selezionare la propria classe dirigente. Poi divenuta digerente, nel pentapartito e fuori. In relazione alle politiche folli di incremento del deficit statale [in giocattolini tipo Efim, Ferrovie, Alitalia, l'IRI prima della cura Prodi etc etc, ma sempre in spesa corrente ed a danno dell’incremento di capitale infrastrutturale]. Ma un cardine delle politiche democristiane fu sempre l'interclassismo.

Oggi il berlusconismo è feudale, intrinsecamente classista: strano per un self made man, sia pure alimentato da fiumi di danari mafiosi.
Ovvio il sistema elettorale che piazza in parlamento valvassini e valvassori, sottraendoli alla scelta del corpo elettorale.

Allora una risposta può rilevarsi rileggendo quel particolare federalismo dal basso che fu l'
età comunale. Pienamente assunto nel pensiero sturziano. Fulmini dirà in quale misura annotato da Gramsci. Quell'organizzazione statuale non si fondava su convenzioni ridicole e scritte, sul modello difeso da Graziano Cioni a Firenze [nei comunisti senza comunismo sopravvive un lontano anelito totalitario].

Antonio Giolitti pare si sia lasciato sfuggire, con un giornalista dell’epoca, che governare gli italiani è inutile. Bisognerebbe fondare un pensiero politico “
laterale” spostando il fuoco delle agende su alcuni assi condivisi, [l’istruzione - con meno briglie - ed il sistema della conoscenza - più esigente -, la memoria, la politica estera e quella energetica, la copertura sanitaria universale, la difesa della bellezza e poche altra cose]. Lasciando all'auto-organizzazione dal basso di produrre socialità, economia, modelli. Il personalismo scritto nella Costituzione Italiana questo elemento lo aveva già assunto. E parliamo di 60 anni fa e più. Ovvero la disintermediazione politica, che però stabilisce standard su cui esercitare un controllo questa volta esigito, non necessariamente né stupidamente punitivo, sanzionatorio.

Forse se si esce dal moralismo illibato di una certa retorica sinistrese
[peraltro e spesso ampiamente contraddetto dai comportamenti di cordata] si riprende il contatto con la realtà. Di base, come insegna il sindacalismo territoriale leghista [l’opportuna definizione è di Aldo Bonomi] che spacca l’euro in quattro, è attento alla qualità della spesa. Di visione, com’è accaduto con il moroteismo, capace di declinare i vizi italiani in cespiti, in asset nazionali. Non credo che Moro apprezzasse il carrierismo ed il gelido cinismo. Ma dovendosi confrontarsi con quelle leve, robustamente piantate nel corpaccione democristiano della terza generazione, ancora quale partito egemone, riusciva a scaricarlo verso politiche virtuose.

Oggi si assumono quei difetti - ancora più socialmente escludenti, volgari, talvolta abietti - sic et simpliciter, come un dato inamovibile ed irreversibile: e dove sarebbe lo spazio della politica e dei politici
?

Ed infine, nella medesima chiave, chi legge, a quale periodo della storia italiana [dagli enotri ai sanniti, o più indietro ancora e fino ad oggi] paragonerebbe la situazione italiana attuale
?


Link map: corruzione pari all'8% sul pil|classista|regolamenti|fumisterie|moroteismo|apologetica


24 agosto 2008

Cammarelle e camarille

[ click | L'Italia chiude la sua Olimpiade mettendo in bacheca l'oro di Roberto Cammarelle, autentico dominatore della categoria dei supermassimi, pugile titolare degli unici due k.o. inflitti nell'intero torneo pugilistico ] 

Sconforto per le ragazze, che si sono sentite penalizzate dalla giuria: "Hanno distrutto un sogno - ha detto la Savrayuk - eravamo venute qui per vincere e non siamo neanche salite sul podio"

Le azzurre della ginnastica ritmica [Elisa Bianchi, Fabrizia D'Ottavio, Marinella Falca, Daniela Massironi, Elisa Santoni e Anzhelika Savrayuk] hanno sfiorato il podio concludendo la finale di specialità al quarto posto.

Stavolta però il verdetto dei giudici fa saltare su tutte le furie lo staff della nazionale che, presidente federale compreso, grida allo
«scandalo». Alla Russia è stata spianata la strada verso il terzo titolo olimpico consecutivo con 35.550 punti dopo le due rotazioni, la Cina, inesistente nella ritmica fino a pochi mesi fa e mai sul podio finora, va a prendersi l’argento con 35.225 e la Bielorussia, che aveva impressionato molto positivamente nelle qualificazioni, deve accontentarsi del bronzo con 34.900.

Fuori il sestetto azzurro, che ha visto materializzarsi già dopo l’esercizio alle funicelle l’incubo della vigilia: i dodici giudici assegnano un 17.00 che lascia sgomenta la panchina e che peserà sul 34.425 finale. Il ct Manuela Maccarani balza subito tra gli scranni della giuria e chiede il ricorso: viene rivisto al monitor l’esercizio dell’Italia, lo score resta sub judice per qualche minuto, e poi viene confermato. «Da lì abbiamo capito che il podio era stato già deciso, ma non oggi. Mesi fa - si sfoga l’allenatrice -. Questo è il più grande scandalo della ritmica. Noi siamo l’unica nazionale dell’Ovest, ma se continua così a Londra non ce ne sarà nemmeno mezza».

Link map: camarille|cammarelle|fotomedagliere italiano|lemma|mal y pense|XXIX giochi olimpici


23 agosto 2008

Millesimi

[ click | Josefa Idem, 43enne azzurra, alla settima partecipazione ai giochi olimpici, ha conquistato la medaglia d’argento nella finale del K1 500 metri donne. Preceduta al fotofinish dall’ucraina Inna Osypenko-Radomska, vincitrice della medaglia d’oro per soli quattro millesimi di secondo ]

Una donna stende un tappeto dopo essere tornata nella sua casa distrutta dalla guerra a Tskhinvali, la capitale della regione dell Ossezia del Sud, Georgia
 

« Polemizzare con e per i fatti serve a poco. Bisogna combattere le cause scatenanti. Questo si chiama impegno politico.

Non abituarsi ai soprusi
, combattere ed essere sereni ».

Josefa Idem

Link mapk1 500m w|idem sentire|perdere|kaiowà|tenete ciò che è buono|vita


23 agosto 2008

Patriot act

[ click | Barack Obama ha scelto Joe Biden come compagno di corsa alla Casa Bianca in qualità di vicepresidente. Sessantacinque anni, senatore del Delaware per sei mandati consecutivi e presidente della Commissione Esteri, Biden ha accumulato una grande esperienza in politica estera, terreno su cui il candidato democratico e' debole ]

Clicca per leggere le priorità di Joe Biden

Link map: soft power|act|obooom|biden trends

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War is peace
La guerra è pace

Freedom is slavery
La libertà è schiavitù

Ignorance is strenght
L'ignoranza è forza



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La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



Ascolta radiofulmini

E fa zapping con Tv [spenta] med vridbar skärm, Luma, 1959 digitaladoptive


I blogleanno:

15 marzo 2005 | 15 marzo 2006


Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
giorni
ore
minuti
secondi

Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






[ charis community ]

FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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