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Ethos
l' Uomo in bianco e nero


Diario


30 aprile 2009

Obama's first 100 days: Change is happening

«We're off to e good start» [Politico.com] 



[ click «Siamo appena ad un buon inizio» ]



Link map: obama's first 100 days|impossible is possible


26 aprile 2009

Ponzellini

[ click | La vittoria di Ponzellini è stata commentata anche dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «Ha vinto la sintesi tra lo sviluppo di una banca sana e la democrazia economica. Siamo molto contenti per la vittoria netta conseguita dalla lista guidata da Ponzellini. È veramente un risultato importante che deve diventare ora un modello per tutto il sistema bancario italiano» ]


Nella mitologia greca l'Idra di Lerna è un mostro a forma di serpente e con sette teste, nato da Tifone ed Echidna, come Cerbero, Ortro e la Chimera. Viveva insieme al mostro Carcino.

L’Hydra del sistema imprenditoriale italiano legato a triplo filo agli appalti pubblici sulle infrastrutture si chiama Impregilo. Dal vecchissimo ed obsoleto impianto di incenerimento dei rifiuti indifferenziati di Acerra [al centro del cui scandalo c’è proprio Impregilo, costruttore e gestore dell’opera e di tutto il marciume che vi è cresciuto intorno, per proprio tornaconto e servizievole disponibilità alla politica, di destra di sinistra e camorrista] all’impossibile Ponte sullo Stretto, assegnato ad Impregilo in assenza di concorrenti ad una procedura di gara internazionale ed aperta: dice niente?

Ne è presidente
Massimo Ponzellini, neoeletto presidente della Banca Popolare di Milano.

È interessante notare come le dinamiche di gruppo agiscano entro un sistema elettorale a base democratica. In assenza di contrappesi e seguendo semplicemente spinte di tipo contrattualistico.

Roberto Mazzotta, presidente in carica e non riconfermato al vertice della BPM, è l’unico banchiere italiano di peso ad aver immunizzato il proprio istituto ed i propri azionisti [tra cui grossa parte dei grandi elettori di Ponzellini, a cominciare dai sindacati interni] da perdite legate alla finanza tossica inoculata dai cosiddetti titoli derivati. Nessuna minusvalenza sofferta dall’azionariato e conti super.

Chi avrebbe dovuto eleggere l’
assemblea tra lo sfidante e Mazzotta?
E chi l’assemblea ha scelto tra colui che ha gestito benissimo la banca e l’outsider, 2.633 contro 5.294 voti?

Un’altra metafora italiana. Che conferma le precedenti, in questo strano frangente vissuto dal paese reale.


[
Celum stellatum distingue graficamente i post che recano l'opinione di Ethos ]

 

Link map: bpm
|hydra|biùtiful cauntri|stretto stretto|default|b2b


25 aprile 2009

Resistenza

[ click | 25 aprile 2009, Giorgio Bocca, giornalista ed ex partigianoIl peggior 25 aprile della mia vita, patrocinato dai fascisti. Che amarezza! ]

"Credo che grazie al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, - dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa - e alla partecipazione di Silvio Berlusconi e ai loro discorsi, sia finalmente davvero finito un interminabile dopoguerra e che da oggi, il 25 aprile possa essere per tutti la festa di chi si ritrova nei valori di libertà, pluralismo e democrazia della nostra Costituzione".



On od off ?



Link map: il prezzo|il correo


24 aprile 2009

Librarsi

Questo blog non è morto. Sta cambiando pelle. Combatte sul filo della vita, in attesa di librarsi come una farfalla. Nata libera, e stupita.

[ Twitter è una forma di microblogging, per un testo massimo pari a 140 caratteri ]


13 aprile 2009

LVA2 Il potere crocifisso

Olivier Clément

Della divino-umanità

LVA1 Qiqajon, Comunità di Bose, 1999


LVA2 di 2 Sentinella, quanto resta della notte? | continua

Per quel che concerne il cosmo, svilupperemo le intuizioni di san Francesco d’Assisi e della contemplazione della natura nell’ascesi dell’oriente cristiano, contemplazione, dice Isacco il Siro, dei segreti della gloria di Dio nascosta negli esseri e nelle cose. Nella divino-umanità, lo Spirito ci permetterà di scoprire l’essenza spirituale delle cose, non per appropriarcene, ma per offrirle gli uni agli altri e, insieme, offrirle al Dio della vita, dopo averle chiamate per nome, cioè dopo aver lasciato su di esse l’impronta del nostro genio creatore. Infine diremo, testimonieremo la vittoria pasquale sulla morte, vittoria sempre presente, sempre rinnovata. Ormai la morte biologica è una pasqua, un passaggio verso una luce molto dolce e nel contempo molto penetrante nella quale noi discerniamo, nella quale noi entriamo mediante la grazia della croce - che, dice Massimo il Confessore, è il discernimento della giustizia - in un processo di guarigione, di cicatrizzazione, nella comunione dei santi che combattono e pregano per la salvezza universale. Dio infatti non è né lautore della morte, né il responsabile del male, egli è il crocifisso dal male che soffre con noi per aprirci le vie della risurrezione.

Poeti e profeti

È compito del poeta - e attraverso questo indubbiamente egli profetizza - provocare un risveglio. I vecchi asceti dicevano che il più grande dei peccati è l’oblio: quando l'uomo diventa opaco, insensibile, talora indaffarato, talaltra miseramente sensuale; quando diventa incapace di fermarsi un istante nel silenzio, di meravigliarsi, di vacillare davanti all’abisso, per l’orrore o per il giubilo; quando diventa incapace di ribellarsi, di amare, di ammirare, di accogliere lo straordinario negli esseri e nelle cose; quando insomma diventa insensibile alle sollecitazioni segrete, anche se cosi frequenti, di Dio.

Allora interviene il poeta, e citerò per primo il grande, il tragico Pier Paolo Pasolini:

«Per me c'è un vuoto nel cosmo

un vuoto nel cosmo

e da là tu canti.

Questo può urlare, un profeta che non ha

la forza di uccidere una mosca - la cui forza

è nella sua degradante diversità».

O ancora, in modo più pacificato [apparentemente], Stéphane Mallarmé:

«Balbetto, ferito: la Poesia è l'espressione, attraverso il linguaggio umano ricondotto al suo ritmo essenziale, del senso misterioso dell'esistenza. Essa conferisce quindi autenticità al nostro soggiorno sulla terra e costituisce l'unico compito spirituale».

Perciò la poesia - più in generale l’arte - ci risveglia. Essa ci cala più in profondità nell’esistenza. Fa di noi degli uomini e non delle macchine. Rende solari le nostre gioie e laceranti le nostre ferite. Ci apre all’angoscia e alla meraviglia.

La poesia profetica di domani, nell’irradiante luce della croce pasquale, non sarà più quella volontà di auto-deificazione, di auto-trasfigurazione, di conquista prometeica del Wonderland - Paese delle meraviglie - che ha segnato l’«alchimia della parola» in occidente dal romanticismo tedesco fino al surrealismo: Il vero poeta è onnisciente diceva Novalis, il filosofo poetico è nelle condizioni di un creatore assoluto... la poesia è il reale assoluto. E Rimbaud: Svelerò tutti i misteri: ... morte, nascita, avvenire, passato, cosmogonie, nulla. Sono maestro in fantasmagorie. E Nietzsche: Da quando l’uomo si è perfettamente identificato con l’umanità, esso mette in movimento la natura intera... sono io stesso il fato e, dall’eternità, sono io che determino l’esistenza. Ma il mito del Wonderland si è dissolto nelle camere a gas di Bitler, nelle nevi della Siberia dove tanti cadaveri sono stati abbandonati, con una targhetta di legno alla caviglia. Un filosofo tedesco ha potuto dire che dopo Auschwitz non avrebbe potuto più esserci poesia. Eppure ora noi sappiamo che molti scampati alla shoah hanno resistito recitando a se stessi dei poemi, recitandoli ai loro amici: poemi del Wonderland, di tanto in tanto, ma spogliati del prometeismo, restituiti alla loro nostalgia fondamentale.

Poemi anche di quei traghettatori, di quegli stalkers [nel senso che Tarkovskij ha dato a questa parola] tra i bagliori della parusia da una parte e la bellezza e l’orrore del mondo dall’altra. Penso per esempio a Baudelaire, Eliot, Mandel’stam, Pasternak e la Achmatova.

Echi della liturgia in Pasternak:

«Ma ogni carne dopo mezzanotte

improvvisamente farà silenzio.

La primavera diffonderà la notizia

che dalla prima schiarita

la morte sarà alla mercé

del grande grido di Pasqua».

Umiltà dell’ultima rosa in Achmatova:

«Signore, tu vedi quanto sono stanco

di risuscitare, di morire e di vivere.

Prendi tutto, ma di questa rosa rossa

possa sentire ancora la freschezza».

In seconda istanza, spero che in futuro si sviluppi una poesia liturgica illuminante che, pur attingendo alla grande tradizione d’oriente e d’occidente quale viene conservata nei monasteri benedettini o esicasti, ricorderà che Cristo continua a scendere agli inferi e che il nichilismo occidentale, planetario nel prossimo futuro [gli integrismi che pretendono di resistergli in realtà non ne sono che lo specchio], sì, che proprio il nichilismo è certamente oggi l’unico luogo possibile della risurrezione. Una poesia liturgica di questo tipo si staglierà come un’alta montagna dove l’azzurro si condensa nella neve, che fa nascere i ruscelli, i torrenti, le praterie, i frutteti.

Perciò sta nascendo, al di là del Wonderland, al di là anche del sarcasmo e dell’ironia contemporanei, una poetica umile e austera delle cose, delle sostanze, che parte dalla concretezza del loro apparire per scoprirvi la trans-apparizione della Sapienza, quella Sapienza, dice la Bibbia, che continuamente gioca con Dio nella creazione. Ogni cosa contemplata con l'occhio del cuore, si apre allora su orizzonti infiniti.

Semplicità così profonda di un Giorgio Mazzanti, ne Il canto della Madre:

«- Oh il vento

sulle foglie degli olivi,

oh la luce dei mattini

terreni –

lo splendore dei tramonti».

Poetica delle cose, avvenire dei volti, giacché il mondo, il mondo di Dio e dell’uomo, il mondo di Dio fatto uomo e dell’uomo chiamato a deificarsi, esiste solo nello spazio dell'incontro tra gli sguardi, della comunione tra i volti. L’arte astratta di Kandinskij ha permesso al suo amico Alexej von Jawlensky di accedere al mistero del volto, alle sue strutture segrete, al suo lik, dicono i russi, cioè alla sua potenziale icona [per distinguerlo da licina, che significa maschera]:

«Sentivo il bisogno di trovare una forma per il volto, perché avevo compreso che la grande pittura è possibile solo se si ha un sentimento religioso, e questo potevo esprimerlo solo attraverso il volto umano».

Tanti accenni in un Berdjaev, un Athenagoras, più recentemente in Emmanuel Lévinas, annunciano questa poetica dei volti e ogni tanto, anche alla televisione, in mezzo a tante facce, raffinate o bestiali, s'impone un volto di verità, di santità, come Veronica nella scena della passione di Hieronymus Bosch... Allora l’essere profondo dell’uomo si mette in movimento, ogni cosa, ogni persona sembra un miracolo. Una poesia di questo tipo è profetica. Non che essa indovini o predica l’avvenire. Nella sua umiltà, nella sua spoliazione, nella sua gloria segreta, essa non decifra l'avvenire, lo rende possibile. Profeta significa colui che parla a favore di. Colui che parla a favore di ciò che più è segreto, più inosservato, più disprezzato, più debole - quel Dio che Elia intuisce non nella tempesta, né nel terremoto, ma in un mormorio al confine con il silenzio -.

Dobbiamo allora perseverare. Oggi tutto ciò che è essenziale sembra sotterraneo, come la grotta della natività, come la grotta del cuore. Bisogna che lo sia. Bisogna che il Dio della libertà e della gioia s’incontri con l’uomo postmoderno, che è adulto e nel contempo non accetta di esserlo, che è potente e insieme disperato, nel punto più segreto della sua angoscia e del suo desiderio.

È il grido profetico di Dmitrij Karamazov condannato al bagno penale, a lavorare nei sotterranei, anche quelli dell’anima, condannato per un crimine che ha consumato senza commetterlo, come tutti noi:

«Se si scaccia Dio dalla terra, lo incontreremo sotto la terra... Allora noi, gli uomini sotterranei, intoneremo nelle viscere della terra un inno tragico al Dio della gioia. Viva Dio e la sua gioia! Io lo amo!».




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12 aprile 2009

LVA1 Il potere crocifisso

Olivier Clément

Della divino-umanità

LVA1 Qiqajon, Comunità di Bose, 1999


Poeti e suonatori dicono tutte le sorgenti sono in te canta il Salmo 87. Sentiamo che comincia a sciogliersi la neve che ricopre le cose che appaiono e che queste apparenze, in realtà, sono delle epifanie. In questa prospettiva, evocherò dapprima la nuova situazione del cristianesimo che, sempre di più, mi sembra si stia delineando. Poi gli itinerari da tracciare. Per poter infine mostrare che, nella luce di Cristo che scende agli inferi perché gli inferi stessi divengano luogo della pentecoste, i veri poeti sono dei profeti.

Ri-collocare il cristianesimo

Il cristianesimo del XXI secolo non sarà più, non si presenterà più come una
religione omologabile alle altre [tranne che in alcuni ghetti integristi, veri e propri fossili viventi]. Esso si svelerà, si affermerà come la religione dello Spirito e della libertà nello spazio dell’umanità di Cristo che i filosofi religiosi russi - quei profeti - chiamavano, a partire da Vladimir Soloviev, la divino-umanità. La divino-umanità è la meta stessa della creazione. Il divenire del cosmo che la abbozza - come sottolineano oggi alcuni astro fisici -, e poi il dinamismo della storia: tutto si ricapitola e si apre sull' avvenire con l'incarnazione, la croce nuovo albero di vita, la risurrezione e la pentecoste. In Cristo, sotto il soffio e i fuochi dello Spirito, l’uomo trova pienamente la sua vocazione di creatore creato. La divino-umanità riguarda l'umanità intera. La chiesa è la parte emersa dell’iceberg, un popolo di re, di sacerdoti e di profeti che testimoniano e pregano perché nel Cristo veniente risplendano le fiammelle ovunque presenti dello Spirito santo, Soffio che sorregge i mondi, le culture, le religioni. Noi sappiamo dov'è il cuore della chiesa, nell’evangelo e nell’eucaristia, ma non ne conosciamo i confini: essa costituisce la profondità di ogni esistenza umana ed è in essa che le costellazioni descrivono le loro orbite e i mandorli fioriscono alla fine dell'inverno.

Il cristianesimo del XXI secolo non sarà né un moralismo, né un pietismo, ma l’annuncio - che chiama a una santità creatrice - della vittoria di Cristo sulla morte e sull’inferno. Non potremo più evitare quella che Léon Bloy chiamava
la pericolosa pedagogia dell’abisso. È forse la sola via che ormai possa essere insegnata agli innumerevoli eredi [anche se inconsapevoli] di Dostoevskij e di Nietzsche, agli insofferenti sempre delusi che si inoltrano nell'inferno della droga, dell’erotismo, del terrorismo, della follia. Questi uomini e queste donne, che sono discesi nelle regioni più tenebrose dell’abisso, lacerati nella carne viva, saranno raggiunti, rianimati dai gemiti dello Spirito, dalle sue grida di gioia pasquale. Lo Spirito li farà entrare non nel mondo della salvezza e della morale, ma nel mondo della risurrezione e della trasfigurazione - una trasfigurazione totale dell’uomo e dell’universo -.

Perciò saranno chiamati non a quella mistica che s’immerge nel divino come una mosca nel miele, ma a una profezia creatrice, quella del regno che, dice Gesù, è nel contempo tra di voi e in voi. Regno la cui forza, luce, parresia possono fecondare nei loro fondamenti autentici la storia e la cultura dell’umanità. Che importanza ha qui contarsi? Come ha detto Kazantzakis, in questa prospettiva,
un uomo può salvare l’intero universo. L0 studio dei movimenti del sottosuolo c’insegna che uno spostamento di alcuni millimetri negli strati profondi della scorza terrestre provoca un terremoto in superficie! Una spiritualità creatrice - in base alla quale più ci si immerge in Dio, più si diventa responsabili degli uomini - costituisce la vera infrastruttura della storia [per riprendere, capovolgendolo, il vocabolario marxista].

Nella
divino-umanità, il divino non assorbe e non schiaccia l’umano, così come anche l’umano, per affermare se stesso, non ha bisogno di eliminare il divino. Per riprendere la grande affermazione dei padri greci, Dio si è fatto uomo perché l’uomo possa diventare Dio, cioè uomo in pienezza, capace di amare e di creare in pienezza. Dio si è rivelato in un volto di uomo, affinché ogni volto d’uomo possa trovare il proprio compimento in Dio. Nella divino-umanità si incontreranno l’occidente e l’oriente cristiani, il primo contraddistinto da un’accentuazione dell’amore attivo, del servizio al prossimo, il secondo dalla deificazione come autentico fine della salvezza. Nella divino-umanità soprattutto si incontreranno gli umanesimi, gli anti-umanesimi, le ribellioni e le scoperte che caratterizzano la modernità, così come le forme di meditazione, le teofanie, il grande appello all'interiorità dell’oriente non cristiano, dell’oriente tradizionale. Le negazioni tipiche dell’ateismo saranno integrate nell’approccio negativo e antinomico al mistero. In antropologia, come in economia politica, il fattore residuale svelerà il carattere irriducibile della persona, il suo enigma, e infine luomo come microcosmo e mikrotheos [come diceva Gregorio di Nissa], cioè l’uomo immagine di Dio. I sapienti dell’oriente che a occhi chiusi s’immergono in un’insondabile interiorità potranno, senza che questa si dissolva, aprire gli occhi per scoprire, irriducibile anch’essa, l’alterità dell’altro.

A poco a poco capiremo che un cristianesimo del genere non è un’ideologia che aspira ad essere imposta con la forza dello stato: è invece la rivelazione della persona - in comunione -, e dell’essere come qualcosa che sgorga dall’abisso senza fondo della persona e della comunione. La laicità come libertà dello spirito è nata dal movimento messo in atto dall’evangelo stesso. I mezzi del potere sono estranei al cristianesimo. Questo sarà sempre di più un fermento, una luce, un esempio, che non impone nulla, che si presenta nell’umiltà; una profezia capace nel contempo di contestare gli idoli e di aprire delle vie all’avvenire, testimoniando del senso, offrendo all'uomo la capacità di padroneggiare, nello Spirito, il suo stesso potere.

Perciò nella
divino-umanità, si comunicherà agli uomini il mistero della divinità che è l’amore - unità totale e diversità totale, inseparabilmente -. Dio è Mistero e Amore, diceva Dionigi l’Areopagita, quindi ogni uomo è mistero e amore, tanto più misterioso quanto più lo si conosce. Lacerati senza sosta dal nostro accecamento, unificati senza sosta da Cristo, noi uomini siamo in realtà un solo Uomo in una moltitudine di persone e quindi, poiché queste sono altrettante dimensioni delle persone, in una moltitudine di lingue, di culture, di tradizioni umanistiche o religiose. La spiritualità dell' avvenire non sarà solo divino-umanità, sarà trinitaria, e continuerà a trasformare Babele in una pentecoste. Al di là dell’opposizione attuale a un’unificazione tecnica del pianeta e delle inevitabili reazioni identitarie, la rivelazione dell’Uni-Trinità profetizza l’unità diversificata degli uomini... e noi potremo dire, come Hadewijch di Anversa: Allora io compresi tutte le lingue che si parlano in settantadue modi.

Itinerari

È necessario tornare a interrogarsi sull’uomo - e dirgli che si può rispondere a quest’interrogativo! -.
Un interrogativo, molti interrogativi.

Perché la bellezza?
Se il rosaio fosse solo una macchina efficiente, non avrebbe bisogno di tanti fiori. La bellezza è una profusione inutile, la gratuità d'essere, un sentimento trascendente della gioia di esistere. La macchia purpurea della rosa buca lo spazio, buca la luce a volte grigia e piatta, verso quale altrove?

Perché la morte?
O piuttosto perché siamo consapevoli del fatto che moriremo? Gli animali non lo sanno, la scimmia più intelligente si trascina il figlio morto, cerca di nutrirlo, fino a che questa cosa non le si affloscia tra le braccia. Solo l’uomo sa che morirà e intuisce la morte come qualcosa contro natura. Se la morte, per lui, non è naturale, è perché non ne è completamente prigioniero, perché intuisce un altro stato, una vita più forte della morte. La sua nostalgia, il suo desiderio, e persino il suo furore trasgressivo e parossistico cercano un altrove, quale altrove?

E perché l'amore
, e non solamente il sesso?
Perché la passione tragica o l’umile e buona fedeltà e non soltanto, come diceva un philosophe del XVIII secolo, l’incontro di due fantasie e il contatto di due epidermidi? Perché la tenerezza, ogni tanto, al di là del desiderio, o le metamorfosi del desiderio nel linguaggio della tenerezza? Quale altrove paradisiaco si lascia intuire quando l’incontro dei corpi prolunga solo la comunione tremante degli sguardi?
 
Scriveva John Donne:

«Ai corpi dunque ci volgiamo, che i deboli
possano contemplare rivelato l'amore:
i misteri d'amore crescono nelle anime
ma il nostro corpo è il libro dell'amore».

Tuttavia non ci sono soltanto domande, ci sono anche risposte. L’altrove viene a noi, si rivela. L’amore al di là del desiderio, la bellezza al di là dell’utile, il carattere innaturale della morte ci aprono alle rivelazioni dell’altrove.

Sarà dunque importante approfondire, alla luce dello Spirito santo, il significato dell’eros, del cosmo, della morte. Di fronte alla miserevole banalizzazione dell’eros, alla smania di mostrare tutto e di vedere tutto, ricorderemo che l’eros può diventare il linguaggio di un vero incontro tra due persone. Forgeremo una poetica rinnovata per l’amore e per la donna.

Scriveva Rilke:
«Un giorno, la donna sarà. E questa parola la donna non significa più soltanto il contrario dell’uomo, ma qualche cosa di particolare, che ha valore in sé. Non più un semplice complemento, ma una forma completa della vita, la donna nella sua autentica umanità». Allora, aggiunge il poeta, l’amore diventerà due solitudini ... che s’inchineranno l’una davanti all’altra.

LVA1 di 2 Della divino-umanità | continua




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10 aprile 2009

Passion

[click | L'iscrizione in forma lineare del Sator, rinvenuta nel 1936, incisa nella scanalatura di una colonna della Grande Palestra di Pompei ]

Nessuno, se non messo sull’avviso, si accorgerebbe che il serpente è letteralmente presente nell’incisione, il che rende ancora più certa la lettura ora data dell’enigma


ROTAS / OPERA / TENET / A REPO / SATOR
ruote | l’Opera | tiene con sé | ahimè io striscio | o Seminatore

L’interpretazione letterale è premessa di quella simbolica.

L’Opera è già un termine metaforico, alludendo biblicamente a uno strumento fabbricato dal Seminatore, nemico del serpente, cioè da Dio. Tale oggetto, nel clima determinato dalla distruzione del Tempio di Salomone [l’anno 70 dopo Cristo ad opera di Tito, figlio dell’imperatore Flavio Vespasiano e suo successore, che represse la rivolta giudaica conquistando Gerusalemme e distruggendone il tempio], non può essere che l’Arca dellAlleanza, contenente le leggi del Signore e anticamente custodita nel Tempio fino a un’epoca e a vicende imprecisate.

In Esodo
25, nella descrizione dell’Arca voluta da Dio, non si parla di ruote ma di stanghe e di anelli per il trasporto a spalle. Le ruote, quindi, sono un’interpolazione concettuale dell’anonimo, fatta per un duplice motivo. Quello simbolico di carattere religioso è di dare effetto mortale per il serpente, avversario di Dio, al movimento dell’Arca [come carro o aratro] guidata dal Seminatore. L’altro, simbolico di carattere matematico, allude alla costruzione geometrica di un fondamentale rapporto, presente nelle leggi di natura.




Link map: sator|lemà sabactàni


9 aprile 2009

Tempi lunghi, sguardo corto

Il Paese ha una pessima conformazione geografica, un traballante sistema orografico e fluviale, un’alta densità demografica, ed è esposto, più di altre regioni europee, al rischio di grandi calamità naturali.

Non possiamo evitarle, ma possiamo ridurne il pericolo e mitigarne gli effetti.

Ma l’arte del pensare sui tempi lunghi sembra essere estranea alla nostra natura. Le leggi esistono, ma vengono sistematicamente sconfitte da una potente coalizione di interessi elettorali, fatalismo individuale, imperizia amministrativa, affarismo spregiudicato, instabilità governativa e una somma di cavilli giuridici che metterebbe in ginocchio il più illuminato dei riformatori. Fra la preveggenza e il tornaconto, politico o individuale, vince quasi sempre il tornaconto. Ma il Paese imprevidente può essere al tempo stesso, nel momento del pericolo, generoso ed efficiente.

[click | Il Mezzogiorno apparve a Giustino Fortunato uno "sfasciume geologico pendulo fra i due mari" che poteva diventare la fortuna o la sciagura dell'Italia ]

Immagine di Onna, il paesino raso al suolo dal sisma del 6 aprile scorso che ha colpito l'Abruzzo appenninico

Il 12 febbraio, 7 settimane prima che il terremoto uccidesse,
Alessandro Martelli, ingegnere di vaglia che il mondo ci invidia, prende carta e penna per scrivere al ministro delle infrastrutture Altero Matteoli che il suo governo sta spensieratamente rinviando un atto di civiltà e responsabilità verso il Paese: l'entrata in vigore delle nuove norme antisismiche di standard europeo. Martelli non è esattamente un passante. È responsabile della sezione Prevenzione Rischi Naturali dell'Enea, insegna scienza delle costruzioni in zona sismica all'università di Ferrara, presiede il Gruppo di lavoro isolamento sismico [glis], associazione che raccoglie 300 tra i migliori esperti di settore.

Scrive dunque Martelli a Matteoli: «Signor ministro, come lei sa, è dal 2001 che il settore delle norme tecniche per le costruzioni antisismiche è di fatto in regime di proroga [...] Francamente, ci stiamo sempre più convincendo che le nuove norme non entreranno mai in vigore. E ancora: A seguito del terremoto del Molise e della Puglia del 2002, furono emanate nell'emergenza nuove norme per le costruzioni in zona sismica. Ma da allora si è consentito di continuare ad applicare norme tecniche obsolete, vecchie di 16 anni. Se per un breve periodo questo aveva una giustificazione [dar modo ai progettisti di abituarsi alle nuove regole], ora, anzi, da un pezzo, non ne ha più, salvo non si voglia favorire chi vuole limitare i costi a scapito della sicurezza. Confidiamo dunque nella sua sensibilità».

Link map: sfasciume pendulo|pensare politicamente|i corpi|norme obsolete

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In fondo è semplice decifrare BIP®™:
basta capovolgere il senso delle parole
comunicate in pubblico,
per comprendere i suoi obiettivi privati


War is peace
La guerra è pace

Freedom is slavery
La libertà è schiavitù

Ignorance is strenght
L'ignoranza è forza



Use OpenOffice.org




La société du spectacle par Guy E. Debord


Secondo la definizione di Leonardo Boff, in Ethos mondiale

EGA 2000 ISBN 88-7670-394-2, €11,36:

Per ethos intendiamo l’insieme delle aspirazioni, dei valori e dei principi, che orienteranno le relazioni umane nei confronti della natura, della società, delle alterità, di se stessi e del senso trascendente dell’esistenza, Dio.



Si vis pacem para pacem

 

Questo blog è gemellato con Devarim [in ebraico Devarim sono le parole, o le cose].
La lettera ebraica che abbiamo insieme scelto per illustrare questo spazio in comune è bet
,la stessa che dà inizio al libro di Bereshit,in principio, il primo dei cinque che compongono la Torah [corrispondente al nostro libro della Genesi].



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Il BIP®™ countdown è scaduto

Al 10 aprile 2006, ore 15:00, mancavano:
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Countdown memories   

- 14 y Del fisco me ne infischio [i numeri veri]

- 13 y Rottamazione [in]costituzionale [christians]

- 12 y Verso il Partito Democratico [di m. cacciari]

-  11 y La sconfitta [nella palude mediorientale]

- 10 y Impoverimento [la tassa occulta]

- 9 y Quote rosa [non è un pesce d’aprile]

- 8 y Mai, mai, mai! [Totus tuus ego sum Maria]

- 7 y Punta Perotti [lo spartiacque]

6 y sso ccontento…! [il ri-epilogo]

- 5 y Favole greche e leggende metropolitane [ici]

4 y Anche i ricchi piangono [o dei rovesci]

3 y Un giudice  [Fabrizio De Andrè, amico fragile]

- 2 y Per interesse  [contro il declino]

-  1 y La nomination [BIP® brother] 

0 y  L'identità mediale degli italiani [BIP® exit]


Questo blog aderiva alla campagna
"Salviamo la Costituzione. Aggiornarla non demolirla".

Contro la sottrazione di democrazia tentata dal governo dei pre-potenti.



Infopoint

La posta in gioco

Si sceglieva tra 2 modelli*:

il sistema che accoglie l'individuo,
non privo di limiti;

l'individualismo che rigetta la relazione
tra gli individui, la nega ideologicamente,
privilegiando la soluzione asociale.

Io scelgo e voto per una società che
sa trarre forza dagli individui
per costruire il sistema e lo scudo,
anche per i più deboli
, gli ultimi,
i meno muniti e più sprovveduti,
che non possono rimanere ostaggi,
in balia dei rapporti di forza
economici o politici;
e non delega la salvezza all'uomo, della provvidenza



banditore [ in un film già visto ].

*ma l'Unione non lo aveva capito.






[ charis community ]

FENICOTTERO SNODATO Un'esemplare di fenicottero rosa si accarezza compiaciuto il collo allo zoo di Francoforte in Germania (Frank May /Epa)

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