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Pietas, non eutanasia

Nove mesi fa il cardinal Martini sostenne che l'eutanasia “non si può mai approvare”. Ma aggiunse di non condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di una persona ridotta agli estremi e per puro sentimento di altruismo”.

E ancora: “La prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignità umana”. 

Molte questioni che riguardano la nascita e la fine della vita – scrisse ancora il cardinale – sono zone di frontiera o zone grigie dove non è subito evidente quale sia il vero bene”. Quindi “è buona regola astenersi anzitutto dal giudicare frettolosamente e poi discutere con serenità, così da non creare inutili divisioni ”.

Nove mesi fa le alte gerarchie della Chiesa evitarono di replicare in pubblico a queste tesi del cardinale Martini. Al punto che circolò la notizia che Martini avesse concordato in anticipo con Benedetto XVI la pubblicazione del suo scritto. Notizia di pura fantasia: al pari dell'altra secondo cui nel conclave del 2005 Martini sarebbe stato il "vero" grande elettore di Joseph Ratzinger

<b>Welby, archiviazione per Riccio<br>"Non è stata eutanasia"</b>

Sp AP 2, face B (facsimile from Marinetti 1985 [p.177])

L'ordine dei medici di Cremona ha deciso l'archiviazione del procedimento disciplinare a carico di Mario Riccio, l'anestesista che il 20 dicembre scorso aiutò Piergiorgio Welby a morire staccandogli il respiratore che lo teneva in vita. Nella lunga riunione di mercoledì notte, i colleghi di Riccio hanno infatti stabilito che non c'è stata violazione del codice deontologico.

Il verdetto è stato raggiunto all'unanimità nella nottata dalla commissione disciplinare alla quale Riccio era stato rinviato lo scorso 27 dicembre dopo un primo lungo colloquio con il presidente dell'Ordine, il dottor Andrea Bianchi.

Pubblicato il 2/2/2007 alle 11.47 nella rubrica Finis Terrae.

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