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Le parole sono pietre

Lunedì mattina, Marco è uscito alle 8 come al solito, ma poi ci ha ripensato ed è rientrato a casa: «Non voglio andare a scuola, mamma, sono stanco, lasciami riposare». Era così bravo, i suoi voti era così alti che la signora Luisa non si è preoccupata.

Martedì mattina Marco ha rassicurato la madre: «E' tutto a posto, ripasso la lezione e vado a scuola, vai a lavorare tranquilla». L’ha lasciata uscire, poi si è ucciso. In quella lettera che ora è in mano ai carabinieri il suo ultimo, disperato, atto di accusa: «Non ce la faccio più».

Tormentato a scuola: «Sei gay». Si uccide, accoltellandosi e poi gettandosi dal quarto piano.

Chissà se qualche alto prelato, abituato a trinciare giudizi privi di sufficiente discernimento, sentirà di aver mosso le labbra sguaiate di un razzismo sessuale che radica nel luogo comune più becero e volgare. E miete vittime.

Pubblicato il 5/4/2007 alle 9.45 nella rubrica Strange days.

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