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Appunti per una domanda incompiuta

Scrive Carlo Maria Martini che la “terrenità” è la tentazione primaria della nostra epoca. “Talora mi sembra che uno dei versetti più trascurati del Vangelo sia la parola di Gesù ripetuta tre volte: «il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» [Matteo 6, 4 e 6 e 18]. Il senso di tale ricompensa e di quello che si compie nel segreto non influisce affatto. Tutto deve essere palese, tutto deve essere sulla scena, ripreso dalla televisione, recitato sul palcoscenico”. Per dedurne che: “L’offuscarsi della speranza nella vita eterna è la più grande prova del mondo occidentale e della chiesa occidentale. Non solo notte della fede, ma della speranza” [Nel dramma dell’Incredulità con Teresa di Lisieux.  La notte della fede nel nostro tempo | a cura di Carlo Maria Martini, Guy Gaucher, Clément Olivier | 1997 | Ancora, ISBN 88-7610-623-5].

Non dissimilmente a quanto un ateo radicale, Guy Debord, morto suicida il 30 novembre 1994, scriveva contemporaneamente al primo dipanarsi del Concilio Vaticano II, pubblicando nel 1967 La société du spectacle:

«Senza dubbio, allo pseudobisogno imposto nel moderno consumo non può essere opposto nessun bisogno o desiderio autentico, che non sia esso stesso modellato dalla società e dalla sua storia. Ma la merce abbondante rappresenta la rottura assoluta dello sviluppo organico dei bisogni sociali. La sua accumulazione meccanica libera un artificaile illimitato, di fronte al quale il desiderio vivente resta disarmato. La potenza cumulativa di un artificiale indipendente comporta dovunque la falsificazione della vita sociale» [capitolo 3, Unità e divisione nell’apparenza, n° 68, ma se ne consiglia vivamente la lettura integrale].

O con Dossetti  potremmo infine, convenire che:

«Al vuoto ideale e conseguentemente etico, si tenta dai più di compensare con la ricerca spasmodica di ricchezza: per molti al di là di ogni effettivo bisogno vitale, elevata a scopo a sé stessa. Si verifica così per parecchi ciò che la prima epistola a Timoteo [6,9] chiama il laccio di una bramosia insensata e funesta.
Così, alla inappetenza diffusa dei valori - che realmente possono liberare e pienificare l’uomo - corrispondono appetiti crescenti di cose - che sempre più lo materializzano e lo cosificano e lo rendono schiavo.
Questa è la notte, la notte delle persone: la notte davvero impotente, uscita dai recessi dell’inferno impotente, nella quale la persona è custodita rinchiusa in un carcere senza serrami [Sap 17,13.15]».

[Sentinella, quanto resta della notte? Di Giuseppe Dossetti, Milano - Città dell’uomo – il 18 maggio 1994, per l’anniversario del transito di Giuseppe Lazzati]

Cosa festeggeremmo, oggi, dunque, da cristiani?

Bill Viola. Emergence, commissioned by the Getty Museum as part of: The Passions


Se il tema è la paura, la caduta della speranza, l’incognito o la terrenità, allora è certo che tutti i fantasmi agitati dall’evoluzione della creaturalità umana possano immobilizzare. Nonostante accade oggi quanto è sempre accaduto lungo l’arco temporale della vicenda umana. Direbbe il Qoelet [1,9]: Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole. Se per affermazione della speranza s’intenda il dominio dell’angoscia e non la liberazione delle facoltà umane verso il passaggio, la pessach ebraica, la pasqua cristiana. Il passaggio è sempre un esodo, un cammino, una tensione, un’indagine non completamente affidata al . Ed è un ascolto profondo, una compassione non pelosa, né volta alla rassicurazione tranquillizzante.

Pubblicato il 8/4/2007 alle 12.13 nella rubrica moleskine.

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