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Senza difesa

Due notizie apparentemente lontane ci indicano lo scarto che intercorre tra il dibattito pubblico italiano e le contraddizioni che ne condizionano, alle fondamenta, la direzione di marcia.

La prima è l’umiliante
7 ad 1 che ha condannato la Roma ad una debacle senza precedenti. Il dato tecnico è l’assenza di elementi chiave nell’organico e la panchina corta, cortissima, per competizioni internazionali di quel livello. Sul piano del gioco il risultato non fa testo: troppo brutta la Roma per essere anche vera.

Ma pur in presenza di questi fattori, viene confermato che il circo mediatico che va in onda
7 giorni su 7 ai piedi dei semidei del pallone, e dei piccoli presidenti di Lega, si nutre di sé stesso. Un cortocircuito che eleva squadre buone e qualche volta mediocri in un turbine parolaio ad uso interno. Ma non regge la prova del campo.

Non dissimilmente a quanto accade nella compagnia di giro della politica italiana, che si scambia ruoli e posizioni come avveniva nel gioco dei quattro cantoni. Ma non sembra avere esattamente il
bandolo della matassa, paralizzata da riti stanchi che poco hanno da spartire coi doveri di una democrazia matura. Soffocando le energie migliori, come nelle paludi, fino all’esaurimento, ed impedendo sistematicamente qualsiasi tentativo d’innovazione. Un conservatorismo che inghiotte tutto e tutti. Alimentato da un paese che invecchia e nell’invecchiamento non trova motivi di futuro ma solo di difesa del particulare.

La ripartizione dei costi previdenziali tra generazioni giovani ed anziane, tutta a svantaggio delle nuove leve, è la
fotografia esatta di questo stato di cose. Non serve alcuna riforma previdenziale per limitare il costo atteso del sistema, quando i venti/trentenni di oggi saranno alle vigilia della pensione, in quanto la precarietà del lavoro avrà già spostato in avanti la soglia d’accesso ai benefici pensionistici ben oltre i 67, 68 anni, in media. Non essendo maturati i requisiti per accedervi in termini di contributi minimi richiesti. Ma pare che nessuno si preoccupi di questo vero e proprio meccanismo escludente, piazzato sulle spalle delle giovani generazioni di oggi, e senza parlare della denatalità che è la vera questione familiare in Italia [non i Dico].

Contemporaneamente
Technorati rileva che la lingua italiana è la quarta al mondo per diffusione nella blogosfera. Per essere una lingua semiclandestina se la passa piuttosto bene, avendo superato o pareggiato lo spagnolo, diffusa sostanzialmente dal Centroamerica in giù insieme al portoghese. Ancora una volta la ricchezza della cultura italiana, quella spinta dal mecenatismo e dal cattolicesimo, si rivela una risorsa più che negletta, sottratta, disattesa, sottostimata, maltrattata, non solo per la stucchevole operazione Italia.it [che si deve al ministro tecnico ex IBM Lucio Stanca ed al consigliere d’amministrazione RAI Giuliano Urbani, il colto intellettuale forzitaliano, strappato all’agricoltura].

Questo paese ha
, avrebbe futuro. Ma è paralizzato dalla propria demenza senile. Nonostante goda di una considerazione internazionale inintaccata dalle rappresentazioni macchiettistiche della stampa serva e di un ceto politico autosufficiente ed onnivoro.

Pubblicato il 11/4/2007 alle 8.21 nella rubrica GU Adinolfi '07.

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