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Assemblee

Si sono sciolti i due partiti nati dalla transizione post-tangentopoli. L’altro, Forza Italia, è di per sé partito transitorio, essendo legato indissolubilmente alle sorti del suo inventore.

L’esito dell’adunata di Cinecittà lo ha spiegato bene Arturo Parisi, In mezz’ora. Quanto accadrà da oggi dipende dalla quantità di democrazia che sarà trasfusa nel metodo e nella cultura del futuro Partito, che ne reca l’insegna nel nome. Non si tratta di un dettaglio ma di una scommessa. Ancora Parisi sembra il più lucido nell’indicare un arco di una decina d’anni per osservare l’impatto di una cultura che non sia somma di passato ma respiro di futuro. E, soprattutto, non sia esito di equilibrismi tra ceti politici giunti sfiniti al nuovo soggetto politico ed, invece, frutto di domanda politica emergente dalla generazione invisibile.

Oltre i risolini sarcastici il PD ha già prodotto effetti nello stagno della politica italiana, imponendo una razionalizzazione all’interno e fuori del perimetro della maggioranza parlamentare. Accelererà la federazione del contraltare di destra, favorirà l’emersione del soggetto moderato centrista che si riposiziona come cuscinetto nel bipolarismo italiano, determinerà la costituzionalizzazione dell’area genericamente definita di sinistra radicale, in un rassemblement meno ideologico e più aperto alle sfide poste dalla globalizzazione, in particolare sui temi della politica estera e delle politiche per l’ambiente. Ed è positivo, in questo solco, il tono del commiato e lo stile osservati da Fabio Mussi nel salutare i suoi compagni di strada di lunghissimi anni di militanza.

Ma qual è il terreno d’una decisa rottura di conformismi che può essere colto dal Partito Democratico?

La partecipazione alla V Conferenza Nazionale del Volontariato, che potrebbe essere il bacino di riferimento di novità profonde di prassi politica, mi ha impressionato per la qualità della discussione e per la fedeltà democratica alla rappresentanza che lì ho toccato con mano. I relatori dei gruppi di lavoro erano ossessionati dalla conformità alle indicazioni che venivano sollevate nelle assemblee, da persone che dedicano parte del proprio tempo alla costruzione di società capaci di non isolarsi dentro schemi difensivi, con la forza della gratuità.

Il rapporto con la politica poi non era vissuto con soggezione, ma nemmeno con sufficienza. E l’intervento conclusivo del ministro della Solidarietà sociale, il comunista valdese Paolo Ferrero, presente per l’intera durata dei lavori, era a sua volta di stimolo a superare i limiti di elaborazione di un movimento forte e maturo. Non un rapporto timoroso né collaterale.

Peraltro l’andamento dei lavori conferma quanto sia falsata la rappresentazione della cosiddetta sinistra radicale: quando si passi dagli schemi terrorizzanti della comunicazione generalista al confronto con la realtà e complessità delle suggestioni identitarie, attribuite alle posizioni di ciascuno.

Quell’esperienza dimostra come sia possibile recuperare rilevanza al dibattito pubblico, quando la rappresentanza radica non su frazioni di intermediazione artificiali ma nella carne viva della realtà più ordinaria.

Anche l’assemblea romana della
terza posizione ha sofferto, da questo punto di vista, d’un eccesso di politicismo, forse inevitabile alla dinamica di quelle ore. A conferma che il ceto politico professionale deve liberarsi una volta per tutte della propria mutilante autoreferenzialità, per ambire ad appassionare ed affascinare. Tuttaltro che una deriva antipolitica.

Le tappe della costruzione del Partito Democratico


Due
indicazioni per il presente, allora.

Vigilare inflessibilmente sul metodo democratico nell’articolazione della rappresentanza interna al PD. Dev’essere la discriminante qualitativa per chi intenda candidarsi a crescere come esponente di una cultura che non derivi dalle passate e scolorite identità preesistenti.

Non aver fretta di crescere e sfidare subito le vecchie posizioni dei potentati, locali e nazionali, attraverso il
presidio serrato delle aree escluse dal ceto politico professionale. Senza paura. Senza approssimazioni dilettantistiche. Guadagnando posizione su posizione. Con argomenti [vedremo quali] non spettacolarizzati. E senza cercare scorciatoie.

Pubblicato il 23/4/2007 alle 9.41 nella rubrica GU Adinolfi '07.

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