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Liberali Omnibus

Omnibus, in onda stamattina su La7, mostra inequivocabilmente quanto liberali & liberisti siano le patetiche caricature umane asservite al verbo del padrone.

Gianluigi Paragone imputa al ministro Paolo Gentiloni di rimandare al 2012 lo swithc-off analogico-digitale. Vale a dire il passaggio della modalità di trasmissione della TV broadcast, generalista [le reti nazionali], dalla tecnologia di sempre a quella basata su protocolli web [IP], su standard DVB-T. Con una omissione fondamentale: i decoder digitali, le scatoline truffate dal governo Berlusconi [con relativo guadagno per taluna azienda-instant dell’imprenditore liberale, che ne ha immessi sul mercato italiano una certa quota] normalmente non abilitano il ritorno del segnale digitale dall’utente all’emittente.

Cosa significa questo? Che salta il principale parametro della TV digitale [terrestre o aliena che sia]. Quello che in linguaggio tecnico si chiama peer-to-peer, cioè la comunicazione tra utenti come avviene in internet e soprattuto [in una fase intermedia a tecnologia ibrida, come quella attuale] l’interazione tra l’utente e l’operatore di TV digitale. Ora che questo non avvenga coi format Endemol o De Filippi, poco male, non se ne accorge nessuno. Ma che questo non accada per i nuovi contenuti che lo swithc-off analogico-digitale dovrebbe alimentare, è gravissimo. Si tratta di servizi di pubblica utilità, per la sicurezza personale e la profilassi sanitaria e di migliaia di altre applicazioni. Pertanto la truffa dell’azienda del capo è conclamata, una specie di mordi e fuggi, prendi i soldi e scappa col malloppo. Facendo intanto incetta di canali digitali, non diversamente da quanto era già accaduto per le frequenze accaparrate dalla Fininvest dei tempi, a cavallo degli '80.

Ma non fate Paragone. E non ditelo a paraculone, che dimentica pure che lo swithc-off era fissato al 31.12.2006 per la sola ragione di aggirare le sentenze della Corte Costituzionale che avrebbero imposto [ormai da un quindicennio] la dismissione o il trasferimento al satellitare di Rete4, allo scopo di liberare frequenze analogiche e risorse pubblicitarie a favore di nuovi soggetti della TV. Forzando il duopolio che tiene bloccata la TV generalista ad una condizione di sostanziale vantaggio per il capo [che non a caso acquista Endemol mentre la RAI, paralizzata dai suoi scherani, nemmeno si avvia verso una TV decentemente paragonabile alla rivoluzione compresa ed agita di BBC, o nell’esperienza olandese, per fare solo qualche esempio europeo]. Peraltro in assenza di una sufficiente ed irraggiungibile diffusione di apparecchi riceventi [i decoder truffati], in grado di adeguare agli standard richiesti dalla trasmissione in digitale le televisioni analogiche che sono nei tinelli, in cucina e nelle camere da letto delle famiglie italiane.

Altra chicca che Gianluigi Paragone non comprenderà mai, ammesso che lo voglia: i famigerati set-top-box venduti in certa parte dall’azienda del capo inibiscono la funzione di TV faidatè. Cosa significa? Che tutti gli apparecchietti graziosamente pagati dagli utenti con munifico contributo governativo non possono registrare su disco rigido o comporre il proprio palinsesto personalizzato, altra funzione fondamentale per una TV davvero digitale. Ad esempio, non ho tempo di guardare le Markette di Chiambretti ma programmo il set-top-box [la scatolina] in modo che le registri od io possa vederle in un altro momento della giornata. Oppure non voglio perdermi una puntata di C.S.I. ed ho un invito a cena, o al cinema, o per qualsiasi altro motivo, faccio la stessa operazione. Gli utenti in genere sono molto pratici nel comprendere queste opzioni, rese disponibili da anni dalla tecnologia proposta dai TIVO. Peccato che non gli venga concessa l’opportunità. Il software necessario sarebbe incluso nel pacchetto, peraltro poverissimo in quanto a contenuti tecnologici e concettualmente vecchio già al momento della sua immissione [forzosa, ed a prezzi spropositati] sul mercato italiano. Ma qualcuno ha pensato bene di disabilitarne la funzione.

Perché? Per il trascurabile dettaglio che salterebbero i parametri su cui vengono calcolati i fatturati pubblicitari, molto più vicini alla realtà rispetto alla convenzione molto fantasiosa imposta dal sistema Auditel [altra balla spaziale venduta come verità inoppugnabile].

Che volete farci: sono liberali e la libertà è tutto. Ma non deve intaccare le tasche del padrone.

Veniamo ora al liberalissimo Benedetto Della Vedova. Cosa ci comunica questo altro onestuomo? Che la legge sul conflitto d’interessi in discussione alla Camera e che Mastella non voterà è illiberale perché inibisce a Berlusconi di stare con due piedi in svariati stuoli di scarpe. Pure Benedetto Della Vedova tiene famiglia, ma non tiene voti, per cui occorre sacrificare un interesse nobile ad una più prosaica cucina politica. Questo passa il convento: o ti scaldi questa minestra o ti butti dalla finestra. Peccato che già una legge dello Stato, tra le cataste violate dall’imprenditore dal sorriso smagliante, avrebbe inibito la sua partecipazione alla contesa democratica. Ma i terribili cosacchi komunisti penetrati silenziosamente nei gangli della Repubblica, come in casematte di gramsciana vulgata [END PAGE 54, ndr], mai hanno pensato di sollevarla come questione di ineleggibilità. Al suo crepuscolo [checché ne pensi il medico di fiducia e partenopeo sindaco di Catania, Scapagnini] si può pure provare a non ripetere l’errore, tentando di avvicinarci ad un simulacro di democrazia liberale. In grado di sottrarsi all’abbraccio mortale di certi benefattori ricchi e disinteressati. Che devono alla politica molto, molto, molto, molto, molto più di quanto la politica debba loro.

P.s.: il problema di Mastella non è il conflitto d’interessi, di cui non gli può fregare di meno. È il Partito Democratico. Che lo costringerà a scegliere cosa fare da grande, una volta sciolta l’Udeur.

Pubblicato il 17/5/2007 alle 9.59 nella rubrica Il male oscuro.

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