Blog: http://Ethos.ilcannocchiale.it

574.215

Le auto blu secondo il sito contribuenti.it, non sempre affidabile e che ogni tanto si diverte a spararle grosse per entrare nel circo mediatico dalla porta di servizio.

Ma forse quello che dovrebbe incuriosirci è la dinamica del cambiamento che investe le leadership europee. E scopriremmo che la loro chiave di successo, nei paesi mediterranei ad alti tassi di natalità [l’Italia s’è scordata cosa siano le politiche demografiche, salvo parlare di famiglia anche quando bisogna discutere la cottura del cornicione della pizza], è la discontinuità.

Se non fosse reato in Italia parlare di Zapatero, sapremmo che il quarantenne primo ministro spagnolo ha inserito nel sistema un di più di fiducia, lasciando alla maturità degli spagnoli e delle iberiche la libertà di scegliersi lo stile di vita che meglio gli aggradi [personalmente rimango fieramente ostile alla sola facoltà di adozione a favore di coppie omosessuali]. Denunciando in politica estera le scelte dell’Amministrazione Bush e rompendo con la tentazione oligarchica che domina il salotto buono di ogni confindustria nazionale, cara al predecessore conservatore. Senza interporre freni ideologici ai meccanismi di autoselezione che, attraverso la promozione ed il buon governo delle risorse umane, costituiscono l’unica garanzia di successo nei mercati globalizzati.

Sarkozy interpreta un’analoga spinta al cambiamento. Lo si comprende anche dai primi atti presidenziali posti in essere solo qualche giorno fa. Lo si comprende anche da un’acuta analisi proposta da Fiorella Kostoris Padoa Schioppa lunedì scorso da RR. Che è pero un’analisi meramente economica ed individua nella paura dell’impoverimento la faglia di voto marginale da intercettare per vincere le elezioni. Aggiungo io, in presenza di una legge elettorale che non sia studiata per contenere o neutralizzare una temuta sconfitta: ma questo dovrebbe rientrare nella logica minima della democrazia, senza aggettivi. 

L’elettore mediano, sostiene l’economista, decide a chi dare il proprio voto in relazione all’attesa di tutela della posizione maturata. Sembrerebbe tesi in contraddizione con la domanda di cambiamento che le nuove leadership europee suggeriscono. Ma è agendo sui registri della paura e manipolando alcune parole-feticcio [famiglia, sicurezza, immigrazione, tasse, libertà, statalismo] che la destra reazionaria aggredisce quei bacini elettorali.

In cosa si differenzia Sarkozy? E prima di lui il Blair non guerrafondaio o lo Zapatero del post 11 marzo? Sull’idea semplice che la paura non basta ad esorcizzare i feticci e che solo puntando su spinte combinate, guidate da un elevato valore di fluidità meritocratica, le società nel loro complesso possono garantire gli standard europei di copertura sociale: generando allo stesso tempo più occupazione e più innovazione. Altrimenti si rimane nella conservazione reazionaria, di destra [La sinistra, e in particolare quella massimalista, propone di rendere uguali il figlio del professionista e il figlio dell'operaio, Silvio Berlusconi il 3 aprile 2006 ] e di sinistra [il pansindacalismo immobile, che non tutela le generazioni co.co.pro.]. E non si comprende come il neoministro degli esteri francese e fondatore di MSF possa confermare il proprio voto, socialista, da esponente governativo di punta di uno schieramento gollista.


È possibile in
Italia aggregare maggioranze marginali minacciando di interferire nel faidatè particularistico che domina il familismo amorale consuetudinario [ovvero il senso di autodifesa] dei cittadini, poco civici, dall’organizzazione sfilacciata della Repubblica?

Questa è la domanda cui un leader di rupture deve conferire faccia, risposta, passione e linguaggio.

Pubblicato il 21/5/2007 alle 11.36 nella rubrica GU Adinolfi '07.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web