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I mandarini e la democrazia

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Roma, 2 giugno: l'intervento di chiusura di Romano Prodi all'assemblea per il Partito Democratico al Quirino

La mia domanda era semplice [la troverete al minuto 1h0303” della registrazione linkata dell’assemblea convocata il 2 giugno a Roma, nda]:

«
Intanto trovo assolutamente autolesionistico un certo sentimento che si avverte tra di noi rispetto all'azione del governo e rispetto al processo costituente del Partito Democratico. Però per rispondere a questo sentimento, io credo che bisogna essere conseguenti. E quindi vorrei sapere quali sono i meccanismi elettorali all'Assemblea Costituente del Partito Democratico che garantiranno che non si chiudano gli apparati per far fuori tutti quanti gli altri, cioè quelli che non hanno apparati alle spalle [applausi dal centro, da destra e da sinistra, ndr].

E poi un suggerimento per gli under
30 o gli under 40 [io sono oltre]: c'è un ragazzo che si chiama Vincenzo Linarello e costruisce democrazia in Calabria, attraverso il consorzio di cooperative Goel, che viene costantemente minacciato dalla 'ndrangheta. Credo che questo sia un grande esempio di come si faccia democrazia dal basso. Ed in secondo luogo credo che questa assemblea debba dare la sua solidarietà al giornalista dell'ANSA che viene minacciato in queste ore, in Sicilia, per aver scritto un libro in cui si toccano i gangli delle cointeressenze paramafiose che bloccano lo sviluppo della Sicilia democratica. Grazie [prolungati applausi dal centro, da destra e da sinistra, ndr]
».

Roma, 2 giugno: l'intervento di apertura di Walter Veltroni all'assemblea per il Partito Democratico al Quirino

A quella domanda la nomenklatura, che pure nelle parole di Romano Prodi, Arturo Parisi e Giulio Santagata avrebbe dovuto aprirsi, risponde picche e si rinserra, ancora una volta, nascondendo la vergogna dietro la foglia di fico delle liste bloccate. Un vero e proprio arrocco della casta contro la democrazia partecipativa.

Se pertanto le cose stanno così, occorre
reagire con un ulteriore investimento democratico. Che sia anche una lezione di stile impartita ai capibastone: le posizioni nelle liste bloccate promosse dai Mille siano decise da un sistema interno di primarie telematiche, semplice ed oggettivo, cioè verificabile da chiunque. A prova di brogli e manomissioni.

Poiché la democrazia comincia da
due e non con un’investitura del mandarino, si può lanciare la sfida nella sfida ed applicare criteri semplici e direttisti per decidere le posizioni nelle liste da sottoporre ai fondatori del Partito Democratico: tali saranno gli elettori che eleggeranno i costituenti ed investiranno indirettamente, per delega all'Assemblea, il segretario del PD, il 14 ottobre prossimo. E corrispondere con un’ulteriore mobilitazione ai fondati timori espressi da Walter Veltroni.

Pubblicato il 19/6/2007 alle 0.21 nella rubrica Politica.

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