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Le città hanno paura

Le città moderne sono oggi le discariche, spesso abusive, della globalizzazione, nelle quali vengono stipati i residui, gli eccedenti, i ridondanti. I flussi migratori ci portano persone che cercano pane e vita, ma sono contemporaneamente "alfieri delle cattive notizie ". Cioè materializzano gli incubi del cittadino comune, che teme di perdere le sue certezze ed il suo status socio-economico. 

La doppia pressione [underclass interni, migranti dall'esterno] spinge le nostre città ad irrobustire gli "spazi interdictori ", creati da scelte urbanistiche, tecnologie della vigilanza e strategie della sicurezza tali da scoraggiare, o addirittura impedire l'accesso ad aree sempre più vaste di tessuto urbano. E' un processo che genera ghetti volontari, nei quali si cerca la comunanza tra simili. 

Ma l'inferno urbano non è un futuro inevitabile, se sapremo proiettare su scala globale le trame di convivenza che nonostante tutto si registrano nelle nostre città. E che rispondono ad un'istanza innata - almeno quanto l'opposta - nell'animo umano: la mixofilia, ovvero la tendenza a mescolarsi all'altro da se, ad arricchirsi dello sguardo e della cultura di cui è portatore.

Zygmunt Bauman | IC, luglio/agosto 2004


In un altro suo saggio De Rosnay ci dà questo giusto monito sul prestare attenzione alle profonde implicazioni delle differenze temporali nelle velocità culturali:

«La più grande sfida del futuro non sarà di carattere tecnico, ma sociale. La grande scelta che il genere umano sta affrontando è quella di rallentare il cieco volo dei pochi privilegiati e di organizzare la nostra società e il nostro pianeta per il benessere di tutti gli uomini e le donne.

Le scelte formative di domani non riguarderanno un'eventuale sincronizzazione dei diversi tempi secondo gli standard dettati da un'elite, ma l'armonizzazione di quei tempi. La condivisione, la solidarietà e l'armonizzazione dei tempi col rispetto delle differenze saranno le nuove regole, le nuove modalità di un'umanità simbiotica
».

Pubblicato il 30/8/2007 alle 10.32 nella rubrica Finis Terrae.

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