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A las cinco de la tarde

Un’immagine familiare, il ricordo di donne che si riunivano nel tinello, a las cinco de la tarde, per pregare il rosario. La casa era divenuta appartamento, non più la palazzina di paese. Di famiglie allargate e numerose. Ma la postura, l’incedere della preghiera, la disposizione delle sedie e la posizione delle immagini sacre [al centro l’icona della Beata Vergine del Rosario] rimandavano invariabilmente ai luoghi della quotidianità della provincia agraria di buona parte del Novecento italiano.

Giovanni Paolo II lo ricorda con puntualità, come già aveva fatto Paolo VI, il rosario è un supporto alla liturgia e, ad essa e da essa ordinato, non potrà mai sostituirla poiché vuole essere innanzitutto una pedagogia alla preghiera personale (cf. RVM 4).

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Proprio agli inizi del suo percorso di fede e di testimonianza apostolica, il beato Bartolo Longo, ormai al termine del suo cammino di conversione, scoprì in modo inequivocabile [come narra nella “Storia del Santuario” scritta da lui medesimo] l’impegno concreto della sua chiamata: “Se propaghi il Rosario, sarai salvo”. Propagare il Rosario significava, dunque, annunciare Cristo. È per questo che il giovane avvocato si fece missionario, in un primo momento tra i semplici e ignoranti contadini di Pompei, in seguito, tra le folle numerosissime dei devoti della Vergine del Rosario.


Pubblicato il 8/10/2007 alle 0.26 nella rubrica Finis Terrae.

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