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Ricostruire le basi della rappresentanza

Considerata da questo punto di vista, l'antipolitica rivela non rifiuto, ma una diffusa domanda di politica. Una estesa disponibilità a partecipare e a mobilitarsi, da parte di milioni di cittadini. Per questo, esibire e agitare la partecipazione alle primarie come una risposta al "vaffa-day", uno schiaffo a Grillo e ai suoi adepti, ci sembra un po' fuori luogo. Almeno, se si fa riferimento alla base sociale, ai partecipanti delle due manifestazioni. Che, in parte, si sovrappongono. Perché molti sostenitori del V-Day sono elettori del Pd che, nonostante gli anatemi di Grillo, hanno "votato" alle primarie. Hanno contribuito alla "fondazione" del "partito nuovo", all'elezione degli organismi e all'investitura di Walter Veltroni.

Il che, restando al tema delle primarie, ne sottolinea il significato. Il sentimento che ha animato una partecipazione tanto ampia, infatti, più che fiducia rivela sofferenza e un po' di insofferenza. E' richiesta di cambiare. Ma davvero. Di costruire un "partito" capace di ri-generare: la classe dirigente, il linguaggio, il rapporto con la società. Una grande occasione, per i leader del Pd. E soprattutto, anzitutto, per Walter Veltroni. Ma forse, anche, l'ultima.

Perché la osserviamo attraverso la lente dei nostri pre-giudizi. In base ai quali distinguiamo l'antipolitica dalla politica. Separando, quasi, il bene dal male. Converrebbe, al proposito, usare un po' più di prudenza e di umiltà. Stiamo attraversando una fase di cambiamento delle democrazie rappresentative. La sfiducia, la protesta, gli stessi populismi. Lo sbriciolarsi della partecipazione politica in mille esperienze: collettive ma anche individuali. Le grandi mobilitazioni polemiche. Non sanciscono il rifiuto della democrazia.

Segnalano, invece, un insieme di pratiche attraverso le quali la società esercita poteri di correzione, controllo, pressione. I partiti, se vogliono continuare a esistere, se vogliono essere "utili", debbono tenerne conto. Aprirsi. "Rappresentarli". Al contrario di quanto è avvenuto negli ultimi anni, durante i quali si sono trasformati in oligarchie, rifugiandosi nelle istituzioni, per "difendersi" dalla società.

La grande partecipazione alle primarie
, per questo, costituisce un segnale molto importante.

Ma anche un allarme, che deve essere raccolto. Non possiamo immaginare, altrimenti, che la "rivoluzione di ottobre", come è stata definita da qualcuno, prosegua anche in novembre. E via di seguito. All'infinito. E non possiamo pensare a una società in "mobilitazione permanente", come avviene da troppo tempo.

Questo "surplus di politica", questa "iperpolitica" ci appare, infatti, l'altra faccia dell'antipolitica. Segni, entrambi, di una "domanda politica" frustrata. Se non dovesse trovare risposta, dopo tanti tentativi, allora è lecito attendersi l'esplosione. O l'implosione. Sicuramente la "delusione" e il distacco vero.



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Pubblicato il 17/10/2007 alle 9.21 nella rubrica Politica.

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