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Mi hanno fermato sul traguardo

Perché?
«E’ normale che quando chiudo inchieste su omicidi, traffici di droga e di esseri umani ricevo il plauso delle istituzioni, quando invece indago sui rapporti opachi tra politica, istituzioni, appalti e fiumi di risorse pubbliche divento un soggetto socialmente pericoloso? Via “Poseidone”, via “Why Not” e poi il trasferimento cautelare. Quali conclusioni devo trarre? Non ci sono più le condizioni perché possa lavorare nella normalità, soprattutto quando si toccano certi interessi».

Non esagera nel dire che siamo alla fine dell’autonomia e indipendenza della magistratura e dello Stato diritto?
«Ci stiamo avviando al crollo dello Stato di diritto e, per quanto riguarda il mio caso, alla fine dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura come potere diffuso».

Oggi la magistratura è più forte o più debole?
«Più debole per via delle riforme legislative e poi perché una parte si è messa in sonno».

Lei è d’accordo con la separazione delle carriere?
«Se vi fossero delle garanzie costituzionali, sì».

Dovendo fare un bilancio, non trova nessuno spunto di autocritica da fare?
«Lavorando in queste condizioni impossibili e in questo contesto ambientale, di errori ne avrò anche fatti. Devo dire con onestà che non ho nulla da rimproverarmi se non quello che per il lavoro ho trascurato gli affetti familiari».

Lei è incompatibile con Catanzaro o è Catanzaro ad essere incompatibile con lei?
«Sono incompatibile con una parte del sistema giudiziario calabrese e con una fetta consistente del sistema che governa questa regione. Non lo sono con una quota significativa della magistratura e, soprattutto, con la maggioranza della società civile e la sua proiezione politica. Che ha capito che l’unico movente che mi ha spinto nella mia attività è la ricerca della verità».

Mettiamola così: io penso che Mastella e Prodi con l'inchiesta di De Magistris c'entrino come i cavoli a merenda, o come i correi di comodo di poteri locali, "mafiosi" e "rispettabili", molto più radicati ed invisibili.

Male ha fatto De Magistris ad alzare l'asticella che ha fatto precipitare la trave dell'inchiesta che conduceva, e puntualmente, gli hanno sottratto. Ha difettato di tattica o forse è voluto uscirne senza pagare dazio. Malissimo ha fatto il governo a reagire in preda ad una logica di accerchiamento. Di cui De Magistris non è il ferro di lancia.

Pubblicato il 21/10/2007 alle 9.14 nella rubrica Il male oscuro.

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