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Il mio PD, in 4 minuti e 45"

 E bomba o non bomba, noi arriveremo a Roma, malgrado voi .

Era il 1978: Antonello Venditti rinasceva sotto il segno dei pesci mentre Aldo Moro moriva per mano brigatista e mandanti tuttora ignoti.

Non è un tributo postumo, ma una citazione che sembra calzante per questo tempo. Ed è il
tempo la variabile principale di questo scorcio di legislatura. Ce n’è? Non ce n’è? Per accreditare un “partito” e “nuovo” nello scenario della politica italiana. E cosa deve interpretare un partito per essere realmente “nuovo”?

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Esiste una questione settentrionale, forse sganciata da una questione “meridionale”? Bisogna rassegnarsi ad una forte intermediazione clientelare nella gestione dei territori meridionali o si può far breccia, per liberare un po’ di società dinamica dalla morsa statica della presa localistica?

Perché il tema centrale, a nord come a sud, è precisamente questo: come restituire
mobilità sociale ad una comunità che sembra girare a vuoto nella palude delle proprie rigidità. Propiziando il più micidiale tra i danni collettivi, strutturali, a se stesso: un enorme, inspiegabile ed imperdonabile spreco di risorse umane. Che investe soprattutto le generazioni precarie, ma che incide sugli umori, le attese, la natalità, il buon vivere di una società che tende all’invecchiamento, sclerotizzata nei propri meccanismi equilibratori.

Scarsi ed unilaterali ammortizzatori sociali, nessuna vera politica per la famiglia, mobilità sociale solo discendente, desertificazione delle relazioni personali, eccesso di delega alla politica ed alle policy pubbliche indotta da egoismi insopprimibili o da carenze della risposta pubblica in ampi settori della sicurezza sociale. Sono i nodi che un “partito” e “nuovo” deve affrontare e regimentare dentro soluzioni di breve e medio periodo.

C'è la
cultura per affrontare queste emergenze non ripetendo plot ormai inservibili?

C'è un ponte verso le
nuove generazioni, quelle sempre on line, cui proporre suggestioni meno episodiche e rituali di quanto accade di norma? Una riverniciata in web 2.0 su argomenti e proposte da ventesimo secolo.

Io penso che questo
spazio culturale sia la sfida più insidiosa che il PD ha di fronte a sé. Ben più del berlusconismo declinante. Ben più del dominio televisivo da offerta generalista. Perchè è precisamente qui che si colloca la vocazione maggioritaria di un “partito” e “nuovo”.

E per andare oltre la semplice evocazione di nodi chiari a molti, ma non a tutti, e di meno ai senatori ottuagenari che masticano pane e politica da quando portavano i calzoni corti, proverò ad indicare alcuni strumenti necessari ad incidere sulle policy.

Il verbo della modernità liquida è
to share, condividere. Il costo di investimenti per la rivalutazione del potere d'acquisto dei redditi da lavoro dipendente, precario ed autonomo borderline il livello di povertà percepita, secondo classificazione istat, deve mobilitare la ricchezza privata e la conoscenza diffusa anche in funzione delle politiche pubbliche. Ma per fare questo occorre cambiare paradigma, costruire strumenti giuridici e politiche più aperte e flessibili, impiantare la cultura della valutazione preliminare ed ex-post, liberare il capitale privato da condizionamenti territoriali mafiosi, paramafiosi o concussorii. A partire dalla cultura della classe dirigente locale, politica e burocratica.

Un partito aperto al contributo delle nuovissime generazioni va costruito come un social network. La cui parola chiave è degerarchizzazione. Quanti si immaginano i satrapi del consenso locale convivere con, o tollerare un partito degerarchizzato e realmente aperto? Non è questa la sede per prospettare soluzioni, che in qualche caso si possono perfino delineare. Certamente lo è per evocare domande. Ma è in ogni caso proprio questa la sfida che può dare sostanza alla vocazione maggioritaria di un Partito Democratico di massa, stabilmente piantato nel sentiment del XXI secolo.

Speechwriter
[Roma, 25 X 2007]

Pubblicato il 26/10/2007 alle 23.31 nella rubrica Politica.

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