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L'assist preterintenzionale

Quello di Clemente Mastella è l’ultimo bluff di una carriera politica giunta al capolinea.

Nulla di quanto trapelato dalle inchieste promosse dalla procura di Santa Maria Capua Vetere può considerarsi destituito di fondamento.
È tutto vero quanto viene indicato nelle ordinanze di custodia cautelare. Nulla di forzato, se non per difetto. È risaputo ed i nomi e cognomi circolati, dal consuocero Carlo Camilleri in giù ed in su, costituiscono null’altro che la nervatura del partito familiare di Clemente. Consuocero, moglie, cognato, annessi e connessi inclusi.

Anzi, per semplificare la geografia emersa dalle indagini della magistratura, indipendentemente dal rilievo penale dei comportamenti rubricati quali reato, si può considerare che sia stato arrestato non un indagato eccellente, o più indagati correi, quanto il meccano clientelare/familiare dell’UDEUR. Oggi l’UDEUR non esiste più. Come il suo piccolo manovratore, è un ectoplasma che perde consistenza fino a diventare pura rappresentazione mediatica. Ovviamente al
Vespasiano della TV di status.

Ma solo una settimana fa questo blog aveva illustrato, grazie a
Mario Parente, compaesano di Mastella, allievo di Vittorio Foa, a cosa è ridotta la democrazia nel Sud. I magistrati che hanno sferrato la violentissima rasoiata al ministro della giustizia in carica sapevano bene dove ficcare mani, microspie, trappole ed investigatori. Come sa qualunque beneventano medio, appena appena informato dei fatti.

Azzerando il triangolo
Lonardo [Sandra, la moglie], Abbamonte [il legale di famiglia per gli affari regionali, assessore di Bassolino], Camilleri [il consuocero collettore] l’UDEUR s’è fermata. Il mulinare di Clemente non può reggere ad uno stallo prolungato, precipiterebbe, è già precipitato. Questo il motivo dell’uscita dalla maggioranza votata dagli elettori nel 2006. Più ancora della riforma della legge elettorale.

Lo scenario è quello del tanto peggio tanto meglio. Muoia Sansone con tutti i filistei. Ma Sansone muore. E Clemente non è Sansone.

Ha scommesso sullo scioglimento delle assemblee e, c’è da giurarci, sul diritto di tribuna già negoziato con
Silvio Berlusconi [per la benevole approvazione del cardinale vicario di Roma Camillo Ruini].

L’assist preterintenzionale a
Romano Prodi è nella dinamica che, verosimilmente, condurrà alla presa d’atto della crisi in Parlamento. Ma non esistono maggioranze alternative ed incombe la crisi dell’economia mondiale annunciata dai corsi di borsa di ore e giorni appena scanditi. Ed il Presidente della Repubblica si opporrà allo scioglimento delle camere senza una nuova legge elettorale che rimuovesse le trappole ad orologeria piazzate da un altro uomo del passato, che gioca la sua partita della vita: Silvio Berlusconi.

Nessuno può dire con esattezza cosa accadrà. È necessario scoprire il
bluff e spingere la forza d’inerzia della vicenda parlamentare fino in fondo.

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Pubblicato il 21/1/2008 alle 23.57 nella rubrica Il male oscuro.

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