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Victory Speech

Yes, we can change. Yes we can, yes we can, yes, we can change. Yes, we can.

Mi colpisce la voce di Barack, dal nome ingombrante. Un leader comincia ad esserlo dalla sua voce. Barack è leader fin dalla voce: calda, piena, distesa, limpida, chiara, avvolgente. Perentoria. Ma non prevaricatoria. Ascoltiamolo. Con attenzione.



Berlusconi è un incantatore di serpenti, ma non un leader. Prodi un civil servant, nell’accezione migliore, ma non un leader.

Preferisco una democrazia
 che non debba affidarsi taumaturgicamente ad un leader. Ma nemmeno la democrazia vive senza leader, catalizzatori di attese e speranze. Di viscere ed orizzonte. Non dissipatori di parole vuote, e non svuotate di ogni carica di significato. Fino a diventare inservibili.

Pur nel comprensibile scoramento che ci colpisce, nell'assistere all'eutanasia della politica svenduta. In assenza di Obama. Ma in sovrabbondanza di nani e ballerine, da saloon. È Nostro compito concorrere [we can] a reinventare [yes] la democrazia in Italia [change].

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Pubblicato il 31/1/2008 alle 19.55 nella rubrica Vita activa.

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