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Il presepio spinato

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Sembra un presepio ed è stato il teatro di una mostruosa tortura, contro due bambini incolpevoli di tutto.

Già da alcune ore giravano voci dagli ambienti investigativi in cui si cominciava a delineare l'ipotesi che i due fratellini potessero aver avuto una morte lenta, una morte atroce, peggiore di quella che sarebbe toccata loro se fossero morti a causa della caduta nel pozzo.

Da alcuni dati emergerebbe infatti che, per qualche tempo, i bambini possano essere rimasti vivi nella cisterna. I corpi non sono in corrispondenza dell'imboccatura del pozzo, che è larga poco meno di un metro per un metro. Non sono quindi rimasti fermi dopo essere precipitati giù - gettati o caduti - per i 22 metri del cunicolo che dal terrazzo porta alla cisterna sotto l'edificio. I corpi infatti sono entrambi da un lato, a una distanza l'uno dall'altro di una quindicina di metri.

I due corpi sono stati trovati rannicchiati, in posizione fetale: Ciccio con le mani tra gambe, Tore con il pollice in bocca, lontani diversi metri uno dall'altro, senza scarpe, con i pantaloni leggermente abbassati, un giubbotto sfilato.

È la fotografia scattata dai tecnici dell'ERT nel pozzo dell'orrore. Sarà l'autopsia a stabilire ora e cause della morte, ma già dai sopralluoghi fin qui fatti, che non hanno trovato altri accessi alla cisterna se non quel pozzo, chiuso da una botola, e che posizionano i corpi dei due bambini a diversi metri di distanza dalla verticale, è certo che Ciccio e Tore erano vivi quando sono finiti là sotto e sono sopravvissuti alla caduta almeno il tempo di cercare un'uscita, di soffrire il freddo...di morire di «una morte orribile», come ha sintetizzato il procuratore.

Il filo spinato cinge il gruppo di immobili di cui fa parte anche l'abitazione con la cisterna in cui sono stati trovati i cadaveri dei due fratellini.

Dietrich Bonhoeffer nelle sue lettere dal carcere, parlava di questo male come di perdita dellamemoria morale”: «non è forse questo il motivo dello sfaldarsi di tutti i vincoli, dell’amore, del matrimonio, dell’amicizia, della fedeltà? Niente si radica, niente permane. Tutto è a breve termine, tutto ha breve respiro.

Ma beni come la giustizia, la verità, la bellezza e, in generale, tutte le grandi opere, richiedono tempo, stabilità, “memoria”, altrimenti degenerano. Chi non è disposto a portare la responsabilità di un passato e a dare forma a un futuro, costui è uno “smemorato”, e io non so come si possa toccare nel vivo, affrontare, far riflettere, una persona simile».

Chi è preda di tale malattia sogna sempre di fare qualcosa di nuovo, ma in realtà cerca solo di distrarsi e non riesce a perseverare né ad assumersi responsabilità: Giovanni Climaco, notando come chi ne era afflitto mancasse di profondità, l’ha chiamata paresis psyches, «paralisi dell’anima».


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Pubblicato il 26/2/2008 alle 18.4 nella rubrica Finis Terrae.

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