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Ero mors tua, o mors [Osea 13,14]

Victimae Paschali laudes

immolent Christiani,

agnus redemit oves,

Christus innocens Patri

reconciliavit peccatores.


Mors et vitae

duello conflixere mirando

dux vitae, mortus, regnat vivus.


Dic nobis, Maria,

quid vidisti in via?

Sepulchrum Christi viventis

et gloriam vidi resurgentis;

angelicos testes

sudarium et vestes;

surrexit Christus, spes mea

praecedet vos in Galilaeam.


Scimus Christus surrexisse

a mortuis vere

Tu nobis, victor Rex, miserere.

Amen. Alleluia.

[ click | Osea 13,14 - 1Corinti 15,55: Sarò la tua morte, o morte / Ebrei 2,14 ]

Rosarium Virginis Mariae

Cosa significa questo secondo i Vangeli?

Che i credenti devono mostrare nella compagnia degli uomini la risurrezione, devono narrare agli uomini che la vita è più forte della morte, e devono farlo nel costruire comunità in cui si passa dall’io al noi, nel perdonare senza chiedere reciprocità, nella gioia profonda che permane anche nelle situazioni di pressura, nella compassione per ogni creatura, soprattutto per gli ultimi, i sofferenti, nella giustizia che porta a operare la liberazione dalle situazioni di morte in cui giacciono tanti uomini, nell’accettare di spendere la propria vita per gli altri, nel rinunciare ad affermare se stessi senza gli altri o contro di essi, nel dare la vita liberamente e per amore, fino a pregare per gli stessi assassini.

Perché il cuore della fede cristiana sta proprio in questo: credere l’incredibile, amare chi non è amabile, sperare contro ogni speranza.

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Pubblicato il 22/3/2008 alle 23.25 nella rubrica Maryâm.

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