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Icona policroma del Volto di Cristo in tecnica mista [metallo su legno]

Tutto sommato la mappatura emersa dalla Politometrica di contradogmaticos mi pare convincente. Sarei ad un’incollatura da Uolter in quanto a progressismo e meno laico dell’ortodosso Boselli. Interessante.

Ma, scrivevo, ritengo le categorie utilizzate tutto sommato datate. Come potrebbero essere ridisegnate quelle categorie? Destra
|Sinistra non significano più nulla?

Intanto è immediato notare come la linearità del piano cartesiano ponga a sinistra la conservazione ed a destra il progressismo. Non solo un effetto ottico, e nemmeno uno scherzo dell'impianto iconografico. Contemporaneamente indica in basso [ad un piano
mondano, in senso ecclesiologico] il confessionalismo diremmo più dogmatico. Ed in alto [su un piano quasi spirituale, sempre in senso ecclesiologico] il laicismo. Curiosa eterogenesi dei fini, con qualche fondamento logico-deduttivo.

Armare una guerra alla globalizzazione è certamente di destra
: ed infatti Bossi e Tremonti difendono questa posizione in compagnia di Ferrando, ove la sinistra abbraccia la destra [per rimozione dell’internazionalismo terzomondista d’antan]. Gli opposti si attraggono, in base alla ben nota legge di Lenz, o forse semplicemente si completano, nella declinazione Tao di Yin|Terra|principio femminile e Yang|Cielo|principio maschile.

Regolare la globalizzazione è certamente progressita
: ma regolare la storia è impresa generalmente ardua, ambigua e carica di incognite. In genere i fatti sono testardi e procedono leninisticamente per i cazzi loro.

Veniamo allora al tentativo di disegnare nuovi quadranti nella mappa cartesiana del politometro contemporaneo [sia nella dimensione dekerckhoviana, che in quella liquido-simbolica coniata da
Zygmunt Bauman]. Io la metterei così.

Rispetto ai due assi potrebbe esserci qualcosa del tipo:

analogici
-digitali in luogo di conservatori-progressisti. Il mondo evolve, le tecnologie evolvono, le organizzazioni si ridefiniscono, lo spazio fisico tende ad essere assorbito [non esaurito] nello spazio virtuale. Da analogici si è irrimediabilmente OUT. Da digitali si rischia l’alienazione [OUT] ma si è ben piantati nel processo storico [IN].

Ed in luogo di confessionali-laici mi sentirei di suggerire due varianti, con spiccata preferenza per la seconda:

inclusivi
[interoperabili]-[dogmatici] falangisti, oppure wikierscopyrightingers. Perché? Dove finisce l’allure valoriale che connota la declinante sottocultura dio-patria-famiglia?

In realtà è tutta insita nei comportamenti prevalenti, visibili, piuttosto che nella categorizzazione elettiva dei comportamenti.

I
wikiers tendono ad essere di per sé inclusivi, in quanto utilizzano l’interoperabilità della comunicazione digitale [la ubiquità dell’identità digitale che consente di essere point of being alla maniera di DDK] allo scopo di estendere i benefici collettivi derivanti dalla condivisione della conoscenza. L’informazione è il bene massimo ed in quanto genere umano, io sono persuaso, ci pone alle soglie di un salto evoluzionistico.

I
copyrightingers difendono lo status quo della riserva a favore della proprietà intellettuale, in quanto premiale rispetto alle forze del mercato ed a quelle della creazione artistica, scientifica, tecnologica, psicosociale e bioetica.

Ma il corpaccione demografico è malthusianamente refrattario a tali restrizioni novecentesche e tende ad assumere fluidità e caratteri diversi, scavando l’alveo di equilibri nuovi. Geologicamente, cioè duramente e con traumi che le linee di faglia tra placche continentali assestano periodicamente. Processi profondi che conducono a sconvolgimenti di superficie. La weltansharing non punisce i creatori e gli innovatori, semplicemente li riconduce ad un processo sociale più ampio e partecipativo, allocando diversamente il riconoscimento quantitativo dell’impegno emergente dal riconoscimento [accreditato] dell’innovazione a beneficio di tutti, mass market.

Lo so: sono categorie nuove di zecca. Ma forse è proprio questo il loro appeal.


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Pubblicato il 29/3/2008 alle 9.58 nella rubrica Politica.

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