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Sul ponte sventola bandiera verde

Confesso che più guardo il voto, più mi piace. La chiave, cleavage, l'avevo anche abbondantemente descritta. Tra gli altri.

La mia risposta è che si vota per un bisogno fondamentale di
rassicurazione: cos'altro è la domanda emotiva di sicurezza [un bisogno astratto di sicurezza, irredimibile, utopico, quasi dai rischi della "vita tutto compreso"], se non una domanda che si leva da una società oppressa da messaggi tutti privi della fatica della meta?

Rassicurazione|rischio è il cleavage. Welfare to Knowledge è una delle risposte possibili:
ovvero costruire risposte collettive a partire da esperienze individuali, o di piccoli gruppi. Come ormai la comunicazione digitale ampiamente consente.

Un paese vecchio e timoroso come l'Italia sceglie, in questo momento, la risposta di pancia amplificata dalla Lega.

Quello che risulta chiaro è che la Lega dei mercatini rionali rafforza la propria egemonia su tutta la destra italiana. Ma non tutto è da buttare. Si deve raccogliere la sfida e rilanciarla in avanti, ad esempio sul versante della responsabilità sulla spesa locale. Che rinvia alla qualità dei sistemi territoriali ed al welfare municipale. Ma su questo, oggetto della citazione precedente, tornerò più diffusamente.

Intanto si può semplificare in questo modo

la Lega detiene saldamente il potere di agenda nella destra, e lo imporrà a tutta la maggioranza.

Non bisogna temerla ma costruire modelli di negoziazione degli interessi, come li definisce Zygmunt Bauman, in cui le risposte quotidiane alla solitudine ed all'isolamento siano semplici e percepite spontaneamente.

Secondo
Zygmunt Bauman*: « La capacità di vivere con le differenze, e ancor meno quello di apprezzare tale modo di vita e di trarne benefici, non è una dote che si acquista facilmente e tanto meno viene da sé. Tale capacità è un’arte, e come tutte le arti richiede studio e applicazione. Per contro l’incapacità di far fronte all’irritante pluralità degli essere umani e all’ambiguità di tutte le decisioni classificatrici/cataloganti si perpetua e si rinforza da sé: quanto più possenti sono la spinta all’omogeneità e i tentativi di eliminare la differenza, tanto più difficile è sentirsi a casa in presenza di estranei; quanto più minacciosa appare tale differenza, tanto più profonda e intensa è l’ansia che produce. Il progetto di sfuggire alla multitonalità urbana e trovare rifugio nell’uniformità, monotonia e ripetitività comunitaria è autolesionistico quanto autoperpetuantesi.

[  ] Il problema diventa così un circolo vizioso. Con
l’arte della negoziazione degli interessi comuni e di un destino condiviso ormai in disuso, raramente o mai praticata, pressoché dimenticata o mai adeguatamente padroneggiata; con l’idea del “bene comune” guardata con sospetto, ritenuta minacciosa, nebulosa o bizzarra, la ricerca della sicurezza in un’identità comune anziché in un accordo su comuni interessi diventa il modo più sensato di procedere. Ma i timori legati all’identità e alla sua difesa dalla contaminazione rendono l’idea di interessi comuni, e in particolare di interessi comuni negoziati, ancor più inverosimile e fantasiosa e la capacità e volontà di perseguirli sempre meno probabile. Come Sharon Zukin riepiloga, la condizione che ne consegue: “nessuno sa come comunicare con gli altri ».

*
Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Roma - Bari, Laterza, 2003, pg. 118, 119 ISBN 8842065145

Antitodo alla paura è sempre la prossimità
. E' questo il compito del PD e di uno schieramento culturale che voglia combattere l'imbarbarimento delle relazioni personali.


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Pubblicato il 16/4/2008 alle 8.30 nella rubrica moleskine.

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